mercoledì 24 febbraio 2010

Geroglifici:i segni bi e trilitteri

In egiziano esistono anche simboli che hanno una lettura convenzionale formata da due o da tre suoni; sono i cosiddetti bilitteri o trilitteri.
Possono essere utilizzati come ideogrammi oppure solamente per rendere la parte fonetica di una parola.
Prendiamo ad esempio il segno dello SCARABEO.

Come ideogramma significa "scarabeo", si trascrive hpr e si legge convenzionalmente KHEPER.



Il simbolo LACCI DI SANDALO,
Significa "vita". Si scrive anh(kh) e ha come lettura convenzionale ANKH. Questo simbolo ricorre spesso nei bassorilievi egizi.


Questo segno rappresenta una TAVOLA D'OFFERTE. Si trascrive Htp e si legge convenzionalmente HETEP,usato in certi contesti significa ''soddisfare''.


CUORE E TRACHEA: Si trascrive nfr e ha come lettura convenzionale NEFER, usato in certi contesti significa "bello, buono, perfetto".



DIO. Si trascrive ntr e ha come lettura convenzionale NETJER.

mercoledì 17 febbraio 2010

Geroglifici:gli idiogrammi


I primi tentativi degli antichi egizi di trasporre in scrittura la loro lingua risalgono alla fine del quarto millenio a.C. e sono perciò contemporanei alla formazione del primo regno unitario nella valle del Nilo.
In quest' epoca la scrittura geroglifica è caratterizzata da un rapporto di tipo pittografico tra il concetto che si desidera comunicare e il segno scelto per esprimerlo. Vale a dire che a ogni segno corrisponde una parola. Un esempio divenuto ormai classico di questo di comunicare è dato dalla ben conosciuta Tavolozza di Narmer. Tenendo nella dovuta considerazione le relazioni che intercorrono fra i vari segni e leggendoli in modo ordinato dall'alto verso il basso la frase che si voleva comunicare è evidente:IL FARAONE CONQUISTA IL POPOLO DEL DELTA.
Da questo esempio è riscontrabile uno degli elementi caratteristici del sistema di scrittura geroglifico, ovverosia l' esistenza di segni corrispondenti a parole. Tali segni, detti ideogrammi, corrispondono all'oggetto di cui sono fedele rappresentazione oppure a un concetto ad esso strettamente correlabile. Deciderne l'esatta lettura è possibile soltanto all'interno di un determinato contesto.

Trascrizione ra (pronuncia convenzionale RA), e può significare "il sole" (oggetto rappresentato) oppure, aggiungendovi un trattino verticale, si trascrive hrw (pronuncia convenzionale HERU) e significa "il giorno" (concetto correlato).


Se con il trattino, si trascrive s3 (pronuncia convenzionale SA) e significa "oca" (oggetto rappresentato) oppure, senza trattino, si trascrive sempre s3 e significa "figlio".

giovedì 11 febbraio 2010

I Segni Unilitteri


Qui a fianco (a sinistra) riporto i ventisei segni unilitteri che gli egizi utilizzavano con maggiore frequenza per trascrivere i suoni della loro lingua o di quelle straniere. Sotto ogni segno ho riportato il nome convenzionale dell'immagine e, in rosso, la sua pronuncia, sebbene questa non corrisponda esattamente a quella italiana. Per esempio, la W del pulcino va letta ''all'inglese'' come una U. La C di avambraccio è un suono a metà fra la H aspirata e la A. La H di cortile va pronunciata aspirata. La H di filo ritorto è una H faringale. La H della cesta assomiglia al tedesco "ich". La S di chiavistello è dolce come in "isotopo". La S di stoffa è aspra come il "sole". La S di lago si pronuncia come la Sc di "sci". La Q di colle è una C dura, come in "carne". La K di cesta è una C aspirata "alla toscana". La T di pastoie si pronuncia con un suono a metà fra la T e la C. La D di cobra sta fra la D e la G "gente".
Adesso proviamo, per gioco, a costruire un nome. Per esempio, MARIA. Ricordiamoci che i segni vanno letti da sinistra o da destra a seconda della direzione verso cui sono rivolti quelli rappresentati da uomini o animali. Quindi, se decidiamo di ''scrivere'' da destra verso sinistra avremo cura di far rivolgere gli uccelli che simboleggiano la M e la A verso sinistra.


M-A-R-I-A

giovedì 4 febbraio 2010

Leggere i geroglifici: parte prima

E' naturale chiedersi come si legga l'antica scrittura egizia e quale suono avesse. Invece dei 26 caratteri usati da noi, quelli più impiegati dagli egizi erano circa 800 e avevano significati diversi. C'erano quelli monoconsonantici (che indicano una sola consonante, come le nostre lettere alfabetiche), quelle bi e triconsonantici, altri che fornivano il suono di parole intere (fonogrammi) o indicavano idee (ideogrammi) e infine segni impiegati come determinativi (determinano l'argomento di cui si parla) e rafforzativi. E' ovvio che la complessità della lingua non permette di spiegarla in poche righe; cercherò però di dirvi come tradurre segni e frasi più comuni in modo da poter leggere, alla fine dell'anno, alcune delle iscrizioni che s'incontrano sui monumenti o nei musei.

