domenica 12 aprile 2015

L'omicidio di Ramses III

Tutti noi abbiamo sentito parlare della congiura dell'Harem di Ramses III, recentemente degli studi hanno dimostrato che il faraone è stato assassinato, proprio per quella congiura ardita dai suoi cari.


Le prime TAC effettuate per esaminare la mummia del re hanno rivelato un taglio abbastanza profondo da essere fatale all'altezza del collo. Il segreto è stato nascosto per secoli dalle bende che ricoprivano la gola della mummia, che non erano state rimosse per non arrecare danni alla mummia.
Antichi documenti, tra cui un papiro giudiziario conservato a Torino, raccontano la storia del suo assassinio. Il problema che ha scatenato diverse discussioni è che alcuni resoconti indicavano che il re era deceduto in seguito al complotto, altri invece raccontavano una storia diversa. Questo ha creato diversi dibattiti tra gli storici. Di conseguenza questi nuovi studi rivelano un'importante verità. 
Gli esami hanno evidenziato un'ampia ferita di 7 cm appena sotto la laringe, i medici e gli scienziati hanno ipotizzato quindi che il re sia morto sgozzato. Il Dr Zink ha detto:
"Prima di adesso non sapevamo nulla di certo sul destino di Ramses III, molte persone avevano esaminato il suo corpo prima, utilizzando anche le radiografie, ma non hanno notato nessun trauma. Questo perché non avevano di certo accesso al tipo di TAC effettuata da noi. "
Un'altra mummia esaminata è quella del cosiddetto "Individuo E", il team ha scoperto che il corpo apparteneva ad un ragazzo giovane, 18 anni, e che era imparentato con Ramses III, probabilmente suo figlio Pentawere; colui che mise in atto la congiura.
"Intorno al collo del giovane abbiamo riscontrato delle ferite compatibili con un strangolamento mortale."
Inoltre sembra che la mummificazione dell'individuo E sia di pessima qualità per essere così strettamente imparentato con il re.



domenica 5 aprile 2015

La lettera di Pepi II a Herkhuf: un nano fortunato


Herkhuf, vissuto durante la VI dinastia, venne sepolto ad Assuan. Nella sua tomba sono presenti numerose immagini della sua vita e delle spedizioni condotte in Nubia. Tra le tante scene, spicca su tutte, l'incisione di una lettera di Pepi II indirizzata proprio ad Herkhuf, in cui il giovane re raccomanda ogni sorta di premura per un pigmeo (nano), catturato durante una spedizione e che viaggiava con l'esploratore verso la terra del Nilo. Andiamo quindi a leggerne la traduzione:

Rigo 1/a
  • Anno di Regno 2, mese 3 dell'Inondazione, giorno 15. Decreto reale per il Compagno Unico, sacerdote lettore, sovrintendente degli interpreti Herkhuf. Si è conosciuta...

Rigo 1/b
  • ...la parola di questa tua lettera che tu hai fatto presso il re per il Palazzo, per far si che si conoscesse che tu sei sceso...

Rigo 1/c
  • ...in pace da Iam insieme con l'esercito che era con te. Tu hai detto in questa tua lettera che...

Rigo 2/a
  • ...hai portato ogni dono grande bello che diede Hathor, signora di Imaau, per il Ka di...

Rigo 2/b
  • ...Re dell'Alto e del Basso Egitto Neferkara possa egli vivere eternamente fino alla eternità. Tu hai detto in questa tua lettera che hai portato un nano...

Rigo 2/c
  • ...delle danze del dio della terra degli Spiriti, copia del nano che portò il portasigilli del dio...

Rigo 3/a 
  • ...Baurdjed da Punt al tempo di Isesi. Tu hai detto alla mia maestà che mai accadde che venisse portato...

Rigo 3/b
  • ...una sua copia da parte di ogni altro che fece Iam precedentemente. Orbene, come sai tu fare ciò che ama e ciò che loda...

Rigo 3/c
  • ...il tuo signore; invero, tu trascorri la notte preoccupandoti di fare ciò che ama, ciò che loda e ciò che comanda...

Rigo 4/a
  • ...il tuo signore. Sua maestà farà le tue onoranze numerose eccellenti per essere utile al figlio...

Rigo 4/b
  • ...di tuo figlio per l'eternità, perché dica la gente tutta (quando) udranno ciò che ha fatto per te la mia maestà: "C'è qualcosa come quello fatto per...

Rigo 4/c
  • ...il Compagno Unico Herkhuf quando scese da Iam a causa della vigilanza che egli aveva fatto per fare ciò che ama...

Rigo 5/a
  • ...ciò che loda e ciò che comanda il suo Signore?". Vieni tu andando a nord verso la residenza immediatamente e porta tu...

Rigo 5/b
  • ...questo nano con te che tu porti dalla terra degli spiriti essendo vivo essendo prospero essendo sano, per le danze...

Rigo 5/c
  • ...del dio, per rallegrare, per far lieto il cuore di re dell'Alto e Basso Egitto Neferkara possa egli vivere eternamente. Se egli scende...

Rigo 6/a
  • ...con te sulla barca, fa' persone eccellenti che sono attorno a lui sui due fianchi della barca, stà attento che egli non cada...

Rigo 6/b
  • ...in acqua. Se egli dorme di notte, fa' inoltre persone eccellenti che dormono attorno a lui...

Rigo 6/c
  • ...nella sua tenda, controlla volta 10 per notte. Ama la mia maestà vedere questo nano più di doni...

Rigo 7/a
  • ...del Sinai e di Punt. Se tu arrivi alla residenza ed ecco questo con te essendo vivo...

Rigo 7/b
  • ...essendo prospero essendo sano, la mia maestà farà per te una cosa grande più di ciò che fu fatto per il portasigilli del dio Baurdjed al tempo di...

