martedì 16 novembre 2010

Condizione del popolo nell'antico Egitto.


Gli egizi non concepivano la persona come individuo ma come elemento che doveva compiere la propria funzione all'interno della società.
I contadini fornivano il cibo, coltivavano i campi, pagavano le tasse e svolgevano lavori per lo stato, gli operai e gli artigiani fabbricavano ogni genere di prodotti e ricevevano un salario in natura, gli scribi si occupavano della gestione dei mezzi di producione e le classi dirigenti erano guidate dal faraone.
La società egizia era una catena di lavoro, senza una classe l'altra non poteva vivere, al capo di tutto ciò cera il faraone, poi la nobiltà e i funzionari, i sacerdoti, i militari, gli artigiani e gli operai, e infine gli schiavi.
Le condizioni del popolo comunque erano molto buone, nel senso che in Egitto la disoccupazione non era un problema, la maggior parte del popolo lavorava e contribuiva, la loro settimana lavorativa era costituita da sette giorni di lavoro e poi tre di riposo e l'unica spesa che dovevano affrontare erano quelle personali, un datore di lavoro doveva garantire le cure mediche e il cibo, mentre lo stato garantiva la casa e l'istruzione.
Le donne erano uguale agli uomini per la legge, e in caso di divorzio era garantito il mantenimento pari a più di un terzo dello stipendio del ex marito, se era la donna a chiedere il divorzio manteneva i suoi beni e la casa, e aveva la possibilità dell'affidamento dei figli.
In Egitto cera anche una specie di contratto di matrimonio di prova, nel senso che un uomo e una donna si sposavano per un periodo di sette anni, passato quel periodo decidevano se restare insieme o lasciarsi, nel secondo caso ognuno andava via con quello che aveva all'inizio e i beni comprati insieme divisi a metà; per non parlare del rapporto con la sessualità, che era completamente libero a qualsiasi età, tranne per chi era sposato, poichè l'adulterio era punito severamente, ed è per questo che molti saggi egizi incoraggiavano i giovani ad avere più rapporti possibili, la verginità non era un obbligo ma un dono, c'è un contratto di un uomo che chiese alla donna di mantenersi vergine come dote.
Ogni uomo poteva diventare ciò che voleva, le cariche erano aperti a tutti quelli che avevano determinati requisiti, la famiglia di Ramses il grande era una famiglia di guerrieri ad esempio.

1 commento:

  1. Sotto tanti aspetti, credo anche io che fosse una società più giusta ed equilibrata della nostra. Ho letto che anche le tasse erano generalmente costituite da un 20% circa del raccolto ricavato. (naturalmente non possiamo escludere frodi ed abusi a livello locale) ma in generale non c'era una tassazione esosa. Inoltre ricordo anche di aver letto su qualche libro che gli appezzamenti di terreno al disotto di una seshat (arura greca=2.735 mtq) erano esenti da tasse, poichè un po considerati come "orto personale". Su quanto dicevi prima dei diritti della donna etc. lo "imit per" (ciò che vi è in casa) (se non sbaglio) è considerato una istituzione giuridica di avanguardia per il tempo. Infine la considerazione che, pur se erano dovuti dei periodi di corvè, dove si era tenuti a dare la propria manodopera (su regolare pagamento in vesti e pane e birra) in generale il problema della disoccupazione era sconosciuto nell'antico egitto. C'è infine da considerare che i campi dell'egitto producevano abbondantemente per tutti, e sicuramente il contadino egizio se la passava molto meglio di suoi "colleghi" in altre parti del globo. Sul fatto che fosse una società "multietnica" e aperta agli stranieri e a chi dimostrava capacità e meriti, basta ricordare la vicenda narrata nella Bibbia e a tutti nota di Zapnà paneà, alias Giuseppe, che a quanto sembra, ricoprì una carica molto alta in egitto, pur essendovi giunto come il più disperato degli immigrati.

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