domenica 12 giugno 2016

I rilievi della mastaba di Mereruka

La sontuosa mastaba familiare del visir Mereruka è una delle più grandi e più belle che si siano conservate nella necropoli di Saqqara. Il suo ricco repertorio tematico risulta una preziosa fonte di informazioni per la conoscenza della società e dell'economia egizia durante la lunga VI dinastia.


Mereruka fu visir e genero del faraone Teti, appartenente alla VI dinastia. La sua tomba, a forma di mastaba, fu costruita nella zona nord-orientale della piramide di Teti. Essa fu portata alla luce nel 1892, da una missione francese diretta da Jacques de Morgan. Si tratta di una delle più grandi tombe private di tutto l'Antico Regno. Occupa una superficie di circa 1000 m2 e misura 40 m di lunghezza per 24 di larghezza. La sepoltura, di tipo familiare, contiene il corpo di Mereruka, quello di sua moglie, la principessa Uatetkhethor e dei loro due figli. Questa grande mastaba ha 32 sale, 17 delle quali (e 4 depositi) dedicati a Mereruka, e il resto a sua moglie e a suo figlio Meri-Teti. Alla tomba si accede tramite un piccolo ingresso situato nel lato sud del complesso. Notevole, all'interno, la "sala dei pilastri" dove, in una nicchia, c'è una statua del defunto. In questa stanza, incisi sulla pietra e in condizioni pressoché perfette, si conservano i titoli di Mererua. Tutte le sale sono decorate con rilievi, tranne quelle utilizzate come granai e depositi.

Molti degli stupendi bassorilievi che decorano la mastaba di Mereruka hanno per oggetto scene di vita quotidiana. Il repertorio è vario. Nella III sala dell'area di Mereruka, si dà spazio al lavoro dei metalli. Nella "sala dei sei pilastri" ci sono immagini agricole e del visir che, con la moglie, sorveglia l'andamento dei lavori nella proprietà. In questa sala c'è anche un bassorilievo che mostra alcune donne che piangono la morte del padrone. Altre scene raccontano episodi di caccia e di pesca con le reti. In una delle più belle è raffigurata, con sorprendente realismo, la lenta agonia di un ippopotamo ferito da colpi di lancia. In linea di massima, i bassorilievi conservano il gusto per la varietà tematica proprio della dinastia precedente, ma vi appaiono situazioni nuove, come nella scena in cui si vede la sposa di Mereruka sul letto, intenta a suonare l'arpa per il marito; per non parlare delle immagini dell'alimentazione forzata delle iene o del tentativo di addomesticamento delle gazzelle. I portatori delle offerte, che recano ceste, capre, gazzelle o vitelli, sono raffigurati in varie maniere. Non mancano infine scene di danza e di esercizi ginnici.


mercoledì 1 giugno 2016

La nuova Tebe

Agli inizi del Terzo Periodo Intermedio, la capitale fu spostata a San el-Hagar, da dove i faraoni potevano controllare il Basso Egitto. Il controllo dell'Alto Egitto rimase ai grandi sacerdoti di Amon a Tebe.


Nel Nuovo Regno, il crescente potere dei sacerdoti di Amon a Tebe costituì una grave minaccia per la monarchia. Per tale motivo, Sethi I e Ramses II potenziarono 'esercito e ne fecero la base del loro potere. Ramses II, per sottrarsi al dominio del clero, trasferì la capitale a Pi-Ramses, una città nuova situata nella zona del Delta orientale. Negli ultimi scorci del suo regno, il faraone incontrò difficoltà nel neutralizzare il potere dei sacerdoti. Durante il regno di Ramses VI, i sacerdoti tebani giunsero a possedere i tre quarti delle terre e un enorme numero di navi e laboratori. Il loro potere sullo Stato era assoluto. Alla fine del periodo ramesside esplose la guerra tra i seguaci di Seth e quelli di Amon. Durante il regno di Ramses XI, le città di Pi-Ramses e Tell el-Dab'a, legate al culto di Seth, furono sostituite in importanza da San el-Hagar, non molto distante da queste e consacrata al dio Amon di Tebe.

