sabato 31 dicembre 2011

I significati dei colori

I pittori e i loro metodi
La tecnica pittorica degli antichi egizi assomiglia, verosimilmente, alla nostra tecnica della tempera: si basava sull'uso di pigmenti colorati diluiti in acqua, ai quali si aggiungeva un legante. Per la decorazione delle pareti si utilizzò molto presto il disegno a rilievo, ma anche la pittura: si preparava una base di gesso su un muro liscio, il disegnatore tracciava una quadrettatura e la usava come riferimento per disporre oggetti e personaggi. Poi il pittore applicava i colori. Di solito lo sfondo era grigio o bianco. Anche i colori della pelle erano convenzionali: marrone-rossastro per gli uomini, ocra pallido per le donne, mentre gli dei hanno spesso una carnagione verdastra o blu; la pelle dei Nubiani era nera, quella degli asiatici gialla.

Il simbolismo dei colori
Non solo la pelle aveva un significato proprio, ma in ogni forma d'arte figurativa, il colore utilizzato dall'artista gioca un ruolo fondamentale:

  • il bianco ricorda la luce che trionfa sulle tenebre, è il colore della gioia e della gloria;
  • il blu è il colore dell'aria e degli spazi celesti. Il blu scuro del lapislazzulo descrive le profondità della terra e del cielo stellato, l'azzurro turchese l'acqua del Nilo e l'immensità del mare;
  • il giallo simboleggia l'oro, "la carne degli dei" e l'immortalità;
  • il nero è un colore benefico: è il limo prezioso lasciato dal Nilo dopo l'inondazione. Rappresenta la rinascita del corpo nell'aldilà;
  • il rosso significava violenza e vittoria, è il colore del sole, del deserto, del caos e del sangue;
  • il verde rappresenta la vita vegetale, la gioventù e la salute, è il colore del dio Osiride.

Il bianco si ricavava dal gesso o dal calcare, finemente tritato, per ottenere il celeste si utilizzava l'azzurrite, per i marroni si mescolavano ossido di ferro e pigmenti bianchi. Il nero era ricavato dal carbone o dall'ossido di manganese, il rosso utilizzando l'ossido di ferro, il verde veniva prodotto polverizzando la malachite e per il giallo si usava l'ossido di ferro idratato. A partire dalla XII dinastia fece la sua comparsa l'arsenico. Il legante per i colori non è stato ancora identificato con sicurezza. Forse venivano utilizzati materiali gommosi, cera d'api e bianco d'uovo.

giovedì 1 dicembre 2011

I geroglifici di Abydos

Molti pseudo archeologi o studiosi, da anni ormai continuano a proporre la storiella dei geroglifici di Abydos, incrementando così l'ignoranza di chi non è un esperto.
Bisogna prima di tutto spiegare una cosa, questi geroglifici fanno parte della titolatura di un re, chi usurpava tale monumento doveva in qualche modo anche cambiare il nome del suo predecessore e la sua titolatura con la propria, questo effetto è dovuto proprio a tale esigenza. Successivamente, Ramses II ideò uno stratagemma per evitare proprio queste usurpazioni, incidendo i geroglifici nella pietra invece di farli scolpire a rilievo. 
Quindi, cosa sono i geroglifici "alieni" di Abydos? Si tratta di una sovrapposizione tentata da Ramses II che cercò così di appropriarsi della sala ipostila iniziata da Sethi I e poi completata da lui stesso.

Cerchiamo quindi di capire cosa diceva l'iscrizione principale e quella secondaria:



Ora invece procediamo ad una spiegazione tecnica del contesto geroglifico (cliccare per ingrandire):




Infine non posso non dare una mia personale valutazione per questo abbaglio generale. Personalmente ritengo che sia tipico del cervello umano cercare riferimenti al proprio mondo, il nostro cervello cerca informazioni nel proprio database per colmare la momentanea lacuna, elaborando da prima un'immagine a noi familiare, ma in un secondo momento, osservando attentamente i particolari, possiamo notare che tutto ciò è facilmente spiegabile. Diciamo che è una sorta di criterio di Shepard sul riconoscimento di oggetti familiari indotti da oggetti non familiari.

(La prima immagine è di Antonio Crasto)

giovedì 24 novembre 2011

I segni D

SEGNI D:
D1 Ideogramma in tp ‘’testa’’ talvolta da leggersi dj3dj3, con significato identico; determinativo nelle parole connesse e nei verbi relativi ad azioni che implicano movimenti del corpo
D2 Ideogramma in hr ‘’faccia’’, da cui trae il valore fonetico hr, e parole connesse
D3 Determinativo in iny ‘’capelli’’, ‘’peli’’ e parole connesse, in inm ‘’pelle’’ e nei verbi e sostantivi concernenti la nozione di lutto (nell’Antico Egitto il non rasarsi era simbolo di lutto)
D4 Ideogramma in irt ‘’occhio’’, da cui foneticamente ir. Determinativo nelle parole relative all’azione di vedere e all’organo della vista
D5 Determinativo in azioni o condizioni dell’occhio, dgi ‘’guardare’’, shp ‘’cieco’’, rs ‘’vigile’’
D6 Determinativo di azioni o particolari stati dell’occhio (truccato, truccarsi)
D7 Determinativo in msdjmt ‘’galena’’, usato come cosmetico per gli occhi, e in ‘n ‘’bello’’, da cui foneticamente ‘n
D8 Determinativo in ‘an
D9 Determinativo in rmi ‘’piangere’’
D10 Ideogramma o Determinativo in wdj3t, letteralmente ‘’occhio sano’’, nome dell’occhio di Horus
D11 Simbolo delle frazioni
D12 Determinativo in djfdj ‘’pupilla’’
D13 Ripetuto due volte è scrittura per inh ‘’sopracciglia’’
D14 Usato come simbolo per 1/16
D15 Simbolo per 1/32
D16 Simbolo per 1/64
D17 Ideogramma o Determinativo in tìt ‘’immagine’’, ‘’figura’’
D18 Ideogramma o Determinativo in msdjr ‘’orecchio’’
D19 Ideogramma o determinativo in fnd/fndj e shrt, ambedue significanti ‘’naso’’; determinativo nelle parole connesse al naso, all’odorato e alla gioia. Da khnt ‘’faccia’’, di cui è determinativo, deriva il valore khnt
D20 Variante di D19, ma si riferisce raramente a sculture o dipinti
D21 Ideogramma in r3 ‘’bocca’’, da cui foneticamente r
D22 Ideogramma in 2/3, lettura rwy
D23 Ideogramma in ¾, probabile lettura khmt-rw
D24 Ideogramma o determinativo in spt ‘’labbro’’, ‘’confine’’
D25 Ideogramma o determinativo in spty ‘’labbra’’
D26 Determinativo in psg, bshi, k3; ‘’sputare’’ ‘’vomitare’’ e in snk ‘’sangue’’
D27 Ideogramma o Determinativo in mndj ‘’mammella’’ e nelle azioni ad essa connesse (snk ‘’succhiare’’)
D28 Ideogramma in k3 (ka) ‘’spirito’’ ‘’anima’’, da cui deriva il valore fonetico k3
D29 Variante di D28, combinazione del segno ka con uno stendardo divino; esprime la natura divina del Ka
D30 Simbolo di Neheb-kau, serpente mitico e ipostasi del dio creatore
D31 Combinazione di D28 e U36, generalmente indica ‘’servo del ka’’ cioè un sacerdote
D32 Determinativo per abbracciare: ink ‘’circondare’’, hpt ‘’abbracciare’’ etc. Ideogramma o determinativo in skhn ‘’abbracciare’’, ‘’cercare’’
D33 Ideogramma o Determinativo in khni ‘’remare’’, da cui fonogramma khn
D34 Ideogramma in ‘h3 ‘’combattere’’
D35Ideogramma negli avverbi di negazone n e nn e nel pronome relativo negativo iwty ‘’che non’’; determinativo in vari verbi negativi e nel verbo khm ‘’ignorare, essere ignorante’’, da cui l’uso come determnativo fonetico khm
D36 Ideogramma in ‘w ‘’braccio’’, da cui fonogramma
D37 Ideogramma di ‘’dare’’, anticamente per imi, imperativo del verbo dare.
D38 Variante di D37, braccio con pane tondo, grafia dell’imperativo da, imi. Da qui deriva il valore fonetico mi, più spesso attestato nella foma m
D39 Variante di D37, braccio con ciotola; determinativo nel verbo hnk ‘’offrire’’.
D40 Ideogramma o determinativo in kh3i ‘’misurare’’; sostituisce spesso come determinativo l’uomo che colpisce (A24) nei verbi e sostantivi denotanti la forza, potere
D41 Ideogramma o Determinativo in rmnw ‘’braccio’’ e sinonimi. Determinativo per i movimenti del braccio, da nì ‘’respingere’’, valore fonetico nì
D42 Ideogramma o Determinativo in mh ‘’cubito’’
D43 Ideogramma in khwi ‘’proteggere’’
D44 Determinativo in khrp ‘’presiedere’’, ‘’controllare’’, ‘’amministrare’’ e derivati
D45 Ideogramma o determinativo in djsr ‘’sacro’’, ‘’segregare’’
D46 Ideogramma in drt ‘’mano’’, valore fonetico d ‘’mano’’
D47 Determinativo di mano (djrt, dj3t) quando scritta foneticamente
D48 Ideogramma in shsp, misura in ampiezza della mano
D49 Determinativo per afferra 3mm, khf’
D50 Ideogramma o Determinativo in djb’ ‘’dito’’ della mano e parole connesse
D51 Ideogramma o Determinativo in djb ‘’dito’’
D52 Determinativo di virilità, usato sia per gli uomini che per gli animali, valore fonetico mt.
D53 Variante di D52, un fallo in atto di emettere liquido seminale, per l’uso del segno, spesso indistinto da mt dopo il Medio Regno, questo segno si legge b3h, e indica le funzioni dell’organo
D54 Determinativo in ‘nn ‘’tornare indietro’’, sbh3 ‘’far ritirare’’ etc..
D55 Ideogramma in ìw ‘’venire’’, determinativo nei verbi di moto
D56 Ideogramma o Determinativo in rd ‘’gamba’’; determinativo per i nomi di parti della gamba; da altri nomi per ‘’gamba e sue parti’’ derivano i valori fonetici pds, w’rt, sbk
D57 Determinativo in i3t ‘’mutilato’’ e parole connesse
D58 Fonogramma B
D59 Fonogramma in ‘b ‘’corno’’
D60 Ideogramma in w’b ‘’puro’’, ‘’pulito’’
D61Ideogramma o Determinativo in s3h, ‘’dito del piede’’, da cui il valore fonetico s3h
D62 Variante di D61
D63 Variante di D61

venerdì 18 novembre 2011

Perchè Akhenaton si faceva raffigurare con aspetti femminili?


Molti studiosi hanno ipotizzato che Akhenaton fosse malato, alcuni hanno detto che il suo aspetto si doveva alla malattia di Marfan, altri hanno parlato di corrente artistica, ma senza mai spiegare il perché questo faraone si facesse raffigurare con gambe grosse, seni flaccidi e ventre pieno.