Rigo 7/c
  • ...Isesi, secondo il desiderio della mia maestà di vedere questo nano.

Parafrasi:

Anno secondo, terzo mese dell'Inondazione, giorno 15. 
Decreto reale per il Compagno Unico (Titolo di Corte), sacerdote ritualista e sovrintendente degli interpreti Herkhuf. "Si è conosciuto il contenuto di questa tua lettera che hai scritto al re, a Palazzo, per far sapere che sei ritornato felicemente da Iam (terra non ben identificata, a sud dell’Egitto) insieme con l'esercito che era con te. Tu hai detto, in questa tua lettera, che hai portato ogni grande e bel dono che Hathor, signora di Imaau, ha dato per il Ka del Re dell'Alto e Basso Egitto Neferkare possa egli vivere per tutta l'eternità. In questa tua lettera, tu hai detto che hai portato un nano delle danze del dio dalla terra degli Spiriti, simile al nano che portò il portasigilli del dio Baurdjed da Punt al tempo di Isesi (Djedkare V dinastia, 2420 - 2380). Tu hai detto alla mia Maestà che mai un suo simile fu portato da qualunque altro che abbia visitato Iam in tempi precedenti. Orbene, tu sai, in verità, compiere ciò che il tuo Signore ama e loda. Invero, tu passi giorno e notte preoccupandoti di fare ciò che il tuo Signore ama, loda e comanda. Sua Maestà ti farà numerose ed eccellenti onoranze, cosicché (ciò) sia utile (anche) al figlio di tuo figlio, per sempre, e tutta la gente dica, quando avranno udito ciò che la mia Maestà ti avrà fatto:

C’è forse qualcosa di simile a quello che è stato fatto per il Compagno Unico Herkhuf quando tornò da Iam, a causa della vigilanza che aveva mostrato per fare ciò che il suo Signore ama, loda e comanda? Vieni subito verso nord, alla Residenza (a corte) e porta con te questo nano che riporti dalla terra degli Spiriti, vivo, in buone condizioni e sano, per le danze del dio, per rallegrare e far lieto il cuore del re dell’Alto e Basso Egitto Neferkare possa vivere eternamente. Se ritorna con te sulla barca, nomina delle persone eccellenti che siano accanto a lui sui due lati della barca e sta attento a che non cada in acqua. Se di notte dorme, nomina altre persone eccellenti che dormano accanto a lui nella sua tenda; controlla dieci volte per notte. La mia Maestà desidera vedere questo nano più dei doni del Sinai e di Punt. Se raggiungi la Residenza e questo nano è con te, vivo, in buone condizioni e sano, la mia Maestà farà per te qualcosa di grande, più di quello fatto al portasigilli del dio Baurdjed al tempo di Isesi, in conformità al desiderio della mia Maestà di vedere questo nano”.



Basato su una traduzione di Alberto Elli

mercoledì 1 aprile 2015

Il trono della principessa Satamon

La principessa Satamon, figlia di Amenhotep III e della regina Ty, depose come dono funerario nella tomba dei suoi nonni Yuia e Tuya una raffinata sedia lignea che le era appartenuta. Sorretta da quattro gambe che imitano muscolose zampe leonine, la sedia è formata da parti in legno sapientemente assemblate per mezzo di mortase, tenoni e chiodi di bronzo. La parte frontale è impreziosita da due protomi femminili che hanno il volto, il collo, la collana e la corona ricoperti di foglia d’oro, mentre la parrucca è lasciata del colore naturale del legno. I due alti braccioli sono istoriati da pennelli con scene dorate. I riquadri interni rappresentano una processione di quattro fanciulle, sul cui capo sono riprodotte piante di papiro. Le donne sorreggono vassoi colmi di gioielli in oro, “dono dei Paesi stranieri del Sud”, e incedono verso lo schienale, dove si conclude la processione. Qui, in due scene speculari, è raffigurata una fanciulla che porge una grande collana a una donna seduta, identificata dall'iscrizione geroglifica soprastante come “la figlia de re, la grande, la sua amata Satamon”. La principessa, ornata con collana, orecchini e bracciali, indossa una parrucca cinta da un nastro e sormontata dall'immagine di una pianta di papiro, emblema di rinascita e fecondità. Nelle mani impugna un sistro e una collana-menat, consueti strumenti femminili usati dalle suonatrici nel corso delle processioni religiose. Satamon, come le fanciulle che le porgono omaggio, indossa una lunga gonna plissettata. Nei riquadri esterni dei braccioli compaiono le figure di Bes e Tueris impegnate in una danza apotropaica al ritmo di tamburelli. Le due divinità erano strettamente connesse con l’universo femminile, per la funzione magica e protettiva da loro accordata alle donne gravide e partorienti.


Dati

MATERIALI: legno stuccato, foglia d’oro e fibre vegetali
ALTEZZE: altezza sedia 77 cm, altezza del sedile 34 cm
LUOGO DEL RITROVAMENTO: Valle dei Re, Tomba di Yuia e Tuya
ARCHEOLOGO: Th. M. Davis
ANNO DEL RITROVAMENTO: 1905
DINASTIA: XVIII
REGNO: Amenhotep III (1387-1350 a.C.)
SALA IN CUI E’ CONSERVATO IL REPERTO: n. 43


giovedì 26 marzo 2015

I giardini e gli orti nell'antico Egitto

Dipinti e bassorilievi ritrovati nelle tombe egizie dimostrano che gli egizi coltivarono la passione per i giardini fin dalle epoche più remote. Fiori e alberi ornamentali circondavano i palazzi reali e le residenze delle famiglie benestanti, che non esitavano a procurarsi le piante più rare facendole arrivare da paesi lontani.