Ramses XI nominò Herihor gran sacerdote di Amon a Tebe. Questi impose il proprio potere e, nel Terzo Periodo Intermedio, fu il primo di una dinastia formata dai gran sacerdoti di Amon. Il successore di Ramses XI fu Smende, visir del Basso Egitto, con il quale cominciò la XXI dinastia. La capitale fu trasferita da Pi-Ramses a San el-Hagar. Il clero tebano non fu però in grado di mantenere l'ordine, e finì per perdere il controllo della Nubia. A quel punto, aumentarono i saccheggi delle tombe e la situazione andò peggiorando, tanto da indurre il grande sacerdote Pinodem II a prendere la decisione di trasferire le mummie dei re e quelle dei sacerdoti in alcuni nascondigli a Deir el-Bahri. Nel 945, i Libici, salirono al trono e imposero il proprio potere sull'Alto e sul Basso Egitto.

giovedì 26 maggio 2016

Il Museo Egizio del Cairo: Il diadema della principessa Sathathoriunet


La più importante collezione di pezzi dell'Egitto faraonico è conservata al Museo Egizio del Cairo. La piazza di el-Tahrir, centro nevralgico della vita del Cairo, si chiude sul lato nord con un palazzo della fine del XIX secolo, che dal 1902 ospita il Museo Egizio, per gli egiziani semplicemente el-mathaf, il museo per eccellenza. Questa istituzione fu il culmine degli sforzi di Auguste Mariette (1821-1881) per creare un museo che completasse la funzione svolta dal Servizio delle Antichità, da lui creato sotto gli auspici di Said Pascià, viceré d'Egitto.
Nel 1858 fu istituito il primo nucleo del museo nel quartiere di Bulaq; da lì, nel 1891, fu trasferito a Giza finché, all'inizio del XX secolo, trovò la sua collocazione definitiva nella piazza di el-Tahrir. Finoalla rivoluzione egiziana del 1952, il museo ha avuto direttori europei, tra i quali va menzionato almeno Gaston Maspero (1846-1916), successore di Mariette come direttore del Mueo di Bulaq e del Servizio delle Antichità. A Maspero si deve la sistemazione del Museo e l'organizzazione del catalogo scientifico che ne illustra i monumenti. I pezzi esposti sono oltre 6000, e quasi altrettanti sono conservati nei magazzini in attesa di una sistemazione definitiva.
I pezzi esposti nel Museo Egizio sono classificati per sezioni articolate indicativamente secondo un ordine cronologico. Il pianterreno presenta gli oggetti più significativi dall'inizio dell'epoca dai faraoni fino alla tarda epoca romana. Il primo piano contiene, come sezioni principali, la sala dedicata al Tesoro di Tutankhamon e la collezione di mummie di faraoni. Accanto a quest'ultima, sullo stesso piano, sono in mostra i sarcofagi di faraoni e di sacerdoti, oltre a diversi oggetti di uso domestico. 


Dati
Materiali: Oro, lapisalazzuli, cornalina, pasta vitrea.
Altezza: 44cm
Larghezza: 19,2 cm
Luogo del ritrovamento: El-Lahun, complesso funerario di Sesostri II, tomba di Sathathoriunet.
Epoca: XII dinastia, regno di Amenemhet III (1842-1794 a.C.).
Archeologo: W.M.F Petrie (1914).
Sala: n°4

Questo raffinato diadema è stato rinvenuto nella tomba della principessa Sathathorinunet, dentro un vano murato che custodiva un ricco corredo di gioielli. Il gioiello, destinato a cingere una parrucca, è costituito da una fascia d'oro decorata da quindici rosette e da un serpente ureo con intarsi di cornalina, lapislazzuli e pasta vitrea verde. Le bande d'oro sulla parte posteriore del diadema riproducono le due alte piume caratteristiche delle acconciature regali e divine, mentre le lamine mobili ai lati del volto e dietro alla nuca evocano i nastri ornamentali che venivano spesso applicati alle ghirlande floreali.

domenica 22 maggio 2016

Il busto di Nefertiti


Si tratta di uno dei capolavori dell'arte dell'antico Egitto; questa singolare rappresentazione di Nefertiti (''La bella è arrivata'')o Neferneferuaten (''La bella tra le belle di Aton'') è un paradigma del naturalismo dell'arte durante la breve epoca amarniana. L'artista, Thutmosi, riuscì a catturare la bellezza e l'energia della Grande Sposa del re eretico Akhenaton, faraone della XVIII dinastia.