Secondo il mio punto di vista Akhenaton si ispirò al dio Hapy, infatti il dio si presentava con quelle forme per sottolineare la vita che scaturiva dal Nilo, quindi Akhenaton come unico rappresentante dell'Aton sulla terra era la vita e la luce dell'umanità; concetto che egli cercò in ogni modo di far trasparire anche nell'arte.

mercoledì 16 novembre 2011

L'Inno ad Aton


Il sole fu un elemento sempre presente nella vita degli egizi e numerose divinità erano a esso legate. In particolare, Aton rappresentava il disco solare nel firmamento. Sebbene la sua figura fosse già conosciuta nell'Antico Regno, Aton assunse maggiore importanza nel Nuovo Regno, durante l'Epoca Amarniana. Il faraone Akhenaton, durante il sesto anno del suo regno, lo dichiarò unico oggetto di culto e fece chiudere i templi dedicati agli altri dei. Egli stesso si proclamò suo unico sacerdote e profeta, e scrisse un inno in cui esaltava la grandezza del Sole, creatore di tutte le cose, e l'eguaglianza fra tutti gli uomini. La somiglianza tra questo inno e il salmo 104 del Libro dei Salmi dell'Antico Testamento fa pensare che la religione egizia e quella ebraica abbiano avuto per un breve momento una convergenza di elementi dottrinali (per un approfondimento ''Intervista su Akhenaton'').


Inno ad Aton:

''Come sono numerose le tue opere! Esse sono incomprensibili per l'uomo.

Dio unico, al di fuori di cui nessuno esiste. Tu hai creato la terra a tuo desiderio

quando eri solo con gli uomini, il bestiame e ogni animale selvatico

che cammina con i piedi, e che è nel cielo e vola con le ali.

E i paesi stranieri, la Siria, la Nubia, e la terra d'Egitto. Tu hai collocato ogni uomo

al suo posto, hai provveduto ai suoi bisogni, ognuno con il suo cibo

ed è calcolata la durata della sua vita. Le loro lingue sono diverse,

e anche i loro caratteri e le loro pelli. Hai differenziato i popoli stranieri.

E hai fatto un Nilo nel mondo sotterraneo del Duat, e lo mandi dove vuoi tu a portare vita alle genti.

Tu, signore di tutte loro, che ti affatichi per loro, o Aton del giorno, grande di dignità!

E anche in tutte le terre lontane e straniere fai che vivano anch'essi. Tu hai posto un Nilo in cielo,

che scenda per loro, faccia onde sui monti come un mare e bagna i loro campi e le loro contrade.

Come sono perfette le tue vie, o Signore dell'eternità!

Il Nilo nel cielo è per gli stranieri e per gli animali del deserto ma il Nilo viene dalla Duat per l'Egitto.

I tuoi raggi fanno da nutrice a tutte le piante. Quando tu splendi, esse vivono e prosperano per te.

Tu fai le stagioni per far sviluppare tutte le cose che crei,

l'inverno per rinfrescarle, l'estate perché godano di te.

Tu hai fatto il cielo lontano per splendere in lui e per vedere,

unico che splendi nella tua forma di Aton vivente, sorto e luminoso, lontano eppure vicino.

Tu fai milioni di forme da te, tu unico: città, villaggi, campi, vie, fiume.

Ogni occhio vede te davanti a sé e tu sei l'Aton del giorno sopra (la terra).

Quando sei andato via e dorme ogni occhio di cui tu hai creato lo sguardo

per non vederti solo, e non si vede più quello che hai creato, tu sei ancora nel mio cuore.

Nessuno ti conosce tranne tuo figlio Nefer-kheperu-Ra Ua-en-Ra.

Tu fai che egli comprenda i tuoi piani e capisca il tuo potere.

Le tue opere sulla terra sono nelle tue mani, proprio come tu le hai create.

Se tu splendi, esse vivono. Se tu tramonti, esse muoiono.

Sei la durata stessa della vita. Viviamo di te.

Gli occhi vedono la bellezza fino al momento del tuo tramonto a destra

e allora in quel momento ognuno cessa il lavoro che stava facendo.

Quando tu risplendi, infondi vigore per il Re,

e metti forza e agilità nelle gambe da quando hai fatto la terra.

Tu sorgi per tuo figlio, generato da te, Re della Valle e Re del Delta

che vive di verità, Signore delle Due Terre, Nefer-kheperu-ra, figlio di Ra,

Signore della Verità, Signore delle corone, Akhenaton dalla lunga vita

e per la grande sposa reale Signora delle Due Terre Nefer-neferu-aton Nefertiti,

da lui tanto amata. Possa ella vivere a lungo e rimanere giovane in eterno!''

sabato 5 novembre 2011

Kemet è anche su facebook...



Ho aperto su Facebook la pagina ufficiale del blog di Kemet, dove possiamo commentare le notizie del mondo dell'egittologia, aggiornarci sulle novità editoriali, parlare di qualsiasi argomento e socializzare con chi ha la nostra stessa passione.

Vi aspetto tutti...

lunedì 17 ottobre 2011

Arriva IEgitto, l'applicazione di Kemet...

Ho sempre pensato di realizzarla e finalmente è arrivata. A breve la troverete in tutti gli App Store. Questa applicazione ti permetterà di conoscere l'antico Egitto. Iniziare lo studio dei geroglifici. Studiare la storia dell'antica civiltà del Nilo. Per tutti quelli che almeno una volta hanno sognato di andare in Egitto. Segui anche tu Kemet, la voce dell'antico Egitto.
IEgitto

(l'immagine dell'app è provvisoria)

mercoledì 12 ottobre 2011

Viaggio in Egitto per Aprile/Maggio...

Questo è un viaggio fai da te, quindi il tempo e le visite possono essere giostrati a piacimento o saltate se il programma è troppo duro. Il viaggio costa tutto compreso sui 1200 euro circa(aereo, hotel, monumenti, visto e spostamenti). Per qualsiasi domanda o rispondete qui o potete scrivermi all'inidirizzo kemet@live.it o su skype kemetblog. Non ci saranno problemi di lingua, parlo corentemente l'arabo e l'inglese. Naturalmente in ogni sito ognuno è libero di vedere ciò che più vuole, ad esempio l'intero gruppo aperto delle tombe della Valle dei Re o dei Nobili. Inoltre forse visiteremo la tomba di Senenmut. Organizzo questo nuovo viaggio per alcuni amici che vogliono visitare l'Egitto, ma come si dice? Più siamo e meglio è....

Viaggio in Egitto dal 20/04/2012 al 09/05/2012

Giovedì 19 aprile
Riunione a Roma alle 20.00 in piazza Esedra
20aprile-1°giorno Roma/Il Cairo: Arrivo in aeroporto e sistemazione in hotel
21aprile-2°giorno Museo egizio, cittadella e khan el khalili
22aprile-3°giorno Giza, Saqqara e Menfi
23aprile-4°giorno Dahshur e El-Lisht
24aprile-5°giorno Dal CairoBubastis e Avaris
25aprile-6°giorno treno per Alessandria e visita della città
26aprile-7°giorno Sais e Buto
27aprile-8°giorno Treno per Minia, arrivo e sistemazione in hotel
28aprile-9°giorno visita dei monumenti di Beni Hasan
29aprile-10°giorno visita di Tell el Amarna
30aprile-11°giorno treno per Luxor, arrivo e sistemazione in hotel
1maggio-12°giorno visita dei templi di Luxor, museo archeologico, tempio di Karnak e del museo di mummificazione
2maggio-13°giorno Valle dei Re e Valle dei Nobili
3maggio-14°giorno Visita dei templi di Dendera ed Abido
4maggio-15°giorno Templi funerari e Valle delle Regine
5maggio-16°giorno visita dei templi di Esna e Edfu e continuazione per Assuan, arrivo in serata e sistemazione in hotel
6maggio-17°giorno Visita dell'isola di File e nel pomeriggio tempio di Kom Ombo
7maggio-18°giorno Abu Simbel
8maggio-19°giorno Tempio di Kalabsha e poi in serata treno notturno Abela per il Cairo
9maggio-20°giorno Arrivo al Cairo e aereo per Roma

domenica 18 settembre 2011

Kem-ur-mi: l'antico canale dei Faraoni


La regione di Suez era nota anticamente come Heroopolita, e vi sono stati rinvenuti alcuni reperti, testimonianze dell'antichità di Suez. Nella regione sorgeva infatti la cittadina greco-romano di Klusma (poi divenuta Qulzum), sui resti del canale dei faraoni, Wadi Tumilat. Fin dall'antichità i faraoni capirono l'importanza di connettere il Mediterraneo con il Mar Rosso. La prima connessione cui si pensò sfruttava il Nilo e Wadi Tumilat, nell'antichità parzialmente e periodicamente navigabile. Secondo il progetto dei faraoni, le navi avrebbero imboccato dal Mediterraneo il braccio pelusiaco del Nilo, che oggi è asciutto, e avrebbero potuto risalirlo fino a Bubastis; da qui i battelli avrebbero raggiunto e navigato lungo Wadi Tumilat fino ai laghi Amari, e quindi da questi al golfo di Suez. Questa via fu nota ai greci come ''canale dei faraoni'' che gli egizi chiamavano Kem-ur-mi; accostando il grande canale al lago Amaro a cui esso si connetteva e che aveva come nome Kem-ur. L'idea fu realizzata solo nell'Epoca Tarda, anche se i lavori più antichi potrebbero essere stati cancellati da quelli più recenti; le prime prove storiche di un tentativo di realizzazione di un tale progetto risalgono a Neko II.
Sappiamo da Plinio che il canale misurava circa 92 km(le 62 miglia romane), che lungo lo Wadi Tumilat, equivale alla distanza fra Bubastis e l'estremità settentrionale dei laghi Amari. Il canale rimase abbandonato fino all'arrivo di Dario I, che lo fece riaprire e lo completò, una volta finito, fece commemorare l'impresa facendo incidere lungo il percorso una serie di steli commemorative in lingua egizia e persiana. Una diga naturale separava ancora il canale dai laghi Amari; essa fu tagliata sotto Tolomeo II Philadelfo, per essere rimpiazzata da una sorta di chiusa che permetteva di far comunicare il canale con i laghi Amari e quindi creava la connessione diretta con il golfo Heroopolita. Il golfo di Suez nell'antichità era noto come golfo di Heoopolita. Tuttavia l'incuria e la sabbia ebbero ragione dell'opera, già ostruita sotto Cleopatra VII; fu poi riattivata sotto il regno di Traiano.
Il nuovo canale doveva sfruttare parte della vecchia opera, unendosi a quella all'ingresso di Wadi Tumilat. In seguito il canale ricadde preda delle sabbie e venne abbandonato. Ancora una volta fu riattivato, ma per questo dovette attendere fino al 640 d.C., anno in cui arrivò in Egitto il generale 'Amr ibn el 'As, che era agli ordini del califfo 'Omr ibn al Khattab. Fu distrutto poco più tardi, nel 767, per ordine del califfo Abu Dja'far el Mansur, che voleva spegnere la rivolta della Medina riducendola alla fame. Quella fu la fine del canale dei faraoni, che venne abbandonato per sempre. Oggi Qulzum è ridotta a un cumulo di macerie che formano uno degli innumerevoli tell* dell'Egitto, ma un tempo per la sua posizione di frontiera era una tappa obbligata per chi percorreva la pista del Sinai.
Quando Napoleone arrivò in Egitto, i suoi studiosi scoprirono l'esistenza del canale dei faraoni(cosa a cui pensarono anche i Veneziani 300 anni prima), da questo momento iniziò il progetto del moderno canale di Suez, che segue un percorso diverso da quello antico, il progetto fu terminato a metà del XIX secolo e inaugurato nel 1871 con l'Aida di Giuseppe Verdi.

