sabato 26 giugno 2010

L'allevamento del bestiame


La pratica dell'allevamento del bestiame in Egitto risale al Neolitico. La decorazione delle tombe dell'Antico Regno, in cui sono raffigurate scene di quest'attività, permette di conoscerne i particolari. L'allevamento più diffuso era quello di bovini. Alle specie caratteristiche dell'Egitto, come il bue dalle corna lunghe, col tempo se ne aggiunsero altre, originarie del Medioriente e di diverse zone del Nordafrica. I pastori assistevano le vacche al momento del parto. Poi, dopo aver scelto gli esemplari migliori tra i vitelli appena nati, li portavano alle fattorie, dove si procedeva all'ingrasso del bestiame, che diventava carne per il palazzo reale e i templi. Le grandi mandrie erano nelle mani di importanti proprietari, che avevano ai loro ordini fattori e supervisori, che controllavano il lavoro dei pastori, dei foraggieri e degli aiutanti. Anche i contadini disponevano di bestiame, che li aiutava nei lavori dei campi, e dal quale ricavano inoltre latte, carne e pelli. Per l'ingrasso, le fattorie specializzate selezionavano gli animali da allevare. La nutrizione degli animali avveniva in modo forzato. In genere, gli addetti fermavano ciascun singolo capo e gli introducevano in bocca palle di cibo, generalmente farina. In molti rilievi e dipinti funerari, si osserva come gli incaricati immobilizzino l'animale in diversi modi, a seconda della specie, e lo costringano a mangiare.
Sebbene l'allevamento dei bovini fosse il più diffuso, tale attività era praticata anche con altre specie, come asini, capre, pecore, diversi tipi di uccelli e i maiali, che venivano però mangiati solo dal popolo. A queste specie si aggiunsero più tardi il cavallo, il cammello e i gallinacei. Poiché procuravano forza lavoro, cibo o pelli, tutti questi animali avevano un valore economico. Gli egizi allevarono e addomesticarono altri animali, tra cui ruminanti selvatici della famiglia delle antilopi o delle capre selvatiche, e alcuni carnivori. Molti furono semplicemente animali di compagnia, che potevano dimostrare il rango sociale del loro padrone. Altri furono usati nella caccia, come nel caso della iena.
Il bestiame era un bene molto prezioso in una società agricola come quella egizia. Uno dei metodi per difendersi da eventuali furti consisteva-come oggi-nel marchiare il bestiame. L'operazione avveniva riunendo gli animali in un luogo della prateria. Dopo avergli legato le zampe, ogni animale veniva fatto stendere su un fianco, come se dovesse essere sacrificato. Intanto, su un fornello veniva riscaldato un timbro di metallo, generalmente di bronzo, che, una volta incandescente, veniva applicato sul lombo destro di ogni capo. Tutto il procedimento si svolgeva sotto lo sguardo attento degli scribi, che annotavano per il loro signore ogni dettaglio.

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