lunedì 28 marzo 2011

Il Museo Egizio del Cairo: Colonna di Thutmosi IV usurpata da Ramses II

Torniamo al magnifico Museo Egizio del Cairo, parlando di una colonna che nell'antichità faceva parte di un edificio di Thutmosi IV. Il protocollo regale è scolpito in bassorilievo e dipinto in giallo in una fascia longitudinale a cui in seguito Ramses II aggiunse la sua immagine e la sua titolatura, senza però cancellare i nomi del predecessore; infine sotto l'imperatore Traiano, la colonna fu divisa in tre parti e riutilizzata come blocco di reimpiego nelle fondamenta di una costruzione romana. La decorazione è incisa a bassorilievo e conserva vivide tinte: vi è ritratto Ramses II mentre compie l'offerta dei fiori nel tempio. Sul capo del sovrano è rappresentato un falco che tiene tra le zampe il cerchio Shen, il cartiglio simbolo del potere regale. Ramses II è in abito da cerimonia: indossa un gonnellino e una veste trasparente, la cui manica è chiaramente visibile sul braccio destro. Il sovrano porta al collo una spessa collana con decorazione a torques e sul capo la corona blu con l'ureo regale sulla fronte; nella mano destra reca un fascio di fiori legati e nella sinistra tre fiori di loto singoli, i cui steli sono avvolti attorno alla mano. Sotto l'ala spiegata del falco, la destra, sono iscritti i nomi di ''Re dell'Alto e del Basso Egitto'' e di ''Figlio di Ra'': Usermaatra Setepenra-Ramses Meriamon; il primo compare anche sulla cintura del gonnellino.

Dati
Materiali: Arenaria dipinta
Altezza: 162 cm
Diametro: 96 cm
Luogo del ritrovamento: Elefantina
Epoca: XVIII dinastia regno di Thutmosi IV/XIX dinastia regno di Ramses II
Sala: n°14

martedì 15 marzo 2011

La rivolta di Deir el-Medina


Il villaggio di Deir el-Medina fu fondato all'inizio della XVIII dinastia per ospitare una comunità di operai e artigiani che lavoravano alla costruzione e alla decorazione delle tombe destinate alla famiglia reale. I successivi scavi di questo importante sito urbano, abitato fino alla fine dell'epoca ramesside, hanno fornito numerosi dati archeologici di grande valore per la conoscenza dell'Egitto del Nuovo Regno. Oltre allo studio dello sviluppo del villaggio stesso, delle tombe dei suoi abitanti con il loro corredo funerario, delle cappelle e di piccoli templi per il culto, Deir el-Medina ha apportato una grande quantità di documenti scritti.




''..informate il re, nostro buon signore, e il visir, nostro superiore, affinché ci venga dato cibo per il nostro sostentamento..''

''..siamo venuti a causa della fame e della sete (...). Non abbiamo vestiti..''

''..siamo deboli e affamati, poiché non ci sono state consegnate le razioni..''

''..sono passati venti giorni e le razioni non ci sono state ancora consegnate..''


Queste citazioni provengono da un famoso papiro conservato al Museo Egizio di Torino, il Papiro dello Sciopero. Descrive le proteste degli operai del villaggio, ai tempi della XX dinastia; che non avevano ricevuto i salari pattuiti per la costruzione delle tombe. Redatto probabilmente dallo scriba Amennakht, esso narra gli avvenimenti in ordine cronologico.
Questo documento racconta che nell'anno di regno 29 del regno di Ramses III, una serie di incidenti si verificarono a seguito del mancato pagamento degli operai. Dopo venti giorni questi ultimi, invece di presentarsi al posto di lavoro, si diressero al tempio di Horemheb per esigere 46 sacchi di grano, che alla fine furono consegnati. Tempo dopo altri ritardi costrinsero gli operai a mettere in atto nuove proteste e scioperi davanti ad altri templi, chiedendo di essere ascoltati dal faraone. Proteste di questo tipo avvennero durante gli ultimi anni di regno del faraone e furono forse causate dalla corruzione dei funzionari.

