lunedì 28 febbraio 2011

Le statue ci parlano

Una delle forme di rappresentaione più comuni dell'arte egizia fu la scultura. Oltre ad avere valore artistico, le statue erano un supporto usato generalmente dagli scribi. La difficoltà di incidere i testi era compensata dalla resistenza del materiale.
L'antico Egitto disponeva di una grande quantità di materiali da usare come supporti scrittori. Quello più noto e usato a quel tempo fu il papiro. Ma ciò non impedì agli egizi di utilizzare altri supporti meno comuni. Tra questi vi erano le statue, di pietra, legno o metallo. Queste sculture, senza nulla togliere al loro valore artistico, furono ampiamente utilizzate dagli scribi per il loro lavoro. Le iscrizioni venivano di solito realizzate sui piedistalli della figura o, talvolta, su qualche parte del corpo; veniva utilizzata la scrittura geroglifica. L'impegno delle statue come supporto rispondeva a varie motivazioni e finalità. Per gli egizi il nome di una persona aveva un significato magico e il suo inserimento nei testi gli conferiva un carattere rituale. Quando si trattava di statue poste in una tomba, l'iscrizione con il nome del defunto aiutava a riconoscerlo nell'aldilà, nel caso in cui la mummia fosse andata distrutta. In altri casi si decise di realizzare le iscrizioni sulle statue di pietra perchè su di esse la scrittura era eterna. Infatti, malgrado il clima fosse asciutto e favorisse perciò la conservazione del papiro, le iscrizioni su questo materiale non duravano tanto quanto quelle fatte su pietra. A partire dal Nuovo Regno (1552-1069 a.C.), e specialmente durante l'ultimo periodo del regno egizio, un altro materiale si aggiunse alla pietra per conferire questo carattere magico alle iscrizioni: i metalli, che servirono per realizzare le statue più piccole e anche per poterle usare come ex voto. Per gli egizi la scrittura era magica, i testi potevano essere positivi, come quelli funerari, o negativi, quando si tentava di fare uno scongiuro contro qualcuno, il potere della parola era tale che bastava leggere uno scongiuro magico per sfruttare tutto il suo potenziale. Per allontanare i nemici esistevano statuine di esacrazione, sulle quali si scriveva il nome prima di distruggerle; ciò causava l'annientamento dei nemici. Altre, come quella di questo mostro recavano formule in cui venivano elencati i poteri della divinità invocata. E' una divinità protettrice, i cui testi magici fanno riferimento alla sua personalità, l'incarnazione della forza distruttiva di tutti gli dei. Nel Medio Regno compare la statua cubo, su di esse vengono rappresentati sovrani e alti funzionari con le gambe raccolte e le braccia sulle ginocchia. Con il passare del tempo, la superficie su cui si scrivevano i testi funerari e i titoli del defunto si ampliò.
I temi trattati nelle iscrizioni delle statue erano molto vari, spesso avevano un carattere religioso. Gli inni agli dei venivano scritti sui piedistalli delle statue dei templi o sugli ex voto. Se l'inno era delicato da un semplice cittadino, quest'ultimo si faceva rappresentare con una stele su cui poteva leggere il testo. Alcune statue recano il nome e la carica dei personaggi, e sono una sorta di autobiografia. Esse rappresentano per lo più faraoni. Il nome del sovrano, con qualche suo titolo, appare di solito sulle spalle, sulla cintura o sul piedistallo. Ma, dato il carattere magico attribuito alla scrittura, queste statue abbondano soprattutto in ambito funerario. Quelle di sostituzione, nel caso la mummia fosse andata distrutta, e gli ushebti sono esempi del potere magico della parola. Grazie al tipo di supporto, molte iscrizioni si sono conservate.

lunedì 21 febbraio 2011

Introduzione al Pantheon egizio

Risulta molto laborioso prendere in esame l'intero mondo delle credenze religiose dell'antica civiltà egizia a causa dello sterminato numero di divinità. Non manca qualche studioso che ha teorizzato che all'inizio dell'Antico Regno esistesse una nozione sostanzialmente monoteista. Basa la sua teoria sui testi più antichi in cui si accenna ad un dio senza attributi, quindi concepito come unico: il dio, non un dio. Essere supremo, onnipotente, giudice. Studi più recenti concepiscono il mondo degli dei come modellato sugli schemi socio-politici del paese: ogni distretto, città, villaggio o santuario aveva, per antica tradizione, il suo nume tutelare. Sostanzialmente, quindi, si deve parlare di politeismo. Nell'arte parietale, sia dipinta che scolpita, o sui papiri, le divinità erano minutamente raffigurate con i costumi e attributi loro propri in modo che fossero chiaramente riconoscibili. Sugli scarabei, la dimensione ridotta obbliga ad una miniaturizzazione, ma la riconoscibilità rimane inalterata. E' solo dal Medio Regno, e molto raramente, che le divinità cominciano ad essere raffigurate sugli scarabei.

