giovedì 23 dicembre 2010

La figura dello Scriba

In Egitto il buon funzionamento dello stato dipendeva essenzialmente dall'attività degli scribi. Amministratori, contabili, letterati o scrivani pubblici, questi maestri di scrittura erano onnipresenti. Esperto della sua arte e della società, lo scriba degli Archivi Reali dirigeva l'amministrazione culturale.
Lo scriba Khuuiu, vissuto sotto la V dinastia, era ''l'incaricato degli affari del re'', ''scriba dei documenti reali'' e ''direttore degli scribi'' allo stesso tempo.
Sotto la VI dinastia, Djau, la cui tomba è situata as Abido, era ''scriba dei ruoli divini'', ''direttore degli scribi reali'' e ''sacerdote lettore''.
Questi alti personaggi erano indispensabili per il buon funzionamento dello stato, retto essenzialmente da regole scritte.
Nel paese dei faraoni, niente veniva fatto senza un documento giustificativo e tutti gli atti erano diligentemente copiati e ricopiati e potevano servire come prova in caso di liti. Nessun settore di attività economica o politica sfuggiva al controllo degli scribi. Meccanismo essenziale dell'amministrazione, essi tenevano i conti, legiferavano, componevano, rimavano, traducevano e, a volte, modificavano la scrittura.
Durante l'Antico Regno, lo scriba degli Archivi Reali, di cui si trova tracci a partire dal regno di Neferirkara, re della V dinastia, era responsabile del dipartimento dei dei documenti reali, chiamato anche ''doppio laboratorio''. A questa istituzione facevano riferimento altri archivi e biblioteche. I compiti dello scriba degli Archivi Reali erano molto vasti. Mettava a punto, controllava e registrava le azioni di tutte le varie istituzioni. La vastità delle sue responsabilità sottolineava, fin dalle epoche più remote, l'importanza che lo stato dava ai documenti scritti.
La scrittura, ''più durevole della pietra delle piramidi'', era la testimonianza indispensabile di tutto ciò che costituiva la vita di un paese il cui governo era fondato su una conoscenza precisa delle persone, dei beni e delle situazioni. Dalla V dinastia, epoca piuttosto ricca di riforme amministrative, la lunga carriera di magistrato-amministratore conduceva alla carica di direttore degli Archivi Reali. A partire dalla VI dinastia, la funzione di direttore degli Archivi Reali era spesso suddivisa tra un visir e un non visir. L'ufficio del visir divenne il centro dell'Archivio di Stato, e i reparti d'inventario specializzato divennero progressivamente più numerosi. Il visir controllava sistematicamente l'insieme dei documenti, ne prendeva visione personalmente e apponeva il proprio sigillo prima di farli riporre in grandi giare accuratamente inventariate.
Il faraone era il primo fra gli scribi, di natura divina, il sovrano si rapportava a Thot, dio della scrittura e della cultura, nell'epoca tarda l'immagine del babbuino, l'animale che insieme all'ibis è consacrato al dio, serviva per designare lo ''scriba''. Snefru, Thutmosi III, Amenhotep IV(Akhenaton), Horemheb o Sethi I, numerosi furono i faraoni che hanno scritto degli insegnamenti destinati ai loro successori, il grande papiro Harris, il più lungo che si conosca (42m), sarebbe stato redatto da Ramses III per suo figlio Ramses IV.
All'origine, gli scribi venivano reclutati fra le conoscenze privilegiate della famiglia reale. Verso la fine dell'Antico Regno, lo sviluppo dell'amministazione portò alla nascita di una vera e propria casta degli scribi. Appartenenti per lo più alla classe media, essi costituivano il principale supporto dell'autorità faraonica. Numerosi erano i padri di famiglia che pensavano che ''il più bel mestiere per i propri figli fosse quello dello scriba'', ma cera anche chi diceva ''se sei pigro, se non hai forza e un pò grassoccio, dedicati alla carriera di scriba''.
La formazione veniva acquisita attraverso un iter scolastico. Istruiti nelle ''case della vita'', dipendenti dal tempio, gli apprendisti scribi studiavano a partire dall'età di cinque anni per circa una dozzina d'anni le scritture geroglica e ieratica, la grammatica e i testi classici, ma anche il disegno, il diritto, le lingue straniere, la storia, la geografia e la contabilità. Da semplici copiatori di testi classici e letterati colti, gli scrbi formavano una corporazione di privilegiati, esenti da lavori pesanti, onorati e pagati in natura. L'arte della scrittura era a quei tempi la chiave per ottenere tutti i vantaggi sociali, e non era raro per scrivi d'origine modesta accedere alle più alte cariche dello stato. L'alta considerazione in cui questa professione era tenuta, aveva ripercussioni nelle arti figurative.

I princi reali e gli alti funzionari, come per esempio il governatore di provincia Kai, la cui statua è espsosta al Museo del Louvre, si facevano volentieri rappresentare intenti alla scrittura. Nel III millennio, gli scribi, personaggi saggi e degni, molto stimati dai loro contemporanei, erano onorati di rappresentazioni artistiche degne dei nobili.
La statua del governatore Kai, alta 53cm, viene chiamata ''lo Scriba accovacciato'', risale al XXV secolo a.c., costituisce l'orgoglio della collezione egizia del Louvre, scoperto a Saqqara nel 1850 da Auguste Mariette, che stava cercando il tempio Serapide, è una delle più belle rappresentazioni di uno scriba giunta fino a noi.
La presentazione dello scriba da parte degli artisti egizi era convenzionale. Seduto a gambe incrociate, il segretario di corte teneva disteso sul gonnellino il rotolo di papiro che in genere srotolava con la mano sinistra mentre con la destra si apprestava alla redazione del testo. Accanto aveva i tradizionali strumenti di lavoro: uno stiletto, un astuccio con gli incavi per contenere l'inchiostro in pasta, una cordicella e un piccolo contenitore per l'acqua in cui intingere e ripulirei pennelli.

domenica 19 dicembre 2010

Le onorificenze militari


Le onorificenze che il faraone conferiva consistevano in collane e armi decorate. Il sovrano le concedeva nel corso di una cerimonia che iniziava dalla casa stessa del premiato. Quest'ultimo, funzionario o soldato, si recava a palazzo, dove lo attendeva il faraone. Anche se la maggior parte delle onorificenze premiava il valore in battaglia, altre erano per la fedeltà al sovrano. Un documento dell'ufficiale Ahmose, figlio di Abana, rinvenuto nella sua tomba di el-Kab, informa di alcuni doni offerti dal faraone ai soldati '' parlo a tutti gli uomini, affinché conosciate tutti i favori che ho ricevuto. Mi fu concesso oro sette volte in presenza di tutto il paese e schiavi allo stesso modo, e mi furono dati in proprietà moltissimi campi''.

Per la maggior parte, i premiati erano funzionari vicini alla corte, i rilievi della necropoli di Akhenaton, l'attuale Tell el-Amarna, raffigurano la consegna di onorificenze, come quella dove Ay viene raffigurato con un cono di profumo sulla testa, mentre riceve una grande collana e sul collo sfoggia sei collane con piccoli dischi d'oro. Le collane concesse dal faraone erano l'oro del valore o la collana dell'onore; ''la fama di chi è valoroso proviene da ciò che ha fatto'', recitava un testo dell'antico Egitto.
Una delle onorificenze più famose e conosciute nell'antico Egitto era la collana dalle mosche d'oro. Già dai primi tempi la mosca aveva per gli egizi valore di prevenzione e protezione. Nelle epoche predinastiche compaiono amuleti di pietra a forma di mosche, così come pitture su ceramiche con questo insetto. A partire dal Nuovo Regno esiste già l'onorificenza dell'Ordine della Mosca dorata o Mosca del valore. Come la mosca punge gli animali, il soldato ''pungeva'' i suoi nemici. Alcuni soldati, come un generale agli ordini di Thutmosi I, ricevettero sei mosche d'oro per il coraggio dimostrato davanti ai nemici. Ma queste onorificenze non furono riservate soltanto ai soldati, poiché sono state rinvenute collane con mosche d'oro nelle tombe di diverse spose di Thutmosi III. L'esempio migliore è quello della regina Ahotep, madre del faraone Ahmose, della XVIII dinastia, fondatore del Nuovo Regno; a lei fu concessa per il ruolo politico nella guerra che condusse alla cacciata degli hyksos.

mercoledì 15 dicembre 2010

Introduzione alla storia del Primo Periodo Intermedio


''In verità, il paese gira come la ruota del vasaio..In verità, il deserto è esteso sulla terra coltivata''
Queste terribili parole, tratte dalle Lamentazioni di Ipu-ur, sono un autentico riflesso della tremenda confusione che si ebbe in Editto durante il Primo Periodo Intermedio in cui la monarchia egizia subì la sua prima grave crisi. Le cause della fine dell'Antico Regno furono svariate e tra esse vi furono gli eccessivi tributi per il mantenimento del culto funerario, l'esenzione dei sacerdoti e dei nobili e il crescente potere di questi ultimi. Il Delta fu invaso dagli Asiatici e si scatenò una rivoluzione cui seguì un periodo di anarchia. Secondo Manetone, durante la VII dinastia si succedettero 70 re in 70 giorni. Con il numero 70 intende dire innumerevoli. L'VIII dinastia fu composta da discendenti di quella menfita; conosciamo i nomi di alcuni faraoni. Iti e Imutes inviarono spedizioni allo Wadi Hammamat per ottenere pietre con cui costruire le loro piramidi. All'VIII dinastia seguirono la IX e la X; la capitale fu trasferita a Eracleopoli Magna. Il cambio di dinastia avvenne quando Acotes, nomarca di Eracleopoli, rovesciò Neferikare. Il paese era in crisi: non venivano più compiute spedizioni alle miniere di turchese del Sinai e in Nubia e non si commerciava nemmeno con Biblo. I nomarchi di Eracleopoli lottavano con gli Asiatici per scacciali dal Delta. Ankhtifi, nomarca di Ieracompoli, riuscì, durante il regno di Neferkare VIII, a controllare Edfu. Nel frattempo, a Tebe, una famiglia di nomarchi chiamati Inyotef mostròp la sua intenzione di dominare il paese. Essi si proclamarono faraoni dell'Alto e del Basso Egitto e, racchiudendo il loro nome in un serekh, fondarono l'XI dinastia. Nel 2133 a.C., il nomarca di Tebe, Mentuhotep I, si dichiarò indipendente, iniziò così una guerra civile. Il confine tra queste due fazioni era a Thinis; i nomarchi di Asyut appoggiavano Eracleopoli. Il conflitto terminò con la presa di questa città nel 2010 a.C. e la riunificazione dell'Egitto sotto Montuhotep II (a destra), che fu il vero fondatore del Medio Regno.