Nel dicembre del 1912, l'archeologo tedesco Ludwig Borchardt scoprì a Tell el-Amarna un deposito in cui era custodito un gran numero di sculture:il famoso busto di Nefertiti era tra queste. Esso fu scolpito su pietra calcarea: l'altezza è di 48 centimetri, mentre la lrghezza, alla base è di 19,5 centimetri. La scultura è ricoperta da uno strato di gesso per facilitare l'adesione del colore. La regina sfoggia una corona azzurro acqua, appiattita nella parte superiore, e un'ampia collana con decorazioni vegetali. Fatta eccezione per alcune imperfezioni riscontrabili sulla corona e sulle orecchie, prive di piccoli pezzi, la figura si conserva in ottimo stato. La presenza di buchi sui lobi lascia supporre che la scultura fosse provvista di orecchini, consuetudine diffusa in epoca amarniana.
L'artista dedicò la sua abilità alle parti del viso, del collo e alle orecchie, trattando invece il resto in modo meno accurato. Il busto costituisce un caso piuttosto isolato nell'ambito dell'arte egizia, e tale rappresentazione appare sempre in contesti religiosi o di sepoltura. Tra l'altro, l'assenza di un nome scritto, evenienza rara nell'ambito dell'arte funeraria, lascia supporre che si tratti di un modello di laboratorio che doveva servire come riferimento per gli apprendisti dello sculture. Si tratta comunque di un ritratto naturalista, prototipo dell'arte amarniana.

sabato 14 maggio 2016

Le massime di Ptahhotep


Sappiamo che Ptahhotep fu visir di Djedkara Isesi, penultimo re della V dinastia. Divenne celebre per aver scritto un libro di insegnamenti, una raccolta di precetti che venne poi largamente usata nelle scuole del paese.
La solida morale contenuta nelle Massime di Ptahhotep insegna il rispetto per l'ordine costituito e la gerarchia, e doveva senz'altro convenirsi alla formazione dei futuri funzionari reali.
Il testo delle Massime ci è noto attraverso il papiro Prisse (Biblioteca Nazionale di Parigi).
In queste sentenze, scritte circa quattromilacinquecento anni fa, troviamo insegnamenti di valore universale:
''Segui il tuo cuore per il tempo della tua esistenza, non commettere eccessi rispetto a ciò che è prescritto, non abbreviare il tempo di seguire il cuore. Sprecare il proprio momento d'azione è l'abominio del Ka.
Non sviare la tua azione quotidiana in modo eccessivo per l'amministrazione della tua casa.Avvengono le cose, segui il tuore; le cose non gioveranno al negligente.''

oppure

" Non ti inorgoglire per quello che sai e non fondare la tua sicurezza sulla tua istruzione. Accetta i consigli dell'ignorante come del sapiente. Nessuno giunge all'apice della propria arte, nessun artista attinge alla perfezione.
Un saggio proposito è più raro di una pietra preziosa, ma si può imparare anche da servi costretti alla mola. Se sei saggio, costruisci una casa e fonda un focolare. Ama tua moglie come si conviene, nutrila e vestila. Obbedisci al tuo cuore quanto vuoi, non fare altro nel tempo consacrato al piacere, perché niente è più odioso per l'anima che privarla del suo tempo. Quanto accade è ciò che Dio ha voluto, non gli uomini".

