martedì 26 ottobre 2010

Il Museo Egizio del Cairo:I vasetti di Yuya


In un angolo della camera funeraria di Yuya e Tuya erano stati deposti dei finissimi vasetti di fattura originale e inconsueta. Fissati a un'unica base lignea, essi sono fabbricati in calcare dipinto di bianco, a imitazione del più prezioso alabastro. Pur rappresentando un gruppo omogeneo, i quattro recipienti sono leggermente diversi tra loro per forma e decorazione: tre di essi sono dotati di anse di varia foggia, mentre il quarto è ornato da un beccuccio che termina a testa di stambecco. I coperchi sono sormontati dalle efigi di alcuni animali: una testa di vitello pezzato nero, uno stambecco accovacciato, una rana e una testa di vitello pezzato rossa. Sul corpo di ogni vaso è dipinta un'iscrizione in geroglifico corsivo su fondo giallo. Il breve testo costituisce per ''l'Osiride Yuya giustificato'', secondo una fraseologia usata per i defunti, identificati con il dio dei morti. I vasi, per pochi centrimetri, costituivano un'imitazione dei veri recipienti destinati a contenere oli e unguenti per l'Oltretomba. Secondo gli antichi Egizi la presenza dei contenitori, seppur fittizi, garantiva magicamente la fornitura del loro ipotetico contenuto al defunto.

Dati

Materiali: Calcare dipinto
Altezza: 25 cm
Lunghezza: 38 cm
Luogo del ritrovamento: Valle dei Re, tomba di Yuya e Tuya
Epoca: XVIII dinastia, regno di Amenhotep III(1387-1350 a.C.).
Archeologo: Scavi del servizio delle antichità egiziano di Th.M.Davis.
Sala: n°43

lunedì 18 ottobre 2010

La festa Sed: il giubileo del faraone


In accordo con la sua dimensione umana, il re era soggetto al deperimento fisico con il passare degli anni. Tuttavia, in quanto essere divino, egli non poteva subire un così grave contrasto. Per risolverlo era necessario, attraverso i riti della festa Sed, o Heb Sed, un rinnovamento completo delle sue forze vitali. La festa Sed era uno degli eventi più importanti del regno di un faraone; perciò, la maggior parte dei codumenti che la riguardano esprime il desiderio di celebrare giubilei. Tale desiderio, sembra essere in qualche modo collegato al tempo, alal durata della vita e del regno: terminare il periodo che segna una ''generazione di 30 anni''. Una volta finito questo periodo, le forze vitali del re dovevano rinnovarsi. La prima festa Sed, tranne alcune eccezioni, veniva celebrata nel 30°anno di regno, e alcuni faraoni ebbero occasione di ripeterla a intervalli più brevi, di tre o quattro anni. Ramses II arrivò a celebrare quattordici feste Sed. Tuttavia, non ci è giunta nessuna testimonianza completa di questa festa; è molto probabile che i riti compiuti fossero scritti su papiro. Quando il sovrano aveva rinnovato le sue forze vitali, eseguiva una corsa rituale, prova del rinnovamento della sua forza fisica. In un rilievo della ''Cappella Rossa'', che la regina Hatshepsut fece erigere nel grande tempio di Amon, a Karnak, la sovrana è raffigurata mentre compie la corsa rituale in compagnia del toro Api. Uno dei momenti culminanti dell'Heb Sed era quando il sovrano veniva incoronato nuovamente re dell'Alto e del Basso Egitto. A Deir-el Bahri, Howard Carter, scoprì una grandiosa statua del re Nebhepetra Montuhotep II (a destra), realizzata in pietra arenaria dipinta, avvolta in lino e posta vicino a un sarcofago vuoto. La statua era sdraiata sul fianco sinistro, posizione nella quale venivano sistemati i morti nel Medio Regno. Raffigura il re seduto, con la corona rossa del Basso Egitto e il corpo avvolto nella tunica della festa Sed. Si tratta di uno dei pochi esempi giunti fino a noi della sepoltura di una statua durante la celebrazione dei rituali dell'Heb Sed. Essa simboleggiava il re invecchiato che andava a ''riposare'' nella tomba in attesa di recuperare le sue energie vitali in tale festa.