venerdì 11 marzo 2011

L'apertura della bocca

Nell'antico Egitto la morte era considerata una fase di transizione in cui l'essere umano passava a un nuovo stato di esistenza nell'aldilà. Perciò bisognava aiutare il defunto a resuscitare nel mondo dei morti. L'ingresso del morto nell'aldilà non dipendeva soltanto dal fatto che egli si fosse comportato correttamente durante la sua vita e che, nella pesatura dell'anima, o psicostasia, il tribunale di Osiride lo avesse considerato degno di entrare nel mondo dei morti. Era necessario, infatti, che anche il fisico del defunto si trovasse in ottime condizioni. Egli doveva essere in grado di muoversi da sé nel ''mondo inferiore'', per cui le estremità dovevano essere rianimate. Allo stesso modo doveva poter mangiare, bere, parlare e avere rapporti sessuali. La cerimonia di apertura della bocca consisteva in un insieme di riti compiuti sulla mummia o su una statua del defunto e volti a far riprendere le sue funzioni vitali. Durante il suo svolgimento, il morto riacquistava anche la vista. Per gli egizi (come anche in altre culture) ''vedere'' era sinonimo di ''vivere''. La vista è uno dei principali mezzi a disposizione dell'essere umano per percepire le cose e la conoscenza di ciò che c'era intorno significava essere vivi. Perciò, il nome completo del rituale era ''cerimonia di apertura della bocca e degli occhi''. Dopo che il corteo funebre era arrivato alla necropoli, il rituale veniva compiuto dai sacerdoti e in base alle rappresentazioni, sappiamo che esso avveniva davanti alla tomba del defunto.
Le principali fasi della cerimonia dell'apertura della bocca erano:
1)Il cerimoniale della rigenerazione consisteva in un insieme di riti predeterminati, compiuti dai sacerdoti accompagnati dalle prefiche. Alcune fasi di questa cerimonia erano più comuni di altre. Il successo della resurrezione del defunto dipendeva proprio dal corretto svolgimento di questi atti cerimoniali.
2)Dopo aver posto la mummia o la statua del defunto su un monticello di terra che ricordava la collina primordiale, veniva compiuta una purificazione mediante una libagione con acqua tramite il nemeset(un vasetto tondo) e un'aspersione di incenso o natron dell'Alto e del Basso Egitto. Poi il sacerdote funerario o sem svolgeva i primi riti di resurrezione e compiva il primo gesto di apertura della bocca e degli occhi con il dyeba(era uno strumento d'oro a forma di dito, con cui si toccava la bocca della mummia o quella della statua) e il nechereti (era un'ascia con cui i sacerdoti aprivano la bocca ai defunti) o nua.
3)Uno dei passi successevi consisteva nel sacrificio dei due tori dell'Alto e del Basso Egitto, a volte solo di uno. A questa espiazione assistevano le due rappresentanti di Iside e Nefti. Il cuore e una zampa dell'animale venivano consegnati al defunto come garanzia di vita. Poi il sacerdote sem compiva una nuova apertura della bocca con il peseshekef (una selce a forma di amo).
4)Le fasi finali della cerimonia consistevano in aspersioni di incenso sulla mummia o sulla statua del defunto e nella declamazione di formule esortative; come ''Resta sano e forte, resta sano e forte..verso Occidente, verso Occidente''. Poi il defunto era trasportato nella camera sepolcrale, dove gli veniva consegnata la tavola delle offerte e veniva compiuta un'ultima purificazione con incenso. Li avveniva anche la lettura della formula conclusiva con l'ur-hekau o ''grande mago'', un bastone con testa di ariete o serpente. Nel Nuovo Regno, il sacerdote sem e il sacerdote lettore erano i principali esecutori del rituale di rigenerazione, ma erano presenti anche altri sacerdoti di rango inferiore, che a loro volta aiutavano i primi due e rappresentavano vari personaggi specifici, come, ad esempio, il re-pat, che copriva il ruolo di ''figlio del defunto'', il semer ''amico'' o l'imbalsamatore con la maschera di Anubi.

domenica 6 marzo 2011

Il restauro della Sfinge


''Questo monumento ha circa 5000 anni; speriamo che ne compia altri 5000.''