Ma la frase che preferisco di Ptahhotep è ''La parola perfetta è più nascosta della pietra verde ma tuttavia la si trova anche nelle serve che macinano il grano alla mola''.

domenica 1 maggio 2016

Cleopatra, un mito portato al cinema


Le relazioni tra Roma e l'Egitto durante i decenni immediatamente anteriori alla nostra era, viste attraverso gli amori della grande regina Cleopatra con Giulio Cesare e Marco Antonio, hanno dato vita a varie opere cinematografiche. La figura della celebre regina ha ispirato opere letterarie, musicali e anche cinematografiche, che hanno basato la loro ricostruzione storica dell'Egitto su frammenti delle Vite Parallele di Plutarco. Cleopatra VII Filopatore, nata ad Alessandria, regnò in Egitto tra il 51 e il 30 a.C. Provvista di tutte le armi di una donna giovane e intelligente, dovette trattare con la potenza romana. La sua esuberante personalità fu ricreata già nel cinema muto dalla vampiresca Theda Bara. Negli anni trenta fu Cludette Colbert a prestare il volto alla regina egizia e, negli anni quaranta Vivien Leigh la interpretò in Cesare e Cleopatra. Tra il 1960 e il 1963, fu girata una spettacolare e famosa versione diretta dal regista Joseph L. Mankiewicz e interpretata dalla bellissima Elizabeth Taylor e Richard Burton. Nel 1971, Charlton Heston scrisse, diresse e interpretò Antonio e Cleopatra, tratto dall'opera di Shakespeare. Un'altra pellicola fu interpretata nel 1999 da Leonor Varela, con Billy Zane nel ruolo di Marco Antonio e per la regia di Franc Roddam. Prossimamente vedremo al cinema una nuova versione della vita di Cleopatra, diretta da James Cameron e con Angelina Jolie nel ruolo della regina. Ma la più importante rappresentazione, resta quella di Elizabeth Taylor.

Joseph Leo Mankiewicz era l'ultimo cui si sarebbe pensato per dirigere una pellicola epica. Il regista abbandonò il soggetto di Justine per l'avventura di Cleopatra, un film le cui riprese (effettuate a Cinecittà) sarebbero durate tre anni. Gli scandali che circondarono la lavorazione e il tempestoso flirt tra Burton e la Taylor esploso sul set, hanno aumentato il fascino di questo film, di cui restano oggi solo copie virate, per il deterioramento del colore Deluxe in rosa o azzurro. Ma la storia di Cleopatra continua a essere la stessa: l'influenza della politica nell'amore e viceversa, persino l'intimità dell'alcova proiettata nello spettacolo del mondo. Con le sue quattro ore di durata, nella pellicola si alternano scene geniali e cadute di ritmo. Per assicurare il lancio di questa superproduzione, la 20th Century Fox ritirò, poco dopo averlo presentato, Le legioni di Cleopatra (1960), di Vittorio Cottafavi, con Linda Cristal nel ruolo della regina. Ma la pellicola di Mankiewicz non ottenne comunque il risultato sperato. Elizabeth Taylor, scomparsa mercoledì 23 marzo 2011, all'età di 79 anni per complicazioni cardiache, ci ha lasciato un interpretazione straordinaria della personalità di una donna che si muoveva pericolosamente tra la passione amorosa e gli interessi di due regni. Così per tutti noi, Cleopatra avrà per sempre il volto della grande attrice inglese.

lunedì 25 aprile 2016

La famiglia di Amenhotep III

Amenhotep III è stato uno dei più importanti faraoni non solo del Nuovo Regno, ma della storia egizia in generale. Grande costruttore, innovatore e faraone di rara grandezza, plasmò l'Egitto secondo il proprio volere. Costruì una nuova dimora a Malqata, sulla riva ovest del Nilo rispetto a Tebe, iniziando così quel distacco dal clero tebano che poi condusse suo figlio Akhenaton a quella famosa "eresia" che tutti noi conosciamo. Di Amenhotep e di suo figlio, così come di suo padre Thutmosis IV e di suo nonno Amenhotep II, si è scritto di tutto e tanto, ma chi erano gli atri membri della sua famiglia?


Tiaa
Moglie di Amenhotep II e madre di Thutmosis IV. Diversi monumenti a Giza, Tebe e nel Fayyum sono riconducibili a lei, incluso del materiale usurpato alla suocera: Meryetra-Hatshepsut. Venne sepolta nella tomba KV32 (Amenhotep II), dove sono stati trovati diversi resti del suo corredo funerario. Per molto tempo si è creduto erroneamente che ella fosse la madre del faraone Siptah (XIX dinastia).