* parola araba usata per indicare una collina, in ebraico ''tel''.

lunedì 12 settembre 2011

Oltre la maschera di Spartacus

Molti dei miei lettori si chiederanno perché dedico un post alla scomparsa di un attore australiano e per quale motivo mi sento di farlo. Il mio motivo a molti di voi sembrerà insufficiente, non ho solo amato la grazia, la forza e la dignità d'espressione che Andy Whitfield ha avuto nell'esprimere se stesso tramite la recitazione, ma ho anche imparato a conoscere il suo sorriso e lo sguardo con cui guardava dritto nella telecamera, come se niente al mondo potesse fermarlo. Tutti lo conosciamo come Spartacus, tutti lo abbiamo incitato e incoraggiato, proprio come facciamo la domenica allo stadio, come se lui fosse stato davvero lì nell'arena a combattere per la sua libertà. Dietro a Spartacus c'era un giovane uomo, una persona innamorata di sua moglie, un figlio e un amico, quindi oggi non salutiamo solo il volto di un eroe che ci ha fatto battere il cuore ma anche un ragazzo come noi che nonostante la morte è riuscito a vincere la paura del male che lo stava divorando. Molti altri attori hanno interpretato Spartacus e molti altri lo faranno, però oggi non voglio dire arrivederci al personaggio, ma all'uomo che nel mio cuore e nella mia memoria avrà sempre un posto.. ciao Andy.

domenica 28 agosto 2011

Le cromolitografie Liebig


L'antico Egitto ha stimolato sempre l'immaginazione e ha lasciato tracce nei campi più insospettati. Le cromolitografie Liebig, stampate in oltre cento anni per pubblicizzare un estratto di carne, ne sono un chiaro esempio. Justus von Liebig, eminente farmacista e chimico tedesco, ideò il modo di far pubblicità allo scopo di promuovere il suo estratto di carne. Come già facevano altri produttori, Liebig decise di regalare con il suo prodotto alcune raccolte di cromolitografie; nel 1872, poco prima della sua morte, uscirono le prime. In oltre cento anni, fino al 1973, ne furono distribuite 1863 serie. Esse comprendevano 6 cromolitografie; sporadicamente apparvero serie di 12 e 18. Le misure erano in genere 100x70 mm. Le cromolitografie furono distribuite in numerosi paesi del continente europeo e vennero tradotte in molte lingue. Esse trattarono svariati temi, tra cui diversi aspetti legati alle antiche civiltà, come quella egizia. Con i loro contorni dorati, esse furono caratterizzate da un accurato e delicato disegno, tipico della fine del XIX secolo. Venivano stampate in litografia e in dodici colori. Ormai sono oggetti di antiquariato, testimonianze di un'epoca romantica.

martedì 16 agosto 2011

Omm Seti, esiste la reincarnazione?

Nella mia vita mi sono ritrovata spesso ad affrontare questa domanda, e negli anni sono giunta ad una personale conclusione. Si la reincarnazione esiste. Tralasciando i motivi che mi spingono a tale affermazione, che non sono solo tentativi personali di ipnosi regressiva e prove, vorrei parlare oggi di una donna straordinaria, il suo nome era Dorothy Eady.
Dorothy nacque a Londra nel 1904, era una bambina come tutte le altre, fino a quando un giorno cadendo dalle scale fu dichiarata morta per alcuni minuti, al suo ritorno dall'aldilà lei iniziò a dire di non appartenere a questo mondo e che lei era un'altra persona. Infatti ha dichiarato fino alla morte di essere stata una sacerdotessa egizia, vissuta all'epoca di Sethi I, il quale era anche il suo amante. Il suo amore per Sethi, proibito e pericoloso, la portò al suicidio.
Nella nuova vita, Dorothy, diventò una delle maggiori esperte di egittologia, dando spesso da pensare a chi non riusciva a capacitarsi di come lei sapesse cose inspiegabili per la mente umana. Si trasferì in Egitto, ebbe un figlio che chiamò Sethi, e per questo veniva chiamata Omm Seti, cioè ''madre di Seti'', come è abitudine nel medio Egitto. Ad oggi la sua storia è una delle più affascinanti e controverse.

Per saperne di più:
Alla ricerca di Omm Sethi di Jonathan Cott scrittore e giornalista newyorchese. Argomento de "Alla Ricerca di Omm Seti" è la biografia dell’inglese Dorothy Eady, ossessionata sin dall’infanzia dalla sua attrazione per l’Egitto, che la spinse a lasciare l’Inghilterra per recarsi a vivere ai piedi delle Piramidi e più tardi nel villaggio di Abido, sede del tempio del suo amato faraone Sethi I. La Eady, poi nota come Omm Sethi, ripercorre la sua vita di egittologa, le cui conoscenze di antichi rituali e dei luoghi di templi restano inspiegabili per molti, nonostante i suoi contributi a grandi scoperte archeologiche. Il libro svela un segreto straordinario: la sua perfetta cognizione di una precedente incarnazione in Egitto, raccontata da lei stessa con humour britannico esilarante e spesso feroce.




domenica 24 luglio 2011

Un giorno da Faraone


La giornata di un re egizio era regolata nei minimi particolari. Tanto nella vita pubblica quanto in quella privata, essa era organizzata secondo un severo e rigido cerimoniale. Il suo tempo era diviso tra le udienze e i giudizi, la caccia e la guerra, le passeggiate e i divertimenti.
Il risveglio del re era una grande cerimonia, il faraone si preoccupava del suo aspetto fisico, e si affidava alle mani esperte del barbiere e della manicure. Doveva indossare un grande vestito: il gonnellino shenti, corto e a pighe, rientrava tra i suoi indumenti. Il faraone non appariva mai in pubblico con la testa scoperta; anche nell'initimità portava sempre un copricapo. Perciò indossava una parrucca e sopra di essa il nemes con il serpente ureo. Una barba posticcia si univa al copricapo. Il re portava collane, pettorali e bracciali. Indossava sandali o camminava scalzo. Di mattina leggeva la posta, si lavava e poi offriva un sacrificio e ascoltava le preghiere del sommo sacerdote. Il re doveva essere al corrente di tutti gli avvenimenti. Dettava risposte, convocava il consiglio, ma il suo principale dovere era quello di manifestare gratitudine agli dei:restaurava monumenti, costruiva nuovi santuari e statue, faceva erigere obelischi; sovrintendeva e controllava l'esecuzione dei suoi ordini. Il faraone nominava gli alti funzionari, sceglieva il sommo sacerdote e ricompensava i generali che avevano compiuto imprese memorabili. Si attendeva che vi fossero diversi personaggi da ricompensare per chiamarli a palazzo. Un'altra cerimonia regale consisteva nel ricevere i delegati stranieri, che arrivavano con i tributi. L'occupazione più importante del re era la guerra. Al ritorno da una spedizione, al faraone piaceva svagarsi nel suo palazzo e divertirsi con la famiglia. Ma anche la caccia era uno sport appassionante: nel deserto, il faraone cacciava leoni, tori o antilopi.I palazzi reali erano in corrispondenza dei templi dedicati al culto del faraone, ogni complesso aveva la ''finestra delle apparizioni'', dalla quale il re distribuiva oro e beni di necessità.
Per quanto riguarda la sessualità nella vita di un faraone possiamo affidarci alla deduzione logica, probabilmente con diversi harem a disposizione, passava le sue notti all'interno di essi. La vita agiata di cui godevano i faraoni è testimoniata da una mummia in particolare, quella di Ramses III, che aveva problemi di obesità; ma tuttavia le mummie testimoniano anche di problemi salutari e in alcuni casi di fastidiose malattie.

mercoledì 6 luglio 2011

Seth, il dio del male e del caos: introduzione.

Dio dalla figura ambigua e controversa, simbolo del caos, del disordine e della sterilità, Seth incarna le forze violente della natura: tempeste e temporali, il deserto, ed anche il mare, in opposizione all'aspetto ''fluviale'' di Osiride. Ma Seth è anche un dio associato alla regalità, e sotto questo aspetto la sua origine è antichissima, sicuramente predinastica: la sua immagine è infatti presente nella testa di mazza del re Scorpione, anteriore a Narmer. Un re della seconda dinastia, Sakhemib, adottò Seth come suo nume protettore e fece collocare la sua immagine sul suo serekh. Il suo successore, Khasekhemuy, abbinò le immagini di Horus e Seth, a simboleggiare vicende politiche i cui dettagli ci sfuggono. Nei Testi delle Piramidi il re dichiara: ''La mia forza è la forza di Seth'' (Pyr.1145). Seth è anche il dio venerato dagli Hyksos, la popolazione semitica che governò parte dell'Egitto, e questo probabilmente contribuì al ricordo negativo che gli egizi hanno sempre conservato di questo episodio. Il culto di Seth riprese vigore nella XIX dinastia, dal suo nome derivò quello di Sethi I, padre del grande Ramses II, e anche quest'ultimo si considerò assai spesso sotto la sua protezione: si definì ''come Seth grande di forza'' e ''come Seth nella sua ora'' nelle iscrizioni che commemorano la battaglia di Qadesh contro gli Hittiti; e quando venne conclusa la pace tra i due popoli, nella Stele del Matrimonio del tempio di Abu Simbel rivolse preghiere e fece sacrifici a Seth, come dominatore degli elementi, affinché tenesse lontano la pioggia e il freddo dalla principessa hittita che stava arrivando in Egitto. Premettendo che questo personaggio è stato trattato in maniera magistrale da un egittologo olandese in un libro che è divenuto un testo di riferimento per la materia (Herman Te Velde, Seth, god of confusion, Brill, Leiden 1977), esamineremo ora alcuni aspetti di questo dio, soffermandoci su quelli più suggestivi ed insoliti. L'iconografia di Seth è tuttora argomento di discussione, Seth è abitualmente raffigurato con corpo umano e una testa dal muso allungato e ricurvo verso il basso, orecchie erette e squadrate alla sommità. L'animale setiano è stato di volta in volta identificato nell'antilope, asino, okapi, levriero, giraffa, tapiro, oritteropo, ecc. È stata anche avanzata l'ipotesi che si tratti di un animale fantastico, specie a causa della coda forcuta che appare quando viene raffigurato in forma completamente animale. Fin dalla sua nascita Seth rivela il suo carattere distruttivo: secondo Plutarco, infatti, non venne partorito nel modo consueto: ''La sua nascita non avvenne nel momento dovuto e nemmeno per via naturale: con un colpo squarciò il fianco della madre e saltò fuori''. Come dicevamo all'inizio, Seth è una figura complessa, oltre ad essere associato a vari animali, assume funzioni e ruoli di varia natura. Ne esamineremo quelli più importanti un passo alla volta nei prossimi post.

venerdì 24 giugno 2011

Scomparsa dell'egittologa Christiane Desroches-Noblecourt

Direttrice del dipartimento delle Antichità Egiziane del Louvre e abile divulgatrice, autrice di testi e promotrice di eventi ed esposizioni, Christiane Desroches-Noblecourt è stata la fautrice della missione di salvataggio dei templi della Nubia dalle acque del Lago Nasser. La "grande dame" dell'Egittologia si è spenta all'età di 97 anni.

da Archaeogate

Articolo su Le Monde.

mercoledì 1 giugno 2011

La mummificazione degli animali: cenni storici.