martedì 7 dicembre 2010

I simboli della regalità

Nelle raffigurazioni il faraone si riconosce con facilità, grazie a una serie di oggetti che porta o che indossa, i quali lo identificano come colui che governa. Sono simboli della regalità.
Dall'epoca predinastica i governatori delle due confederazioni-quella del Basso e quella dell'Alto Egitto-portavano simboli che li identificavano come faraoni. Quando il paese si unificò (3100 a.C.), il nuovo sovrano recuperò e assimilò molti di essi, che rappresentavano il governo, la protezione e il carattere divino del re. Ma, nel corso della storia dell'Egitto faraonico, il monarca ne aggiunse o ne modificò alcuni, conservandone altri. I più rappresentati furono forse le corone: quella bianca(Hedjet) è la più antica che si conosca, mentre quella rossa(Deshert) e quella doppia(Pa Skhemet) si vedono già nella tavolozza di Narmer. Altre, come quella azzurra, la Khepresh, fatta di tela sulla quale venivano incisi dischi dorati, è stata identificata come un elmo da guerra; comparvero più tardi, mentre quella atef veniva utilizzata solo in alcune occasioni. Il serpente protettore del faraone, l'ureo, è uno dei simboli del re risalenti a prima dell'unificazione, poichè rappresenta la dea del Basso Egitto, Uadjet. Veniva raffigurata accanto a Nekhbet, simbolo dell'Alto Egitto, su un diadema o a partire dal Medio Regno, sulla corona sotto forma di avvoltoio.


Oltre alle corone, il sovrano portava sulla testa il nemes, una specie di fazzoletto a righe che copriva la fronte, pendeva sulle spalle e dietro arrivava fino alla schiena, dove terminava in una sorta di coda. Sopra di esse venivano indossate le corone, ma il nemes veniva propriamente identificato come una di queste. Nelle mani teneva scettri raffiguranti il potere o l'autorità, che risalivano a epoche predinastiche-come l'Uas, identificato con un animale totemico e di significato funerario. Lo scettro era allungato e terminava a un capo in una specie di testa di cane, considerato a volte come il simbolo di Seth, e dall'altro lato era brifido. Lo scettro Heqat, raffigurante il governo, dritto e terminante in una testa curva e arrotondata, è anch'esso molto antico. Alcuni simboli furono associati a una divinità prima che al faraone, come il flagello, emblema di Osiride, di Min e di qualche animale sacro. Un altro scettro era il Sekhem, con il quale il faraone era raffigurato nell'atto di attaccare i nemici e che venne utilizzato anche da alcuni personaggi importanti.

domenica 28 novembre 2010

Il ''sindaco del villaggio''


Le sculture a tutto tondo di personaggi privati raggiunsero il loro apogeo nel corso della V dinastia, durante l'Antico Regno. Il grande realismo del volto del sacerdote Ka-Aper ha reso questa impressionante figura una delle più celebri statue di semplici cittadini della storia dell'arte egizia.
La statua fu rinvenuta nel gennaio del 1860 dal gruppo di archeologi diretti dal francese Auguste Mariette. Gli operai che scoprirono, a Saqqara, le diedero il soprannome di Sheikh el-Beled per la somiglianza con il sindaco del loro villaggio. La figura non reca alcuna iscrizione, ma la mastaba in cui fu ritrovata apparteneva al sacerdote-lettore principale Ka-Aper. La scultura è in legno di sicomoro, un albero di grande conteuto simbolico nell'antico Egitto. Nella stessa tomba furono rinvenute altre due statue di legno. Una di esse appartiene alla moglie del sacerdote. L'altra, di legno più scuro, potrebbe rappresentare Ka-Aper più giovane, ma con aspetto diverso: porta una parrucca e il suo corpo è più slanciato. Al contrario delle statuette di pietra contemporanee, quella di Ka-Aper non presenta un pilastro dorsale come parte del blocco originario: fu dunque realizzata unendo vari pezzi. Il torso si ottenne da un solo blocco, ma le braccia furono scolpite a parte e poi fissate al corpo. La figura è lavorata non solo nella parte frontale, ma anche in quella posteriore, compito che l'artista svolse con grande perizia. Il personaggio è rappresentato in piedi, con la gamba sinistra in avanti, come se stesse compiedno un passo in avanti. Nella mano sinistra tiene un bastone; il braccio destro è steso e la mano è chiusa a pugno. Le sue dimensioni sono considerevoli: misura 1,12 metri di altezza. L'artigiano volle sottolineare la senile pesantezza del corpo, che appare in evidente sovrappeso.
La testa del sacerdote, di lato, lascia intravedere la linea divisoria che segnava la zona dove iniziavano i capelli, che erano neri e furono dipinti sullo strato di stucco che fu applicato all'epoca in cui fu lavorata la statua. Questo strato dovette nascondere, a suo tempo, le giunture e i difetti del legno.

venerdì 26 novembre 2010

L'Egitto nel Barocco

Il Barocco in Europa comprende l'intero XVII secolo e la prima metà del XVIII; rappresenta un periodo di apertura verso un'arte piena di dinamismo, contrasti e audace spettacolarità, nonché di raffinata sensibilità.

Il Barocco offre un immagine dell'Egitto spesso distorta dalla mancanza di conoscenza della sua realtà storica e culturale. Tuttavia, era un elemento abbastanza frequente in numerose opere d'arte di tutto questo periodo, sia come scenario di episodi biblici, come nel caso di rappresentazioni della vita di Mosè o della fuga in Egitto della Sacra famiglia, sia come tema centrale di opere pittoriche e di sculture. Si distinguono, in questo secondo gruppo, episodi della vita di Cleopatra (ad esempio ''Lo sbarco di Cleopatra a Tarso'' di Lorrain, a destra), così come la presenza, a Roma, di obelischi con scritte a caratteri geroglifici, sebbene interpretati con molta libertà e immaginazione. A partire dalle opere di Gian Lorenzo Bernini a Roma, specialmente durante il pontificato di Urbano VIII, le fontane ricoprirono un ruolo di primo piano nel paesaggio romano. Le idee di Bernini saranno poi oggetto di imitazione per molto tempo. Egli inaugurò un nuovo concetto di fontana come scultura vera e propria, attraverso complessi gruppi di figure, e talvolta con l'introduzione di elementi derivati e tradotti dalla cultura egizia. Le fontane di Bernini si adattano allo spazio che le circonda e, allo stesso tempo, formano un elemento dominante dell'insieme. Quindi durante l'epoca del Barocco, l'Egitto fu oggetto di straordinaria attenzione da parte di artisti, che con le loro opere accontentarono il gusto di vari committenti: monarchi, nobili, borghesi e papi.

martedì 16 novembre 2010

Condizione del popolo nell'antico Egitto.


Gli egizi non concepivano la persona come individuo ma come elemento che doveva compiere la propria funzione all'interno della società.
I contadini fornivano il cibo, coltivavano i campi, pagavano le tasse e svolgevano lavori per lo stato, gli operai e gli artigiani fabbricavano ogni genere di prodotti e ricevevano un salario in natura, gli scribi si occupavano della gestione dei mezzi di produzione e le classi dirigenti erano guidate dal faraone.
La società egizia era una catena di lavoro, senza una classe l'altra non poteva vivere, al capo di tutto ciò cera il faraone, poi la nobiltà e i funzionari, i sacerdoti, i militari, gli artigiani e gli operai, e infine gli schiavi.
Le condizioni del popolo comunque erano molto buone, nel senso che in Egitto la disoccupazione non era un problema, la maggior parte del popolo lavorava e contribuiva, la loro settimana lavorativa era costituita da sette giorni di lavoro e poi tre di riposo e l'unica spesa che dovevano affrontare erano quelle personali, un datore di lavoro doveva garantire le cure mediche e il cibo, mentre lo stato garantiva la casa e l'istruzione.
Le donne erano uguale agli uomini per la legge, e in caso di divorzio era garantito il mantenimento pari a più di un terzo dello stipendio del ex marito, se era la donna a chiedere il divorzio manteneva i suoi beni e la casa, e aveva la possibilità dell'affidamento dei figli.
In Egitto cera anche una specie di contratto di matrimonio di prova, nel senso che un uomo e una donna si sposavano per un periodo di sette anni, passato quel periodo decidevano se restare insieme o lasciarsi, nel secondo caso ognuno andava via con quello che aveva all'inizio e i beni comprati insieme divisi a metà; per non parlare del rapporto con la sessualità, che era completamente libero a qualsiasi età, tranne per chi era sposato, poiché l'adulterio era punito severamente, ed è per questo che molti saggi egizi incoraggiavano i giovani ad avere più rapporti possibili, la verginità non era un obbligo ma un dono, c'è un contratto di un uomo che chiese alla donna di mantenersi vergine come dote.
Ogni uomo poteva diventare ciò che voleva, le cariche erano aperti a tutti quelli che avevano determinati requisiti, la famiglia di Ramses il grande era una famiglia di guerrieri ad esempio.