Amon, l'inconoscibile, il nascosto, è il dio originario di Tebe che, a partire dalla XII dinastia, assurge al titolo di Sovrano degli dei, sostituendo il dio indigeno Montù. Durante la XVIII dinastia si unisce sincreticamente a Ra, il dio-sole, dando origine ad Amon-Ra.

Ptah, patrono degli artigiani, era venerato a Menfi. Non è raro trovarlo raffigurato su scarabei. Ha l'aspetto di un uomo chiuso in una guaina mummiforme, con il cranio rasato o calzante una cuffia aderente e la barba rituale; tra le mani, davanti a sé, tiene lo scettro Was.

Osiride di Busiris, tra gli dei più antichi, fu anche tra i più popolari e venerati. Simboleggiava la fertilità del mondo vegetale. Secondo il mito, fu ucciso dal fratello Seth e risuscitò nell'Aldilà divenendone il sovrano e giudice dei defunti. Fu detto anche Unnefer (il perfetto). Effigiato molto frequentemente nella statuaria e nella pittura parietale, è molto raro trovarlo raffigurato sugli scarabei. Qualche volta compare con il suo appellativo.

Iside, dea madre per eccellenza che allatta Horus bambino e controparte femminile di Osiride, è determinata dalla presenza del fonema del suo nome (il trono ast, ma che potrebbe anche voler significare: affetto).

Seth, dio del deserto e delle forze violente della natura, era adorato ad Ombos. Nel mito osiriaco uccide suo fratello Osiride, viene proscritto e gli animali a lui connessi diventano simboli negativi: asino, gazzella, ippopotamo e coccodrillo. Fu raffigurato come un animale non identificato, detto animale di Seth o come uomo con la testa di questo animale. Fu dio degli Hyksos, probabilmente per la sua somiglianza con Baal. Tornò in auge con i ramessidi e fu rappresentato su scarabei durante le dinastie XIX e XX.

Hathor, la dea dalla testa di vacca, era considerata la nutrice del faraone. Rappresentava inoltre la volta celeste. Si dice che, in questa forma sia una delle più antiche e che il suo culto provenga dal Sud. Poi, il mito riporta che quando Isis intercesse con Horus per salvare la vita di Set, ormai sconfitto, questi, in un impeto d'ira, tagliò la testa alla madre. Ma Ptah, che era presente, la sostituì prontamente e provvisoriamente con una di vacca. Da allora, Isis viene anche adorata come Hathor, portando sul capo due corna che circondano il disco solare.

Taweret, la Grossa, aveva corpo di ippopotamo, zampe di leone, dorso e coda di coccodrillo e braccia umane. Protettrice della gravidanza, del parto e dell'allattamento, il suo attributo era il segno ''sa'' con significato di protezione e talvolta impugnava un coltello o una torcia.

Bes, raffigurato come un piccolo uomo deforme, forse un pigmeo, con il capo calzante un modio piumato, che ha fatto pensare ad una sua origine africana, folta barba, orecchie e coda leonine, Bes era una divinità minore cara alla devozione popolare. Associato a Tawret era protettore della casa, dei bambini e delle partorienti. Quasi sempre rappresentato di fronte.

Selket , dea della magia. Era rappresentata sui sarcofagi come uno scorpione dalla testa di donna, oppure come una donna con in testa uno scorpione.

Sobek era adorato nella zona del Fayum, con principale luogo di culto a Crocodilopoli (l'attuale Medinet el-Fayum), ed era rappresentato come uomo con testa di coccodrillo. In auge particolarmente durante la XII e XIII dinastie, alcuni re adottarono nomi teofori col suo nome.

Maat, dea della verità, della giustizia e dell'ordine cosmico, era rappresentata come donna con il capo sormontato da una piuma di struzzo che è anche il segno per il suo nome. Spesso rappresentata accovacciata sul cesto nb con un segno Ankh sulle ginocchia, specie nelle scene in cui è oggetto di offerta da parte del re.

Hapi, è una divinità del Nilo, genio ermafrodita dell'inondazione e dell'abbondanza. E' rappresentato con una specie di copricapo costituito da tre steli di papiro, emblema del Delta e del Basso Egitto, ed è spesso associato al vaso hs che, in questo esemplare, regge con la mano sinistra.

Thot era il dio lunare adorato principalmente ad Hermopoli, scriba degli dei, signore dei libri e dei discorsi, inventore delle arti e delle scienze. Era rappresentato come uomo con la testa di ibis, uccello che era uno dei suoi aspetti zoomorfi. L'altro era il babbuino con la testa sormontata dal crescente lunare, come lo vediamo in questo esemplare seduto dietro al dio-falco Horus di Behdet, con Corona Doppia e flagello, come personificazione del sovrano. Nell'Aldilà scriveva il resoconto del giudizio degli dei a carico del defunto. Nella XVIII dinastia, ma soprattutto nella XIX appare frequentemente negli scarabei con nomi reali.