Mutemuia
Moglie di Thutmosis IV e madre di Amenhotep III, nel tempio viene mostrata la divina nascita di suo figlio. Una statua che la raffigura è oggi conservata al British Museum, proveniente forse dal suo tempio funerario. Mutemuia è presente anche sui Colossi di Memnon e nella tomba di Heqareshu (TT226), dove è raffigurata in compagnia del figlio.



Ty
Moglie di Amenhotep III, la loro unione viene commemorata in una serie di scarabei detti del "matrimonio"; madre di Akhenaton e di diversi principi e principesse reali, figlia di Yuya e Thuju. Conosciamo moltissimi reperti che la ritraggono con suo marito e anche diverse statue individuali. Ty venne raffigurata nelle tombe di Userhat (TT47), Kheruef (TT192) e Huya (TA1). Alcuni suoi ushabti vennero ritrovati nella tomba di Amenhotep III. Tuttavia alcuni indizi indicano che fu sepolta dapprima ad Amarna e poi nella KV55. Una ciocca dei capelli di Ty è stata ritrovata all'interno di un sarcofago in miniatura del re Tutankhamon. Sembra molto impobabile che la sua mummia sia quella ritrovata all'interno del nascondiglio nella tomba di Amenhotep II e che oggi viene chiamata "la dama anziana".

Thutmosis, principe.
Figlio maggiore di Amenhotep III, sappiamo dal del materiale conservato a Saqqara che egli fu il primo sacerdote di Memphis. Una sua piccola statua è custodita al museo del Louvre, mentre una sua immagine mummiforme è conservata a Berlino, e infine, al Cairo, è conservato il sarcofago di un gatto che reca il suo nome. Probabilmente il principe morì durante la terza decade del regno di suo padre.

Nebetiah
Figlia di Amenhotep III, è stata raffigurata sui colossi di Medinet Habu.

Sitamun
Moglie e probabile figlia di Amenhotep III, è raffigurata su una stele della sua nutrice, Nebetkabeny, proveniente da Abydos e su una sedia (leggi articolo) proveniente dalla tomba dei suoi nonni materni, Yuya e Thuju, mentre, come moglie del re, è raffigurata su un disco oggi conservato ad Oxford. Probabilmente morì tra i trenta e i trentacinque anni.

Iset
Figlia di Amenotep III e di Ty, venne rappresentata come moglie di suo padre su una statua oggi appartenente alla collezione G.Ortiz, di lei ci resta anche una placca di corniola, oggi conservata al Metropolitan Museum of Art di New York.

Henuttaneb
Figlia di Amenhotep III e Ty, è raffigurata insieme ai suoi genitori e alle sue sorelle nel tempio di Soleb e sui colossi del tempio di Medinet Habu. Viene menzionata su una stele proveniente da Malqata.

Baketaton
Figlia più giovane di Amenhotep III e Ty, raffigurata insieme alla madre nella tomba di Huya ad Amarna. Una statua della principessa venne ritrovata in un'altra zona della stessa tomba.


Nefertiti: leggi articolo, clicca QUI.

Kiya
Moglie di Akhenaton, e convenzionalmente creduta figli di Tushratta, re dei Mitanni. Il suo nome è stato ritrovato su vari blocchi originari di Amarna, su dei vasi canopo e su altri reperti che vennero usurpati dalle figlie di Akhenaton. Probabilmente è anche la madre di Tutankhamon.

Principesse amarniane: leggi articolo, clicca QUI.


Articolo basato sul libro di Aidan Dodson e Dylan Hilton: The Complete Royal Families of ancient Egypt - edito da Thames & Hudson

lunedì 18 aprile 2016

La necropoli di Tuna el Gebel: le tombe di Petosiris e Isadora

Poco alla volta, anche il Medio Egitto comincia ad attirare il turismo di massa. In questa zona si trova la necropoli di Tuna El-Gebel: tra i tanti tesori in essa rinvenuti, spiccano la tomba di Isadora e il monumento funebre di Petosiris, con i loro bassorilievi ispirati a scene di vita quotidiana e religiosa.