martedì 2 novembre 2010

Le statue dei Faraoni


In Egitto l'arte rifletteva gli avvenimenti quotidiani, le sculture dei faraoni confermavano ciò che si leggi in molte opere dell'epoca: i sovrani erano dotati di un potere soprannaturale, che manteneva l'ordine dell'universo e conferiva loro una natura divina. Le opere arrivate fino ai nostri giorni permettono di leggere nelle loro fattezze e nelle loro pose le vicissitudini del potere reale. Le forme in cui i sovrani sono raffigurati esprimono il loro grado di autorità. Nei momenti di massimo splendore della monarchia, il faraone era un re-dio; al contrario, nelle epoche in crisi, egli era raffigurato in atteggiamento quasi servile. Le regole per ritrarre il faraone furono fissate all'inizio dell'Antico Regno. Una serie di elementi iconografici definiva la regalità, per esempio la posa ieratica, le mani appoggiate sulle cosce, la barba posticcia, i diversi tipi di corone, la cosa di leone o di toro, gli scettri o la grandezza della figura. Nel Medio Regno, il ritratto scultorio del re accentuò i lineamenti che caratterizzavano il volto, nel Nuovo Regno, sotto il governo di Amenhotep III, si pose la costruzione dei colossi; il faraone ''eretico'' Akhenaton favorì la stilizzazione e l'iperrealismo; infine, nel Periodo Tolemaico, le figure si ellenizzarono. Fu utilizzato un vasto repertorio di forme e canoni per rappresentare il sovrano: dalle immagini destinate a preservare l'anima del defunto, a quelle che simboleggiavano il potere del faraone, come le sfingi, passando per quelle in cui il faraone era accompagnato da dei. In tutte il re suscita una sensazione di maestosità. La cura con cui gli artisti raffiguravano il faraone esprime il ruolo chiave che il re aveva nella civiltà egizia. La grandezza del corpo, le fattezze del volto e l'atteggiamento del sovrano erano caratteristiche che lo distinguevano dal resto delle figure umane.
Le sculture dei faraoni venivano realizzate nelle botteghe reali. Numerosi artigiani disegnavano le fattezze del re sui blocchi di pietra di vari tipi e grandezze. La decorazione di alcune tombe di nobili e gli scavi delle botteghe della città di Akhenaton sono serviti a conoscere le fasi di elaborazione di una statua. In primo luogo, il faraone posava per lo scultore di fiducia. Da questo modello veniva ricavato un gesso che serviva per realizzare i ritratti successivi. Poi un gruppo di operai si occupava di eseguire le figure.

martedì 26 ottobre 2010

Il Museo Egizio del Cairo:I vasetti di Yuya


In un angolo della camera funeraria di Yuya e Tuya erano stati deposti dei finissimi vasetti di fattura originale e inconsueta. Fissati a un'unica base lignea, essi sono fabbricati in calcare dipinto di bianco, a imitazione del più prezioso alabastro. Pur rappresentando un gruppo omogeneo, i quattro recipienti sono leggermente diversi tra loro per forma e decorazione: tre di essi sono dotati di anse di varia foggia, mentre il quarto è ornato da un beccuccio che termina a testa di stambecco. I coperchi sono sormontati dalle efigi di alcuni animali: una testa di vitello pezzato nero, uno stambecco accovacciato, una rana e una testa di vitello pezzato rossa. Sul corpo di ogni vaso è dipinta un'iscrizione in geroglifico corsivo su fondo giallo. Il breve testo costituisce per ''l'Osiride Yuya giustificato'', secondo una fraseologia usata per i defunti, identificati con il dio dei morti. I vasi, per pochi centrimetri, costituivano un'imitazione dei veri recipienti destinati a contenere oli e unguenti per l'Oltretomba. Secondo gli antichi Egizi la presenza dei contenitori, seppur fittizi, garantiva magicamente la fornitura del loro ipotetico contenuto al defunto.

Dati

Materiali: Calcare dipinto
Altezza: 25 cm
Lunghezza: 38 cm
Luogo del ritrovamento: Valle dei Re, tomba di Yuya e Tuya
Epoca: XVIII dinastia, regno di Amenhotep III(1387-1350 a.C.).
Archeologo: Scavi del servizio delle antichità egiziano di Th.M.Davis.
Sala: n°43

lunedì 18 ottobre 2010

La festa Sed: il giubileo del faraone


In accordo con la sua dimensione umana, il re era soggetto al deperimento fisico con il passare degli anni. Tuttavia, in quanto essere divino, egli non poteva subire un così grave contrasto. Per risolverlo era necessario, attraverso i riti della festa Sed, o Heb Sed, un rinnovamento completo delle sue forze vitali. La festa Sed era uno degli eventi più importanti del regno di un faraone; perciò, la maggior parte dei codumenti che la riguardano esprime il desiderio di celebrare giubilei. Tale desiderio, sembra essere in qualche modo collegato al tempo, alal durata della vita e del regno: terminare il periodo che segna una ''generazione di 30 anni''. Una volta finito questo periodo, le forze vitali del re dovevano rinnovarsi. La prima festa Sed, tranne alcune eccezioni, veniva celebrata nel 30°anno di regno, e alcuni faraoni ebbero occasione di ripeterla a intervalli più brevi, di tre o quattro anni. Ramses II arrivò a celebrare quattordici feste Sed. Tuttavia, non ci è giunta nessuna testimonianza completa di questa festa; è molto probabile che i riti compiuti fossero scritti su papiro. Quando il sovrano aveva rinnovato le sue forze vitali, eseguiva una corsa rituale, prova del rinnovamento della sua forza fisica. In un rilievo della ''Cappella Rossa'', che la regina Hatshepsut fece erigere nel grande tempio di Amon, a Karnak, la sovrana è raffigurata mentre compie la corsa rituale in compagnia del toro Api. Uno dei momenti culminanti dell'Heb Sed era quando il sovrano veniva incoronato nuovamente re dell'Alto e del Basso Egitto. A Deir-el Bahri, Howard Carter, scoprì una grandiosa statua del re Nebhepetra Montuhotep II (a destra), realizzata in pietra arenaria dipinta, avvolta in lino e posta vicino a un sarcofago vuoto. La statua era sdraiata sul fianco sinistro, posizione nella quale venivano sistemati i morti nel Medio Regno. Raffigura il re seduto, con la corona rossa del Basso Egitto e il corpo avvolto nella tunica della festa Sed. Si tratta di uno dei pochi esempi giunti fino a noi della sepoltura di una statua durante la celebrazione dei rituali dell'Heb Sed. Essa simboleggiava il re invecchiato che andava a ''riposare'' nella tomba in attesa di recuperare le sue energie vitali in tale festa.

domenica 3 ottobre 2010

Il canale youtube di Kemet: egitto0020, il portale video dell'Antico Egitto

Associato a questo blog, ormai da molti mesi esiste un canale youtube dove pubblico video di interesse egittologico e culturale. Il mio scopo è pubblicare filmati a carattere divulgativo per trasmettervi informazioni basilari, ma anche recuperare vecchi documentari che senza il mio intervento andrebbero persi. Questi sono alcuni titoli che troverete su egitto0020:
Costruzione di un impero:Egitto (History Channel)
Alessandro Magno (Il filo di Arianna)
Cleopatra (Enigma)
Carter (BBC)
Champollion (BBC)
Belzoni (BBC)
Egitto, alla ricerca dell'eternità (National Geographic)
Tutankhamon, la verità svelata (Discovery)

Questi sono solo alcuni titoli che sono a disposizione o che lo saranno a breve.
Per qualsiasi richiesta scrivetemi: waset@live.it
Per segnalazioni o informazioni: kemet@live.it

venerdì 1 ottobre 2010

Cleopatra, dal mito alla storia: Il ritratto filo-romano degli antichi


Uno dei migliori biografi moderni di Cleopatra, W.W.Tarn, scrive che contro di lei ''venne lanciata una delle più terribili campagne d'odio della storia; nessuna accusa era troppo bassa per non esserle scagliata contro, e le colpe attribuitele da allora sono riecheggiate per il mondo''. Con una serie di articoli, ho intenzione di tracciare diversi ritratti della regina Cleopatra, per poi passare ad un analisi storica della figura della regina, basata sui reperti e i ritrovamenti degli egittologi. Partiamo con la figura tracciata dagli autori romani, che ne hanno fatto il simbolo della lussuria e della vanità.

Poiché spesso scrivono per glorificare il regno di Augusto, gli autori antichi contribuiscono a creare l'immagine di una Cleopatra pericolosa seduttrice, che mette a repentaglio la sicurezza dell'Occidente. Così accade anche ai poeti contemporanei di Augusto, come Virgilio, Properzio e Orazio; nel I secolo d.C. Lucano dedica la sua epopea, la Pharsalia, alla gloria di Pompeo e alla denuncia di Cesare e di Cleopatra; l'epitomatore romano Floro (II secolo d.C.) e lo storiografo greco Dione Cassio, suo contemporaneo, mostrano una netta propensione per Augusto. A loro si può aggiungere lo storico ebreo Flavio Giuseppe che, nel I secolo d.C., si presenta come acceso partigiano dei romani e del re di Giudea, Erode, nemico di Cleopatra. A questi attacchi violenti, si oppone la voce romanzesca di Plutarco, biografo e moralista greco (49-120 d.C.). Plutarco si basa su fonti di prima mano: le testimonianze verbali raccolte dai membri della sua famiglia vissuti ad Alessandria ai tempi di Cleopatra (suo nonno partecipò alla battaglia di Azio tra le file di Antonio) e il diario del medico personale della regina, Olimpo.