Neith adorata nel Basso Egitto, la corona rossa sembra si debba proprio a lei, ed in particolare a Sais, è una Dea guerriera e viene raffigurata con arco e frecce. In seguito, verrà accomunata a Satet, sposa di Khnum e porterà ambedue le corone. Anch'essa è una divinità molto antica. I Greci la assimileranno ad Atena ed i Romani a Diana.

Nekhbet, dea rappresentata come un avvoltoio o una donna - avvoltoio, era la protettrice del regno e tutte le regine venivano considerate la sua incarnazione terrena.

Sakhmet, La Potente, era rappresentata come donna dalla testa di leone, avvolta in un'aderente tunica rossa, con in mano lo scettro papiriforme. Era manifestazione del calore distruttivo del sole. Dea della guerra, sgominava i nemici col calore incandescente del suo corpo. Apparteneva alla triade di Menfi insieme a Ptah, suo sposo, e Nefertum, suo figlio. Nell'esemplare è la figura a sinistra, dietro a Toth in forma di babbuino.

Anubi, dio delle strade e dei cammini, era raffigurato con il corpo di uomo con testa di sciacallo o interamente come sciacallo ed era l'inventore e patrono dei riti della mummificazione e dio dei morti. Come guardiano della sepoltura era raffigurato come sciacallo nero accucciato, le zampe anteriori distese in avanti e le orecchie dritte come appare nell'esemplare accanto.

Bastet, la dea gatta di Bubastis. Alle origini, Bastet era una divinità solare simboleggiante il benefico calore del sole ed era raffigurata come un gatto selvatico o come leonessa. Solo intorno al 1000 a.C. cominciò ad essere rappresentata come gatto domestico. Uno dei suoi epiteti era: Signora delle bende.

Mut, la donna avvoltoio. Il suo nome significa "madre", delle quali è quindi la protettrice. Assume particolare importanza nel Nuovo Regno, come controparte femminile di Ammon-Ra di Uaset (Tebe). Assieme a lui ed a Khonsu, forma la Triade di Tebe. Viene anche adorata come raddrizzatrice dei torti.

Nefti, figlia di Geb e Nut come Osiride, Iside e Set, era uno dei due nibbi (l'altro era la sorella), uccelli che gridavano lamenti funebri. Era anche la protettrice dei morti. Divenne sposa di Set, ma lo abbandonò dopo il fratricidio. Protettrice del focolare domestico, portava sul capo il disegno di un fornello. Ebbe un figlio, Anubis, che però forse non era stato generato da Set, bensì da Osiris.

Nut, sposa e sorella del Dio - terra Geb, era la dea del cielo e dei corpi celesti, e veniva rappresentata in una posizione ad arco sopra al marito, sostenuta dal padre Shu. Era la madre di tutte le stelle, e secondo il mito le partoriva tutte le sere per divorarle la mattina.

Geb , rappresentava la terra. Era fratello e sposo di Nut, ed era sempre rappresentato con lei sotto forma di uomo, talvolta con disegni di foglie o con un'oca, ideogramma del suo nome, sulla testa. Dall'unione tra Geb e Nut, nascono quattro figli: Osiride, Iside, Seth e Nefti che si sposano tra loro, formando le coppie Osiride-Iside e Seth-Nefti.

Ra, Dio del Sole che sorge, era una delle divinità principali. Veniva considerato il creatore dell'Universo, ed era protettore dello stato e della giustizia. Il Sole era la sua Barca, e con essa lui tutti i giorni attraversava il cielo. La rappresentazione classica lo vede come un occhio molto decorato, mentre, quando fu associato ad Horus, divenne molto simile a quest'ultimo. quindi raffigurato con la forma di un falco. Da qui, ATUM-RA o, più semplicemente, solo RA. Per autogenerazione, Atum-Ra diede vita a due figli: Tefnut e Shu.

Khonsu, figlio di Amon e di Mut, il suo nome significa "viaggiatore", probabilmente come riferimento al corso della Luna della quale costituisce la divinità. Una falce di Luna è infatti raffigurata, assieme al disco solare, sopra il suo capo.

Khnum, era il dio dalla testa di ariete dalle lunghe corna. Adorato soprattutto ad Elefantina nell'Alto Egitto, egli era il guardiano delle sorgenti del Nilo e presiedeva alle inondazioni, ma, soprattutto era il "vasaio" che aveva modellato sul suo tornio il genere umano e dato loro la vita. Forma una Triade con la sua sposa Satet.