Queste furono le parole usate dal segretario del Consiglio Superiore di Antichità egizie nel 1998, dopo un restauro della sfinge. La grande sfinge fu liberata dalla sabbia nel 1886. Nel 1952 furono compiute le prime riparazioni. Nel 1960 il Servizio di Antichità Egizie collocò un muro di pietre nella parte inferiore della sfinge. Negli anni ottanta un comitato restaurò il monumento danneggiato dalle acque sotterranee e dall'inquinamento, ma l'operazione fu un disastro, per il cattivo uso del muro di pietre, che causò il distacco di molti blocchi e per l'impiego di cemento per colmare alcune crepe. La Sfinge fu restaurata di nuovo alla fine degli anni ottanta e allora furono rimossi 2000 blocchi di pietra calcarea dell'opera precedente. Furono studiati la falda freatica, le caratteristiche della pietra e gli effetti degli agenti inquinanti. Il primo restauro della sfinge risale all'antichità e fu compiuto da Thutmosi IV. Un altro si ebbe al tempo di Ramses II. Altri progetti furono realizzati da imperatori romani, come Marco Aurelio e Settimio Severo. Nel 1798, l'equipe di studiosi di Napoleone effettuò la prima ricerca del monumento, scavò la statua e scoprì la stele di Thutmosi IV. Nel 1816 Caviglia liberò la sfinge dalla sabbia. Poi il progetto fu abbandonato, per essere ripreso da Mariette nel 1853. Tuttavia, fino al 1886 il corpo della sfinge non fu liberato completamente dalla sabbia del deserto, così Brugsch e Maspero scoprirono la sfinge nella sua forma originaria. Da allora essa si è a poco a poco deteriorata. Le principali cause dell'erosione, come ha potuto constatare il Getty Conservation Institute, sono soprattutto i venti del deserto e l'umidità. Da molti anni ormai la sfinge è in perpetuo restauro, poiché il rischio di perderla è altamente preoccupante.

giovedì 3 marzo 2011

La lista Gardiner 2: i segni della lettera A

Qualche mese fa vi avevo fornito i segni geroglifici della lista Gardiner, oggi aggiungo i codici della lettera A.

SEGNI A:
A1 Ideogramma in S: Uomo
A2 Determinativo nelle parole relative alle attività della bocca (mangiare, bere, parlare ecc ecc) e con le attività intellettuali connesse (pensare, sentire, amare).
A3 Determinativo in hmsi ''sedere''.
A4 Determinativo nelle parole che esprimono l'atto di adorare la divinità.
A5 Determinativo in imn ''nascosto''
A6 Ideogramma in uab ''puro'', anche designazione di una classe sacerdotale.
A7 Determinativo in verbi e sostantivi indicanti la stanchezza.
A8 Determinativo nella parola hnw ''giubilo''.
A9 Determinativo o ideogramma nei verbi che esprimono l'azione di portare e trasportare.
A10 Determinativo in skdw ''navigare''.
A11 Variante di A10.
A12 Ideogramma o determinativo in msh ''esercito'' e nelle parole connesse.
A13 Determinativo nelle parole che indicano nemici o avversari.
A14 Determinativo in mwt ''morire'' (e parole connesse) e in hfty ''nemico''.
A15 Determinativo in ''cadere'', ''abbattere'', ''rovesciare''.
A16 Determinativo in ksi ''inchinarsi''.
A17 Determinativo nelle parole legate ai bambini o usato come abbreviazione per hrd ''bambino. Da nn, sinonimo di hrd, deriva il valore fonetico nn.
A18 Determinativo in srsh ''discutere, accusare''.
A19 Ideogramma o determinativo in Iaw ''anziano'' e in smsw ''il maggiore''. Dal verbo iak ''essere anziano'' deriva il valore fonetico ik.
A20 Abbreviazione di dwa ''adorare'' o determinativo dello stesso verbo.
A21 Ideogramma o determinativo in sr ''notabile'', ''magistrato'' e determinativo nelle parole che designano gli alti funzionari e i cortigiani.
A22 Determinativo nei sostantivi significanti ''statua''.
A23 Determinativo in ity ''sovrano''.
A24 Determinativo nei termini connessi ad attività fisiche e al concetto di forza muscolare. Ideogramma o determinativo in hwi ''colpire, battere''.
A25 Variante di A24.
A26 Determinativo nei verbi con significato di ''chiamare'', ''invocare''. Abbreviazione per 'sh nel titolo sdjm-'sh ''servitore''; letteralmente ''ascoltare la chiamata''.
A27 Fonogramma in da inw ''messaggeri''.
A28 Determinativo nelle parole connesse all'idea di altezza o di innalzamento e all'espressione della gioia e del trionfo.
A29 Determinativo in skhd ''essere rovesciato''.
A30 Variante di A4.
A31 Determinativo per l'atto di voltarsi.
A32 Ideogramma o determinativo in khbi ''danzare''.
A33 Ideogramma o determinativo per esprimere il concetto di ''non sedentario'': mniw ''pastore'', rwi ''vagabondare''.
A34 Ideogramma o determinativo in hwsì ''pestare nel mortaio'', ''costruire''.
A35 Ideogramma o determinativo in kd ''costruire''.
A36 Determinativo o ideogramma in ''birraio''.
A37 Variante di A36.
A38 Ideogramma o determinativo in kìs, nome della città di Cusae, in Alto Egitto.
A39 Variante di A38.
A40 Determinativo in ''dio''.
A41 Determinativo in nesu ''re''.
A42 Variante di A41 (comune nella XVIII dinastia).
A43 Ideogramma o determinativo in ''Re dell'Alto Egitto''.
A44 Variante di A43.
A45 Ideogramma o determinativo in ''Re del Basso Egitto''.
A46 Variante di A45.
A47 Ideogramma per mniw ''mandriano'', saw ''guardia''.
A48 Determinativo o ideogramma in ''appartenente a''.
A49 Determinativo in ''straniero''.
A50 Ideogramma in shps ''essere nobili, riveriti'' e parole connesse.
A51 Variante di A50.
A52 Variante di A50 e A51.
A53 Determinativo in wi ''mummia'', twt ''statua'' e in tutti i sostantivi connessi alla nozione di forma, aspetto (ki), trasformazione (khprw).
A54 Determinativo in ''morte'' e parole connesse.
A55 Determinativo nel verbo sdjr ''giacere'', ''dormire'' e in sostantivi connessi alla nozione di morte.
A59 Determinativo in shr ''scacciare''.