''Questa principessa ambiziosa e avara, dopo aver perseguitato in modo così crudele i propri consanguinei, che non ne restava più nessuno vivo, rivolse il suo furore contro gli estranei. Calunniò presso Antonio i più abbienti e lo indusse a farli morire per impossessarsi del bottino''. Flavio Giuseppe, Guerra Giudea.




''L'incestuosa Tolomeide [...]. L'empia sorella si sposa col fratello, già sposa del condottiero latino e, passando da un marito all'altro, possiede l'Egitto e si guadagna Roma''. Lucano, Pharsalia, X, 68 e 357-359.



''Si deve bere, e con il piede battere la terra in libertà, ora, era già tempo, amici, di ornare il convito sacro degli dei con vivande dei sacerdoti Salii. Era sacrilegio, prima d'ora, trarre dalle cantine avite il Cecubo riposto, mentre al Campidoglio preparava la regina folli rovine e morte all'impero, lei, col suo greggio immondo di uomini turpi, sfrenata nelle sue speranze, ubriacata dalla dolce sua fortuna. Ma fu follia placata da quella sola nave scampata al fuoco, e la sua mente allucinata dal vino di Mareia Cesare ricondusse alla realtà paurosa, incalzando con la forza dei remi lei che veloce fuggiva dall'Italia, come sparviero incalza le tenere colombe, come il cacciatore le lepre che corre nelle pianure della nevosa Emonia, per consegnare alle catene quel segno funesto del destino. Ma nobilmente lei cercò la morte; non ebbe femminile timore della spada né ripiegò con la flotta veloce verso coste remote: e osò guardare la sua reggia umiliata con sereno sguardo, coraggiosa a toccare terribili serpenti per assorbire nel suo corpo il nero veleno, resa più fiera dalla morte così deliberata, per sottrarsi ai vascelli nemici, per impedire d'essere condotta, come donna comune, lei, donna regale, al superbo trionfo''. Orazio, Odi, 1-37.


''Quindi [per sedurre Antonio] ella aveva preparato un appartamento splendido e un letto sontuoso; si era adornata con una certa trascuratezza e (colmo della raffinatezza)i suoi abiti da lutto mettevano in risalto il suo splendore''. Dione Cassio, Storia Romana, 51.


''Due sono state le perle più grandi di tutti i tempi; entrambe le possedette Cleopatra, ultima regina d'Egitto, avendole ricevute dalle mani dei re dell'Oriente. Costei, mentre ogni giorno Antonio si rimpinzava di cibi raffinati, con un superbo e al tempo stesso sfrontato disdegno, come una regina meretrice, denigrava ogni suo lusso e l'apparato dei suoi banchetti; e poiché egli le chiedeva che cosa di poteva ancora aggiungere a quella magnificenza, rispose che avrebbe in una sola cena consumato dieci milioni di sesterzi. Antonio desiderava apprendere il modo, ma non credeva che la cosa fosse possibile. Quindi, fatta la scommessa, il giorno successivo-quello in cui si svolgeva il giudizio-fece apprestare ad Antonio una cena peraltro magnifica, affinché quel giorno non andasse perduto, ma di ordinaria amministrazione. Antonio scherzava e chiedeva il conto delle spese. Ma la donna, confermando che si trattava di un corollario, che quella cena sarebbe costata il prezzo fissato e lei da sola avrebbe mangiato dieci milioni di sesterzi, ordinò di portare la seconda mensa. Secondo le sue istruzioni, i servi posero davanti a lei soltanto un vaso d'aceto, la cui forte acidità fa sciogliere fino alla dissoluzione le perle. Portava alle orecchie quei gioielli più che mai straordinari:un capolavoro veramente unico in natura. Pertanto mentre Antonio aspettava di vedere che cosa mai avrebbe fatto, toltisi una delle due perle, la immerse nell'aceto e, una volta liquefatta, la inghiottì. Gettò la mano sull'altra perla Lucio Planco, giudice di quella scommessa, mentre la donna si preparava a distruggerla alla stessa maniera; e sentenziò che Antonio era vinto: presagio che si è verificato. La fama accompagna la gemella di quella perla:una volta catturata la regina, vincitrice di una controversia così importante, la perla fu tagliata in due, affinché ad entrambe le orecchie di Venere, a Roma, nel Pantheon, vi fosse la metà della loro cena''. Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, X, 58.


''Cleopatra ha potuto soggiogare un vecchio con i suoi sortilegi'' Lucano, Pharsalia, X, 260.



''Ahimé, soldati romani(non lo vorreste credere, o posteri!)venduti come schiavi a una femmina''. Orazio, Odi e Epodi, 9, 11-12.



''Noi siamo senza dubbio Romani e comandiamo la più vasta e la migliore fra le terre abitate:è indegno dei nostri padri l'essere disprezzati e calpestati da una femmina egiziana![...] Tutti eroi[...]sarebbero feriti, eccome, se si accorgessero che siamo caduti in mano a un flagello di donna!Antonio stesso è diventato''lo schiavo di una femmina'', è ''effeminato'', ''si comporta da femmina''.''. Dione Cassio, Storie, 50, 24.




''I suoi unici amori certi furono Cesare e Antonio. E' ben poco, se si pensa alla vita turbolenta dei romani suoi contemporanei!E inoltre quelle relazioni furono riconosciute ufficialmente''. Plutarco, Vita di Antonio.




sabato 18 settembre 2010

La lista Gardiner: parte 1

Per continuare lo studio dei geroglifici è necessario mettervi a disposizione uno strumento indispensabile. Alan Gardiner (Eltham, 1879 – Oxford, 1963), autore della migliore grammatica geroglifica ancora in circolazione, grande studioso di papirologia e egittologo eccezionale, nei primi anni venti mise appunto una lista per classificare i geroglifici. Questa lista ormai è diventata uno strumento a cui non si può rinunciare per l'apprendimento dello geroglifico. Inizierò con postarvi la lista in questa prima parte, successivamente pubblicherò i codici di riferimento(che potete già notare sotto ad ogni geroglifico). In ogni caso è mia intenzione ampliare e migliorare questa lista, attraverso la mia decennale esperienza introdurrò altri simboli.



sabato 11 settembre 2010

Amenhotep III e i suoi scarabei: scarabeo di Ty




Il faraone Amenhotep III è famoso per la lunga serie di scarabei che diede ordine di incidere durante il suo regno, i più famosi sono cinque; oggi parleremo di quello che a mio avviso è il più importante. Questo scarabeo è noto in 56 esemplari. Benché solitamente classificato quale ''scarabeo del matrimonio'', l'iscrizione non è commemorativa dello sposalizio di Amenhotep III con la regina Ty, avvenuto nell'anno quinto di regno; è pertanto più corretta la dizione ''scarabeo di Ty''. Nel testo vengono citati anche i genitori della regina: Yuia, sacerdote nella città di Akhmim e Tuia; i suoceri del faraone vennero poi sepolti, fatto abbastanza raro per personaggi di sangue non reale, in una tomba della Valle dei Re.

TRASCRIZIONE:
ank hr ka nkht kha m Maat Nbty smn hpw sgrh tawy hr nbw aa khpsc hwi sttyw n-sw-bit Nb-Maat-Ra sa ra Imn-htp(w) hka Wast dy ankh hmt nsw wrt tyy ankh.ti rn n it.s Ywia rn n mwt.s Twia hmt pw nt nsw nkt tasc.f rsy r Kry mhty.f r Nhrn


TRADUZIONE:

Possa vivere l'Horus ''Toro possente che appare come Maat'', le Due Signore '' colui che rende salde le leggi e pacifica le Due Terre'', l'Horus d'Oro ''grande di potenza, che colpisce gli Asiatici'', re dell'Alto e Basso Egitto Nebmaatra, figlio di Ra ''Amenhotep, principe di Tebe'' che sia dotato di vita!. La grande sposa reale Ty che possa vivere!. Il nome di suo padre è Yuia; il nome di sua madre è Tuia. Lei è la moglie del re potente, il cui confine meridionale è a Karoy e quello settentrionale alla Naharyna.

domenica 5 settembre 2010

Karnak, ricostruzione dell'antico tempio


Come era l'antico tempio di Karnak quando fu costruito?quali erano i suoi colori?cercherò con le immagini in mio possesso di ricostruirlo e di tracciare un ritratto complessivo di questa straordinaria opera egizia.
A destra potete vedere un immagine sovrapposta del moderno sito con quello originale, si percepiscono così le prime differenze.

''Io so che Karnak è l'orizzonte sulla terra, l'augusto sorgere del sole al tempo delle origini, l'occhio sacro del Signore Onnipotente, la sede del suo cuore, che si riveste della sua bellezza e ospita tutti i suoi fedeli''
Così la regina Hatshepsut scriveva su uno dei suoi obelischi.