Atum , il principale dio egizio, creatore del mondo e padre di tutti gli Dei. Ebbe origine dal "Nun", il brodo primordiale in cui già esisteva come spirito, ma divenne realtà solo quando Ptah ne pronunciò il nome

Aton, fu una delle maggiori divinità egizie. Rappresentato come un disco solare con tantissime braccia e mani, egli fu dichiarato unica divinità dal faraone Akhenaton, ma con la nascita di Tuthankamon la religione tornò politeista. Aton dava luce e calore agli uomini.

Wadjet, dea della mitologia egizia, fu in origine la divinità locale della città di Per-Wadjet, chiamata Buto dai Greci, capitale del 19. distretto del Basso Egitto. Divenne più tardi la dea protettrice del faraone e la personificazione del Basso Egitto, come la dea-avvoltoio Nekhbet lo era dell'Alto Egitto.

venerdì 18 febbraio 2011

La vita nel tempio

I templi dell'antico Egitto costituiscono un patrimonio architettonico di grande bellezza. Chi li guarda, oltre ad ammirare l'aspetto materiale della loro costruzione, deve andare oltre e tener conto del fatto che qui si svolgeva una vita attiva, non solo religiosa ma anche quotidiana. Nella società egizia esistevano tre classi che godevano di privilegi: I re, i funzionari e, sicuramente, i sacerdoti. Il clero ottenne grandi vantaggi in alcuni periodi e fu anche molto legato all'evoluzione della monarchia e alla politica egizia. I sacerdoti menfiti, per esempio, ebbero grande forza durante tutto l'Antico Regno, soprattutto per la loro influenza teologica. Il clero eliopolitano fu sicuramente coinvolto nei tumulti che si verificarono alla fine della IV dinastia. Quello tebano fu molto legato al potere del faraone nel Nuovo Regno e alla nascita del culto di Amon-Ra. I sacerdoti occupavano una posizione importante nella scala sociale, non solo in quanto celebravano i riti religiosi e dedicavano la loro vita agli dei, ma anche perché erano grandi proprietari terrieri, grazie alle donazioni fatte dal faraone ai templi. Il lavoro quotidiano in un tempio egizio consisteva nella celebrazione di vari rituali e nell'amministrazione dei prodotti e del personale. Non vi si svolgevano, quindi, solo attività religiose e cerimoniali ma anche economiche. Le immagini avevano bisogno di offerte per il loro sostentamento, costituite da alimenti deposti con regolarità ai loro piedi. Tali prodotti provenivano dai campi che il tempio possedeva. Erano necessari poi altri beni materiali adatti al rango degli dei, come le greggi, i prodotti della pesca, della caccia di uccelli, i raccolti di lino, e cosi via. Queste ricchezze erano chiamate ''offerte''. Tutto ciò richiedeva un'amministrazione che in molti casi lasciava abbondanti rimanenze. Pertanto, il tempio aveva bisogno di un luogo in cui conservare questi prodotti. L'amministrazione dei templi era affidata a funzionari, in modo che il governo potesse controllare il potere economico della comunità. Per i loro servizi, i sacerdoti ricevevano una ricompensa in natura, che poteva consistere in terre di proprietà del tempio che potevano affittare, oppure in una percentuale delle entrate del santuario. Il personale di un tempio era organizzato in gerarchie: Al primo posto si trovavano i ''servi del dio'' o ''profeti'', tra cui spiccava il ''primo servo'' o sommo sacerdote. Sotto di loro erano i ''puri'', che si dividevano in due categorie: I sacerdoti Ueb, che aiutavano nei rituali, e i sacerdoti-lettori, esperti dei testi sacri. Esistevano inoltre custodi, o ''sacerdoti orari'', che lavoravano nel tempio durante determinate ore o per un mese, e sacerdoti o sacerdotesse funerarie con il compito di fornire offerte ai defunti a nome della famiglia; questa era una carica ereditaria.