Fin dagli albori della loro civiltà, gli egizi dimostrarono un vivo interesse per la cura dei giardini e degli orti. Il paese abbondava ovunque di fiori e piante, e persino le decorazioni dei monumenti erano spesso ispirate alla vegetazione. Nei templi si presentavano offerte floreali agli dei, e corone di fiori accompagnavano i morti nell'aldilà. Le abitazioni, infine, venivano adornate con ogni tipo di pianta. Per gli egizi più benestanti, i giardini rappresentavano un luogo dove trascorrere qualche ora di serenità e riposo, ma anche un simbolo della loro ricchezza e un modo per ostentare la raffinatezza del padrone di casa. Di fatto, le classi agiate erano le uniche a poter esibire questo amore per le piante. I meno fortunati, infatti, possedevano solo piccoli appezzamenti di terra, mentre gli abitanti più poveri delle città, che vivevano in umili casupole, erano gli unici a non poter godere di uno spazio verde tutto per loro. Le più antiche testimonianze relative alla pratica del giardinaggio tra gli egizi, un "hobby" che poteva rivelarsi anche molto dispendioso, risalgono addirittura all'inizio dell'Antico Regno. Un testo datato alla III dinastia, e più precisamente al regno del faraone Snefru, menziona un certo Meten, che acquistò diversi terreni; di questi, uno si estendeva per circa 10.000 metri quadrati e fu adibito in gran parte a giardino: il nuovo proprietario vi fece piantare moltissimi alberi, tra cui dei fichi, e una vigna, e vi fece scavare un lago artificiale di notevoli dimensioni.

L'organizzazione di un giardino
Numeroso sono le testimonianze che comprovano l'esistenza di giardini coltivati durante il Nuovo Regno. Si tratta soprattutto di affreschi e di testi ritrovati nelle tombe, grazie ai quali è possibile farsi un'idea circa la vera e propria passione nutrita dagli egizi per il piacere ispirato dai fiori e dall'ombra degli alberi. All'epoca, i giardini erano recintati da alte mura in cui si aprivano porte monumentali. All'interno, un reticolo di viali, dalla rigorosa geometria, creava ampie aiuole fiorite e alberate. Talvolta, sotto gli alberi venivano costruiti dei pergolati: qui i padroni di casa potevano riposare, godendo del paesaggio naturale e del clima rinfrescato da piccoli laghetti artificiali, di forma quadrata o rettangolare. Fiori di loto, papiri, anatre e pesci di vario tipo rendevano ancora più gradevoli alla vista questi piccoli specchi d'acqua. Per fare il bagno, bastava immergersi scendendo degli scalini; infine, se le dimensioni lo permettevano, il laghetto poteva ospitare anche una barca, attraccata in attesa di ospiti per cene e banchetti.  In una tomba del Nuovo Regno, è stata ritrovata un'immagine del defunto, presumibilmente molto ricco, in compagnia della moglie: i due si erano fatti ritrarre davanti al loro giardino, in cui vi erano quasi cinquecento alberi di ventotto specie diverse.

Gusti da Re
Anche i faraoni, ovviamente, apprezzavano i giardini curati, il profumo dei fiori e le fragranze delle piante più rare: palazzi e templi ne erano pieni. Anche in questo caso, le documentazioni più numerose risalgono al Nuovo Regno. Si è potuto appurare, per esempio, che Thutmosi III volle far riprodurre sulle pareti di un tempio di Karnak diversi tipi di piante esotiche, portate in Egitto dalle spedizioni militari di ritorno dall'Asia. Amenhotep III, invece, si fece costruire a Tebe un palazzo dotato di un immenso parco. Di Amenhotep IV (Akhenaton), rimane celebre il giardino fatto costruire nella sua nuova capitale, Amarna: lo percorreva un viale che, partendo dal palazzo del faraone, conduceva fino al punto d'approdo della nave reale, sul Nilo. Spesso citati nei testi dell'epoca sono anche i giardini che circondavano il tempio di Aton, sempre ad Amarna. Tra tutti i faraoni, però, a distinguersi nettamente dagli altri in fatto di passione per i fiori e le piante fu Ramses III. Negli anni di permanenza al trono, egli fece ristrutturare o creare ex novo numerosi giardini, dispose la sostituzione di piante e il risanamento di canali abbandonati, indispensabili per innaffiare la vegetazione. A Tebe, fece piantare alberi e aiuole di fiori, se necessario importandoli dall'estero.


La cura degli orti
Se nei giardini si trovavano le fragranze più rare, gli orti avevano certamente un aspetto meno appariscente, ma non per questo venivano trascurati. Ancora una volta, è grazie alle decorazioni delle tombe che possiamo farcene un'idea. Alcune sepolture di nomarchi del Medio Regno contengono immagini di giardini in mezzo ai quali spiccano dei filari di verdure, divisi in quadrati. Si riconoscono, tra l'altro, mazzetti di porri e qualcosa di simile a piante giovani n vaso, forse destinate a essere interrate. Si intravedono, inoltre, dei servitori intenti a curare e innaffiare l'orto. 

venerdì 20 marzo 2015

I monumenti del periodo Protodinastico ad Abydos

Abydos, la necropoli di This, si trova fra Assiut e Luxor, nell’Alto Egitto. La planimetria dell’abitato di This non è stato ancora chiaramente definita. Gli strati più antichi risalgono al Protodinastico, ma durante i secoli successivi la città conobbe una rapida espansione. A questo periodo risale la costruzione di due cinte murarie: quella del tempio consacrato alla divinità locale Khentymentiu, signore dei morti, e quella rettangolare in mattoni crudi che racchiude il centro abitato. Il prestigio di Abydos come centro religioso fu notevole. Secondo la tradizione, in questa località, si trovava la tomba del dio Osiride: essa pertanto ritenuta uno dei centri di culto più importanti del Paese. Durante la V e la VI Dinastia, Khentymentiu venne infatti identificato con il dio Osiride, la cui personalità andò costantemente affermandosi sino a quando cancellò quella del suo predecessore. Il pellegrinaggio ad Abydos divenne un rito importantissimo e le grandi cerimonie che vi si svolgevano erano considerate tra le principali dell’Egitto.