Le origini del tempio di Karnak (dall'arabo karnaka, fortezza) risalgono al Medio Regno; a questo periodo appartiene il santuario originario, del quale rimangono oggi scarsissime tracce. In epoche successive, per altri 2000 anni, le costruzioni si succedettero incessantemente: tutti i faraoni apportarono un loro contributo al tempio, che venne così ampliandosi progressivamente, dall'interno verso l'esterno, fino a raggiungere le dimensioni attuali, che ricoprono una superficie complessiva di circa 1400x500m. In questo spazio sono inseriti tre grandi comprensori sacri:a nord quello dedicato al dio locale Montu, al centro il più grande, quello del dio Amon, a sud quello delle dea Mut, compagna di Amon.Il grande tempio di Amon, o tempio di Karnak, occupa un'area di 600x500m ed era chiamato Ipet-set, ''il luogo eletto''. L'ingresso al tempio avviene attraverso il 1°pilone, iniziato nella XXX dinastia e lasciato incompiuto a circa 2/3(32m) dell'altezza totale in epoca tolemaica, proceduto da un viale di sfingi a testa di ariete. Il primo ambiente è un grande cortile quadrato, al centro del quale si trova un chiosco con dieci colonne costruito dal faraone Taharqa della XXV dinastia; una sola di queste colonne è sopravvissuta. Sulla destra un piccolo tempio di Ramses III, a sinistra un santuario formato da tre cappelle contigue dedicato da Sethi I alla triade tebana, composta da Amon, Mut e Khonsu.
Il secondo pilone dà accesso alla grande Sala Ipostila, una delle più stupefacenti costruzioni di tutta l'antichità:la sala, che copre una superficie di 4983m e misura 102m di larghezza per 53 di profondità, contiene 134 colonne in 16 file, di cui quelle che costeggiano la navata centrale sono alte 23m e hanno dei capitelli di dimensioni tali che potrebbero ospitare 50 uomini in piedi; la sezione centrale è più alta di quelle laterali, in modo da creare tre navate, i cui soffitti, di altezza disuguale, che diffondevano una luce attenuata. Sethi I iniziò i lavori della sala, che venne completata da suo figlio Ramses II.
Inoltrandoci nel tempio, incontriamo altre straordinarie costruzioni: gli obelischi di Thutmosi I e di Hatshepsut, esemplari singoli di quelle ch originariamente erano due copie; quello di Hatshepsut in particolare, oltre ad essere il più alto presente in Egitto, più di 30m per un peso complessivo di circa 320 tonnellate, presenta sulle sue facce scene di contenuto rituale e dei bellissimi geroglifici.Segue la cosiddetta Sala degli Annali di Thutmosi III, nella quale si trovavano due splendidi pilastri di granito rosa decorati con le piante araldiche d'Egitto, il loto del sud e il papiro del nord, che conservano ancora i loro colori originali; sui muri che circondano la vasta area, che include il santuario di cui parleremo più avanti, sono riportate le cronache delle 17 campagne militari che Thutmosi condusse, principalmente nell'area medio-orientale, e che portarono i confini dell'Egitto alla loro massima estensione, Gli Annali costituiscono la più lunga (225 righe di testo) ed importante iscrizione storica di tutto l'Antico Egitto e contengono, oltre alle descrizioni degli eventi militari, anche l'elenco dettagliato dei tributi che le singole regioni sottomesse inviavano all'Egitto: si tratta di enormi quantità di prodotti, manufatti e materiali preziosi. All'interno dei muri della Sala degli Annali si trovano il santuario che conteneva le barche sacre. Fu edificato da Filippo Arrideo, fratellastro di Alessandro Magno, in sostituzione di edifici precedenti, tra cui una cappella di Hatshepsut e una di Thutmosi III. Questo santuario è realizzato in granito, di forma rettangolare, ed è ornato di rilievi sia all'interno che all'esterno, con i colori ancora ben visibili; è splendido, tra i rilievi esterni, quello che riproduce la processione nella quale la barca sacra di Amon è portata a spalle dai sacerdoti. Oltre il santuario si trova un vasto spazio aperto, al centro del quale rimangono le scarsissime tracce, risalenti al Medio Regno, di quello che era il nucleo originario del tempio:dei blocchi d'alabastro, e niente più.



Ancora più avanti, il monumento con il quale si è soliti terminare la visita al tempio di Karnak: lo splendido edificio, costruito da Thutmosi III, che gli egizi chiamavano Akhemenu, ossia ''radioso per i monumenti''; la denominazione abituale, oggi, è quella di Salone delle Feste, in quanto in questo sito venivano officiati i riti di rinnovamento del potere regale del faraone. Il tempio misura 44m di larghezza per 16 di profondità, e inizia con un porticato a pilastri che circonda tutto l'edificio, a cui fa seguito un'ampia sala a colonne; queste presentano una particolarità nel capitello, che è a forma di calice capovolto, volendo con ciò riprodurre la sommità dei picchetti che sorreggevano la tenda del padiglione nel quale originariamente venivano celebrati i riti del giubileo reale. All'interno della grande sala i colori sono ancora magnifici, anche nel grande soffitto dipinto di blu che fa da sfondo alle stelle dorate a cinque punte.
In una sala attigua, che viene abitualmente conosciuta con il nome di Orto Botanico, Thutmosi III fece riprodurre le immagini della flora e fauna esotica conosciuta nei paesi del Mediterraneo orientale, in particolare la Siria ( Retenu in geroglifico).
Sulla stra del ritorno, a sud del grande tempio di Amon, si incontra il Lago Sacro, il più grande d'Egitto, che misura 200x117m; era utilizzato per la abluzioni dei sacerdoti e forse anche per delle brevi navigazioni in occasione di feste liturgiche, ed aveva anche un significato mitico e simbolico, in quanto simboleggiava le acque Nun, l'oceano primordiale dal quale aveva avuto origine la vita. Accanto ad un edificio del re nubiano Taharqa della XXV dinastia, oggi molto deteriorato, si trova un blocco di granito rosa sul quale troneggia la statua di un gigantesco scarabeo, dedicato da Amenhotep III al dio Khepri, la forma del sole nascente, e che, proveniente forse dal tempio funerario del sovrano, sulla riva occidentale, venne trasportato qui dal faraone Taharqa.
Questo era una visita virtuale del tempio, per conoscere le sue bellezze e capirne il valore, sotto ho postato un video che mostra la ricostruzione di parte del tempio di Karnak.



sabato 4 settembre 2010

Nefertari, quale era il suo aspetto fisico?


Pensando a questa donna straordinaria, mi sono chiesta quale poteva essere il suo aspetto fisico. Le varie rappresentazioni che abbiamo di lei la ritraggono come una donna alta, slanciata, dai capelli neri, con occhi profondi e un viso ovale.

Della regina Nefertari, al contrario dell'altra bellissima d'Egitto Nefertiti, possiamo solo ipotizzare un suo ritratto, quindi sulla base delle raffigurazioni arrivate fino a noi e sfruttando le mie capacità artistiche ho tracciato il ritratto che vedete a sinistra.
Come potete notare, ho deciso di creare un immagine lontana dai canoni egizi, nessuna corona, nessun segno faraonico o trucco allungato; mi sono solo soffermata nel ritrarre quello che secondo me poteva essere il suo aspetto.
Un viso ovale ma forte, una bocca carnosa, occhi profondi e a mandorla, zigomi alti ecc.
Non so quale sia stato l'effettivo aspetto fisico della regina Nefertari, ma secondo me la sua bellezza e l'eleganza che aveva si rispecchiano molto in questo schizzetto.

martedì 31 agosto 2010

L'amore che ho per te...




Stavo ripensando ad un antico poema d'amore, ed è incredibile come ancora oggi queste parole siano così significative..

''L'amore che ho per te è diffuso nel mio corpo come il sale si scioglie nell'acqua, come il frutto della mandragola si impregna di profumo, come l'acqua si mescola al vino! Io sono la tua amata,la prima(l'unica), sono tua come il pezzo di terra che ho seminato di fiori per te,il mio corpo è felice, è in gioia il mio cuore per il nostro camminare insieme, è dolce come mosto udir la tua voce, vivo quando la odo, se ti vedo è meglio ogni sguardo per me che mangiare e che bere!''



lunedì 30 agosto 2010

La Posta dell'Estate


Dopo un lungo periodo di pausa ritorno con il mio blog, inizio postando alcune e-mail che ho ricevuto questa estate.



18 Giugno 2010 da Maria di Turisti per Caso
Ciao Nefertari, ho letto che sei un egittologa e volevo chiederti una cosa che mi domando dalle scuole medie, la funzione del faraone può essere paragonata a quella dei re inglesi?


Risposta

Ciao Maria, credo che da un certo punto di vista il paragone potrebbe calzare, il faraone era non solo il capo dello stato ma anche quello della religione; anche se i poteri e le possibilità dei sovrani inglesi sono molto ridotti rispetto al potere dei re d'Egitto.



23 Luglio 2010 da Davide di Egittologia.net

Ciao Nefer, volevo chiederti di consigliarmi qualche ottimo volume per iniziare lo studio dell'Antico Egitto. Grazie.


Risposta

Ciao Davide, posso consigliarti quattro volumi che sono la base dell'Egittologia:
-Sulle rive del Nilo di E.Bresciani
-L'Enciclopedia dell'Antico Egitto di E.Bresciani
-Come leggere i geroglifici egizi di Collier/Manley
-L'Arte egizia di C.Aldred
Naturalmente ti consiglio i testi di Franco Cimmino, Sergio Donadoni, Silvio Curto e quelli editi dall'Ananke Edizioni.

20 Agosto 2010 da Antonio di Facebook
Ciao Jenny, complimenti per il tuo gruppo, davvero particolare, io volevo domandarti invece se potevi darmi qualche consiglio per un viaggio in Egitto, soprattutto vorrei sapere il migliore tour operator. Grazie.


Risposta

Ciao, i consigli che posso darti sono gli stessi che puoi trovare in giro per internet o sul mio spazio in TPC (Turisti per Caso).
Per quanto riguarda il tour operator i migliori sono due, per chi ha meno soldi, consiglio Alpitour; mentre per chi ha qualche soldino in più non posso non consigliare la Rallo Viaggi.



Passiamo ora ai messaggi divertenti e bizzarri, ne ho selezionato due, entrambi ricevuti prima dell'estate, che per certi versi ci aiutano a capire l'Antico Egitto nell'immaginario popolare.