Gli egizi mummificavano cani, gatti, scimmie, uccelli, tori, coccodrilli e perfino insetti, che poi collocavano nei sarcofagi. La mummificazione di questi animali era dovuta principalmente a motivi religiosi, anche se la passione per gli amuleti spinse a imbalsamare gli animali e a seppellirli insieme ai loro proprietari. La grande quantità di animali mummificati attirò l'attenzione degli antichi viaggiatori greci e romani che visitarono l'Egitto. Si credette persino che tutti gli animali mummificati fossero sacri. Uno degli animali di cui sono state ritrovate più mummie è il gatto. Molte mummie di gatto erano considerate portafortuna che, alla morte del proprietario, venivano sepolti nella sua tomba, affinché nell'aldilà il defunto potesse godere della compagnia dell'animale. Altri animali mummificati avevano funzione di cibo, che faceva parte delle offerte del corredo funerario. Tuttavia, la maggior parte di queste mummie aveva un significato religioso. Le divinità erano associate a un animale sacro, con il quale potevano essere identificate. La morte dell'animale rappresentava una grande perdita. Secondo Erodoto ''tutti gli abitanti di una casa in cui è appena morto un gatto di morte naturale si rasano le sopracciglia; quando muore un cane si rasano tutto il corpo, compresa la testa''. Vi erano animali particolari, che erano divini di per sé, come il toro Api o il bue Bukhis. All'inizio venivano mummificati solo questi ultimi, ma a partire dalla XXVI dinastia, nel Periodo Saitico, il culto degli animali si accrebbe e aumentò il numero di mummie. Offrendo una mummia o una statua dell'animale sacro in cui il dio veniva rappresentato, si entrava in contatto diretto con la divinità. La mummificazione degli animali, molto più semplice ed elementare di quella degli uomini, terminava con la decorazione delle bende, sulle quali si riproducevano le fattezze dell'animale.

giovedì 26 maggio 2011

Taharqa, il faraone cuscita

Tra i faraoni dell'epoca etiope si distinse senza dubbio Taharqa. Per il coraggio nella battaglia contro gli Assiri, la linea politica, l'ansia di realizzare costruzioni in Egitto e in Nubia, egli merita di essere incluso tra i grandi sovrani d'Egitto. Taharqa (690-664 a.C.) fu il terzo della XXV dinastia. Egli arrivò da Napata (regno di Kush) per combattere al fianco del fratello Shabataka contro gli Assiri a Tebe. Taharqa succedette a Shabataka nel 690 e fu incoronato nella città di Menfi. Benché provenisse dalla Nubia, egli adottò usanze egizie, come la sepoltura nelle piramidi e la suddivisione della sua terra di origine in nomoi. Per contrastare il potere di Montuemhé, sindaco di Tebe, rafforzò la carica delle divine adoratrici di Amon, o spose divine; tale ufficio era riservato alle donne della famiglia del faraone. Taharqa fece quindi nominare la figlia Amenirdis II sposa divina di Amon, assicurandosi in tal modo l'appoggio di tale divinità e i benefici che ne derivavano. Taharqa fu un grande costruttore e fece innalzare numerosi templi sia in Egitto sia in Nubia. A Karnak spicca un chiosco situato nel primo cortile, di cui rimane una colonna. Per quanto riguarda la Nubia, Taharqa realizzò costruzioni a Gebel Barkal, Seddenga e Kawa. Ma il suo regno fu caratterizzato dalle lotte contro gli Assiri. Nel 674 a.C. il re assiro Asarhaddon tentò inutilmente di invadere l'Egitto. Subito dopo, Baal I di Tiro si alleò con Taharqa. Ben presto, nel 671, Asarhaddon conquistò Menfi grazie all'unione con i Libici del Delta. Questo è il suo racconto: ''Dalla città di Ishhupri fino a Menfi, una distanza di quindici giorni, combattei quotidianamente battaglie sanguinose contro Taharqa, re dell'Egitto e dell'Etiopia, colui che è maledetto da tutti i grandi dei. Lo ferii cinque volte con la punta delle mie frecce e misi sotto assedio Menfi, la sua residenza reale; la distrussi, abbattei le sue mura e la rasi al suolo con il fuoco''. Dopo la morte di Asarhaddon, nel 669 Taharqa riconquistò Menfi, ma il nuovo re assiro Assurbanipal distrusse le sue speranze, costringendolo a fuggire in Nubia. Dopo aver designato come erede Tanutamon, Taharqa morì nel 664 a.C.

martedì 10 maggio 2011

Introduzione agli scarabei

In Egitto si trovano numerosi scarabei, ma quello maggiormente rappresentato nell'arte egizia è lo scarabeo sacro (Scarabaeus sacer). Poiché gli scarabei depongono le uova in palline di sterco dalle quali emergono poi i piccoli, gli egizi adorarono l'animale come Kheper ''colui che viene al mondo'', equiparato al dio sole e creatore Atum. Il suo geroglifico venne utilizzato per esprimere il verbo kheper ''rinascere, venire all'esistenza, esistere''. L'abitudine dello scarabeo di rotolare con le zampe la pallina di sterco per nasconderla sottoterra simboleggiò poi il dio Khepri che spingeva il disco del sole attraverso il cielo. Nell'antico Egitto vennero creati milioni di scarabei in pietre o faïence come amuleti o sigilli. Nel primo caso essi spesso presentavano incisi, con scopi protettivi, l'immagine o il nome di una divinità o di un sovrano: soprattutto i nomi che includevano il segno dello scarabeo, come ad esempio Menkheperra, che è il prenome di Thutmosi III. Come sigilli, gli scarabei portavano invece incisi il nome e i titoli del proprietario. Alcuni scarabei più grandi recavano iscrizioni che ricordavano avvenimenti particolari della vita del faraone. Ad esempio, il re Amenhotep III creò scarabei che commemoravano una sua caccia al leone e altri ancora, come ad esempio quello del matrimonio, in onore della regina Ty. Dal Nuovo Regno in poi si hanno i cosiddetti ''scarabei del cuore'', in pietre dure o in terracotta smaltata. Questo genere di amuleto veniva posto sul cuore della mummia, incastonato in un pettorale, e recava incisa una formula magica, spesso il capitolo 30 del Libro dei Morti, che il defunto avrebbe recitato nella ''pesatura'' con la piuma della verità: ''O mio cuore..non sorgere contro di me come testimonio, non creare opposizione contro di me nel tribunale, non essere contro di me al cospetto degli dei..''.

giovedì 5 maggio 2011

La spedizione di Napoleone


Mai una guerra era stata tanto importante per la cultura e la storia, dopo le immagini di desolazione delle battaglie, veniva riscoperta una parte del ricco passato dell'umanità, che la sabbia del deserto aveva nascosto quasi completamente per secoli; nasceva l'egittologia. La riscoperta dell'antico Egitto e la nascita dell'egittologia moderna alla fine del XVIII secolo furono il risultato della rivalità tra due grandi potenze europee: Francia e Inghilterra. Il principale protagonista di questo episodio fu il generale Napoleone Bonaparte che, impressionato dalle descrizioni di antichi viaggiatori e desiderando per sé la gloria che, al loro passaggio in Egitto, avevano ottenuto anticamente condottieri come Alessandro Magno e Giulio Cesare, accettò la missione offertagli dal governo francese del Direttorio; andare in quel paese per liberarlo dai turchi e aiutarlo nel suo sviluppo, come poco prima aveva fatto la Rivoluzione nella Francia dell'Ancient Régime. Ma questo nobile proposito ne nascondeva altri più specificamente politici, ostacolare e superare gli inglesi nella loro espansione verso l'India e, in Francia, disfarsi di un pericolo generale acclamato dal popolo. Napoleone seppe trasmettere il proprio entusiasmo a un vasto gruppo di studiosi e artisti, che decisero di far parte della spedizione militare francese contro l'esercito turco. Bonaparte sbarcò in Egitto nel luglio del 1798 e lo conquistò con la battaglia delle piramidi (21 luglio). Dieci giorni dopo, però, la flotta francese fu distrutta dagli Inglesi (alleati dei Turchi) ad Abukir. Dopo tre anni di battaglie, i francesi abbandonarono l'Egitto. Agli studiosi venne fatta un'unica concessione: Fu permesso loro di portare i disegni e le informazioni che avevano raccolto, tranne la famosa stele trovata a Rosetta (richiesta dagli inglesi come bottino di guerra e oggi conservata al British Museum). Tuttavia, le copie della stele che Napoleone aveva ordinato di fare, avrebbero permesso a Jean-François Champollion di decifrare la scrittura geroglifica. Il compito affidato agli studiosi (tra cui Vivant Denon) che accompagnavano i soldati era duro e rischioso. I recuperi delle grandi costruzioni faraoniche venivano portati a termine, con gli strumenti a disposizione, durante le tregue tra i combattimenti. A volte erano costretti a finire il lavoro in modo precipitoso, a causa dell'inizio di qualche sparatoria. Per studiare tutti i resti che venivano alla luce, furono creati una Commissione delle scienze e delle arti e l'Istituto Egizio del Cairo, incaricati di annotare e riprodurre tutto in modo sistematico. Gli specialisti di occuparono degli aspetti più vari dell'Egitto antico e moderno. Tra i temi tratti vi fu, ad esempio, l'effetto del Nilo sulla fertilità del paese. Dallo sforzo e dallo spirito d'avventura di queste persone scaturì l'opera intitolata Description de l'Égypte (9 volumi di testo e 10 tavole in folio a litografia), che fu il primo studio serio dei resti dell'epoca dei faraoni.