L'uomo e la donna seduti, sovrapposti ai tratti del plurale, determinano sostantivi collettivi riferiti a soggetti umani, come rmtjw ''la gente, l'umanità'', gli etnici etc.

martedì 1 marzo 2011

La maschera di Tutankhamon


La maschera di Tutankhamon, della XVIII dinastia, è il più celebre dei pezzi esposti al Museo Egizio del Cairo. Questo gioiello dell'arte universale è un magnifico esempio dell'alto grado di perfezione e di abilità raggiunto nell'oreficeria durante il Nuovo Regno. La maschera fu scoperta dall'inglese Howard Carter il 28 ottobre 1925. Quando l'archeologo aprì il terzo sarcofago, d'oro massiccio, comparve la mummia, con i gioielli sparsi tra le bende e la celebre maschera che copriva il volto del giovane re. Quest'ultima aveva lo scopo di proteggere magicamente il riposo del faraone. Le fattezze della maschera rappresentavano quelle del sovrano che, una volta rianimato, diventava un dio. Ecco perché nella realizzazione della maschera venivano utilizzati materiali nobili, come oro e pietre semipreziose. Per gli egizi la carne degli dei era l'oro e i capelli di lapislazzuli. Il volto del re appare idealizzato, ma, come aveva affermato Carter, esiste uno stretto legame fra le arti plastiche e il realismo. Inoltre, esistono ancora reminiscenze dell'arte amarniana. Il professor Douglas E.Darry, specialista di anatomia che esaminò la mummia di Tutankhamon, disse: ''La maschera d'oro rappresenta Tutankhamon come un giovane amabile e distinto. Coloro che hanno avuto la fortuna di vedere il volto scoperto della mummia possono constatare con quanta abilità, precisione e fedeltà alla natura dell'artista della XVIII dinastia abbia riprodotto i lineamenti. Nella sua opera ci ha trasmesso, per sempre e in metallo imperituro, un magnifico ritratto del giovane re''. Tuttavia molti studiosi recentemente hanno ricostruito il volto di re Tut, tutti i ritratti presentano un faraone leggermente diverso da quello della maschera. Inoltre, negli ultimi anni, il dottor Nicholas Reeves ha presentato diversi studi su come anche la maschera di Tutankhamon fu usurpata; infatti, dietro all'orecchio è possibile vedere una saldatura.


Dati:
Materiali: oro, lapislazzuli, cornalina, ossidiana, quarzo, turchese e paste vitree;
Altezza: 54 cm;
Larghezza: 39,3 cm;
Peso: 11 kg;
Archeologo: Howard Carter;
Luogo: Valle dei Re, KV62;
Sala: n°3.