Anonimo del 19 Aprile 2010


Ciao Nefertari, non so più a chi chiedere, volevo sapere se tu puoi aiutarmi a trovare le testimonianze storiche della pratica del Hom-Dai. Grazieee ^^
Risposta

Ciao, l'Hom-Dai è un invenzione hollywoodiana, che non ha nulla a che fare con l'Antico Egitto, quindi le uniche testimonianze che troverai di questa pratica sono nei film ''La Mummia'' e la ''La Mummia- il ritorno''. Ciao e buona visione..



Anonimo del 22 Maggio 2010

Ciao Jenny, ho una cosa da chiederti, una mia curiosità personale, quanti schiavi morirono durante la costruzione delle piramidi di Ghiza?
Risposta
Buonasera, posso risponderti con una certa sicurezza o approssimazione dicendoti nessuno, poiché gli uomini che lavorarono alla costruzione delle piramidi della piana di Giza erano lavoratori pagati.

lunedì 9 agosto 2010

Il Mammisi di Dendera


Mammisi è un termine che Champollion prese dal copto e significa ''casa di nascita''. Indica piccoli templi di epoca tolemaica e romana che si trovavano di solito vicino all'entrata del tempio principale. Nei mammisi avveniva il mistero della nascita della divinità che avrebbe completato la triade del tempio. Il primo esempio di mammisi sembra essere stato un rilievo all'interno del tempio di Hatshepsut, a Deir el-Bahri, dove è narrata la sua nascita: Amon, guidato da Thot, si avvicina ad Ahmes e in tal modo concepisce Hatshepsut. Anche nel tempio di Amenhotep III a Luxor sono descritti in un rilievo il matrimonio di Mutemuya e Amon e la nascita del nuovo sovrano: così veniva legittimato il potere dei faraoni. Come templi, i mammisi furono costruiti a partire dal Periodo Tolemaico; vi si rappresentava il mistero della maternità di Iside, data la fama acquisita della dea nella Bassa Epoca: la monarchia, per essere altrettanto popolare, si legò al suo culto. Per assimilazione, si celebrava nel mammisi la nascita del re, incarnazione del nuovo dio. Questi templi sono formati da un colonnato che circonda un edificio rettangolare, con pronao e tre stanze. I mammisi più noti si trovano a Edfu, Dendera e File. Dendera fu un importante centro nell'Antico Regno, nel Primo Periodo Intermedio e in quello Tolemaico, come dimostrano il tempio dedicato ad Hathor; Dendera, l'antica Iunet, si trova nell'Alto Egitto. Il suo complesso religioso è circondato da un muro di mattoni crudi. Al suo interno si trova il tempio principale di Hathor. Accanto vi sono due mammisi, il più antico risale al Periodo Tolemaico e fu iniziato da Nectanebo. Ma il più noto è quello di Traiano (98-117 d.C.), di epoca romana, con la struttura dei grandi templi:il cortile, la sala ipostila (oggi distrutti), la sala delle offerte, il vestibolo e il santuario. Questo mammisi celebra la nascita di Ihy, figlio di Hathor e presenta nella parte esterna del muro sud cinque colonne papiriformi alternate con altrettanti muri ricchi di decorazioni a rilievo.



Traiano difronte ad Horus e Hathor

Hathor ha le corna bovine e il disco solare, la cuffia a forma di avvoltoio è simbolo del potere sull'Alto Egitto. Hathor assistita dagli dei, darà alla luce Ihy, in questo periodo tardo fu associata a Iside, con cui di solito veniva confusa. Questa divinità fu venerata a Dendera dall'Antico Regno. Horus di Edfu era lo sposo della dea di Dendera. Poiché era identificato con Ra Harakhte, presenta la stessa iconografia:corpo antropomorfo e testa di falco, con il disco solare. Il faraone/imperatore Traiano, vestito come un egizio, porta delle corna orizzontali su cui si possono vedere tre motivi uniti.



Traiano con Hathor e Ihy

La rappresentazione dei fiori di loto è molto comune nell'iconografia egizia, come simbolo dellavegetazione che il fiume Nilo fa crescere ogni anno.
La dea Hathor abbraccia suo figlio Ihy mentre lo allatta. Egli porta la ciocca della gioventù, propria degli dei che sono ancora bambini. Traiano cinge la corona Pschent, simbolo dell'unione del Doppio Paese. La bianca è l'emblema dell'Alto Egitto e quella rossa del Basso Egitto.



Traiano davanti a Hathor e Ihy con la corona rossa

In quattro rilievi di questo muro esterno del mammisi è raffigurata Hathor mentre allatta Ihy, scena che si trovava già nelle rappresentazioni di Iside e Arpocrate. In questa Traiano viene rappresentato con la corona rossa, emblema del Basso Egitto, mentre venera la dea e suo figlio. Visto che il faraone è anch'esso presente nelle scene della nascita del nuovo dio, egli è raffigurato con diversi copricapi; era un modo di integrarsi in una cultura diversa, visto che era consuetudine per gli egizi ormai accettare come faraone, anche se si trattava di uno straniero, colui che assumeva tutti gli obblighi (titoli, attributi) e che accettava i costumi egizi (divinità, lingua).



Traiano con Ihy(Horus) e Hathor

In tutte queste rappresentazioni in cui si vede Hathor che allatta, possiamo notare una figura alle sue spalle, si tratta dello stesso Ihy, che qui viene presentato con gli attributi di suo padre Horus:la doppia corona; si confonde in tal modo con Horo bambino, chiamato generalmente Arpocrate. Nel mammisi di Nectanebo, sempre a Dendera, si trovava la scena del concepimento di Ihy.




Traiano identificato con Sobek davanti ad Hathor e Ihy

Il faraone porta una corona con corna ritorte, su cui vi sono anche il disco solare, due piume e due urei, copricapo con cui si identifica il dio Sobek.

venerdì 23 luglio 2010

La produzione della ceramica


I resti archeologici più abbondanti in Egitto sono in ceramica, materiale utilizzato per la fabbricazione di oggetti che servivano come supporti per la scrittura. Lo studio della ceramica può fornire dati concernenti la cronologia, l'uso, lo provenienza e il commercio. La maggior parte degli oggetti veniva realizzata con argilla del Nilo, poiché, dopo la cottura, restava di colore rossiccio. Gli oggetti furono modellati a mano fino all'Antico Regno, quando fu utilizzata una piattaforma girevole mossa con le mani. Durante il Nuovo Regno fu inventata la ruota da vasaio. I vasi di pietra erano destinati soprattutto all'uso funerario, per la vita quotidiana si usava la ceramica. Vasi, piatti, coppe, recipienti e anfore erano di argilla e di decoravano o meno a seconda della loro funzione. Le ceramiche si distinguono a secondo del tipo di argilla impiegato per la loro fabbricazione, esiste argilla di colore rosa pallido e grigiastro. La ceramica fatta con il limo del Nilo serviva per il vasellame di uso quotidiano. Con l'argilla calcarea, estratta soprattutto da Qena, nell'Alto Egitto, si produceva quella di lusso. All'argilla veniva aggiunti altri elementi (come paglia o sabbia) per sgrassare o per rendere la massa compatta. La forma della ceramica indica contatti con la Palestina. La ceramica così ottenuta veniva decorata di rosso e con disegni che scomparvero all'inizio del periodo dinastico.
Dal periodo predinastico gli egizi crearono un tipo di ceramica che imitava il turchese e il lapislazzuli, chiamata faience: una maiolica, che si fabbricava con argilla, calce, quarzo triturato e cenere. Si dava uno strato di vernice di colore blu o verde, che conferiva un aspetto di smalto. La decorazione nera si applicava con manganese. Questo procedimento fu utilizzato fino all'epoca della dominazione islamica.

lunedì 19 luglio 2010

Ferlini e la scoperta del tesoro di Amanishakheto


Nell' anno 1834, Giuseppe Ferlini, medico militare al servizio delle truppe di occupazione egizie nel Sudan stazionate a Khartoum, chiese il permesso per effettuare scavi archeologici nella zona. ''Sono ansioso di dare un contributo utile alla storia'', affermò il giovane avventuriero italiano. In verità aveva in mente i ''colleghi'' europei, i quali, rovistando nelle antiche terre della Valle dei Nilo, erano stati protagonisti di imprese fortunate e avevano dato l'impulso alla nascita delle grandi collezioni egizie dei principali musei europei. Ferlini iniziò le esplorazioni nel vicino Wadi ben Naga e a Musawwarat, ma senza successo. Si spostò quindi 200 chilometri a nord di Khartoum, dove, sulla riva sinistra del Nilo, giacciono le rovine di un'antica città, Meroe, la leggendaria metropoli del regno di Kush, la capitale ''degli altri Etiopi'', come li aveva chiamati Erodoto.
La città, riscoperta circa mezzo secolo prima da James Bruce, l'esploratore scozzese che nel 1772 aveva individuato le sorgenti del Nilo Blu, era nota grazie alle descrizioni fornite dalle tavole di Frederci Cailliaud:nel paesaggio che tanto aveva entusiasmato il viaggiatore francese spiaccavano le curiosi piramidi, simili certo, eppure diverse, lontano nello spazio e nel tempo da quelle dell'Antico Egitto. Le pareti di questi monumenti, meno alti di quelli faraonici (raggiungono al massimo i 64 metri), erano molto più ripide e la cima non terminava a punta bensì in una piccola piattaforma, in origine decorata con un disco in ceramica smaltata verde e celeste, che simboleggiava il sole. Dopo numerosi scavi, che si concludono in un generale insuccesso, Ferlini decise di compiere un ultimo tentativo. La scelta cadde sulla piramide maggiore, quella della regina Amanishakheto. In un'incisione di Cailliaud (1821) il monumento è raffigurato ancora quasi intatto, solo con la cima rovinata e un profondo squarcio a metà circa della facciata orientale. I lavori di Ferlini cominciano dalla sommità: blocco dopo blocco gli operai smontano la piramide, quando, a un tratto, emergono i primi indizi della scoperta: al centro della costruzione si trova un'apertura rettangolare (sette piedi per lato e circa cinque d'altezza), con, al suo interno, un oggetto voluminoso ricoperto da un panno bianco che, al contatto con l'aria e con le mani degli operai, si sbriciola. Protetto da una sorta di tavolo o di altare ''una mensa sacra o ara domestica'' (scrisse Ferlini nella Relation historique des fouilles opérées dans la Nubie del 1838), vi era un vaso di bronzo che conteneva oggetti ravvolti in un telo come quello menzionato sopra. Intorno al vaso c'erano oggetti in pasta vitrea e pietra, amuleti e idoli, all'interno del vaso un tesoro meraviglioso, il corredo della regina Amanishakheto; questa scoperta portò alla distruzione della piramide, poiché Ferlini era convinto che ci fossero altri monili d'oro nascosti da qualche parte. Una volta tornato in Europa, gli oggetti furono venduti a diversi musei nel mondo, tra cui i musei di Monaco e del Cairo.