La madre dei vasi
Le tombe dei sovrani della I Dinastia si trovavano in una zona della necropoli oggi chiamata Umm el-Qaab (che significa “madre dei vasi”, dal gran numero di ceramiche qui rinvenute). Esse erano relativamente varie sia per forma che per dimensioni;  la più ampia copriva una superficie di circa 340 mq. Stando alla ricostruzione fornita dall'archeologo Inglese Friends Petrie, che scavò la necropoli fra il 1899 e il 1901, esse consistevano di camere scavate nel terreno e rivestite in mattoni crudi che servivano da supporto a un intelaiatura di pannelli in legno. All'epoca, le sovrastrutture delle tombe erano ormai distrutte; pare tuttavia che ognuna di esse fosse ricoperta da un basso tumulo di sabbia o ghiaia circondato da un muro di cinta di mattoni. Qui erano inoltre erette due stele in pietra recanti il “nome di Horus” del sovrano defunto. Oltre a questa stele i reperti ritrovati da Petrie includevano una serie di piccoli oggetti: frammenti di recipienti in pietra e di mobili, sigilli in argilla e piastrine in avorio o ebano.
I sigilli e le piastrine, oltre ad essere le più antiche iscrizioni che ci giungono dall'Egitto Dinastico, sono di importanza storica fondamentale, in quanto recano i nomi di alcuni sovrani regnanti e di diversi funzionari a loro contemporanei. Tutto questo materiale era stato gettato e disperso dagli archeologi francesi che avevano scavato nell'area tra il 1895 e il 1896, e che avevano deliberatamente distrutto la maggior parte degli oggetti trovati per aumentare il valore commerciale delle poche opere selezionate.
Grazie ad uno studio dei sigilli e delle steli, Petrie riuscì a stabilire il nome del proprietario di quasi tutte le tombe. Egli fu poi in grado di proporre una valida successione cronologica delle tombe e, di conseguenza, dei loro Re. Nelle tombe, comunque, non vi era nessuna traccia di resti umani, il che venne spiegato come il risultato di saccheggi sin dall’antichità e dall’attività di animali predatori. Petrie trovò solo il braccio di una mummia, la maggior parte degli oggetti rinvenuti si trovano oggi custoditi al Museo del Cairo, mentre quelli ritrovati dagli archeologi francesi furono venduti all’asta e finirono nelle collezioni di antichità Egizie del Louvre e soprattutto del Museo di Berlino.

Il braccio della mummia
Le tombe di Abydos presentano alcune differenze a seconda del periodo al quale risalgono. Le più antiche, per esempio, erano formate da una o più stanze, mentre le più tarde consistevano in una sala centrale circondata da magazzini. Per ragioni a noi ignote, la tomba di Djer, successore di Aha, fu in seguito considerata la tomba del dio Osiride. La sua importanza come centro di culto è testimoniata dal fatto che intorno a essa furono trovati vasi votivi deposti millecinquecento anni dopo. In questa tomba, Petrie trovò un braccio mummificato. L’archeologo ritenne che appartenesse alla sposa di Djer, poiché era adorno attorno al polso di braccialetti in oro, turchese, perline di ametista e amuleti. Tuttavia, è mia opinione, che non si può escludere che esso fosse invece il braccio del Re. L’arto era avvolto in parecchi strati di stoffa di lino e rappresenta il più antico esempio, datato con certezza, di una tecnica che potremmo definire “raffinata” di mummificazione in Egitto. Sfortunatamente, l’allora curatore del Museo del Cairo, E. Brugsch, conservò i braccialetti ma gettò via il braccio, ritenendolo del tutto privo di importanza dal punto di vista storico.


Tombe di pietra
A partire dal regno i Den si inaugurò l’uso di far precedere la sala sepolcrale da uno scalone intagliato nella roccia. Inoltre, nella tomba di questo sovrano, la sala sepolcrale era pavimentata con blocchi di granito provenienti da Assuan: è questo il primo esempio noto di impiego della pietra nella costruzione delle tombe, fino a quel tempo realizzate esclusivamente in mattoni. Nel complesso, queste tombe avevano dimensiono modeste, ed erano collocate l’una vicino all'altra. A questo proposito, vale la pena di sottolineare che la necropoli di Abydos risale ad un periodo precedente alla I Dinastia e forse ospitava le tombe dei Re predinastici. Pertanto è possibile che i Re della I Dinastia stimassero Umm el-Qaab  come un sito particolarmente sacro, in quanto luogo di sepoltura degli antenati.

Le mura di Khasekhemwy
Vicino alle coltivazioni, appena dietro il sito dell’antica città di This, ciascuno dei sovrani che vi furono sepolti eresse una cinta in mattoni crudi, a pianta rettangolare, al cui interno sorgevano forse edifici dedicati a cerimonie funebri in onore del sovrano defunto. Le cinte murarie in migliore stato di conservazione sono quelle fatte costruire dagli ultimi due Re della II Dinastia e in particolare la Shunet El-Zebib, appartenuta a Khasekhemwy. Si tratta di una massiccia cinta in mattoni che sorge nel deserto e può essere ritenuta una sorta di antenata del recinto della piramide a gradoni di Djoser a Saqqara.
La Shunet El-Zebib misura 122 x 65 metri all'esterno ed è circondata da un doppio muro in mattoni crudi. Quello interno, tuttora conservato per un altezza di circa 11 metri, è spesso 5,5 metri. Le superfici esterne di questo muro vennero decorate con delle nicchie al fine di rendere un effetto a pannelli. La facciata a pannelli sul lato di fronte alle coltivazioni era inoltre enfatizzata dall'inserzione, a intervalli regolari, di una profonda nicchia. L’interno della Shunet El-Zebib era completamente vuoto, eccetto per un edificio eretto vicino all'angolo est, che conteneva un insieme di camere dove erano conservate alcune giare in ceramica. Le facce esterne di questo edificio erano decorate con lo stesso stile a pannelli del grande muro di cinta.