domenica 3 ottobre 2010

Il canale youtube di Kemet: egitto0020, il portale video dell'Antico Egitto

Associato a questo blog, ormai da molti mesi esiste un canale youtube dove pubblico video di interesse egittologico e culturale. Il mio scopo è pubblicare filmati a carattere divulgativo per trasmettervi informazioni basilari, ma anche recuperare vecchi documentari che senza il mio intervento andrebbero persi. Questi sono alcuni titoli che troverete su egitto0020:
Costruzione di un impero:Egitto (History Channel)
Alessandro Magno (Il filo di Arianna)
Cleopatra (Enigma)
Carter (BBC)
Champollion (BBC)
Belzoni (BBC)
Egitto, alla ricerca dell'eternità (National Geographic)
Tutankhamon, la verità svelata (Discovery)

Questi sono solo alcuni titoli che sono a disposizione o che lo saranno a breve.
Per qualsiasi richiesta scrivetemi: waset@live.it
Per segnalazioni o informazioni: kemet@live.it

venerdì 1 ottobre 2010

Cleopatra, dal mito alla storia: Il ritratto filo-romano degli antichi


Uno dei migliori biografi moderni di Cleopatra, W.W.Tarn, scrive che contro di lei ''venne lanciata una delle più terribili campagne d'odio della storia; nessuna accusa era troppo bassa per non esserle scagliata contro, e le colpe attribuitele da allora sono riecheggiate per il mondo''. Con una serie di articoli, ho intenzione di tracciare diversi ritratti della regina Cleopatra, per poi passare ad un analisi storica della figura della regina, basata sui reperti e i ritrovamenti degli egittologi. Partiamo con la figura tracciata dagli autori romani, che ne hanno fatto il simbolo della lussuria e della vanità.

Poiché spesso scrivono per glorificare il regno di Augusto, gli autori antichi contribuiscono a creare l'immagine di una Cleopatra pericolosa seduttrice, che mette a repentaglio la sicurezza dell'Occidente. Così accade anche ai poeti contemporanei di Augusto, come Virgilio, Properzio e Orazio; nel I secolo d.C. Lucano dedica la sua epopea, la Pharsalia, alla gloria di Pompeo e alla denuncia di Cesare e di Cleopatra; l'epitomatore romano Floro (II secolo d.C.) e lo storiografo greco Dione Cassio, suo contemporaneo, mostrano una netta propensione per Augusto. A loro si può aggiungere lo storico ebreo Flavio Giuseppe che, nel I secolo d.C., si presenta come acceso partigiano dei romani e del re di Giudea, Erode, nemico di Cleopatra. A questi attacchi violenti, si oppone la voce romanzesca di Plutarco, biografo e moralista greco (49-120 d.C.). Plutarco si basa su fonti di prima mano: le testimonianze verbali raccolte dai membri della sua famiglia vissuti ad Alessandria ai tempi di Cleopatra (suo nonno partecipò alla battaglia di Azio tra le file di Antonio) e il diario del medico personale della regina, Olimpo.

''Questa principessa ambiziosa e avara, dopo aver perseguitato in modo così crudele i propri consanguinei, che non ne restava più nessuno vivo, rivolse il suo furore contro gli estranei. Calunniò presso Antonio i più abbienti e lo indusse a farli morire per impossessarsi del bottino''. Flavio Giuseppe, Guerra Giudea.




''L'incestuosa Tolomeide [...]. L'empia sorella si sposa col fratello, già sposa del condottiero latino e, passando da un marito all'altro, possiede l'Egitto e si guadagna Roma''. Lucano, Pharsalia, X, 68 e 357-359.



