domenica 28 novembre 2010

Il ''sindaco del villaggio''


Le sculture a tutto tondo di personaggi privati raggiunsero il loro apogeo nel corso della V dinastia, durante l'Antico Regno. Il grande realismo del volto del sacerdote Ka-Aper ha reso questa impressionante figura una delle più celebri statue di semplici cittadini della storia dell'arte egizia.
La statua fu rinvenuta nel gennaio del 1860 dal gruppo di archeologi diretti dal francese Auguste Mariette. Gli operai che scoprirono, a Saqqara, le diedero il soprannome di Sheikh el-Beled per la somiglianza con il sindaco del loro villaggio. La figura non reca alcuna iscrizione, ma la mastaba in cui fu ritrovata apparteneva al sacerdote-lettore principale Ka-Aper. La scultura è in legno di sicomoro, un albero di grande conteuto simbolico nell'antico Egitto. Nella stessa tomba furono rinvenute altre due statue di legno. Una di esse appartiene alla moglie del sacerdote. L'altra, di legno più scuro, potrebbe rappresentare Ka-Aper più giovane, ma con aspetto diverso: porta una parrucca e il suo corpo è più slanciato. Al contrario delle statuette di pietra contemporanee, quella di Ka-Aper non presenta un pilastro dorsale come parte del blocco originario: fu dunque realizzata unendo vari pezzi. Il torso si ottenne da un solo blocco, ma le braccia furono scolpite a parte e poi fissate al corpo. La figura è lavorata non solo nella parte frontale, ma anche in quella posteriore, compito che l'artista svolse con grande perizia. Il personaggio è rappresentato in piedi, con la gamba sinistra in avanti, come se stesse compiedno un passo in avanti. Nella mano sinistra tiene un bastone; il braccio destro è steso e la mano è chiusa a pugno. Le sue dimensioni sono considerevoli: misura 1,12 metri di altezza. L'artigiano volle sottolineare la senile pesantezza del corpo, che appare in evidente sovrappeso.
La testa del sacerdote, di lato, lascia intravedere la linea divisoria che segnava la zona dove iniziavano i capelli, che erano neri e furono dipinti sullo strato di stucco che fu applicato all'epoca in cui fu lavorata la statua. Questo strato dovette nascondere, a suo tempo, le giunture e i difetti del legno.

venerdì 26 novembre 2010

L'Egitto nel Barocco

Il Barocco in Europa comprende l'intero XVII secolo e la prima metà del XVIII; rappresenta un periodo di apertura verso un'arte piena di dinamismo, contrasti e audace spettacolarità, nonché di raffinata sensibilità.

Il Barocco offre un immagine dell'Egitto spesso distorta dalla mancanza di conoscenza della sua realtà storica e culturale. Tuttavia, era un elemento abbastanza frequente in numerose opere d'arte di tutto questo periodo, sia come scenario di episodi biblici, come nel caso di rappresentazioni della vita di Mosè o della fuga in Egitto della Sacra famiglia, sia come tema centrale di opere pittoriche e di sculture. Si distinguono, in questo secondo gruppo, episodi della vita di Cleopatra (ad esempio ''Lo sbarco di Cleopatra a Tarso'' di Lorrain, a destra), così come la presenza, a Roma, di obelischi con scritte a caratteri geroglifici, sebbene interpretati con molta libertà e immaginazione. A partire dalle opere di Gian Lorenzo Bernini a Roma, specialmente durante il pontificato di Urbano VIII, le fontane ricoprirono un ruolo di primo piano nel paesaggio romano. Le idee di Bernini saranno poi oggetto di imitazione per molto tempo. Egli inaugurò un nuovo concetto di fontana come scultura vera e propria, attraverso complessi gruppi di figure, e talvolta con l'introduzione di elementi derivati e tradotti dalla cultura egizia. Le fontane di Bernini si adattano allo spazio che le circonda e, allo stesso tempo, formano un elemento dominante dell'insieme. Quindi durante l'epoca del Barocco, l'Egitto fu oggetto di straordinaria attenzione da parte di artisti, che con le loro opere accontentarono il gusto di vari committenti: monarchi, nobili, borghesi e papi.

martedì 16 novembre 2010

Condizione del popolo nell'antico Egitto.