Funerali e stragi
Tutte le cinte erette dai sovrani di Abydos, così come le tombe regie, erano circondate da sepolture più modeste. Le steli funerarie qui rinvenute indicano che i proprietari di queste camere sussidiarie erano membri del seguito del sovrano: donne dell’harem regale, funzionari di Palazzo di secondo rango, ma anche nani di corte e artigiani. In alcune di esse erano sepolti dei cani, presumibilmente i prediletti del sovrano quando costui era in vita. Sembra certa che alcuni di questi personaggi morirono poco prima che la tomba reale venisse definitivamente chiusa. Ciò potrebbe essere inteso come una prova a favore dell’ipotesi che essi venissero uccisi nel momento della morte del sovrano affinché continuassero a servirlo nell'aldilà. Se questa usanza era veramente praticata, essa raggiunse il suo apice durante il regno di Djer, il quale fu sepolto ad Abydos con tutto il suo seguito, composto da quasi seicento persone. Tuttavia, occorre sottolineare che non esiste nessuna prova definitiva a riguardo. Che i cortigiani fossero seppelliti assieme al sovrano non significa necessariamente che essi furono costretti a seguire il loro signore nell'oltretomba. E’ anche possibile, infatti, che durante la I Dinastia fosse stata inaugurata un usanza che avrebbe trovato piena espressione nelle necropoli delle epoche successive e che vedeva le tombe dei sovrani legate strettamente a quelle dei loro subordinati. Tuttavia, non esistono indizi che suggeriscano che i membri della famiglia reale o i funzionari di alto rango venissero sepolti ad Abydos. Ad esempio, fa eccezione Merneith, “l’amata da Neith”, che tuttavia fu forse una regina regnate. Diversamente dai loro predecessori, alcuni sovrani della II Dinastia si fecero seppellire a Saqqara. Non di meno, come già detto, Peribsen e Khasekhemwy tornarono a far costruire le loro tombe ad Abydos, forse per sottolineare l’autonomia del sud dell’Egitto da quella del nord, o forse a causa di disordini che si verificarono in Egitto verso la fine della II Dinastia. Va notato che in questa località il Re Khasekhemwy adottò la pietra da taglio per erigere le pareti della camera centrale della sua tomba: è questo, forse, il più antico esempio dell’utilizzo di pietre squadrate e disposte in file regolari conosciuto in Egitto e probabilmente nel mondo.

giovedì 12 marzo 2015

Il carro da guerra egizio

L'introduzione del carro da guerra provocò un'autentica rivoluzione nel campo della tecnologia militare ed ebbe importanti ripercussioni nel panorama politico del mondo antico.


Sembra che fu lungo le sponde del fiume Oxus, che separa l'Asia centrale dalla Persia e dal Medio Oriente, il luogo in cui l'uomo domò il cavallo, lo sellò, lo montò e lo mise a tirare il carro. Da lì, infatti, partirono i popoli conquistatori che formarono i cosiddetti "regni dei carri". Il carro apparve nella civiltà sumera, verso il 2800-2400 a.C., e fu portato in Egitto dagli hyksos, un insieme eterogeneo di semiti e asiatici che piombò nel paese del Nilo nel Secondo Periodo Intermedio, verso il 1644 a.C. 
Questi guerrieri erano in possesso di una tecnologia militare superiore a quella egizia, soprattutto per quel che riguarda l'uso del carro. La loro vittoria fu totale ma, col tempo, i vinti seppero fare propria la nuova arma per poi rivolgerla vittoriosamente contro gli stessi che l'avevano introdotta. 
Il carro da combattimento era un arma tattica che sul campo di battaglia aveva funzioni molto precise: attaccare frontalmente la fanteria o aggirarla, romperne l'ordine, affrettarne la fuga e, infine, mettersi all'inseguimento dei fuggitivi. Il successo di questa "macchina da guerra"  si basava sulla creazione di una piattaforma di tiro che si muoveva a grande velocità e che si combinava con unità simili fino a formare un rullo in grado di schiacciare la fanteria. Contro i carri esistevano poche difese: un uso intelligente del terreno, la costruzioni di fossi e ostacoli e l'azione di soldati specializzati  nell'atterrare i cavalli nemici. Potevano essere utilizzati anche carri per fermare altri carri, ma la loro efficacia risultava dubbia. La prima battaglia di carri documentata è quella di Megiddo, nel nord della Palestina, combattuta nel 1468 a.C. tra il faraone Thutmosi III e un'alleanza capitanata dagli hyksos.