L'antica necropoli di Tuna El-Gebel, un nome che al grande pubblico suona quasi sconosciuto, è situata in una regione che, al momento, non rientra nei classici circuiti turistici. Per molto tempo, infatti, tutto il Medio Egitto, è stato abbastanza trascurato, a vantaggio di altre mete archeologiche più rinomate. Un po' alla volta, però, anche questa parte del paese sta attirando l'attenzione dei turisti, cominciando a svelare i suoi tesori; con il vantaggio di trovarsi lontano dalle zone tradizionalmente invase dai visitatori.

La sfortunata Isadora
Anticamente, Tuna era la necropoli di Ermopoli Magna, la città del dio Thot. La parte più importante del sito archeologico, quindi, consiste nel ricco complesso funerario. Qui si trova la tomba di una fanciulla di nome Isadora, vissuta nel II secolo d.C. Col passare del tempo la sua vicenda personale si è trasformata in una specie di leggenda che ancor oggi gli egiziani tramandano di padre e figlio. Innamorata di un giovane contro la volontà paterna, Isadora cercò di attraversare il Nilo per raggiungerlo a bordo di una barca, ma morì lungo il tragitto. Poiché il padre si rifiutò di pagare le esequie, fu il giovane amante a farsene carico: dovendosi procurare i soldi necessari, però, dovette vendersi come schiavo. Oggi, la tomba ospita la mummia di Isadora e un'iscrizione che paragona la defunta a una dea.

La perla di Tuna
Il fiore all'occhiello del sito è la stupefacente sepoltura di Petosiris, nome che significa "il dono di Osiride". Il defunto era un sacerdote vissuto tra la fine della seconda dominazione persiana e l'inizio dell'Epoca Tolemaica; sul suo conto si è potuto stabilire che si trattava dell'amministratore del locale tempio di Thot. La sua tomba riflette la volontà di esaltare le gesta di questo sacerdote, che si fece raffigurare nell'atto di porgere alcune offerte agli dei: un compito, questo, che in teoria spettava solamente al faraone. Dopo la sua morte la figura di Petosiris divenne oggetto di un vero e proprio culto, attirando moltitudini di pellegrini. Oggi, del suo monumento funebre rimangono solo un vialetto, un cortile, un altare dai lati triangolari e la tomba. Questa ha la struttura di un tempio, con i muri scolpiti, un elegante colonnato e dei bei bassorilievi sulla facciata. All'interno, in una cappella sorretta da quattro colonne, un posso permette di accedere alla tomba. In questa sala sono stati ritrovati numerosi sarcofagi.

Mestieri e animali
Tra i temi utilizzati per le decorazioni della tomba di Petosiris, spiccano quelli ispirati ai mestieri e agli animali. Diversi bassorilievi raffigurano scene di artigiani al lavoro, come orefici, profumieri e falegnami. In ossequio alla grande attenzione che gli egizi riservavano al lavoro agricolo, poi, ecco le rappresentazioni della vendemmia, della semina, dell'aratura e della mietitura del grano. Ampio spazio è dedicato anche agli animali. Oltre alle scene di pastorizia, vi è un bassorilievo che raffigura una vacca che sta partorendo; in un'altra immagine scolpita, invece, lo stesso animale volge teneramente la testa contro il vitellino mentre si accinge ad allattarlo.

Le influenze artistiche
I personaggi dei bassorilievi della tomba di Petosiris sono raffigurati con grande realismo e molta cura dei particolari: ripresi nel pieno delle loro azioni, mentre compiono i loro gesti quotidiani, colpiscono l'attenzione dei visitatori suscitando anche una certa emozione. Un esame accurato di questi bassorilievi ha permesso di rilevare elementi che tradiscono un'influenza greca: alcuni personaggi hanno un aspetto efebico, altri sono barbuti, altri ancora sono raffigurati di profilo o completamente nudi.

La famiglia di Petosiris

Le decorazioni della tomba di Petosiris sono divise in due sezioni: la parte sinistra della tomba è dedicata al padre del sacerdote, Sishu, quella destra al frtello Zedthotefankh. Sulla parete in fondo si scorgono i defunti seduti davanti a Osiride, Iside e Nefti; più in basso, si può ammirare una bellissima composizione: Nekhbet, con la testa di avvoltoio e la corona bianca, e Uadjet, la dea dalla testa di cobra, fanno vento con le ali a uno scarabeo, che giace su un fregio serekh (1) ed è cinto con la corona atef (2). Il gesto delle due divinità ha un significato simbolico preciso: corrisponde, infatti, al "dare la vita".