lunedì 2 maggio 2011

Principi e Principesse

Durante l'Antico Regno i principi riuscirono a ricoprire i più alti incarichi dell'Amministrazione. Il termine ''figlio del re'', corrispettivo per gli egizi del nostro ''principe'', non sempre indicava una relazione di discendenza filiale con il faraone. Durante la IV dinastia alcuni alti funzionari si fregiarono di tale titolo pur non essendo figli del re. Nel corso della V dinastia fecero la stessa cosa anche i funzionari comuni. Le tombe della V e della VI dinastia non indicano uno status superiore dei principi rispetto agli altri cortigiani; essi inoltre non appaiono quasi per nulla in ruoli governativi. Tale situazione si acuì durante il Medio Regno, periodo in cui solo qualche gran sacerdote del dio Ptah di Menfi fu ''figlio del re'', a parte gli eredi al trono. Nel Secondo Periodo Intermedio, invece, alcuni capi militari locali o dell'alto clero furono denominati ''principi''. Infine, nel Nuovo Regno i principi furono esclusi dal governo, tranne l'erede al trono, al quale fu conferito il titolo di ''Generale Capo''. Le figlie del re avevano una posizione differente rispetto ai principi, esse infatti, non erano ammesse nell'Amministrazione, eccetto in casi particolari. Nell'Antico Regno oltre alle figlie del re potevano fregiarsi del titolo di principessa anche delle semplici dame di alto rango o le mogli di alti funzionari (tuttavia, non è noto se ciò avvenisse per diritto proprio o se fosse dovuto alla carica del coniuge). Successivamente ricevettero il titolo di principesse solo le figlie del re, che rivestivano un ruolo importante nella successione al trono. Si verificarono, poi, anche dei casi in cui le principesse sposarono i propri padri o fratelli faraoni e sembra che questo tipo di matrimonio avesse a che fare più con la teologia (imitare gli dei distingueva la coppia reale dagli altri mortali) che con una questione di purezza di sangue. Inoltre, sia i principi sia le principesse erano allevati da ''nutrici reali'', che, in quanto spose di alti dignitari, appartenevano alle principali famiglie della nobiltà. Esistevano anche i tutori o educatori; alcuni di questi furono molto famosi come il visir di Thutmosi I, Imutes, o come Senmut, il ''padre-tutore'' della figlia di Hatshepsut, Neferura. L'educazione dei principi veniva perfezionata, poi, nella ''Casa dei discendenti della famiglia reale'', una scuola ubicata a corte alla quale avevano accesso anche i figli degli alti funzionari.

sabato 30 aprile 2011

Cavigliera di Psusenne I

La cavigliera, di forma tronco-conica, è decorata nel pannello centrale da una placca in oro lavorata con la tecnica dello champlevé. NEl messo del pannello, uno scarabeo alato sospinge dinnanzi a sé il disco solare; ai lati dell'insetto sono raffigurati due urei che incorniciano il segno geroglifico aa, insieme che costituisce il gruppo di geroglifici esprimente il nome regale di Psusenne I, Aakheperra. Sulla superficie interna del bracciale è iscritta una dedica fatta dal Gran Sacerdote di Amon, Smendes, figlio di Menkheperra. Sui bordi, inferiore e superiore della cavigliera corre un fregio di piccole perle in lapislazzuli e oro. Oltre alla placca centrale, il bracciale si compone di tre pannelli decorati con lune crescenti, alternativamente in oro e lapislazzuli, collegati da cerniere alla sezione principale.

Dati
Materiali: Oro, lapislazzuli e cornalina.
Diametro interno massimo: 6,6 cm.
Luogo: Tomba di Psusenne I a Tanis.
Scavi: Di P.Montet (1940)
Dinastia: XXI dinastia.
Sala: N°2.

lunedì 25 aprile 2011

L'Egitto nel Rinascimento

Il Rinascimento, che ebbe il suo massimo sviluppo in Italia durante il XV e il XVI secolo, portò al recupero degli ideali estetici e culturali dell'antichità greco-romana. Tuttavia, importanti mecenati e grandi artisti di quest' epoca non trascurarono di prestare particolare attenzione al mondo egizio. Nel 1589 un veneziano fu il primo europeo a risalire il Nilo, giunse a Tebe e in Nubia, ''non per utilità, ma per il gusto di ammirare tante magnifiche opere come statue, colossi e obelischi''. Il papa spagnolo Alessandro VI (1492-1503), una figura centrale del Rinascimento, appoggiò l'idea di unificare gli elementi pagani con quelli cristiani per dimostrare che la storia del Cristianesimo era cominciata prima di Cristo. Fu lui a commissionare a Bernardino di Betto (1454-1513), detto il ''Pinturicchio'', la decorazione della sua residenza romana, con scene tratte dal mito di Iside e Osiride; dove il papa si identifica con il dio dell'oltretomba. La giustificazione per questo ciclo egizio (di fatto pagano) stava nella convinzione di Alessandro VI che il suo lignaggio, quello dei Borgia, o Borja, che ostentava un toro nello stemma, risalisse addirittura allo stesso toro Hapi. Nel XV secolo, gli umanisti italiani prestarono particolare attenzione ai geroglifici, anche se non sempre con rigore scientifico. Uno degli esempi più celebri è costituito dalla favola di Francesco Colonna Hypnerotomachia Poliphili (1499), una storia riccamente illustrata in cui fu inserita una notevole quantità di geroglifici inventati però dall'autore. Anche se in modo fantasioso, l'Egitto fornì dunque al Rinascimento un nuovo strumento per trasformare concetti e parole in immagini, una pratica che avrebbe dato luogo nel XV secolo ad una nuova disciplina: l'emblematica. Benché la sua origine fosse influenzata dall'araldica, fu grazie al richiamo e all'influenza dei geroglifici che il gusto per gli emblemi si consolidò nel corso del XVI secolo. La loro interpretazione e il loro uso costituivano un autentico segno di distinzione nell'ambito di una élite sociale che badava alcuni suoi tratti distintivi proprio su un'accentuata raffinatezza intellettuale.

mercoledì 20 aprile 2011

Le droghe nell'Antico Egitto

In Egitto, la maggior parte delle droghe veniva estratta dalle piante, alberi compresi. Testi su papiro parlano delle droghe ricavate dal papavero, dalla mandragola o dalla cannabis; non tutte le piante però erano locali, come il papavero (Papaver somniferum) coltivato a Cipro e Micene. L'oppio estratto da questa pianta era un rimedio abituale per calmare il pianto dei bambini. La parola shepen (oppio) la troviamo scritta nel Papiro Ebers e poi (mai più citata fino al II secolo della nostra era) in una lista di 200 droghe del Pepiro Vindob. La cannabis, shenshenet in egizio, rimase in uso anche dopo i tempi faraonici. Benché nei papiri non sia molto chiaro a che servisse, si sa che veniva usata come medicamento e somministrata per via orale, rettale, vaginale e anche applicata sugli occhi e talvolta usata per i suffumigi. La mandragola era chiamata rermet dagli egizi, per quanto nei papiri di Londra e Leida, del III secolo, si legga la parola mantraguru in demotico. Essa veniva raffigurata piuttosto spesso nel corso dell'epoca amerniana. La radice della mandragola, ricca come è di alcaloidi, veniva utilizzata comunemente come sonnifero. Quanto al loto, e precisamente le Nymphaea, di cui si faceva uso, si sa che esso contiene quattro narcotici alcaloidi, concentrati nel fiore e nel rizoma. A volte, si mettevano a macerare i fiori del loto nel vino, oppure si aggiungeva un estratto di succo di fiori del vino. Tuttavia, annusare i fiori non provocava nessuno effetto (sopra). Secondo il Papiro Ebers, i fiori di loto costituivano un ottimo rimedio per ''trattare il fegato'', ''per un'ostruzione nel lato destro della pancia'', e insieme ad altri 15 ingredienti, tra i quali la birra, servivano anche ''per trascorrere la notte'' prima di ubriacarsi. Infine alcuni alberi hanno sostanze che possono essere impiegate come droghe, non sono comunque del tutto noti i componenti delle salicee che si usavano in Egitto. Secondo il Papiro Ebers, talune parti, peraltro non identificate, del salice piangente, tkheret in egizio, erano raccomandate a quel tempo per uso interno come analgesico.

venerdì 15 aprile 2011

La lista Gardiner 3: i segni della lettera B e C

Eccoci arrivati alla terza fase della lista Gardiner, questi sono i segni B e C:

Segni B:
B1 Determinativo nelle parole connesse alla donna e alla sfera femminile in generale. A partire dal Nuovo Regno usato in luogo del suffisso di prima persona singolare i, se femminile.
B2 Determinativo in iwr ''concepire'', bka ''essere incinta''.
B3 Ideogramma o determinativo in msì ''partorire'' e parole connesse.
B4 La variante sostituisce alla testina del bambino il geroglifico delle pelli di fenek, il cui valore fonetico è ms.
B5 Determinativo in mn't ''balia''.
B6 Determinativo in rnn ''nutrire''.
B7 Determinativo che indica che si sta parlando della regina.

Segni C:
C1 Ideogramma o determinativo in Ra, nome del dio solare.
C2 Variante ieracocefala di C1.
C3 Ideogramma o determinativo del dio Djhuti, cioè Thot.
C4 Ideogramma o determinativo del dio Khnum.
C5 Variante di C4.
C6 Ideogramma o determinativo nel nome del dio Inpw, cioè Anubi; o delle altre divinità sciacallo.
C7 Ideogramma o determinativo in Sth, Stsh o Swti; varianti del nome di Seth.
C8 Ideogramma o determinativo nel nome del dio Min.
C9 Ideogramma o determinativo nel nome della dea Hathor.
C10 Ideogramma o determinativo nel nome della dea Maat.
C11 Ideogramma o determinativo nel nome del dio Heh; fonogramma in hh.
C12 Ideogramma o determinativo nel nome del dio Amon.
C17 Ideogramma o determinativo nel nome del dio Montu.
C18 Ideogramma o determinativo nel nome del dio Tatenen.
C19 Ideogramma o determinativo nel nome del dio Ptah.
C20 Variante di C19.

venerdì 8 aprile 2011

La Tauromachia

Il toro, simbolo di potere e di forza, è onnipotente nelle immagini egizie sia dai tempi più remoti. La tauromachia, tipica dei paesi mediterranei, vanta le sue più antiche radici proprio nel paese del Nilo. Durante il suo viaggio in Egitto, Strabone vide i giochi taurini praticati nel paese: ''Nel dromos dell'Hephaestetum, a Menfi, si usa organizzare lotte tra tori. Alcuni allevano tali animali proprio per questo scopo, come gli allevatori di cavalli. I tori, liberi, combattono tra di loro e quello che viene considerato vincitore riceve un premio''. La maggior parte delle scene che mostrano giochi taurini si trova nei dipinti delle tombe, anche se ne sono state trovate alcune du certi ostraka di Deir el-Medina. Importanti in materia sono le sepolture dei governatori del Medio Regno. Nella tomba di Khnumhotep III (XII dinastia), si vedono due tori che si battono e , accanto, due uomini che li frustano. La scena contiene alcune iscrizioni nelle quali, come nei fumetti, gli uomini gridano: ''Attacca, toro coraggioso, e abbattilo!''. C'è da dire che la competizione tra governatori locali era spesso paragonata allo scontro tra due tori. La lotta tra gli animali evocava, così, il valore del defunto, confermando la legittimità e la forza del suo potere.

domenica 3 aprile 2011

Le ricette mediche: i papiri di medicina

La pratica della medicina nell'antico Egitto, per quanto molto spesso mescolata alle pratiche magiche, non era molto distante da quella attuale. Il medico esaminava il malato, stilava una diagnosi e prescriveva la cura, corredata da ricette; molte di esse funzionano ancora oggi. Gli egizi prestarono grande attenzione al corpo umano e alle sue malattie. Ce lo confermano i testi di medicina giunti fino a oggi, la maggior parte dei quali su papiro. Essi costituiscono solo una piccolissima parte dei compendi messi a punto dai medici egizi. La Biblioteca di Alessandria ne aveva una ricca collezione, che però andò perduta durante un incendio divampato all'interno del grande edificio; quelle che ci sono giunte sono copie. Un gran numero di esse possono essere notevolmente retrodatate ma, non avendo la possibilità di stabilire la loro reale provenienza, è molto difficile valutare a quale medico egizio appartenessero gli originali. La maggior parte dei testi medici è scritta in ieratico, anche se esistono alcuni papiri in demotico. A eccezione dei Papiri del Ramesseo III, IV e V, il resto dei testi appare scritto in file che vanno da destra verso sinistra. Da sottolineare il fatto che si sono conservati taluni frammenti di testi su ostraca. Essi appartengono agli ultimi periodi della storia dell'Egitto faraonico. Tra i papiri medici, c'è ne sono tre di particolare importanza:

Il Papiro Edwin Smith:
Così chiamato dal nome del suo acquirente, Smith ne stabilì l'autenticità e, poiché conosceva lo ieratico, tentò di tradurlo. Il testo redatto in stile arcaico, copriva entrambe le facciate. Prima della ricetta c'era un'analisi del caso, una diagnosi e il possibile rimedio contro il dolore.

