venerdì 1 ottobre 2010

Cleopatra, dal mito alla storia: Il ritratto filo-romano degli antichi


Uno dei migliori biografi moderni di Cleopatra, W.W.Tarn, scrive che contro di lei ''venne lanciata una delle più terribili campagne d'odio della storia; nessuna accusa era troppo bassa per non esserle scagliata contro, e le colpe attribuitele da allora sono riecheggiate per il mondo''. Con una serie di articoli, ho intenzione di tracciare diversi ritratti della regina Cleopatra, per poi passare ad un analisi storica della figura della regina, basata sui reperti e i ritrovamenti degli egittologi. Partiamo con la figura tracciata dagli autori romani, che ne hanno fatto il simbolo della lussuria e della vanità.

Poiché spesso scrivono per glorificare il regno di Augusto, gli autori antichi contribuiscono a creare l'immagine di una Cleopatra pericolosa seduttrice, che mette a repentaglio la sicurezza dell'Occidente. Così accade anche ai poeti contemporanei di Augusto, come Virgilio, Properzio e Orazio; nel I secolo d.C. Lucano dedica la sua epopea, la Pharsalia, alla gloria di Pompeo e alla denuncia di Cesare e di Cleopatra; l'epitomatore romano Floro (II secolo d.C.) e lo storiografo greco Dione Cassio, suo contemporaneo, mostrano una netta propensione per Augusto. A loro si può aggiungere lo storico ebreo Flavio Giuseppe che, nel I secolo d.C., si presenta come acceso partigiano dei romani e del re di Giudea, Erode, nemico di Cleopatra. A questi attacchi violenti, si oppone la voce romanzesca di Plutarco, biografo e moralista greco (49-120 d.C.). Plutarco si basa su fonti di prima mano: le testimonianze verbali raccolte dai membri della sua famiglia vissuti ad Alessandria ai tempi di Cleopatra (suo nonno partecipò alla battaglia di Azio tra le file di Antonio) e il diario del medico personale della regina, Olimpo.

''Questa principessa ambiziosa e avara, dopo aver perseguitato in modo così crudele i propri consanguinei, che non ne restava più nessuno vivo, rivolse il suo furore contro gli estranei. Calunniò presso Antonio i più abbienti e lo indusse a farli morire per impossessarsi del bottino''. Flavio Giuseppe, Guerra Giudea.




''L'incestuosa Tolomeide [...]. L'empia sorella si sposa col fratello, già sposa del condottiero latino e, passando da un marito all'altro, possiede l'Egitto e si guadagna Roma''. Lucano, Pharsalia, X, 68 e 357-359.



''Si deve bere, e con il piede battere la terra in libertà, ora, era già tempo, amici, di ornare il convito sacro degli dei con vivande dei sacerdoti Salii. Era sacrilegio, prima d'ora, trarre dalle cantine avite il Cecubo riposto, mentre al Campidoglio preparava la regina folli rovine e morte all'impero, lei, col suo greggio immondo di uomini turpi, sfrenata nelle sue speranze, ubriacata dalla dolce sua fortuna. Ma fu follia placata da quella sola nave scampata al fuoco, e la sua mente allucinata dal vino di Mareia Cesare ricondusse alla realtà paurosa, incalzando con la forza dei remi lei che veloce fuggiva dall'Italia, come sparviero incalza le tenere colombe, come il cacciatore le lepre che corre nelle pianure della nevosa Emonia, per consegnare alle catene quel segno funesto del destino. Ma nobilmente lei cercò la morte; non ebbe femminile timore della spada né ripiegò con la flotta veloce verso coste remote: e osò guardare la sua reggia umiliata con sereno sguardo, coraggiosa a toccare terribili serpenti per assorbire nel suo corpo il nero veleno, resa più fiera dalla morte così deliberata, per sottrarsi ai vascelli nemici, per impedire d'essere condotta, come donna comune, lei, donna regale, al superbo trionfo''. Orazio, Odi, 1-37.


''Quindi [per sedurre Antonio] ella aveva preparato un appartamento splendido e un letto sontuoso; si era adornata con una certa trascuratezza e (colmo della raffinatezza)i suoi abiti da lutto mettevano in risalto il suo splendore''. Dione Cassio, Storia Romana, 51.


''Due sono state le perle più grandi di tutti i tempi; entrambe le possedette Cleopatra, ultima regina d'Egitto, avendole ricevute dalle mani dei re dell'Oriente. Costei, mentre ogni giorno Antonio si rimpinzava di cibi raffinati, con un superbo e al tempo stesso sfrontato disdegno, come una regina meretrice, denigrava ogni suo lusso e l'apparato dei suoi banchetti; e poiché egli le chiedeva che cosa di poteva ancora aggiungere a quella magnificenza, rispose che avrebbe in una sola cena consumato dieci milioni di sesterzi. Antonio desiderava apprendere il modo, ma non credeva che la cosa fosse possibile. Quindi, fatta la scommessa, il giorno successivo-quello in cui si svolgeva il giudizio-fece apprestare ad Antonio una cena peraltro magnifica, affinché quel giorno non andasse perduto, ma di ordinaria amministrazione. Antonio scherzava e chiedeva il conto delle spese. Ma la donna, confermando che si trattava di un corollario, che quella cena sarebbe costata il prezzo fissato e lei da sola avrebbe mangiato dieci milioni di sesterzi, ordinò di portare la seconda mensa. Secondo le sue istruzioni, i servi posero davanti a lei soltanto un vaso d'aceto, la cui forte acidità fa sciogliere fino alla dissoluzione le perle. Portava alle orecchie quei gioielli più che mai straordinari:un capolavoro veramente unico in natura. Pertanto mentre Antonio aspettava di vedere che cosa mai avrebbe fatto, toltisi una delle due perle, la immerse nell'aceto e, una volta liquefatta, la inghiottì. Gettò la mano sull'altra perla Lucio Planco, giudice di quella scommessa, mentre la donna si preparava a distruggerla alla stessa maniera; e sentenziò che Antonio era vinto: presagio che si è verificato. La fama accompagna la gemella di quella perla:una volta catturata la regina, vincitrice di una controversia così importante, la perla fu tagliata in due, affinché ad entrambe le orecchie di Venere, a Roma, nel Pantheon, vi fosse la metà della loro cena''. Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, X, 58.


''Cleopatra ha potuto soggiogare un vecchio con i suoi sortilegi'' Lucano, Pharsalia, X, 260.



''Ahimé, soldati romani(non lo vorreste credere, o posteri!)venduti come schiavi a una femmina''. Orazio, Odi e Epodi, 9, 11-12.



''Noi siamo senza dubbio Romani e comandiamo la più vasta e la migliore fra le terre abitate:è indegno dei nostri padri l'essere disprezzati e calpestati da una femmina egiziana![...] Tutti eroi[...]sarebbero feriti, eccome, se si accorgessero che siamo caduti in mano a un flagello di donna!Antonio stesso è diventato''lo schiavo di una femmina'', è ''effeminato'', ''si comporta da femmina''.''. Dione Cassio, Storie, 50, 24.




''I suoi unici amori certi furono Cesare e Antonio. E' ben poco, se si pensa alla vita turbolenta dei romani suoi contemporanei!E inoltre quelle relazioni furono riconosciute ufficialmente''. Plutarco, Vita di Antonio.




1 commento:

  1. grande raccolta di fonti, troppo interessante!

    RispondiElimina