Note:
(2) L'Atef era la corona più usata dalle divinità ed era il simbolo di Osiride. Per l'immagine: clicca qui.

domenica 10 aprile 2016

Eracleopoli Magna

Capitale dell'Egitto tra la IX/X dinastia (2160-2040 a.C.) nel difficile Primo Periodo Intermedio, si trovava alle porte della ricca e fertile zona di el-Fayyum.


Alla fine dell'Antico Regno l'Egitto visse un'epoca di gravi conflitti sociali, la monarchia non era capace di mantenere l'ordine e di conseguenza i nomarchi si ribellarono, riuscendo a rendersi indipendenti; il paese si trovò diviso in numerosi poteri locali mentre il Delta venne occupato da popolazioni straniere. La corte abbandonò Menfi e si trasferì a Eracleopoli Magna, nella ricca zona di el - Fayyum. Actoes I, nomarca di Eracleopoli, con un colpo di stato sottomise Neferirkare, ultimo re menfita. Secondo Manetone, egli fu il fondatore della IX dinastia eracleopolitana. Riorganizzò la capitale, con un'amministrazione centrale, secondo il modello menfita. Da un documento, gli Insegnamenti per Merikare, sappiamo che iniziò la cacciata degli Asiatici dal Delta. Al tempo di Actoes II il Basso Egitto rimase sotto il controllo di Eracleopoli. Ma Actoes IV dovette lottare ancora contro gli Asiatici al confine orientale e raccomandò al successore, Merikare, la fortificazione della frontiera est del Basso Egitto.
I sovrani della IX e X dinastia dovettero rivaleggiare con il crescente potere dei nomarchi del Medio e dell'Alto Egitto, soprattutto di quelli tebani. La biografia di Ankhtifi ne dà testimonianza. Verso il 2133 a.C., Montuhotep I, nomarca di Tebe, si proclamò indipendente e rifiutò la sovranità di Eracleopoli. Questo governante fu considerato dai suoi successori il primo re tebano. Vi furono guerre civili, carestia e ricolte popolari. I re tebani Inyotef I, Inyotef II e Inyotef III crearono una confederazione di nomarchi sotto la loro autorità. Merikare fu l'ultimo sovrano di Eracleopoli. Montuhotep II pose fine alla guerra, prese Eracleopoli nel 2040 a.C. e la capitale a Tebe, dando inizio al Medio Regno.


Storia del sito di Eracleopoli Magna
La città di Eracleopoli visse la sua fase più importante durante il Primo Periodo Intermedio, tuttavia essa mantenne la propria importanza durante altri periodi della storia dell'Egitto. Così, il tempio di Arsafe fu ampliato al tempo della XVIII dinastia, ma fu il grande Ramses II a volere un vasto programma di restauro, nell'ambito del quale venne costruito un santuario nella parte a sud-est, con sepolcri che vanno dal Primo Periodo Intermedio all'epoca greco-romana. A Menfi fu riscoperta una stele, le cui iscrizioni indicavano che i fondatori della XXII dinastia provenissero proprio da Eracleopoli. Infatti nel citato sito furono trovanti numerosi monumenti che risalivano al Terzo Periodo Intermedio. In seguito anche i Greci, i Romani e i Copti lasciarono la propria impronta a Eracleopoli Magna. Gli scavi di Naville hanno riportato alla luce belle sculture e decorazioni architettoniche dell'epoca cristiana.

