sabato 30 gennaio 2010

Giochi e giocattoli egizi

Gli egizi erano accaniti giocatori, molto spesso risolvevano le loro controversie ricorrendo al gioco; quindi giochi di società e giocattoli d'infanzia non erano certo sconosciuti, come testimonia un antico papiro che parla di un giovane egizio vissuto all'epoca del Nuovo Regno.
Nekthy aveva otto anni, come tutti i piccoli egizi, adorava giocare all'aperto con altri bambini della sua età, e la madre era d'accordo, poiché non amava essere disturbata dai bambini quando puliva la casa o cucinava. Con i ciottoli o l'argilla, Nekhty disputava interminabili partite, talvolta, la banda gioiosa si dedicava a sfrenati giochi con la palla.
Per confezionare queste palle, per lo più veniva usato un tessuto arrotolato, ma negli ambienti più agiati si utilizzavano un pezzo di cuoio cucito o bordato di perline; le tre sorelle di Nekhty preferivano invece giocare con le bambole d'argilla, di cenci o di legno; alcune bambole avevano le braccia articolate e le bambine si divertivano a cambiare loro la parrucca. La più piccola adorava passeggiare tirando con una fune un piccolo animale di legno o d'avorio montato su rotelline.
Anche Nekhty tremila anni fa collezionava figurine, alcune le scambiava con i compagni, altre le confezionava lui stesso, coma aveva imparato da suo padre, Semui, che era il servitore di un funzionario di Tebe. Queste figurine, scolpite in argilla, rappresentavano spesso animali come l'ippopotamo, le scimmie, i coccodrilli o i buoi; un grande bestiario popolare ispirato alla fauna egizia.
Per i bambini più ricchi, le figurine erano di alabastro o d'avorio, la tomba di Tutankhamon, il giovane faraone morto a circa vent'anni, ne conteneva un gran numero.
Gli animali domestici avevano una grande importanza nella vita dei bambini, Nekhty possedeva un cane, un grazioso meticcio di levriero che lo seguiva ovunque. Possedeva anche dei piccioni che aveva addomesticato e che nutriva personalmente con chicchi d'orzo; nelle famiglie agiate non era raro che a un bambino venisse donata una gazzella catturata nel deserto.
Gli esercizi all'aria aperta, numerosi e molto vari, costituivano un mezzo efficace per mettere alla prova la propria abilità, resistenza e forza. Le vendemmie ispiravano un gioco chiamato ''tirare per Shezemu'', essendo Shezemu il dio del torchio; i bambini dovevano colpire con un bastone alcuni bersagli posti al suolo.
Il gioco del capretto era piu complicato: due bambini si sedevano per terra faccia a faccia, con le gambe e le braccia ben tese, le dita delle mani divaricate e il tallone sinistro che toccava la punta del piede destro; formavano così un ostacolo che gli altri bambini che partecipavano al gioco dovevano superare senza barare. I ragazzi che costituivano l'ostacolo dovevano tentare di bloccare il saltatore per le mani e farlo cadere, gettando così il ''capretto'' all'aria. La lotta, la corsa sulle ginocchia, le acrobazie e il lancio del giavellotto erano attività molto diffuse.
Anche le bambine praticavano giochi fisici, ma si dedicavano più volentieri alla danza, ai giochi di abilità o ai giochi con la palla, tutte le ragazzine, non soltanto quelle destinate a diventare ballerine, imparavano a danzare; ricevevano spesso anche lezioni di acrobazia per partecipare a spettacoli rituali o popolari.
Gli egizi amavano ritrovarsi nella frescura di un giardino per dedicarsi ai giochi di società.

Nel Medio Regno, il gioco del serpente, il mehen, godeva dei maggiori favori del pubblico; tramandato dalla preistoria egizia, si giocava sopra un tavolo rotondo sul quale era raffigurato o intarsiato un serpente arrotolato a spirale su stesso, con la testa al centro e con il corpo diviso in caselle. I giocatori si servivano di pedine a forma di leone, spesso d'avorio, che tiravano fuori da un cofanetto di legno: tre leoni, tre leonesse e alcune biglie rosse e bianche. Questo gioco, lontano antenato del nostro gioco dell'oca, aveva un significato simbolico, derivante dalle antiche tecniche di caccia al leone, che consistevano nel far cadere la bestia in una fossa usando un serpente morto come esca.


Il mehen scomparve nel Nuovo Regno, il celebre senet, di cui non si conoscono bene le regole(potrebbero essere state simili ai nostri scacchi o dama), si presentava sotto forma di scacchiera con trenta caselle quadrate, di cui tre con geroglifici, disegnate su una cassetta di legno prezioso con cassettino sul fronte anteriore per custodire le pedine; i due giocatori, seduti l'uno di fronte all'altro, disponevano di pedine a forma di cono sormontate da un bottone rotondo e di altre pedine simili a un rocchetto, per giocare venivano gettati gli astragali.


Infine, il gioco del cane e dello sciacallo opponeva due giocatori, ciascuno dei quali provvisto di cinque bastoncini di osso, che terminavano con teste di sciacallo o di cane, da disporre sopra un scultura a forma di animale o di tavolo, sul quale erano praticati sessanta fori. Le regole del gioco non ci sono state tramandate ma secondo le ipotesi più accreditate, ogni giocatore muoveva i propri pezzi lungo uno dei due lati del percorso evidenziati da un bordo colorato o collegati fra di loro da linee, fino a quando uno dei due non arrivava ad un punteggio che gli permettesse di vincere.
Tutto questo ci fa capire come i secoli e la struttura sociale non cambi le cose più semplici della nostra esistenza.

4 commenti:

  1. Ciao, complimenti per il tuo blog, è interessantissimo!! Volevo chiederti una cosa, sto facendo la tesi sul bambino nell'antico Egitto e mi chiedevo se potessi specificarmi quale è il papiro di cui racconti nel post.Mi piacerebbe parlarne. Grazie!

    RispondiElimina
  2. Couldnt agree more with that, very attractive article

    cheap clomid

    RispondiElimina
  3. Grazie per la tua cultura e i tuoi articoli molto interessanti.
    Ciao
    Miriam

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille Miriam, è un vero piacere!

      Elimina