lunedì 14 febbraio 2011

Nitocris: tra leggenda e storia


Alla morte del re pepi II, succedette Merenra, il cui regno fu molto breve, durando meno di un anno. Cosi comincia la storia della bella Nitocris, il suo nome figurava in una delle liste reali composte dagli egizi, e oggi nota, come Canone di Torino. Altre liste sicuramente vennero distrutte, altre perse, già molto prima di Nitocris, le donne in Egitto esercitavano il potere supremo. Tutta via, allo stato attuale delle documentazioni, lei è la prima donna a detenere il titolo di " Re dell'Alto e del basso Egitto"; Nitocris, salì al trono verso il 2184 a.c, e secondo gli archivi dell'età Ramesside, Il periodo esatto del suo regno non è ancora sicuro, alcuni studiosi lo datano un anno un mese e un giorno, mentre altri lo ritengono più lungo collocandolo in un periodo tra i sei e i dodici anni. Per alcune regine precedenti, come Khentkaus, disponiamo di un monumento colossale, faraonico, ma non abbiamo notizie di titoli espliciti, mentre per Nitocris si è certi del titolo, ma non vi sono documenti. Un bel enigma da risolvere, e una tomba eccezionale da scoprire. Secondo il greco, Eratostene, il nome di Nitocris, significa " Hatena, è vittoriosa" egli non era lontano dalla verità, dato che Nitocris, in lingua Egizia, Neit - iqueret, si può tradurre con Neith eccellente. la Dea Neith, la troviamo ancora la protettrice di una donna molto importante. La storia delle dinastie compilate dal sacerdote, Egizio Manetone, è andata perduta, ma se ne sono conservati alcuni frammenti, citati da diversi autori antichi, uno di questi, conservati in un testo di Eusebio, dice così del faraone Nitocris: Una donna, Nitocris, regnò; aveva più coraggio, degli uomini della sua epoca, ed era la più bella di tutte le donne, bionda, con le gote rosse, lei fece costruire la terza piramide.Una tarda tradizione racconta che vi sia stata, sepolta e che il suo corpo, abbia riposato in un sarcofago di basalto blu. Questa terza piramide, potrebbe essere quella di Micerino, sull'Altopiano di Giza. Alcuni archeologi ritengono che il monumento si stato restaurato, durante il suo regno; l'attenzione che ella prestò a questo monumento, spiega forse la nascita della sua leggenda. La bellezza di questa donna faraone, fa pensare, ai titoli delle regine, dell'antico regno: grande nell'amore, dal bel viso incantevole, dal fascino sovrano, che soddisfa la divinità con la sua bellezza, dalla voce ammaliatrice quando canta, che riempie il palazzo, del suo profumo, la sovrana di tutte le donne, la signora delle Due terre, e del mondo sino ai suoi confini. Si tratta, di una bellezza rituale, di un fascino parte integrante, della funzione di Regina d'Egitto e a maggior ragione, a quella di regina - faraone, un altra leggenda tarda, di cui non c'è traccia nei documenti Egizi, vuole che Nitocris, fosse moglie di un re assassinato poi da alcuni traditori. Quest'atto spregevole, non permise loro di regnare, chiesero quindi alla sventurata Nitocris di governare, in modo che la discendenza legittima non si interrompesse. La giovane donna accettò, ma preparò, segretamente la vendetta. Fece costruire, una grande sala sotterranea, e invitò i traditori a celebrarvi al vittoria con un banchetto, mentre costoro festeggiavano, fece aprire un condotto dal quale si incanalò l'acqua, i traditori morirono annegati, mentre lei dopo si suicidò, in una camera piena di cenere, dove soffocò. Un drammatico racconto orientale privo di qualsiasi fondamento storico. L'epoca gloriosa delle piramidi termina, con i regni di Nitocris, a cui segue, un periodo confuso, sul quale abbiamo pochissime notizie;si apre una grande crisi, pur senza mettere in discussione l'istituzione faraonica dà luogo, a quanto pare, a disordini sociali ed economici, pericolosi straripamenti del Nilo, cambiamenti cliamtici, invasioni di tribù beduine, indebolimento del potere centrale, progressiva ascesa dei capi delle province, incuranti dell'interesse collettivo, sono state proposte diverse spiegazioni;Che tutta via non hanno portato ad alcune certezza. Non si conosce nemmeno la durata esatta di quello che gli egittologi hanno chiamato, il primo periodo intermedio;fra la fine del Antico e l'inizio del Medio regno: Un lasso di tempo dai cento, ai cento novant'anni. Durante il quale l'Egitto si indebolisce, Nitocris, fu, dunque, l'ultimo sovrano dell'antico regno, l'Età dell'oro dell'antico Egitto : Per circa cinque secoli i faraoni, edificatori di piramidi, costruirono un mondo di potenza e bellezza ineguagliati. Il detto che un popolo felice non ha storia, si addice perfettamente all'Antico Regno: re e regine parlano della loro funzione del loro ruolo di tramiti fra il divino e l'umano. della pratica dei rituali intesa come scienza di vita, ma sarebbe vano cercare particolari sulla loro vita privata, o sulla loro storia personale. Fogliazioni e genealogie rimangono incerte. I basso rilievi delle tombe, tuttavia mettono in scena il quotidiano e il piacere dei mesi e dei giorni, in un epoca in cui la storia era ritualizzata, e concepita come una festa.Sarebbe ingiusto attribuire a Nitocris, la responsabilità della frattura che si produsse; in realtà la sesta dinastia si indebolì a poco a poco durante il regno di Pepi secondo, un evoluzione negativa difficile da cogliere, data la scarsa documentazione, ha portato l'Egitto alla crisi. Rodope la prima cenerentola, e bella Nitocris ha continuato a far parlare di se al di là delle vicende storiche. Identificata, con una certa Rodope la signora dalla carnagione rosea, essendo però esistite parecchie Rodopi, questo portò alla confusione i narratori d'oriente. Pensiamo alla cortigiana greca nata a Naucrati, una città del Delta, alla quale nonostante i suoi costumi dissoluti, i Greci contribuirono la costruzione della piramide di Micerino. E' forse la stessa Rodope, di cui si innamorò il re Psammetico, il quale ebbe una figlia chiamata Nitocris, che divenne grande sacerdotessa del Dio Amon, a Tebe, dove condusse un esistenza austera?

