mercoledì 1 giugno 2011

La mummificazione degli animali: cenni storici.


Gli egizi mummificavano cani, gatti, scimmie, uccelli, tori, coccodrilli e perfino insetti, che poi collocavano nei sarcofagi. La mummificazione di questi animali era dovuta principalmente a motivi religiosi, anche se la passione per gli amuleti spinse a imbalsamare gli animali e a seppellirli insieme ai loro proprietari. La grande quantità di animali mummificati attirò l'attenzione degli antichi viaggiatori greci e romani che visitarono l'Egitto. Si credette persino che tutti gli animali mummificati fossero sacri. Uno degli animali di cui sono state ritrovate più mummie è il gatto. Molte mummie di gatto erano considerate portafortuna che, alla morte del proprietario, venivano sepolti nella sua tomba, affinché nell'aldilà il defunto potesse godere della compagnia dell'animale. Altri animali mummificati avevano funzione di cibo, che faceva parte delle offerte del corredo funerario. Tuttavia, la maggior parte di queste mummie aveva un significato religioso. Le divinità erano associate a un animale sacro, con il quale potevano essere identificate. La morte dell'animale rappresentava una grande perdita. Secondo Erodoto ''tutti gli abitanti di una casa in cui è appena morto un gatto di morte naturale si rasano le sopracciglia; quando muore un cane si rasano tutto il corpo, compresa la testa''. Vi erano animali particolari, che erano divini di per sé, come il toro Api o il bue Bukhis. All'inizio venivano mummificati solo questi ultimi, ma a partire dalla XXVI dinastia, nel Periodo Saitico, il culto degli animali si accrebbe e aumentò il numero di mummie. Offrendo una mummia o una statua dell'animale sacro in cui il dio veniva rappresentato, si entrava in contatto diretto con la divinità. La mummificazione degli animali, molto più semplice ed elementare di quella degli uomini, terminava con la decorazione delle bende, sulle quali si riproducevano le fattezze dell'animale.

Nessun commento:

Posta un commento