I Papiri della collezione Chester Beatty:
A differenza di altri papiri, come l'Ebers o l'Edwin Smith, i papiri della Chester Beatty hanno un carattere più magico che scientifico. Essi hanno tutti la medesima struttura: Titolo, esame del malato, la diagnosi e, qualora la malattia possa essere curata, la ricetta medica.

Il Papiro Ebers:
Il Papiro Ebers prende il nome del suo acquirente europeo, è un rotolo di papiro lungo 20 metri ed alto 20 centimetri, databile alla XVIII dinastia egizia è scritto in ieratico e contiene un grande numero di prescrizioni mediche. Nelle 110 pagine riporta circa 700 formule magiche e rimedi di vario genere.

lunedì 28 marzo 2011

Il Museo Egizio del Cairo: Colonna di Thutmosi IV usurpata da Ramses II

Torniamo al magnifico Museo Egizio del Cairo, parlando di una colonna che nell'antichità faceva parte di un edificio di Thutmosi IV. Il protocollo regale è scolpito in bassorilievo e dipinto in giallo in una fascia longitudinale a cui in seguito Ramses II aggiunse la sua immagine e la sua titolatura, senza però cancellare i nomi del predecessore; infine sotto l'imperatore Traiano, la colonna fu divisa in tre parti e riutilizzata come blocco di reimpiego nelle fondamenta di una costruzione romana. La decorazione è incisa a bassorilievo e conserva vivide tinte: vi è ritratto Ramses II mentre compie l'offerta dei fiori nel tempio. Sul capo del sovrano è rappresentato un falco che tiene tra le zampe il cerchio Shen, il cartiglio simbolo del potere regale. Ramses II è in abito da cerimonia: indossa un gonnellino e una veste trasparente, la cui manica è chiaramente visibile sul braccio destro. Il sovrano porta al collo una spessa collana con decorazione a torques e sul capo la corona blu con l'ureo regale sulla fronte; nella mano destra reca un fascio di fiori legati e nella sinistra tre fiori di loto singoli, i cui steli sono avvolti attorno alla mano. Sotto l'ala spiegata del falco, la destra, sono iscritti i nomi di ''Re dell'Alto e del Basso Egitto'' e di ''Figlio di Ra'': Usermaatra Setepenra-Ramses Meriamon; il primo compare anche sulla cintura del gonnellino.

Dati
Materiali: Arenaria dipinta
Altezza: 162 cm
Diametro: 96 cm
Luogo del ritrovamento: Elefantina
Epoca: XVIII dinastia regno di Thutmosi IV/XIX dinastia regno di Ramses II
Sala: n°14

martedì 15 marzo 2011

La rivolta di Deir el-Medina


Il villaggio di Deir el-Medina fu fondato all'inizio della XVIII dinastia per ospitare una comunità di operai e artigiani che lavoravano alla costruzione e alla decorazione delle tombe destinate alla famiglia reale. I successivi scavi di questo importante sito urbano, abitato fino alla fine dell'epoca ramesside, hanno fornito numerosi dati archeologici di grande valore per la conoscenza dell'Egitto del Nuovo Regno. Oltre allo studio dello sviluppo del villaggio stesso, delle tombe dei suoi abitanti con il loro corredo funerario, delle cappelle e di piccoli templi per il culto, Deir el-Medina ha apportato una grande quantità di documenti scritti.




''..informate il re, nostro buon signore, e il visir, nostro superiore, affinché ci venga dato cibo per il nostro sostentamento..''

''..siamo venuti a causa della fame e della sete (...). Non abbiamo vestiti..''

''..siamo deboli e affamati, poiché non ci sono state consegnate le razioni..''

''..sono passati venti giorni e le razioni non ci sono state ancora consegnate..''


Queste citazioni provengono da un famoso papiro conservato al Museo Egizio di Torino, il Papiro dello Sciopero. Descrive le proteste degli operai del villaggio, ai tempi della XX dinastia; che non avevano ricevuto i salari pattuiti per la costruzione delle tombe. Redatto probabilmente dallo scriba Amennakht, esso narra gli avvenimenti in ordine cronologico.
Questo documento racconta che nell'anno di regno 29 del regno di Ramses III, una serie di incidenti si verificarono a seguito del mancato pagamento degli operai. Dopo venti giorni questi ultimi, invece di presentarsi al posto di lavoro, si diressero al tempio di Horemheb per esigere 46 sacchi di grano, che alla fine furono consegnati. Tempo dopo altri ritardi costrinsero gli operai a mettere in atto nuove proteste e scioperi davanti ad altri templi, chiedendo di essere ascoltati dal faraone. Proteste di questo tipo avvennero durante gli ultimi anni di regno del faraone e furono forse causate dalla corruzione dei funzionari.

venerdì 11 marzo 2011

L'apertura della bocca

Nell'antico Egitto la morte era considerata una fase di transizione in cui l'essere umano passava a un nuovo stato di esistenza nell'aldilà. Perciò bisognava aiutare il defunto a resuscitare nel mondo dei morti. L'ingresso del morto nell'aldilà non dipendeva soltanto dal fatto che egli si fosse comportato correttamente durante la sua vita e che, nella pesatura dell'anima, o psicostasia, il tribunale di Osiride lo avesse considerato degno di entrare nel mondo dei morti. Era necessario, infatti, che anche il fisico del defunto si trovasse in ottime condizioni. Egli doveva essere in grado di muoversi da sé nel ''mondo inferiore'', per cui le estremità dovevano essere rianimate. Allo stesso modo doveva poter mangiare, bere, parlare e avere rapporti sessuali. La cerimonia di apertura della bocca consisteva in un insieme di riti compiuti sulla mummia o su una statua del defunto e volti a far riprendere le sue funzioni vitali. Durante il suo svolgimento, il morto riacquistava anche la vista. Per gli egizi (come anche in altre culture) ''vedere'' era sinonimo di ''vivere''. La vista è uno dei principali mezzi a disposizione dell'essere umano per percepire le cose e la conoscenza di ciò che c'era intorno significava essere vivi. Perciò, il nome completo del rituale era ''cerimonia di apertura della bocca e degli occhi''. Dopo che il corteo funebre era arrivato alla necropoli, il rituale veniva compiuto dai sacerdoti e in base alle rappresentazioni, sappiamo che esso avveniva davanti alla tomba del defunto.
Le principali fasi della cerimonia dell'apertura della bocca erano:
1)Il cerimoniale della rigenerazione consisteva in un insieme di riti predeterminati, compiuti dai sacerdoti accompagnati dalle prefiche. Alcune fasi di questa cerimonia erano più comuni di altre. Il successo della resurrezione del defunto dipendeva proprio dal corretto svolgimento di questi atti cerimoniali.
2)Dopo aver posto la mummia o la statua del defunto su un monticello di terra che ricordava la collina primordiale, veniva compiuta una purificazione mediante una libagione con acqua tramite il nemeset(un vasetto tondo) e un'aspersione di incenso o natron dell'Alto e del Basso Egitto. Poi il sacerdote funerario o sem svolgeva i primi riti di resurrezione e compiva il primo gesto di apertura della bocca e degli occhi con il dyeba(era uno strumento d'oro a forma di dito, con cui si toccava la bocca della mummia o quella della statua) e il nechereti (era un'ascia con cui i sacerdoti aprivano la bocca ai defunti) o nua.
3)Uno dei passi successevi consisteva nel sacrificio dei due tori dell'Alto e del Basso Egitto, a volte solo di uno. A questa espiazione assistevano le due rappresentanti di Iside e Nefti. Il cuore e una zampa dell'animale venivano consegnati al defunto come garanzia di vita. Poi il sacerdote sem compiva una nuova apertura della bocca con il peseshekef (una selce a forma di amo).
4)Le fasi finali della cerimonia consistevano in aspersioni di incenso sulla mummia o sulla statua del defunto e nella declamazione di formule esortative; come ''Resta sano e forte, resta sano e forte..verso Occidente, verso Occidente''. Poi il defunto era trasportato nella camera sepolcrale, dove gli veniva consegnata la tavola delle offerte e veniva compiuta un'ultima purificazione con incenso. Li avveniva anche la lettura della formula conclusiva con l'ur-hekau o ''grande mago'', un bastone con testa di ariete o serpente. Nel Nuovo Regno, il sacerdote sem e il sacerdote lettore erano i principali esecutori del rituale di rigenerazione, ma erano presenti anche altri sacerdoti di rango inferiore, che a loro volta aiutavano i primi due e rappresentavano vari personaggi specifici, come, ad esempio, il re-pat, che copriva il ruolo di ''figlio del defunto'', il semer ''amico'' o l'imbalsamatore con la maschera di Anubi.

domenica 6 marzo 2011

Il restauro della Sfinge


''Questo monumento ha circa 5000 anni; speriamo che ne compia altri 5000.''

Queste furono le parole usate dal segretario del Consiglio Superiore di Antichità egizie nel 1998, dopo un restauro della sfinge. La grande sfinge fu liberata dalla sabbia nel 1886. Nel 1952 furono compiute le prime riparazioni. Nel 1960 il Servizio di Antichità Egizie collocò un muro di pietre nella parte inferiore della sfinge. Negli anni ottanta un comitato restaurò il monumento danneggiato dalle acque sotterranee e dall'inquinamento, ma l'operazione fu un disastro, per il cattivo uso del muro di pietre, che causò il distacco di molti blocchi e per l'impiego di cemento per colmare alcune crepe. La Sfinge fu restaurata di nuovo alla fine degli anni ottanta e allora furono rimossi 2000 blocchi di pietra calcarea dell'opera precedente. Furono studiati la falda freatica, le caratteristiche della pietra e gli effetti degli agenti inquinanti. Il primo restauro della sfinge risale all'antichità e fu compiuto da Thutmosi IV. Un altro si ebbe al tempo di Ramses II. Altri progetti furono realizzati da imperatori romani, come Marco Aurelio e Settimio Severo. Nel 1798, l'equipe di studiosi di Napoleone effettuò la prima ricerca del monumento, scavò la statua e scoprì la stele di Thutmosi IV. Nel 1816 Caviglia liberò la sfinge dalla sabbia. Poi il progetto fu abbandonato, per essere ripreso da Mariette nel 1853. Tuttavia, fino al 1886 il corpo della sfinge non fu liberato completamente dalla sabbia del deserto, così Brugsch e Maspero scoprirono la sfinge nella sua forma originaria. Da allora essa si è a poco a poco deteriorata. Le principali cause dell'erosione, come ha potuto constatare il Getty Conservation Institute, sono soprattutto i venti del deserto e l'umidità. Da molti anni ormai la sfinge è in perpetuo restauro, poiché il rischio di perderla è altamente preoccupante.

giovedì 3 marzo 2011

La lista Gardiner 2: i segni della lettera A

Qualche mese fa vi avevo fornito i segni geroglifici della lista Gardiner, oggi aggiungo i codici della lettera A.