Nitocris, Rodophe, fu, la protagonista di molte leggende, ma una di esse continua ad essere famosa e che tutti conoscono, se non altro nelle sua evoluzione in cartone animato, qui di seguito la versione Egiziana. Mentre la fanciulla faceva il bagno nel Nilo, un falcone uccello sacro ad Horo, protettore della regalità afferrò uno dei suoi sandali, volò a Menfi dove risiedeva il faraone, e lo lasciò cadere sulle ginocchia del monarca. Immaginando il piede delicato e meraviglioso che le dimensioni, e la deliziosa fattura dell'oggetto lasciavano indovinare, egli ne fece cercare la proprietaria per tutto il paese. L'impresa fu coronata dal successo, e i messi del re portarono a corte la bella fanciulla. Il sovrano se ne innamorò immediatamente e la sposò. Alla sua morte l'antenata di cenerentola, ebbe l'insigne privilegio di essere sepolta in una piramide.

Il fantasma di Nitocris

In questi ultimi anni l'altopiano di Giza, ha molto sofferto, aggredito dalla città moderna e dall'inquinamento, deturpato da costruzioni aberranti, il sito sembra avere ormai perduto l'atmosfera magica e la serenità di un tempo. Eppure chi avesse la fortuna di passeggiare, vicino alla piramide di Micerino al tramonto, in una giornata tranquilla, potrebbe scorgere tra l'oro degli ultimi raggi di sole, una bellissima fanciulla nuda, il fantasma di Nitocris, anima incaricata di sorvegliare il monumento. Secondo la tradizione se si cede alle sue lusinghe, si impazzisce ma se la chiami per nome, se le si parla dell'età dell'oro, si può rimanere solo ammagliati da questa donna faraone. Dai capelli biondi e dalle guance rosee? (Aspettando nuove scoperte lasciamo il punto interrogativo).

giovedì 10 febbraio 2011

Giudici e tribunali

In Egitto l'organizzazione giudiziaria era rigida, è stato trovato un solo codice, ma sembra che la legislazione fu molto chiara e decisa e formasse un corpo giuridico. Lo studio delle leggi e della loro applicazione permette di conoscere il grado di sviluppo di una società. In Egitto la legge aveva alla base il concetto di maat. Il faraone dettava le leggi come espressione di giustizia; fissava ed estendeva le regole della organizzazione cosmica, che erano state messe in pratica nella creazione. Senza dubbio, insieme alle norme dettate dagli dei o da antichi re, i decreti, le concessione di privilegi e le sentenze giudiziarie formavano il corpo giuridico. Non si può parlare di legislazione in senso stretto, ma si trattava di un diritto pratico; si decideva su ciascun caso nuovo senza attenersi necessariamente al diritto antico applicato. In tal modo le leggi continuavano a essere applicabili, finché non fossero state modificate da una decisione del re; il faraone poteva apprendere risoluzioni in constrasto con la legislazione ma non con l'idea di maat. Sfortunatamente sono scarsi i documenti sull applicazioni delle leggi. Le sentenze venivano emesse essenzialmente dal faraone, qualsiasi faccenda poteva essere portata a sua conoscenza. Lo seguiva il visir, intermediario tra il faraone e gli organi di governo; insieme al re, egli era il giudice supremo del paese, ma aiutato da tutta un'amministrazione giudiziaria che si sviluppò nel tempo. Durante la V dinastia (2494-2345 a.C). Esistevano sei tribunali, chiamati ''dimore venerabili'', con alti funzionari e personale ausiliario. Nel nuovo regno (1552-1069 a.C) vi erano tribunali locali composti dai notabili, il cui compito consisteva nello svolgimento di indagini nel luogo in cui sorgeva la lite. Possediamo poche informazioni sul procedimento giuridico, ma sappiamo che attori e convenuti si difendevano da soli e le decisioni si basavano su prove documentali, supportate da testimonianze.
Per i crimini, le udienze cominciavano con l'interrogatorio degli imputati; si ricorreva persino alla tortura. Se venivano ritenuti colpevoli, si rimetteva il caso al faraone affinché decidesse la pena. Nel nuovo regno gli attori poterono ricorrere agli oracoli, chiedendo giustizia alla statua di un re o di un dio, durante le festività religiose.
Anche gli dei avevano le loro divergenze per conflitti di interesse, che si accompagnavano a scontri giudiziari. Thot li convocava in assemblea: In caso di conflitto, il demiurgo chiedeva l'opinione di tutti e si svolgeva il processo. Queste riunioni facevano le veci del tribunale, preseduto dal demiurgo in cui il dio Thot fungeva da giudice, arbitro e cancelliere.
Le querele o atti di accusa di comunicavano a Ra che decideva se rimetterle o meno. Nessuna divinità era immune da rimproveri o denuncie. Thot elencava i capi d'accusa davanti alle divinità, che potevano essere allo stesso tempo giudici, giurati, e testimoni.
I documenti giuridici (sopra) risalgono a periodi più recenti, sono papiri scritti principalmente in demotico o direttamente in greco. Da essi si deduce che vi era un concetto chiaro e di proprietà privata, trasmissibile per eredità o tra i vivi, come vendita o donazione. Esisteva uguaglianza giuridica tra marito e moglie, che potevano pattuire contratti matrimoniali e mettere in atto legati o locazioni. Si procedeva inoltre alla registrazione dei contratti lavorativi e non era sconosciuto il diritto internazionale.