venerdì 1 aprile 2016

Il tempio di Ramses III a Karnak


Il tempio nell'angolo sudorientale (a destra in fondo) del primo cortile è una delle strutture architettoniche meglio conservate di Karnak. Ramses III prese a modello la pianta del suo tempio funerario di Medinet Habu, sulla sponda occidentale di Tebe. Il piccolo santuario, in aggetto dal muro di cinta, sembra essere fuori posto perché fu costruito prima che fosse cintato il primo cortile. Fino al 1896 il tempio era, per lo più, sepolto sotto uno strato di detriti, la cui altezza si arguisce dall'evidente chiazzatura delle pareti. Il tempio è decorato nello stile poco armonico e tracciato con mano pesante, peculiare della maggior parte dei monumenti di Ramses III, ma è in buone condizioni - in larga misura grazie al suo interramento - e, a differenza di molti templi più grandi, la sua pianta è di facile comprensione. Due statue di Ramses III si ergono davanti al I pilone, nelle immediate vicinanze, iscrizioni descrivono una grande porta a doppio battente in legno di acacia, rivestita di bronzo, che chiudeva il portale tra loro. La facciata del pilone presenta  raffigurazioni del recinto della doppia corona dell'Alto e del Basso Egitto sul destro (ovest). Nelle scene è ritratto al cospetto di Amon nel tradizionale atteggiamento di brandire la mazza in una mano e afferrare prigionieri stranieri con l'altra. Amon impugna e solleva la spada della vittoria. I nomi delle città e dei Paesi erano elencati ma purtroppo ora sono scomparsi. Le pareti esterne dei muri est e ovest del tempio illustrano la processione delle barche da Karnak verso il tempio di Luxor durante la Festa di Opet, lo stesso tema raffigurato nel colonnato del complesso. 
All'interno del tempio, un piccolo cortile a peristilio presenta porticati di otto pilastri sui lati est e ovest. A essi sono addossate figure mummiformi di Osiride, statue massicce che poco spartiscono con la cura delle proporzioni o del particolare. La parte posteriore dei pilastri mostra diverse divinità. Sulla parte sinistra (est) del cortile, la barca sacra di Amon e portata in processione da sacerdoti. Sulla parte destra (ovest), altri officianti recano statue infalliche di Amon. Sulla faccia interna del pilone, Amon dona lunga vita a Ramses III. All'estremità meridionale del cortile una rampa da accesso a un vestibolo (o pronao) con quattro pilastri osiriaci a quattro colonne.
Oltre questo edificio si estende una sala ipostila a otto colonne, sul fondo della quale si aprono le tre porte dei sacrari di Amon (al centro), Mut (a sinistra) e Khonsu (a destra) (Triade Tebana), ognuno dotato di una camera laterale. 

Una processione a Karnak 
Immaginate un'antica processione in questo tempio, è primo mattino, fa già molto caldo e la luce del sole è intensa. I sacerdoti di rango superiore portano a spalla la barca lignea con l'edicola dorata che ospita la statua del dio. Al seguito, altri sacerdoti recano vesti, alimenti e libagioni destinati alle offerte divine. Gli officianti, usciti dai recessi profondi del tempio di Amon, sostano a pregare prima di continuare verso il molo. All'esterno, la luce del sole accende i vivaci colori che decorano i muri del tempio: rosso, blu, giallo e bianco. Il corteo si inoltra, lentamente nelle sale, sempre più fredde e buie, e i sacerdoti indugiano per consentire alla vista di abituarsi al dissolversi della luce. Il Sancta Sanctorum, al fondo del tempio, dove la statua divina deve essere deposta, è completamente privo di luce e silenzioso. Soltanto a pochi è concesso di penetrarvi - i sacerdoti di alto rango, il re e membri scelti della famiglia reale - per salutare il simulacro del dio e augurargli un buon viaggio. 
Assistere a una cerimonia in un luogo simile doveva essere un'esperienza molto intensa e profonda. L'edificio consacrato da Ramses III, eccellente esempio di tempio del Nuovo Regno, comporta tutte le strutture fondamentali che gli sono tradizionalmente proprie: la facciata del tempio è costituita da un pilone i cui alti torrenti evocano le montagne all'orizzonte separate da una valle dove si leva e cala il sole. Il tempio presenta una simmetria bilaterale lungo un unico asse. Rampe di pietra, in corrispondenza di ogni porta, si raccordano al pavimento delle camere, il cui livello è più alto della precedente; al contempo i soffitti si abbassano e le dimensioni si riducono. Questo procedere da un ambiente aperto e assolato verso sale progressivamente ristrette, buie, silenziose e oppressive, rafforza la sensazione di penetrare in un luogo sacro.