Gli egizi non concepivano la persona come individuo ma come elemento che doveva compiere la propria funzione all'interno della società.
I contadini fornivano il cibo, coltivavano i campi, pagavano le tasse e svolgevano lavori per lo stato, gli operai e gli artigiani fabbricavano ogni genere di prodotti e ricevevano un salario in natura, gli scribi si occupavano della gestione dei mezzi di produzione e le classi dirigenti erano guidate dal faraone.
La società egizia era una catena di lavoro, senza una classe l'altra non poteva vivere, al capo di tutto ciò cera il faraone, poi la nobiltà e i funzionari, i sacerdoti, i militari, gli artigiani e gli operai, e infine gli schiavi.
Le condizioni del popolo comunque erano molto buone, nel senso che in Egitto la disoccupazione non era un problema, la maggior parte del popolo lavorava e contribuiva, la loro settimana lavorativa era costituita da sette giorni di lavoro e poi tre di riposo e l'unica spesa che dovevano affrontare erano quelle personali, un datore di lavoro doveva garantire le cure mediche e il cibo, mentre lo stato garantiva la casa e l'istruzione.
Le donne erano uguale agli uomini per la legge, e in caso di divorzio era garantito il mantenimento pari a più di un terzo dello stipendio del ex marito, se era la donna a chiedere il divorzio manteneva i suoi beni e la casa, e aveva la possibilità dell'affidamento dei figli.
In Egitto cera anche una specie di contratto di matrimonio di prova, nel senso che un uomo e una donna si sposavano per un periodo di sette anni, passato quel periodo decidevano se restare insieme o lasciarsi, nel secondo caso ognuno andava via con quello che aveva all'inizio e i beni comprati insieme divisi a metà; per non parlare del rapporto con la sessualità, che era completamente libero a qualsiasi età, tranne per chi era sposato, poiché l'adulterio era punito severamente, ed è per questo che molti saggi egizi incoraggiavano i giovani ad avere più rapporti possibili, la verginità non era un obbligo ma un dono, c'è un contratto di un uomo che chiese alla donna di mantenersi vergine come dote.
Ogni uomo poteva diventare ciò che voleva, le cariche erano aperti a tutti quelli che avevano determinati requisiti, la famiglia di Ramses il grande era una famiglia di guerrieri ad esempio.

martedì 2 novembre 2010

Le statue dei Faraoni


In Egitto l'arte rifletteva gli avvenimenti quotidiani, le sculture dei faraoni confermavano ciò che si leggi in molte opere dell'epoca: i sovrani erano dotati di un potere soprannaturale, che manteneva l'ordine dell'universo e conferiva loro una natura divina. Le opere arrivate fino ai nostri giorni permettono di leggere nelle loro fattezze e nelle loro pose le vicissitudini del potere reale. Le forme in cui i sovrani sono raffigurati esprimono il loro grado di autorità. Nei momenti di massimo splendore della monarchia, il faraone era un re-dio; al contrario, nelle epoche in crisi, egli era raffigurato in atteggiamento quasi servile. Le regole per ritrarre il faraone furono fissate all'inizio dell'Antico Regno. Una serie di elementi iconografici definiva la regalità, per esempio la posa ieratica, le mani appoggiate sulle cosce, la barba posticcia, i diversi tipi di corone, la cosa di leone o di toro, gli scettri o la grandezza della figura. Nel Medio Regno, il ritratto scultorio del re accentuò i lineamenti che caratterizzavano il volto, nel Nuovo Regno, sotto il governo di Amenhotep III, si pose la costruzione dei colossi; il faraone ''eretico'' Akhenaton favorì la stilizzazione e l'iperrealismo; infine, nel Periodo Tolemaico, le figure si ellenizzarono. Fu utilizzato un vasto repertorio di forme e canoni per rappresentare il sovrano: dalle immagini destinate a preservare l'anima del defunto, a quelle che simboleggiavano il potere del faraone, come le sfingi, passando per quelle in cui il faraone era accompagnato da dei. In tutte il re suscita una sensazione di maestosità. La cura con cui gli artisti raffiguravano il faraone esprime il ruolo chiave che il re aveva nella civiltà egizia. La grandezza del corpo, le fattezze del volto e l'atteggiamento del sovrano erano caratteristiche che lo distinguevano dal resto delle figure umane.
Le sculture dei faraoni venivano realizzate nelle botteghe reali. Numerosi artigiani disegnavano le fattezze del re sui blocchi di pietra di vari tipi e grandezze. La decorazione di alcune tombe di nobili e gli scavi delle botteghe della città di Akhenaton sono serviti a conoscere le fasi di elaborazione di una statua. In primo luogo, il faraone posava per lo scultore di fiducia. Da questo modello veniva ricavato un gesso che serviva per realizzare i ritratti successivi. Poi un gruppo di operai si occupava di eseguire le figure.