Il carro egizio
In Egitto esistevano due tipi di carri: quelli destinati al trasporto di persone importanti (dal faraone ai nobili più in vista), che fungevano in combattimento da postazione mobile di comando, e quelli comuni, che formavano un corpo a parte all'interno dell'esercito. Il carro da combattimento portava due uomini: un auriga o conduttore, armato solo di una frusta e che a volte è raffigurato mentre impugna uno scudo, e il combattente armato di arco. Le armi del combattente erano principalmente un arco e un giavellotto; era più raro l'uso di pugnali, ace o spade. Non si utilizzava l'elmo né altra protezione, tranne un piccolo scudo leggero. L'uso del carro richiedeva forza e destrezza, che si acquistavano durante l'addestramento ma anche con la pratica della caccia, che era nello stesso tempo passatempo e allenamento.
I carristi costituivano un corpo nobile ed erano ufficiali che raggiungevano i gradi più alti nell'esercito. Il carro costituiva un elemento di prestigio sociale.
Persino i figli del sovrano si fregiavano di titoli come "primo conduttore del carro del faraone" o "conduttore dei cavalli". Il faraone si poneva alla guida delle truppe sul suo carro; quando il re-dio moriva, questo stesso carro veniva smontato e collocato nella sua tomba perché il defunto potesse utilizzarlo nell'aldilà.  Esistono raffigurazioni di carri (sia pitture che rilievi) che illustrano per lo più una battaglia oppure una sfilata dopo la vittoria. Ne sono esempi le molteplici raffigurazioni della battaglia di Kadesh o le diverse immagini di Ramses II su un carro, con le redini fermate alla vita e le mani libere per maneggiare l'arco.  


Poiché il carro, così come il cavallo, fu introdotto in Egitto in un secondo momento, fu necessario creare un vocabolo per designare questa nuova invenzione, e così fu introdotta nella lingua la parola: wrrt. Il simbolo che la rappresenta è un disegno molto vicino alla realtà. 



domenica 8 marzo 2015

Chi riposa ancora nella Valle dei Re?

Spesso, quando si affrontano questioni riguardanti l'antico Egitto, il punto di partenza è dato da una situazione non chiara o da una situazione paradossale; ma infondo, è proprio questo che amiamo dell'archeologia. Quella sensazione che il passato sia da scoprire con la stessa trepidazione ed enfasi del nostro futuro: nulla è certo, nulla è scontato e tutto può essere scritto, o in questo caso, riscoperto.
La Valle dei Re non fa certo eccezione a questa regola. Sembra quasi incredibile, ma di questo sito archeologico si sa ancora relativamente poco, nonostante le ricerche siano iniziate da oltre due secoli. I ricercatori non escludono che nuove sepolture possano ancora essere riportate alla luce. D'altra parte, molte tombe erano già state individuate e violate nell'antichità: soprattutto durante il periodo ramesside, la profanazione e il saccheggio delle sepolture reali divenne un'attività molto praticata.


Uno dei paradossi a cui si accennava prima è che nella Valle non sembra esserci traccia della tomba di Amenhotep I, la cui mummia fu ritrovata nel 1881 nel nascondiglio di Deir el-Bahari. In passato, alcuni egittologi hanno ritenuto di poter attribuire a questo faraone la tomba classificata con la sigla KV 39 (dove KV sta per Kings Valley), ma non è stato possibile verificare questa ipotesi. La prima sepoltura della Valle dei Re certamente appartenuta a un sovrano della XVIII dinastia, quindi, è la tomba KV 20, fatta costruire per Thutmosi I; di conseguenza, dove è sepolto Amenhotep I?

Ipotesi I: KV 39
L'archeologo John Rose, che scavò in questa tomba per circa cinque anni, si convinse che questo sepolcro potesse effettivamente essere l'ultima dimora di Amenhotep I. Rose era convinto che ogni nuovo faraone facesse scavare la propria tomba a sud-ovest di quella del suo predecessore. Questa teoria regge a tastoni solo per le sepolture dei primi re della XVIII dinastia. Di conseguenza, se dovessimo prenderla per buona e considerassimo come attendibile questa idea, dovremmo considerare l'ipotesi che la tomba di Ahmosi (predecessore di Amenhotep I) è probabilmente collocata nei pressi delle rampe dei templi di Deir el-Bahari.
Ipotesi II: K93.11
Questa sepoltura, che si trova a nord-ovest dalla tomba di Shuroy (TT 13), nella necropoli di Dra Abu el-Naga, è stata candidata dall'archeologo Daniel Polz come probabile sepoltura di Amenhotep I. A sostegno della sua ipotesi, sono state ritrovate alcune ceramiche databili all'inizio della XVIII dinastia. Inoltre, nel papiro Abbott, la tomba di Amenotep, viene indicata con il termine: 'kai, che alcuni hanno tradotto con: "l'alto luogo"; in effetti, la K93.11, si trova in posizione elevata.
Ipotesi III: AN-B
Questa tomba è incastonata nella montagna tebana, alle spalle della collina di Dra Abu el-Naga, non lontanissimo da Deir el-Bahari. Quando nel 1914 Howard Carter sostenuto da Lord Carnarvon, era ancora sulle tracce della tomba di Tutankhamon, scrisse un articolo poi edito nel 1916, in cui sosteneva che tale sepoltura non solo era lo stereotipo di tutte le tombe della XVIII dinastia, ma che doveva per forza appartenere ad Amenhotep I. Carter si convinse di questo anche in seguito alla misurazione della tomba, che corrisponde esattamente alle misure date nel papiro Abbott. Inoltre sono state ritrovate delle ceramiche che riportano diversi nomi di personaggi illustri dell'inizio della XVIII dinastia.