lunedì 7 febbraio 2011

Un museo in casa

La passione e il richiamo per l'antico Egitto ci ha sempre indotto a circondarci di souvenir su souvenir, illudendoci in qualche modo di riempire quel vuoto che ognuno di noi sente quando si è lontani dall'Egitto, dal suo richiamo e dalla sua magia. Vi piacerebbe avere in casa una riproduzione del busto di Nefertiti? O addirittura una mini mummia di re Tut con sarcofago? Allora anche voi rientrare nella descrizione precedente. Le collezioni egizie sono composte da una notevole varietà di oggetti, tale da stimolare nei visitatori il desiderio di portarsi via il souvenir di qualche esemplare eccezionale o significativo della collezione. Fino a poco tempo fa, tale souvenir non andava più in là delle cartoline, poster o cataloghi della collezione. Tuttavia, col passare del tempo e sottoposti a pressanti richieste, i musei hanno ampliato l'offerta di oggetti da portarsi a casa. Alcuni di essi sono di tipo pratico, mentre altri sono stati studiati per essere una specie di evocazione permanente dell'originale e altri ancora per accontentare i bambini; anche se a volte ci si trova difronte a delle poco curate riproduzioni, che nulla hanno dell'antico spirito con cui gli originali furono creati. Quindi in ogni museo ci ritroviamo spesso davanti a centinaia e centinaia di oggetti, dai sarcofagi gonfiabili che ho trovato al Metropolitan Museum di New York, passando per la scatola dei pastelli con la forma della stele di Rosetta del British Museum a Londra e i palloni con i dipinti delle tombe Tebane del Beijing World Art Museum a Pechino, fino alla classica bigiotteria in stile faraonico presente in tutti i musei. L'antico Egitto sembra essere presente nelle nostre case in ogni momento e così abbiamo l'impressione di possedere anche noi un pò di Egitto, sempre sperando che il souvenir acquistato non sia stato fabbricato in Cina!

venerdì 4 febbraio 2011

Gli Egizi e l'amore

Gli egizi manifestarono grande interesse per l'amore. Durante il Nuovo Regno (1552-1069 a.C.)la lirica amorosa divenne un genere letterario indipendente. I poemi esprimevano i sentimenti d'amore comuni a tutti gli amanti di qualsiasi epoca: la felicità e il piacere, ma anche le sofferenze le difficoltà che generava l'amore e la sua conseguenza più grave, la gelosia. La descrizione della bellezza fisica e spirituale degli amanti mostrava il desiderio che nasceva tra gli innamorati. Come sappiamo dalle ricette presenti sui papiri medico-magici, donne e uomini ricorrevano alla magia per far sì che la persona amata ricambiasse il loro sentimento. In Egitto l'omossessualità era considerata un peccato. In un passaggio del Libro dei Morti, il defunto spera che venga tenuto in conto il fatto che in tutta la sua vita egli si sia astenuto dal commettere atti omosessuali. La relazione omosessuale più eclatante fu quella del faraone Neferkare che amava il generale Sisene.

Una delle liriche amorose più conosciute recita così:
Così è venuto il tempo di preparare il letto.
Servitore, ti dico:
''Metti del bisso per il suo corpo, un letto per lei di lino regale.
Sta attento ad usare della biancheria ricamata, cosparsa di essenza profumata''