mercoledì 7 luglio 2010

L'Egitto a Villa Adriana


La Villa Adriana è un complesso monumentale in cui sono mirabilmente sintetizzate diverse culture che l'imperatore Adriano conobbe durante i suoi lunghi viaggi, specialmente quelle della Grecia, dell'Asia Minore e dell'Egitto. La villa, poi utilizzata da altri imperatori, fu abbandonata nel Medioevo.
La Villa è un insieme di edifici fatti costruire dell'imperatore romano Adriano (117-138 a.C.). Si trova a circa 25 Km da Roma e occupa un territorio di 120 ettari a sud-ovest di Tivoli. Il suo legame con l'Egitto è chiaro: Adriano dedicò uno spazio alla riproduzione di una città del Basso Egitto, Canopo, non molto lontano da Alessandria, la città più importante del mondo ellenistico nel Periodo Tolemaico; oggi Abuqir. Secondo quanto racconta Strabone, il canale che univa le due città ''si riempiva di giorno e di notte di imbarcazioni cariche di gente che suonava musica e danzava in modo lussurioso senza fermarsi mai''. A Canopo vi era un tempio in onore di Serapide, meta di pellegrinaggi. Questo dio fu venerato al tempo dei Tolomei, poiché l'Egitto era più vicino al mondo ellenistico che ai propri culti antichi. Si tratta della fusione di tre divinità: Osiride, Api e Ra, in lui si uniscono i concetti di fertilità agricola, vita e morte; fu una divinità che venne onorata anche nello stesso Impero romano. Sembra che il Serapeo di Canopo sia stato distrutto nel 391 dall'imperatore Teodosio, in base a un ordine contro i culti pagani.
Adriano trascorse a Roma pochi anni del suo regno, in quanto si dedicò a visitare il suo vasto regno. Nella costruzione della sua villa, l'imperatore programmò una sintesi delle principali culture dell'Impero romano; fece erigere edifici che le ricordavano, sfruttando e unendo elementi architettonici, scultorei e naturali, come l'acqua o i giardini. Le culture più rappresentate sono quella greca e quella egizia, dalle quali l'imperatore di origine spagnola trasse gli edifici che lo avevano più colpito:teatri greci, un ninfeo che evocava la tholos (tempio circolare) della Venere di Cnido, un ginnasio, biblioteche, esedre. Sono presenti molte statue, anche se la maggior parte è andata perduta con il tempo o a causa dei collezionisti privati. Comunque, pur comprendendo allusioni a modelli egizi, Villa Adriana è unanimemente considerata come una delle più felici espressioni dell'architettura romana.

mercoledì 30 giugno 2010

La maternità nell'antico Egitto

Le giovani donne attendevano con impazienza i primi sintomi che dessero speranza di maternità, era uso indossare cinture appoggiate alle anche con motivi d’oro a forma di cauri, conchiglia con la forma di vulva in grado di partorire. Pregavano Hathor che proteggesse il focolare e desse una numerosa progenie. La sua immagine decorava la parte superiore di alcune porte di appartamenti, in modo che facilitasse “i passaggi”.Gli egizi avevano già notevoli conoscenze ginecologiche, ed una scuola di levatrici a Sais formava le professioniste della nascita.Per essere sicure del concepimento si poteva seguire il procedimento, indicato in numerosi papiri, di “mettere orzo e grano in due sacchetti di tela, che la donna bagnerà con la sua urina ogni giorno, e contemporaneamente datteri e sabbia in due altri sacchetti. Se l’orzo e il grano germineranno ambedue il parto è sicuro, se per primo germinerà l’orzo sarà un maschio, se sarà il grano a germinare per primo sarà una femmina. Se ambedue non germineranno non partorirà” facendo riferimento a empiriche teorie ormonali.Durante la gravidanza erano sollecitate protezioni di ogni tipo. Gli “avori magici” erano delle specie di tavolette a forma di coltello ricurvo ricoperto di varie figure, tra cui, Aha protettore delle donne e dei bambini, Thueris, la dea ippopotamo e Anubis, il dio “traghettatore” di anime. Veniva invocato Knhum il dio vasaio, che aveva il compito di formare e proteggere il feto come “il pulcino nell’uovo”, “l’uovo” della donna incinta. Anche i cippi di Oro sui coccodrilli erano molto diffuse, piccole steli con il retro coperto di formule magiche, rappresentavano la vittoria di Oro il figlio-embrione della dea Iside durante la sua gestazione raffigurata nelle paludi di Chemmis. Una delle formule recita “ tu che mi difendi da tutti i leoni del deserto, tutti i coccodrilli del fiume, tutti gli insetti che pungono e gli scorpioni, tutti i rettili del deserto…”. Osserva giustamente la Noblecourt che la probabilità che un attacco di uno di questi animali si verificasse nella realtà era molto basso, ed era molto più probabile che gli animali rappresentassero “i pericoli” della gravidanza, e i rischi di malformazione del feto. Le steli di Oro venivano bagnate nell'acqua che la donna incinta avrebbe bevuto per assicurare un’adeguata profilassi a se stessa e al bambino.Arrivava il momento del parto e nuovamente veniva invocato Khnum considerato responsabile di aprire le labbra della vagina durante il parto, e fornire il primo respiro al bambino.L’egiziana partoriva nuda, con il busto diritto, a volte seduta su un sedile speciale, a volte accovacciata o inginocchiata su quattro mattoni rituali Meskhenet, simbolo delle quattro dame presenti durante il parto, gli stessi mattoni erano usati per la costruzione dei templi, un tempio era infatti “basato sulla nascita di un essere vivente”, deve uscire da una matrice liquida sui mattoni del parto, Meskhenet, Knhum con il tornio forgiò la persona che verrà e le da un luogo dove installarsi sulla terra.

Usualmente vi erano almeno quattro donne, empiriche o levatrici presenti durante il parto, una come Iside si mette davanti, l’altra dietro la donna come Nephtys, l’altra come Heket, la dea rana facilita la nascita, la quarta prendeva il bambino e come Meskhenet lo appoggiava sui mattoni, “radicandolo” su questa terra. Erano presenti anche “le sette Hathor” che predicevano il destino del bambino.Subito veniva messo il nome al bambino, il primo nome veniva chiamato “il nome della madre” e veniva dato dal padre con le parole e le grida pronunciate dalla madre prima della nascita, si riteneva infatti che ella partorisse insieme il bambino e il nome.Un secondo nome di “uso comune” poteva essere dato in un secondo momento.La placenta veniva trattata con grande rispetto e impiegata in rimedi che servivano per cauterizzare le piaghe profonde. Dopo il parto le donne egiziane sostavano 14 giorni in speciali padiglioni per “purificarsi”, al termine dei quali una cerimonia presso il Mammisi poneva termine al puerperio. Il Mammisi era un piccolo tempio spesso adiacente ai templi più grandi dove veniva celebrata la nascita divina, prima dedicati ad Hathor poi ad Iside ed Horus, vi si celebrava ogni anno per il suo compleanno anche la nascita del faraone come nuovo Horus. Molti egittologi pensano che fossero delle vere “case del parto” ma non tutti sono d’accordo ritenendo che vi si svolgessero solo le funzioni rituali.Amuleti e formule magiche erano comuni anche per proteggere la crescita del bambino e l’allattamento: "Che ogni dio protegga il tuo nome... Ogni luogo ove ti troverai... Ogni latte che berrai... Ogni seno dove sarai preso... Ogni ginocchio dove sarai seduto(…)Che ti tenga in salvo per loro... Che ti calmi per loro, ogni dio ed ogni dea". 
Il latte di donna era considerato bevanda divina ed usato in molti rimedi, per calmare la tosse con il miele, per prevenire e curare disturbi agli occhi e cardiaci, o per i neonati l’incontinenza urinaria. Sono stati ritrovati molte statuine porta bevande a forma della dea Thueris, con la mammella bucata, affinché potesse uscire “L’acqua della vita”, ovvero dei contenitori dotati di una speciale protezione magica per il latte materno.