Infine, potremmo anche arrivare a prendere in considerazione una quarta ipotesi: e se l'ultima dimora eterna di Amenhotep I è ancora là fuori da qualche parte? Questo al momento non ci è dato saperlo. Tuttavia, ci sono diverse tombe che mancano all'appello, come quella di Ramses VIII, per approfondire segnalo un articolo precedente: L'enigmatico Ramses VIII.
Nondimeno, in archeologia, la ricerca è altrettanto importante. Molti dei cantieri di scavo e di restauro della Valle dei Re resteranno aperti ancora a lungo. Dopo oltre due secoli di ricerche, infatti, c'è ancora tanto da fare. Non si tratta solo di portare alla luce nuove tombe, poiché la Valle non potrà mai essere considerata una "storia finita", come erroneamente si pensava all'inizio del XX° secolo; ma anche di salvare quelle a rischio di deterioramento o di distruzione. Tra i lavori ancora in corso, ricordiamo quelli della tomba KV 56, la famosa "tomba d'oro", ma anche quelli della KV 5, l'enorme sepoltura dei figli di Ramses II.
Quanto alla tomba stessa di Ramses, la KV 7, una squadra di egittologi francesi è all'opera dal 1993 per renderla più stabile (fu costruita su una falda acquifera) e ripulirla dai sedimenti che si sono depositati sulle ricche decorazioni murali, una parte delle quali è purtroppo andata distrutta. Una cosa è certa: la Valle dei Re ha ancora tanto da rivelare agli studiosi e agli appassionati. È lecito chiedersi, semmai, se tutti i suoi segreti verranno mai svelati. Ma proprio in questo aspetto, forse, risiede il fascino di questa necropoli, in grado di tenere vivo l'interesse di generazioni di archeologi e ricercatori.

Per approfondire: 
G.L.Franchino - Alla ricerca della tomba di Amenhotep I - Ananke
N.Reeves/R.H.Wilkinson - The Complete Valley of the Kings - Themes & Hudson - pag.88-91

domenica 1 marzo 2015

Le collusioni nelle tombe della Valle dei Re

La Valle dei Re è stata utilizzata per oltre cinquecento anni e di conseguenza più tombe sono state scavate in un sottosuolo sempre più affollato. Gli ingressi delle tombe così venivano nascosti ulteriormente dagli scavi di nuove sepolture, perdendo così la conoscenza precisa delle tombe scavate in precedenza, visto che nessun piano generale della Valle sembra essere stato redatto. Era quindi inevitabile che gli operai addetti a nuove tombe potessero, inavvertitamente,  irrompere in quelle precedenti. In effetti, è sorprendente pensare che sia accaduto solo tre volte: nella KV 47 (Siptah - XIX din.), KV 11 (Ramses III- XX din.) e quando gli operai di Ramses VI, della KV 9, sbucarono nella KV 12 (proprietario sconosciuto).

KV 47 e KV 32 (Tomba di Tia'a)
La KV 47, cioè la tomba di Siptah, è una tipica sepoltura della dinastia XIX dinastia: una successione di corridoi conduce alla camera a colonne e da lì a un grande camera funeraria a volta. Quando gli operai entrarono nella KV32, gli scavatori studiarono la situazione, decisero così di rattoppare il buco (foto) e scavare ulteriormente lungo l'asse principale del KV 47. Quindi, ciò che era stato pensato come camera di sepoltura fu adoperato come corridoio, mentre la camera sepolcrale finale è stata ritagliata diversi metri dentro la collina, lontano dalla KV 32. A quanto pare, gli operai, a corto di tempo, hanno poi abbandonato il progetto.

KV 11 e KV 10 (Tomba di Amenemesse)
Gli scavatori che hanno iniziato il lavoro nella KV 11 non sapevano di certo che all'estremità meridionale della Valle si trovasse la tomba di Amenemesse. In realtà questa tomba appartenente all'inizio a Sethnakht, fu poi ingrandita dal suo successore Ramses III, poiché quando gli scavatori entrarono nella KV 10 all'epoca di Sethnakht, decisero di abbandonare lo scavo e "usurpare" la tomba di Tauseret. Quando poi Ramses III salì a trono, si decise così di cambiare l'orientamento assiale della tomba per evitare ulteriori problemi, creando una delle tombe più grandi della Valle.

KV 9 e KV 12
Un terzo caso verificato è quello che coinvolge la tomba di Ramses V e Ramses VI. Gli operai anche questa volta entrarono casualmente nella KV 12, per risolvere il problema, hanno cambiato il piano di scavo abbassando il soffitto e creando un piano inclinato.

mercoledì 25 febbraio 2015

Howard Carter: una vita per l'egittologia

"Ho un temperamento caldo, quella tenacia di propositi che gli osservatori meno amichevoli chiamano ostinazione, e che oggi... i miei nemici si compiacciono di chiamare... un mauvais caractère. Ebbene, non posso farci niente!"
Howard Carter

Howard Carter nacque a Londra il 9 maggio del 1874 da Martha Joyce Sands e da Samuel Carter, un artista particolarmente dotato che incoraggiò il figlio a seguire le proprie orme. Howard Carter dimostrò di avere un talento particolare per il disegno e a 17 anni divenne assistente dell’egittologo Percy Newberry, partecipando a una sua spedizione nella necropoli di Beni Hasan risalente al Medio Regno dell’Egitto (il periodo tra il 1987 e il 1780 avanti Cristo). Tra i vari incarichi affidati a Carter, c’era quello di ricopiare e catalogare le decorazioni e i geroglifici all’interno delle tombe, lavoro che svolse con grande attenzione innovando anche alcuni sistemi per ricopiare i motivi decorativi.