SEGNI A:
A1 Ideogramma in S: Uomo
A2 Determinativo nelle parole relative alle attività della bocca (mangiare, bere, parlare ecc ecc) e con le attività intellettuali connesse (pensare, sentire, amare).
A3 Determinativo in hmsi ''sedere''.
A4 Determinativo nelle parole che esprimono l'atto di adorare la divinità.
A5 Determinativo in imn ''nascosto''
A6 Ideogramma in uab ''puro'', anche designazione di una classe sacerdotale.
A7 Determinativo in verbi e sostantivi indicanti la stanchezza.
A8 Determinativo nella parola hnw ''giubilo''.
A9 Determinativo o ideogramma nei verbi che esprimono l'azione di portare e trasportare.
A10 Determinativo in skdw ''navigare''.
A11 Variante di A10.
A12 Ideogramma o determinativo in msh ''esercito'' e nelle parole connesse.
A13 Determinativo nelle parole che indicano nemici o avversari.
A14 Determinativo in mwt ''morire'' (e parole connesse) e in hfty ''nemico''.
A15 Determinativo in ''cadere'', ''abbattere'', ''rovesciare''.
A16 Determinativo in ksi ''inchinarsi''.
A17 Determinativo nelle parole legate ai bambini o usato come abbreviazione per hrd ''bambino. Da nn, sinonimo di hrd, deriva il valore fonetico nn.
A18 Determinativo in srsh ''discutere, accusare''.
A19 Ideogramma o determinativo in Iaw ''anziano'' e in smsw ''il maggiore''. Dal verbo iak ''essere anziano'' deriva il valore fonetico ik.
A20 Abbreviazione di dwa ''adorare'' o determinativo dello stesso verbo.
A21 Ideogramma o determinativo in sr ''notabile'', ''magistrato'' e determinativo nelle parole che designano gli alti funzionari e i cortigiani.
A22 Determinativo nei sostantivi significanti ''statua''.
A23 Determinativo in ity ''sovrano''.
A24 Determinativo nei termini connessi ad attività fisiche e al concetto di forza muscolare. Ideogramma o determinativo in hwi ''colpire, battere''.
A25 Variante di A24.
A26 Determinativo nei verbi con significato di ''chiamare'', ''invocare''. Abbreviazione per 'sh nel titolo sdjm-'sh ''servitore''; letteralmente ''ascoltare la chiamata''.
A27 Fonogramma in da inw ''messaggeri''.
A28 Determinativo nelle parole connesse all'idea di altezza o di innalzamento e all'espressione della gioia e del trionfo.
A29 Determinativo in skhd ''essere rovesciato''.
A30 Variante di A4.
A31 Determinativo per l'atto di voltarsi.
A32 Ideogramma o determinativo in khbi ''danzare''.
A33 Ideogramma o determinativo per esprimere il concetto di ''non sedentario'': mniw ''pastore'', rwi ''vagabondare''.
A34 Ideogramma o determinativo in hwsì ''pestare nel mortaio'', ''costruire''.
A35 Ideogramma o determinativo in kd ''costruire''.
A36 Determinativo o ideogramma in ''birraio''.
A37 Variante di A36.
A38 Ideogramma o determinativo in kìs, nome della città di Cusae, in Alto Egitto.
A39 Variante di A38.
A40 Determinativo in ''dio''.
A41 Determinativo in nesu ''re''.
A42 Variante di A41 (comune nella XVIII dinastia).
A43 Ideogramma o determinativo in ''Re dell'Alto Egitto''.
A44 Variante di A43.
A45 Ideogramma o determinativo in ''Re del Basso Egitto''.
A46 Variante di A45.
A47 Ideogramma per mniw ''mandriano'', saw ''guardia''.
A48 Determinativo o ideogramma in ''appartenente a''.
A49 Determinativo in ''straniero''.
A50 Ideogramma in shps ''essere nobili, riveriti'' e parole connesse.
A51 Variante di A50.
A52 Variante di A50 e A51.
A53 Determinativo in wi ''mummia'', twt ''statua'' e in tutti i sostantivi connessi alla nozione di forma, aspetto (ki), trasformazione (khprw).
A54 Determinativo in ''morte'' e parole connesse.
A55 Determinativo nel verbo sdjr ''giacere'', ''dormire'' e in sostantivi connessi alla nozione di morte.
A59 Determinativo in shr ''scacciare''.

L'uomo e la donna seduti, sovrapposti ai tratti del plurale, determinano sostantivi collettivi riferiti a soggetti umani, come rmtjw ''la gente, l'umanità'', gli etnici etc.

martedì 1 marzo 2011

La maschera di Tutankhamon


La maschera di Tutankhamon, della XVIII dinastia, è il più celebre dei pezzi esposti al Museo Egizio del Cairo. Questo gioiello dell'arte universale è un magnifico esempio dell'alto grado di perfezione e di abilità raggiunto nell'oreficeria durante il Nuovo Regno. La maschera fu scoperta dall'inglese Howard Carter il 28 ottobre 1925. Quando l'archeologo aprì il terzo sarcofago, d'oro massiccio, comparve la mummia, con i gioielli sparsi tra le bende e la celebre maschera che copriva il volto del giovane re. Quest'ultima aveva lo scopo di proteggere magicamente il riposo del faraone. Le fattezze della maschera rappresentavano quelle del sovrano che, una volta rianimato, diventava un dio. Ecco perché nella realizzazione della maschera venivano utilizzati materiali nobili, come oro e pietre semipreziose. Per gli egizi la carne degli dei era l'oro e i capelli di lapislazzuli. Il volto del re appare idealizzato, ma, come aveva affermato Carter, esiste uno stretto legame fra le arti plastiche e il realismo. Inoltre, esistono ancora reminiscenze dell'arte amarniana. Il professor Douglas E.Darry, specialista di anatomia che esaminò la mummia di Tutankhamon, disse: ''La maschera d'oro rappresenta Tutankhamon come un giovane amabile e distinto. Coloro che hanno avuto la fortuna di vedere il volto scoperto della mummia possono constatare con quanta abilità, precisione e fedeltà alla natura dell'artista della XVIII dinastia abbia riprodotto i lineamenti. Nella sua opera ci ha trasmesso, per sempre e in metallo imperituro, un magnifico ritratto del giovane re''. Tuttavia molti studiosi recentemente hanno ricostruito il volto di re Tut, tutti i ritratti presentano un faraone leggermente diverso da quello della maschera. Inoltre, negli ultimi anni, il dottor Nicholas Reeves ha presentato diversi studi su come anche la maschera di Tutankhamon fu usurpata; infatti, dietro all'orecchio è possibile vedere una saldatura.


Dati:
Materiali: oro, lapislazzuli, cornalina, ossidiana, quarzo, turchese e paste vitree;
Altezza: 54 cm;
Larghezza: 39,3 cm;
Peso: 11 kg;
Archeologo: Howard Carter;
Luogo: Valle dei Re, KV62;
Sala: n°3.

lunedì 28 febbraio 2011

Le statue ci parlano

Una delle forme di rappresentaione più comuni dell'arte egizia fu la scultura. Oltre ad avere valore artistico, le statue erano un supporto usato generalmente dagli scribi. La difficoltà di incidere i testi era compensata dalla resistenza del materiale.
L'antico Egitto disponeva di una grande quantità di materiali da usare come supporti scrittori. Quello più noto e usato a quel tempo fu il papiro. Ma ciò non impedì agli egizi di utilizzare altri supporti meno comuni. Tra questi vi erano le statue, di pietra, legno o metallo. Queste sculture, senza nulla togliere al loro valore artistico, furono ampiamente utilizzate dagli scribi per il loro lavoro. Le iscrizioni venivano di solito realizzate sui piedistalli della figura o, talvolta, su qualche parte del corpo; veniva utilizzata la scrittura geroglifica. L'impegno delle statue come supporto rispondeva a varie motivazioni e finalità. Per gli egizi il nome di una persona aveva un significato magico e il suo inserimento nei testi gli conferiva un carattere rituale. Quando si trattava di statue poste in una tomba, l'iscrizione con il nome del defunto aiutava a riconoscerlo nell'aldilà, nel caso in cui la mummia fosse andata distrutta. In altri casi si decise di realizzare le iscrizioni sulle statue di pietra perchè su di esse la scrittura era eterna. Infatti, malgrado il clima fosse asciutto e favorisse perciò la conservazione del papiro, le iscrizioni su questo materiale non duravano tanto quanto quelle fatte su pietra. A partire dal Nuovo Regno (1552-1069 a.C.), e specialmente durante l'ultimo periodo del regno egizio, un altro materiale si aggiunse alla pietra per conferire questo carattere magico alle iscrizioni: i metalli, che servirono per realizzare le statue più piccole e anche per poterle usare come ex voto. Per gli egizi la scrittura era magica, i testi potevano essere positivi, come quelli funerari, o negativi, quando si tentava di fare uno scongiuro contro qualcuno, il potere della parola era tale che bastava leggere uno scongiuro magico per sfruttare tutto il suo potenziale. Per allontanare i nemici esistevano statuine di esacrazione, sulle quali si scriveva il nome prima di distruggerle; ciò causava l'annientamento dei nemici. Altre, come quella di questo mostro recavano formule in cui venivano elencati i poteri della divinità invocata. E' una divinità protettrice, i cui testi magici fanno riferimento alla sua personalità, l'incarnazione della forza distruttiva di tutti gli dei. Nel Medio Regno compare la statua cubo, su di esse vengono rappresentati sovrani e alti funzionari con le gambe raccolte e le braccia sulle ginocchia. Con il passare del tempo, la superficie su cui si scrivevano i testi funerari e i titoli del defunto si ampliò.
I temi trattati nelle iscrizioni delle statue erano molto vari, spesso avevano un carattere religioso. Gli inni agli dei venivano scritti sui piedistalli delle statue dei templi o sugli ex voto. Se l'inno era delicato da un semplice cittadino, quest'ultimo si faceva rappresentare con una stele su cui poteva leggere il testo. Alcune statue recano il nome e la carica dei personaggi, e sono una sorta di autobiografia. Esse rappresentano per lo più faraoni. Il nome del sovrano, con qualche suo titolo, appare di solito sulle spalle, sulla cintura o sul piedistallo. Ma, dato il carattere magico attribuito alla scrittura, queste statue abbondano soprattutto in ambito funerario. Quelle di sostituzione, nel caso la mummia fosse andata distrutta, e gli ushebti sono esempi del potere magico della parola. Grazie al tipo di supporto, molte iscrizioni si sono conservate.

lunedì 21 febbraio 2011

Introduzione al Pantheon egizio

Risulta molto laborioso prendere in esame l'intero mondo delle credenze religiose dell'antica civiltà egizia a causa dello sterminato numero di divinità. Non manca qualche studioso che ha teorizzato che all'inizio dell'Antico Regno esistesse una nozione sostanzialmente monoteista. Basa la sua teoria sui testi più antichi in cui si accenna ad un dio senza attributi, quindi concepito come unico: il dio, non un dio. Essere supremo, onnipotente, giudice. Studi più recenti concepiscono il mondo degli dei come modellato sugli schemi socio-politici del paese: ogni distretto, città, villaggio o santuario aveva, per antica tradizione, il suo nume tutelare. Sostanzialmente, quindi, si deve parlare di politeismo. Nell'arte parietale, sia dipinta che scolpita, o sui papiri, le divinità erano minutamente raffigurate con i costumi e attributi loro propri in modo che fossero chiaramente riconoscibili. Sugli scarabei, la dimensione ridotta obbliga ad una miniaturizzazione, ma la riconoscibilità rimane inalterata. E' solo dal Medio Regno, e molto raramente, che le divinità cominciano ad essere raffigurate sugli scarabei.