''Si deve bere, e con il piede battere la terra in libertà, ora, era già tempo, amici, di ornare il convito sacro degli dei con vivande dei sacerdoti Salii. Era sacrilegio, prima d'ora, trarre dalle cantine avite il Cecubo riposto, mentre al Campidoglio preparava la regina folli rovine e morte all'impero, lei, col suo greggio immondo di uomini turpi, sfrenata nelle sue speranze, ubriacata dalla dolce sua fortuna. Ma fu follia placata da quella sola nave scampata al fuoco, e la sua mente allucinata dal vino di Mareia Cesare ricondusse alla realtà paurosa, incalzando con la forza dei remi lei che veloce fuggiva dall'Italia, come sparviero incalza le tenere colombe, come il cacciatore le lepre che corre nelle pianure della nevosa Emonia, per consegnare alle catene quel segno funesto del destino. Ma nobilmente lei cercò la morte; non ebbe femminile timore della spada né ripiegò con la flotta veloce verso coste remote: e osò guardare la sua reggia umiliata con sereno sguardo, coraggiosa a toccare terribili serpenti per assorbire nel suo corpo il nero veleno, resa più fiera dalla morte così deliberata, per sottrarsi ai vascelli nemici, per impedire d'essere condotta, come donna comune, lei, donna regale, al superbo trionfo''. Orazio, Odi, 1-37.


''Quindi [per sedurre Antonio] ella aveva preparato un appartamento splendido e un letto sontuoso; si era adornata con una certa trascuratezza e (colmo della raffinatezza)i suoi abiti da lutto mettevano in risalto il suo splendore''. Dione Cassio, Storia Romana, 51.


''Due sono state le perle più grandi di tutti i tempi; entrambe le possedette Cleopatra, ultima regina d'Egitto, avendole ricevute dalle mani dei re dell'Oriente. Costei, mentre ogni giorno Antonio si rimpinzava di cibi raffinati, con un superbo e al tempo stesso sfrontato disdegno, come una regina meretrice, denigrava ogni suo lusso e l'apparato dei suoi banchetti; e poiché egli le chiedeva che cosa di poteva ancora aggiungere a quella magnificenza, rispose che avrebbe in una sola cena consumato dieci milioni di sesterzi. Antonio desiderava apprendere il modo, ma non credeva che la cosa fosse possibile. Quindi, fatta la scommessa, il giorno successivo-quello in cui si svolgeva il giudizio-fece apprestare ad Antonio una cena peraltro magnifica, affinché quel giorno non andasse perduto, ma di ordinaria amministrazione. Antonio scherzava e chiedeva il conto delle spese. Ma la donna, confermando che si trattava di un corollario, che quella cena sarebbe costata il prezzo fissato e lei da sola avrebbe mangiato dieci milioni di sesterzi, ordinò di portare la seconda mensa. Secondo le sue istruzioni, i servi posero davanti a lei soltanto un vaso d'aceto, la cui forte acidità fa sciogliere fino alla dissoluzione le perle. Portava alle orecchie quei gioielli più che mai straordinari:un capolavoro veramente unico in natura. Pertanto mentre Antonio aspettava di vedere che cosa mai avrebbe fatto, toltisi una delle due perle, la immerse nell'aceto e, una volta liquefatta, la inghiottì. Gettò la mano sull'altra perla Lucio Planco, giudice di quella scommessa, mentre la donna si preparava a distruggerla alla stessa maniera; e sentenziò che Antonio era vinto: presagio che si è verificato. La fama accompagna la gemella di quella perla:una volta catturata la regina, vincitrice di una controversia così importante, la perla fu tagliata in due, affinché ad entrambe le orecchie di Venere, a Roma, nel Pantheon, vi fosse la metà della loro cena''. Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, X, 58.


''Cleopatra ha potuto soggiogare un vecchio con i suoi sortilegi'' Lucano, Pharsalia, X, 260.



''Ahimé, soldati romani(non lo vorreste credere, o posteri!)venduti come schiavi a una femmina''. Orazio, Odi e Epodi, 9, 11-12.



''Noi siamo senza dubbio Romani e comandiamo la più vasta e la migliore fra le terre abitate:è indegno dei nostri padri l'essere disprezzati e calpestati da una femmina egiziana![...] Tutti eroi[...]sarebbero feriti, eccome, se si accorgessero che siamo caduti in mano a un flagello di donna!Antonio stesso è diventato''lo schiavo di una femmina'', è ''effeminato'', ''si comporta da femmina''.''. Dione Cassio, Storie, 50, 24.




''I suoi unici amori certi furono Cesare e Antonio. E' ben poco, se si pensa alla vita turbolenta dei romani suoi contemporanei!E inoltre quelle relazioni furono riconosciute ufficialmente''. Plutarco, Vita di Antonio.