Dopo aver lavorato in altre zone dell’Egitto con altri archeologi, nel 1899 Carter fu nominato ispettore capo del Consiglio supremo delle antichità dal ministero della Cultura egiziano e coordinò diversi scavi a Luxor. Nel 1905 diede le proprie dimissioni e tre anni dopo entrò in contatto con George Herbert, quinto conte di Carnarvon, che gli diede molte risorse economiche per finanziare nuovi scavi archeologici. Carter concentrò i propri lavori nella valle dei Re, l’area che si trova vicino Luxor e che per quasi cinque secoli fu utilizzata dagli antichi egizi per le sepolture dei loro sovrani. I primi anni furono poco fruttuosi e le ricerche si interruppero a causa della Prima guerra mondiale, per poi riprendere con maggiore continuità nel 1917. Lord Carnarvon stava spendendo molto denaro, ma non riteneva soddisfacenti i risultati ottenuti dal suo archeologo e nel 1922 decise di dare un ultimo finanziamento a Carter affinché gli trovasse una particolare tomba.
Howard Carter intensificò le proprie ricerche e il 4 novembre del 1922 trovò, insieme con i suoi collaboratori, i gradini che portavano alla tomba di Tutankhamon. Ventidue giorni dopo, Carter aprì una piccola breccia in presenza di Lord Carnarvon nella via di accesso alla tomba, scoprendo che non era stata depredata e che il corredo funebre del faraone era sostanzialmente intatto. La tomba era conservata perfettamente e divenne una delle più importanti scoperte archeologiche realizzate nella valle dei Re. In quei momenti, Carter non sapeva ancora con certezza di essere nella tomba di Tutankhamon e non immaginava ancora del tutto quanto fosse ben conservata e ricca di reperti. In quell'occasione ci fu un celebre scambio di battute con il suo finanziatore, che gli chiese se vedesse qualcosa di particolare ricevendo da Carter come risposta: “Sì, cose meravigliose”.
Effettuata la scoperta, iniziò un intenso lavoro di catalogazione dei manufatti trovati all’interno dell’anticamera della tomba. A fine febbraio del 1923, la ricerca si spostò in un’altra stanza dove avvenne l’importante ritrovamento del sarcofago di Tutankhamon. La notizia fu ripresa dai giornali di tutto il mondo e contribuì a rafforzare l’interesse verso l’antico Egitto da parte dell’opinione pubblica occidentale. Dopo nove anni di ricerche, Carter decise di ritirarsi e iniziò una nuova carriera come consulente e agente per alcuni musei.
Morì a Londra il 2 marzo del 1939 all’età di 64 anni a causa di un linfoma. La sua morte a così tanti anni di distanza dalla scoperta della tomba nella valle dei Re è la prova, laddove fosse necessaria, dell’inesistenza della cosiddetta “Maledizione di Tutankhamon”, che avrebbe colpito tutti coloro che parteciparono alla spedizione archeologica. Solamente Lord Carnarvon morì pochi mesi dopo la scoperta della tomba, ma a causa di una ferita mal curata dovuta a una puntura d’insetto. La maledizione fu una sorta di trovata promozionale dell’epoca, dovuta anche al fatto che circolavano poche informazioni ufficiali per la stampa sull'andamento degli scavi nella valle dei Re; e quelle poche notizie disponibili erano prerogativa del Times. In media, i principali artefici della scoperta archeologica morirono a oltre 24 anni di distanza dall’apertura della tomba di Tutankhamon.



giovedì 19 febbraio 2015

Il tempio di Kom Ombo

Durante le grandi epoche faraoniche in questa zona fioriva una borgata. Le più antiche testimonianze di occupazione risalgono alla XVIII dinastia. All'epoca di Thutmosi III vi venne senza dubbio innalzato un santuario del quale sono state ritrovate alcune rovine. Tuttavia, fu solo con lo sviluppo dell'agricoltura e la conquista di nuove terre arabili sotto i Tolomei, che l'insediamento - sotto il nome greco (o ellenizzato) di Ombos - acquisì importanza. Vi venne senza dubbio eretto un tempio verso la metà del II secolo a.C. da Tolomeo VI Filometore, la cui decorazione venne portata a termine solo un secolo più tardi, sotto Tolomeo XII Aulete. Il tempio era già dedicato a due triadi di divinità: la prima di esse era costituita da Sobek, Hathor e Khonsu, dove Sobek, il dio coccodrillo, e Hathor sembrano essere state divinità primordiali della regione; la seconda triade, Horoeris (Horus il vecchio), Tesenet-nofret (sorella divina di Horus) e Panebtaui (il signore dei due paesi) venne insediata a Kom Ombo solo in Epoca Tarda. Il tempio presenta la particolarità di essere dotato di due nàos* e di una serie di doppie entrate ad essi corrispondenti; tali nàos sono dedicati ciascuno a una triade. Oltre a questo doppio santuario, il tempio presenta ancora altri tratti originali; un doppio corridoio che racchiude il complesso, uno interno e l'altro esterno, aggiunti durante il periodo romano, due pozzi in muratura di cui uno, dotato di una scala interna a chiocciola, è situato in corrispondenza di una galleria d'accesso sotterranea. Il complesso architettonico, in discrete condizioni di conservazione, domina tuttora il corso del Nilo da una bassa collina. Il mammisi*, situato a sud-ovest, è ora in rovina, ma a sud-est una cappella dedicata ad Hathor è praticamente intatta: serviva a dar riparo ai coccodrilli mummificati. 


*Nàos s. m. [adattam. del gr. ναός, der. di ναίω «abitare»]. – Nell’architettura classica, l’«abitazione» di un dio, cioè il tempio o la parte più interna del tempio greco dove era posta la statua del dio. 

*Mammisi - In copto "luogo del parto", è il nome che vien dato ai piccoli edifici annessi ad alcuni templi egiziani; là si immagina si ritiri la dea titolare del santuario quando deve dare alla luce il dio figlio. L'esempio più antico risale a Nectanebo (XXX dinastia) e sorge a Dendera, dove un altro m. è di epoca romana. Gli altri sono tolemaici, e fra questi i meglio conservati sono quelli di Edfu e di File. Spesso sono edifici peripteri; sui dadi delle colonne si hanno figure di Bes, il dio protettore delle partorienti. Scene della nascita e dell'infanzia divina sono i temi della decorazione parietale.