sabato 26 giugno 2010

L'allevamento del bestiame


La pratica dell'allevamento del bestiame in Egitto risale al Neolitico. La decorazione delle tombe dell'Antico Regno, in cui sono raffigurate scene di quest'attività, permette di conoscerne i particolari. L'allevamento più diffuso era quello di bovini. Alle specie caratteristiche dell'Egitto, come il bue dalle corna lunghe, col tempo se ne aggiunsero altre, originarie del Medioriente e di diverse zone del Nordafrica. I pastori assistevano le vacche al momento del parto. Poi, dopo aver scelto gli esemplari migliori tra i vitelli appena nati, li portavano alle fattorie, dove si procedeva all'ingrasso del bestiame, che diventava carne per il palazzo reale e i templi. Le grandi mandrie erano nelle mani di importanti proprietari, che avevano ai loro ordini fattori e supervisori, che controllavano il lavoro dei pastori, dei foraggieri e degli aiutanti. Anche i contadini disponevano di bestiame, che li aiutava nei lavori dei campi, e dal quale ricavano inoltre latte, carne e pelli. Per l'ingrasso, le fattorie specializzate selezionavano gli animali da allevare. La nutrizione degli animali avveniva in modo forzato. In genere, gli addetti fermavano ciascun singolo capo e gli introducevano in bocca palle di cibo, generalmente farina. In molti rilievi e dipinti funerari, si osserva come gli incaricati immobilizzino l'animale in diversi modi, a seconda della specie, e lo costringano a mangiare.
Sebbene l'allevamento dei bovini fosse il più diffuso, tale attività era praticata anche con altre specie, come asini, capre, pecore, diversi tipi di uccelli e i maiali, che venivano però mangiati solo dal popolo. A queste specie si aggiunsero più tardi il cavallo, il cammello e i gallinacei. Poiché procuravano forza lavoro, cibo o pelli, tutti questi animali avevano un valore economico. Gli egizi allevarono e addomesticarono altri animali, tra cui ruminanti selvatici della famiglia delle antilopi o delle capre selvatiche, e alcuni carnivori. Molti furono semplicemente animali di compagnia, che potevano dimostrare il rango sociale del loro padrone. Altri furono usati nella caccia, come nel caso della iena.
Il bestiame era un bene molto prezioso in una società agricola come quella egizia. Uno dei metodi per difendersi da eventuali furti consisteva-come oggi-nel marchiare il bestiame. L'operazione avveniva riunendo gli animali in un luogo della prateria. Dopo avergli legato le zampe, ogni animale veniva fatto stendere su un fianco, come se dovesse essere sacrificato. Intanto, su un fornello veniva riscaldato un timbro di metallo, generalmente di bronzo, che, una volta incandescente, veniva applicato sul lombo destro di ogni capo. Tutto il procedimento si svolgeva sotto lo sguardo attento degli scribi, che annotavano per il loro signore ogni dettaglio.

lunedì 21 giugno 2010

Perchè l'arte egizia è rimasta inalterata nel tempo?

Il concetto di arte nell'antico Egitto è molto diverso da quello che abbiamo noi oggi, quasi estraneo, poiché ogni elemento aveva uno scopo e una funzione precisa.
Le statue che oggi ammiriamo nei musei provengono da templi a cui solo i sacerdoti potevano accedere, o da tombe inaccessibili ai vivi; il loro scopo dunque non era estetico, ma evocativo e magico e per qualcuno che ha un occhio diverso dall'uomo, la divinità.
Le tecniche di pittura e dei bassorilievi sono rimasti più o meno costanti nei secoli, nonostante un occhio esperto riesce a cogliere le differenze tra una raffigurazione dell'Antico Regno e una del Nuovo Regno, nel primo, il bassorilievo è massiccio, esprime potenza e resistenza, concetto che sarà poi estremizzato durante il Medio Regno; nel secondo la figura umana subì un cambiamento, diventò esile ed elegante. Naturalmente durante il Nuovo Regno ci fu lo scisma amarniano che soprattutto nell'arte ci ha lasciato reperti di una bellezza enigmatica. Con il periodo tardo, la pittura perse di valore e le raffigurazioni divennero di scarsa qualità e meno precise.
Quindi tiranno le somme, gli egizi non concepivano l'arte in quanto qualcosa che deve essere visto e ammirato, ma come qualcosa che deve comunicare un concetto o un essenza, ed è per questo che dipingevano la testa di profilo, le spalle dal davanti, braccia, gambe e tronco a tre quarti, per comunicare l'essenza della figura umana a coloro che dovevano ricevere il messaggio, cioè gli dei.
Inoltre gli egizi erano abbastanza xenofobi, anche se l'ospite straniero era tenuto in grande considerazione, la loro cultura non fu mai mutata con cambiamenti importanti, acquistarono nuovi dei venuti dai paesi vicini, ma sostanzialmente non ritennero mai di dover imparare a cambiare.

domenica 20 giugno 2010

L'eredità di Alessandro Magno in Egitto



In questi giorni mi è stato chiesto quale fosse l'eredità di Alessandro il grande per il paese dei faraoni, questa è la mia risposta:
La conquista del paese da parte di Alessandro Magno nel 332 a.C.e l’annessione nell'impero romano nel 30 a.C. fecero entrare la civiltà egizia nella costellazione culturale del mondo classico; tuttavia, le antiche tradizioni stilistiche rimasero vive ancora a lungo in terra d’Egitto, come mostra ad esempio l’iconografia locale di Alessandro e dei suoi successori. Sia durante la dinastia dei Tolomei, sia nel periodo romano furono costruiti in Egitto templi che non si allontanavano nella struttura e nelle forme dalle tipologie architettoniche consolidate nel corso dei millenni precedenti. L'amministrazione greca e romana fece raggiungere all'Egitto un livello di sviluppo e di ricchezza sconosciuto nei secoli precedenti. Le dominazioni libiche, assire, nubiane, persiane avevano provocato il declino economico, sociale e politico dell'Egitto.L'introduzione della economia monetaria, l'abolizione del regime feudale, l'incremento del commercio estero, la ricostruzione della flotta mercantile e militare, la costruzione di strade, canali e porti, la trasformazione dei villaggi in città, la creazione di centri culturali di livello internazionale riportarono l'Egitto ad essere un punto di riferimento fondamentale nell'area mediterranea.Su una moneta romano-alessandrina emessa dall'imperatore Antonino Pio le personificazioni del Nilo e del Tevere si danno la mano. E' la dextra coniunctio, segno di concordia: omonoia è scritto nella parte inferiore della moneta. Roma rinnovò e continuò l'antica civiltà egiziana.A partire da Costantino la situazione cambiò. Il potere passò al patriarca cristiano di Alessandria e al suo esercito privato. L'Egitto si trasformò in una teocrazia con il potere civile che perdeva sempre più il controllo della situazione. Nel VII secolo 4.000 arabi superarono il confine e fu la fine dell'Egitto bizantino.Tra il 332 e il 331 a.C, Alessandro fu accolto come un liberatore in Egitto. Infatti, era in quel paese africano che il giogo persiano era maggiormente avvertito e il meno accettato. Alessandro ricompensò gli Egiziani riordinando l'amministrazione non sul modello del satrapo persiano fino ad allora da lui adottato, ma nominando due governatori indigeni, Petisi e Doloaspi. L'amministrazione delle finanze fu invece affidata a un greco residente in Egitto, Cleomene di Naucrati. Ai macedoni e ai greci al seguito di Alessandro e ai membri della sua corte furono assegnate solo cariche militari, ma non civili.Alessandro dimostrò inoltre grande rispetto per gli dei del paese. A Menfi fece un sacrificio al bue Api, ingraziandosi così i sacerdoti egiziani e si recò fino all'oasi di Siwa nel deserto libico, dove esisteva un celebre santuario oracolare del dio Ammone (assimilato dai Greci a Zeus). Il responso dell'oracolo lo dichiarò figlio del dio, offrendogli un punto di partenza per l'istituzione di un culto divino centrato sulla sua persona.Nella regione del Delta del Nilo, su una stretta lingua di terra tra la palude Mareotide e il mare, dove a un miglio dalla costa sorgeva l'isola di Faro, decise la fondazione di Alessandria d'Egitto, la prima delle molte città a cui diede il suo nome.
Questa fu l'eredità di Alessandro all'Egitto...

martedì 18 maggio 2010

Il Museo Egizio del Cairo: testa di statuetta di Ty

La testa in esame apparteneva ad una statuetta della regina Ty, moglie del faraone Amenhotep III, rinvenuta nel tempio di Hathor a Serabit el-Khadim. La dea dell'amore era adorata nel santuario locale, le cui origini risalgono al Medio Regno, come ''signora del Turchese'', in quanto era protettrice delle miniere di turchese nel Sinai, sfruttate dagli egiziani sin dall'Antico Regno. Ty indossa una lunga parrucca a ricci digradanti che lascia scoperte le orecchie; il modio posto sul colmo dell'acconciatura, che doveva essere completato da due piume, è decorato da due urei alati le cui spire si allungono ai lati del diadema. Tra i due serpenti si trova il cartiglio contenente il nome della regina. Anche sulla fronte della donna sono raffigurati due urei che recano in capo le corone dell'Alto e del Basso Egitto. L'ovale del viso presenta zigomi alti, occhi a mandorla, sopracciglia arcuate e una bocca i cui angoli leggermente discendenti conferiscono un'espressione grave e distaccata. A proposito di tale atteggiamento uno studioso ha notato ''qualche cosa di altezzoso, se non di sprezzante, in questo piccolo viso giovane ed energico di una donna allo stesso tempo cosciente del suo rango e fiera di essere giunta a occuparlo'' (Corteggiani 1979:96):ciò in considerazione del fatto che Ty era divenuta Sposa Reale di Amenhotep III, pur essendo soltanto la figlia di un ufficiale delle truppe a cavallo, Yuya (destinato comunque a svolgere un importante ruolo politico alla fine del regno di Tutankhamon). Del resto, lo stesso Amenhotep III non era figlio di una sposa Reale di Thutmosi IV, ma di una sua concubina.

Dati
Materiali: Steatite
Altezza: 7,2 cm
Luogo del ritrovamento: Serabit el-Khadim (Sinai), Tempio di Hathor
Epoca: XVIII dinastia
Sala: Lunetta centrale, primo piano, vetrina B
Scavi:W.M.F. Petrie (1905)