L'arte egizia rappresentava con grande naturalezza la sessualità femminile; non si può dire lo stesso di quella maschile. Tuttavia, va precisato che nei tempi e nelle tombe, l'atto sessuale non veniva raffigurato. Solo partendo dallo studio di diversi elementi simbolici presenti in alcune scene di caccia e pesca (i fiori o i pesci dove questi ultimi rappresentano chiari riferimenti fallici), appare possibile intravedere alcune allusione alla sfera sessuale. La pratica amorosa raffigurata nella forma più realistica ricorreva invece di frequente nei graffiti e negli ostraka realizzati dagli operai dei villaggi degli artigiani, come Deir el-Medina , oppure anche sugli amuleti propiziatori, di cui disponevano sia gli uomini sia le donne allo scopo di potenziare la sessualità e la fecondità. Gli amuleti femminili si moltiplicarono nella Bassa Epoca e durante l'epoca greco-romana, anche se non sempre con fini riproduttivi; a volte, infatti , l'unico scopo era quello di soddisfare il desiderio sessuale. Era il caso di due ''deviazioni'': la necrofilia e la zoofilia. E' noto, attraverso le testimonianze di Erodoto, che gli addetti all' imbalsamazione davano sfogo alle loro necessità approfittando di corpi di defunte giovani e belle; e al fine di evitare questo contatto carnale con i cadaveri, i familiari lasciavano trascorrere alcuni giorni prima di portare la defunta all imbalsamazione. Diversi racconti narrano le relazioni di uomini e donne con animali; un'invettiva recitava: ''Che un asino abbia rapporti sessuali con tua moglie!''.
La verginità non era una virtù richiesta al matrimonio, ma nel caso poteva essere un dono fatto al futuro marito; alcuni papiri incitavano i giovani e le giovani a fare più esperienze possibili prima del matrimonio, poichè l'adulterio era un peccato molto grave. Le relazioni amorose in ambito divino venivano rappresentate in modo simbolico. La nascita di un erede, seguita alla relazione tra la divinità e la regina, veniva illustrata con l'immagine della coppia seduta sul letto e il dio che toccava il simbolo della vita o mentre le sue gambe si incrociavano tra quelle della regina. Un'eccezione è rappresentata dalla scena del coito, in cui i protagonisti sono la dea del cielo Nut e il dio della terra Geb, che appaiono raffigurati nel momento in cui stanno per concepire le due grandi coppie divine: Iside-Osiride e Seth-Nefti. Anche la coppia Iside-Osiride è un caso particolare che potrebbe essere considerato da un punto di vista moderno, un esempio di necrofilia, in quanto Iside aveva relazioni sessuali con il corpo inerte di Osiride. Il frutto di questa relazione ''innaturale'' e incestosa fu Horus. Gli dei non venivano rappresentati nudi se non in casi particolari come quello di Min e Amon-Min, connessi con la fecondità.

martedì 1 febbraio 2011

Le regine tolemaiche

Alla morte di Alessandro Magno (323 a.C), i Lagidi governarono l'Egitto. Accanto ai faraoni le regine tolemaiche svolsero un ruolo decisivo e la loro impronta è ancora presente nelle città che portano i loro nomi. Il periodo Ellenistico Tolemaico (332-30 a.C) costituì l'ultima fase del regno egizio. Durante quest' epoca furono le regine a godere di notevole prestigio. Alcune governarono come reggenti, altre a pieno titolo.
Tutte ebbero come nome Berenice, Arsinoe o Cleopatra. Furono donne ambiziose, intelligenti e abili che non esitarono a prendere parte attiva nella politica.
Di queste energiche donne sono giunte fino a noi molti ritratti e questo costituisce una prova della loro importanza. Inutile dire che la più celebre regina d'Egitto fu senz'altro, Cleopatra VII, anche se le regine che la precedettero non furono da meno nel contribuire a scrivere la storia del paese.
La prima delle regine tolemaiche fu Berenice I, moglie del faraone Tolomeo I, generale di Alessandro Magno e suo fido compagno. Ebbe per figlio Tolomeo II che dedicò alla madre diverse città chiamate con il nome della regina. Arsinoe II, moglie e sorella di Tolomeo II, ottenne le lodi dei poeti del suo tempo per aver contribuito allo sviluppo colturale di Alessandria. Non tutte le regine tolemaiche erano di origine egizia. Ad esempio, Berenice II(in alto a destra), moglie di Tolomeo III, era figlia di Megas, re di Cirene, un territorio che fu annesso all'Egitto. Tre di queste regine, Arsinoe II, Berenice II e Arsinoe III (moglie di Tolomeo IV), vennero anche divinizzate.
Le loro immagini compaiono su alcuni recipienti destinati alle libagioni. Si ebbe, poi, anche il caso di due regine, Cleopatra II e sua figlia Cleopatra III, che regnarono contemporaneamente. Alcune esercitarono la reggenza fino al compimento della maggior età delle proprie figlie, altre, come Berenice IV, regnarono per un breve periodo. L'ultima rappresentante della monarchia faraonica fu Cleopatra VII.
La maggior parte delle regine tolemaiche venne usata come mezzo per accedere al trono d'Egitto. In alcuni casi le figlie dei faraoni furono date in moglie ai governatori della Siria, come accadde a una Berenice, sorella del faraone Tolomeo III e moglie del re Antioco II.