Diamo uno sguardo al nome della regina Nefertari(qui a sinistra) i cui segni sono compresi entro il cosiddetto ''cartigilio'', che circonda i nomi dei re e regine. Il primo passo è sapere in che direzione vanno letti i segni.
Per capirlo dobbiamo osservare il senso in cui guardano quelli raffiguranti esseri viventi (anche animali). Nel cartiglio di Nefertari, bisogna guardare all'avvoltoio, simbolo della dea Mut, che guarda verso destra, perciò questa scritta va letta da destra a sinistra.
Ora decifriamo i singoli segni letti nel giusto ordine. L'avvoltoio (che si pronncia ''Mut'' e ha vicino un simbolo a semisfera che normalmente si pronuncia ''t'' ma che qui è solo un rafforzativo)è messo in alto poichè simbolo divino. In realtà lo leggeremo in fondo alla frase.
Iniziamo quindi col segno che somiglia a uno strumento musicale (ma simboleggia la trachea) e che si pronuncia ''nefer''. C'è poi la semisfera (la ''t'') che abbiamo già visto e dopo torniamo a destra dove troviamo l'elegante simbolo della canna in fiore (che si pronuncia ''i'').
Viene quindi un gruppo formato dal simbolo di una bocca (si legge ''r'') e da due barre sottostanti che si leggono ''y''. Sotto c'è un altro gruppo di segni formato da un rettangolo (che si legge ''meri'') sormontato da una lunga serpentina (si pronuncia ''n'').

L'ultima ''t'' è la desinenza femminile e serve a far capire che srtiamo parlando di una donna. Il tutto si legge NEFER-T-I-R-Y MERI(T) N MUT (Nefertari Meritenmut). Letteralmente ''La bellissima (Nefertari) amata (meri-t) da (en) Mut (dea tebana e sposa di Amon).

mercoledì 3 febbraio 2010

Le domande più strane di Gennaio

Ogni mese ricevo molte e-mail da parte di persone incuriosite dall'egittologia, ho deciso di rendere pubbliche quelle più divertenti o bizzarre.

Mercoledì 13 Gennaio ore 15,37
Anonimo
Ciao, ho letto sul forum che sei un egittologa, volevo sapere se è vero che i faraoni portano iella?grazie.

Risposta
Ciao, personalmente non sono mai incappata in una maledizione egizia, e sono propensa a scartare questa ipotesi, tuttavia qualora dovessi essere vittima della rabbia di qualche faraone te lo farò sapere, anche se probabilmente non avrò la possibilità di farlo.

Venerdì 19 Gennaio ore 20, 55
Anonimo
Ciao, ho letto in un forum di ufologia che una volta è stato ritrovato un alieno verde all'interno del sarcofago di Seti, secondo te è vero?da quando ho saputo questa cosa non faccio altro che vedere alieni ovunque, anche nella tazza del latte.

Risposta
Ciao, sono abbastanza sicura nell'affermare che non ci sono alieni nel sarcofago di Seti, tuttavia sarà mia premura accertarmi che sia effettivamente così.
Per quanto riguarda i tuoi ''avvistamenti'' io ti consiglio un po' di riposo, nel caso in cui dovessero continuare sono sicura che troverai nella tua città qualcuno che possa aiutarti.

Martedì 26 Gennaio ore 16,09
Anonimo
Buon giorno, ho saputo che ti occupi di egittologia, ho da sempre un dubbio, volevo sapere se è vero che la maledizione di Hom-dai fa risvegliare i morti?

Risposta
Ciao, personalmente non ho mai riportato in vita nessun morto, ma se mai mi capiterà di doverlo fare proverò ad usare l'Hom dai, ma non credo sia efficace, mi dispiace.

Queste sono quelle più assurde, domande poste a volte come provocazione, o in alcuni casi, come curiosità morbose, ma ho anche ricevuto molte e-mail di persone che amano l'Egitto e che desiderano conoscerlo meglio, tra queste la più bella è sicuramente questa:

Domenica 31 Gennaio ore 09.11
Daniel
Buongiorno,
sono un grande appassionato di egittologia, ho da sempre una grande passione, ma mi sono sempre chiesto cosa si provava a vivere in quel regno lontano, come doveva essere vivere secondo la civiltà egizia, cosa provavano, che odori e sapori sentivano.
Quindi leggendo un po' su answer mi sono imbattuto in una tua risposta, e ho letto che sei un egittologa, quindi chiedo a te di rispondere a queste mie domande. Grazie.

Risposta
Buongiorno, io mi sono posta le tue stesse domande per tutta la vita, la mia passione è nata quando ero molto piccola, siamo cresciute insieme!
A queste domande ho anche dato diverse risposte, credo che vivere nell'antico Egitto era, con le dovute differenze, come vivere in una qualsiasi epoca, c'erano i problemi legati alle tasse, i beni materiali che non bastavano mai, problemi di salute e si viveva la giornata come facciamo noi, al meglio delle nostre possibilità. Ma credo che l'atmosfera dell'antico Egitto fosse impregnata di sensazioni magiche, osservare un tramonto sul Nilo, guardare i pescatori mentre alzavano una rete ricca di pesci, vedere le donne mentre preparavano la birra o macinavano il grano; la vita era semplice e contornata dagli odori di una terra ricca di splendori,vivere nell'antico Egitto secondo me era come vivere sulle rive della storia.
Ogni egizio amava la propria terra, non poteva allontanarsi da essa, tanto è vero che fu scritto ''chi ha bevuto l'acqua del Nilo non può dissetarsi altrove''; una metafora eccellente per esprimere il grande vuoto che l'Egitto lascia a chi è costretto a vivere lontano da esso.