lunedì 28 febbraio 2011

Le statue ci parlano

Una delle forme di rappresentaione più comuni dell'arte egizia fu la scultura. Oltre ad avere valore artistico, le statue erano un supporto usato generalmente dagli scribi. La difficoltà di incidere i testi era compensata dalla resistenza del materiale.
L'antico Egitto disponeva di una grande quantità di materiali da usare come supporti scrittori. Quello più noto e usato a quel tempo fu il papiro. Ma ciò non impedì agli egizi di utilizzare altri supporti meno comuni. Tra questi vi erano le statue, di pietra, legno o metallo. Queste sculture, senza nulla togliere al loro valore artistico, furono ampiamente utilizzate dagli scribi per il loro lavoro. Le iscrizioni venivano di solito realizzate sui piedistalli della figura o, talvolta, su qualche parte del corpo; veniva utilizzata la scrittura geroglifica. L'impegno delle statue come supporto rispondeva a varie motivazioni e finalità. Per gli egizi il nome di una persona aveva un significato magico e il suo inserimento nei testi gli conferiva un carattere rituale. Quando si trattava di statue poste in una tomba, l'iscrizione con il nome del defunto aiutava a riconoscerlo nell'aldilà, nel caso in cui la mummia fosse andata distrutta. In altri casi si decise di realizzare le iscrizioni sulle statue di pietra perchè su di esse la scrittura era eterna. Infatti, malgrado il clima fosse asciutto e favorisse perciò la conservazione del papiro, le iscrizioni su questo materiale non duravano tanto quanto quelle fatte su pietra. A partire dal Nuovo Regno (1552-1069 a.C.), e specialmente durante l'ultimo periodo del regno egizio, un altro materiale si aggiunse alla pietra per conferire questo carattere magico alle iscrizioni: i metalli, che servirono per realizzare le statue più piccole e anche per poterle usare come ex voto. Per gli egizi la scrittura era magica, i testi potevano essere positivi, come quelli funerari, o negativi, quando si tentava di fare uno scongiuro contro qualcuno, il potere della parola era tale che bastava leggere uno scongiuro magico per sfruttare tutto il suo potenziale. Per allontanare i nemici esistevano statuine di esacrazione, sulle quali si scriveva il nome prima di distruggerle; ciò causava l'annientamento dei nemici. Altre, come quella di questo mostro recavano formule in cui venivano elencati i poteri della divinità invocata. E' una divinità protettrice, i cui testi magici fanno riferimento alla sua personalità, l'incarnazione della forza distruttiva di tutti gli dei. Nel Medio Regno compare la statua cubo, su di esse vengono rappresentati sovrani e alti funzionari con le gambe raccolte e le braccia sulle ginocchia. Con il passare del tempo, la superficie su cui si scrivevano i testi funerari e i titoli del defunto si ampliò.
I temi trattati nelle iscrizioni delle statue erano molto vari, spesso avevano un carattere religioso. Gli inni agli dei venivano scritti sui piedistalli delle statue dei templi o sugli ex voto. Se l'inno era delicato da un semplice cittadino, quest'ultimo si faceva rappresentare con una stele su cui poteva leggere il testo. Alcune statue recano il nome e la carica dei personaggi, e sono una sorta di autobiografia. Esse rappresentano per lo più faraoni. Il nome del sovrano, con qualche suo titolo, appare di solito sulle spalle, sulla cintura o sul piedistallo. Ma, dato il carattere magico attribuito alla scrittura, queste statue abbondano soprattutto in ambito funerario. Quelle di sostituzione, nel caso la mummia fosse andata distrutta, e gli ushebti sono esempi del potere magico della parola. Grazie al tipo di supporto, molte iscrizioni si sono conservate.

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