Amon, l'inconoscibile, il nascosto, è il dio originario di Tebe che, a partire dalla XII dinastia, assurge al titolo di Sovrano degli dei, sostituendo il dio indigeno Montù. Durante la XVIII dinastia si unisce sincreticamente a Ra, il dio-sole, dando origine ad Amon-Ra.

Ptah, patrono degli artigiani, era venerato a Menfi. Non è raro trovarlo raffigurato su scarabei. Ha l'aspetto di un uomo chiuso in una guaina mummiforme, con il cranio rasato o calzante una cuffia aderente e la barba rituale; tra le mani, davanti a sé, tiene lo scettro Was.

Osiride di Busiris, tra gli dei più antichi, fu anche tra i più popolari e venerati. Simboleggiava la fertilità del mondo vegetale. Secondo il mito, fu ucciso dal fratello Seth e risuscitò nell'Aldilà divenendone il sovrano e giudice dei defunti. Fu detto anche Unnefer (il perfetto). Effigiato molto frequentemente nella statuaria e nella pittura parietale, è molto raro trovarlo raffigurato sugli scarabei. Qualche volta compare con il suo appellativo.

Iside, dea madre per eccellenza che allatta Horus bambino e controparte femminile di Osiride, è determinata dalla presenza del fonema del suo nome (il trono ast, ma che potrebbe anche voler significare: affetto).

Seth, dio del deserto e delle forze violente della natura, era adorato ad Ombos. Nel mito osiriaco uccide suo fratello Osiride, viene proscritto e gli animali a lui connessi diventano simboli negativi: asino, gazzella, ippopotamo e coccodrillo. Fu raffigurato come un animale non identificato, detto animale di Seth o come uomo con la testa di questo animale. Fu dio degli Hyksos, probabilmente per la sua somiglianza con Baal. Tornò in auge con i ramessidi e fu rappresentato su scarabei durante le dinastie XIX e XX.

Hathor, la dea dalla testa di vacca, era considerata la nutrice del faraone. Rappresentava inoltre la volta celeste. Si dice che, in questa forma sia una delle più antiche e che il suo culto provenga dal Sud. Poi, il mito riporta che quando Isis intercesse con Horus per salvare la vita di Set, ormai sconfitto, questi, in un impeto d'ira, tagliò la testa alla madre. Ma Ptah, che era presente, la sostituì prontamente e provvisoriamente con una di vacca. Da allora, Isis viene anche adorata come Hathor, portando sul capo due corna che circondano il disco solare.

Taweret, la Grossa, aveva corpo di ippopotamo, zampe di leone, dorso e coda di coccodrillo e braccia umane. Protettrice della gravidanza, del parto e dell'allattamento, il suo attributo era il segno ''sa'' con significato di protezione e talvolta impugnava un coltello o una torcia.

Bes, raffigurato come un piccolo uomo deforme, forse un pigmeo, con il capo calzante un modio piumato, che ha fatto pensare ad una sua origine africana, folta barba, orecchie e coda leonine, Bes era una divinità minore cara alla devozione popolare. Associato a Tawret era protettore della casa, dei bambini e delle partorienti. Quasi sempre rappresentato di fronte.

Selket , dea della magia. Era rappresentata sui sarcofagi come uno scorpione dalla testa di donna, oppure come una donna con in testa uno scorpione.

Sobek era adorato nella zona del Fayum, con principale luogo di culto a Crocodilopoli (l'attuale Medinet el-Fayum), ed era rappresentato come uomo con testa di coccodrillo. In auge particolarmente durante la XII e XIII dinastie, alcuni re adottarono nomi teofori col suo nome.

Maat, dea della verità, della giustizia e dell'ordine cosmico, era rappresentata come donna con il capo sormontato da una piuma di struzzo che è anche il segno per il suo nome. Spesso rappresentata accovacciata sul cesto nb con un segno Ankh sulle ginocchia, specie nelle scene in cui è oggetto di offerta da parte del re.

Hapi, è una divinità del Nilo, genio ermafrodita dell'inondazione e dell'abbondanza. E' rappresentato con una specie di copricapo costituito da tre steli di papiro, emblema del Delta e del Basso Egitto, ed è spesso associato al vaso hs che, in questo esemplare, regge con la mano sinistra.

Thot era il dio lunare adorato principalmente ad Hermopoli, scriba degli dei, signore dei libri e dei discorsi, inventore delle arti e delle scienze. Era rappresentato come uomo con la testa di ibis, uccello che era uno dei suoi aspetti zoomorfi. L'altro era il babbuino con la testa sormontata dal crescente lunare, come lo vediamo in questo esemplare seduto dietro al dio-falco Horus di Behdet, con Corona Doppia e flagello, come personificazione del sovrano. Nell'Aldilà scriveva il resoconto del giudizio degli dei a carico del defunto. Nella XVIII dinastia, ma soprattutto nella XIX appare frequentemente negli scarabei con nomi reali.

Neith adorata nel Basso Egitto, la corona rossa sembra si debba proprio a lei, ed in particolare a Sais, è una Dea guerriera e viene raffigurata con arco e frecce. In seguito, verrà accomunata a Satet, sposa di Khnum e porterà ambedue le corone. Anch'essa è una divinità molto antica. I Greci la assimileranno ad Atena ed i Romani a Diana.

Nekhbet, dea rappresentata come un avvoltoio o una donna - avvoltoio, era la protettrice del regno e tutte le regine venivano considerate la sua incarnazione terrena.

Sakhmet, La Potente, era rappresentata come donna dalla testa di leone, avvolta in un'aderente tunica rossa, con in mano lo scettro papiriforme. Era manifestazione del calore distruttivo del sole. Dea della guerra, sgominava i nemici col calore incandescente del suo corpo. Apparteneva alla triade di Menfi insieme a Ptah, suo sposo, e Nefertum, suo figlio. Nell'esemplare è la figura a sinistra, dietro a Toth in forma di babbuino.

Anubi, dio delle strade e dei cammini, era raffigurato con il corpo di uomo con testa di sciacallo o interamente come sciacallo ed era l'inventore e patrono dei riti della mummificazione e dio dei morti. Come guardiano della sepoltura era raffigurato come sciacallo nero accucciato, le zampe anteriori distese in avanti e le orecchie dritte come appare nell'esemplare accanto.

Bastet, la dea gatta di Bubastis. Alle origini, Bastet era una divinità solare simboleggiante il benefico calore del sole ed era raffigurata come un gatto selvatico o come leonessa. Solo intorno al 1000 a.C. cominciò ad essere rappresentata come gatto domestico. Uno dei suoi epiteti era: Signora delle bende.

Mut, la donna avvoltoio. Il suo nome significa "madre", delle quali è quindi la protettrice. Assume particolare importanza nel Nuovo Regno, come controparte femminile di Ammon-Ra di Uaset (Tebe). Assieme a lui ed a Khonsu, forma la Triade di Tebe. Viene anche adorata come raddrizzatrice dei torti.

Nefti, figlia di Geb e Nut come Osiride, Iside e Set, era uno dei due nibbi (l'altro era la sorella), uccelli che gridavano lamenti funebri. Era anche la protettrice dei morti. Divenne sposa di Set, ma lo abbandonò dopo il fratricidio. Protettrice del focolare domestico, portava sul capo il disegno di un fornello. Ebbe un figlio, Anubis, che però forse non era stato generato da Set, bensì da Osiris.

Nut, sposa e sorella del Dio - terra Geb, era la dea del cielo e dei corpi celesti, e veniva rappresentata in una posizione ad arco sopra al marito, sostenuta dal padre Shu. Era la madre di tutte le stelle, e secondo il mito le partoriva tutte le sere per divorarle la mattina.

Geb , rappresentava la terra. Era fratello e sposo di Nut, ed era sempre rappresentato con lei sotto forma di uomo, talvolta con disegni di foglie o con un'oca, ideogramma del suo nome, sulla testa. Dall'unione tra Geb e Nut, nascono quattro figli: Osiride, Iside, Seth e Nefti che si sposano tra loro, formando le coppie Osiride-Iside e Seth-Nefti.

Ra, Dio del Sole che sorge, era una delle divinità principali. Veniva considerato il creatore dell'Universo, ed era protettore dello stato e della giustizia. Il Sole era la sua Barca, e con essa lui tutti i giorni attraversava il cielo. La rappresentazione classica lo vede come un occhio molto decorato, mentre, quando fu associato ad Horus, divenne molto simile a quest'ultimo. quindi raffigurato con la forma di un falco. Da qui, ATUM-RA o, più semplicemente, solo RA. Per autogenerazione, Atum-Ra diede vita a due figli: Tefnut e Shu.

Khonsu, figlio di Amon e di Mut, il suo nome significa "viaggiatore", probabilmente come riferimento al corso della Luna della quale costituisce la divinità. Una falce di Luna è infatti raffigurata, assieme al disco solare, sopra il suo capo.

Khnum, era il dio dalla testa di ariete dalle lunghe corna. Adorato soprattutto ad Elefantina nell'Alto Egitto, egli era il guardiano delle sorgenti del Nilo e presiedeva alle inondazioni, ma, soprattutto era il "vasaio" che aveva modellato sul suo tornio il genere umano e dato loro la vita. Forma una Triade con la sua sposa Satet.

Atum , il principale dio egizio, creatore del mondo e padre di tutti gli Dei. Ebbe origine dal "Nun", il brodo primordiale in cui già esisteva come spirito, ma divenne realtà solo quando Ptah ne pronunciò il nome

Aton, fu una delle maggiori divinità egizie. Rappresentato come un disco solare con tantissime braccia e mani, egli fu dichiarato unica divinità dal faraone Akhenaton, ma con la nascita di Tuthankamon la religione tornò politeista. Aton dava luce e calore agli uomini.

Wadjet, dea della mitologia egizia, fu in origine la divinità locale della città di Per-Wadjet, chiamata Buto dai Greci, capitale del 19. distretto del Basso Egitto. Divenne più tardi la dea protettrice del faraone e la personificazione del Basso Egitto, come la dea-avvoltoio Nekhbet lo era dell'Alto Egitto.