sabato 22 dicembre 2012

Le Triadi di Micerino

Le triadi di Micerino, capolavori dell'Antico Regno, raggiungono un alto livello artistico e rappresentano l'affermazione di un canone nella scultura. Le opere, che dovevano far parte di un vasto complesso, conseguenza di un elaborato programma, mostrano anche la grandezza, il potere e l'essenza divina del sovrano. Le triadi furono trovate dall'egittologo statunitense Reisner a Giza, nel magazzino sud del tempio della valle del recinto funerario del sovrano. Sotto otto, di cui quattro ben conservate ed esposte oggi nei musei del Cairo e di New York. Sono lavorate in scisto e di grandezza inferiore a quella naturale. Il monarca occupa la parte centrale della triade, con la corona dell'Alto Egitto e la barba posticcia propria degli dei. Alla sua destra si trova Khamerernebti, che si identifica nella dea Hathor, con la pettinatura simmetrica e il disco solare tra le corna. Alla sua sinistra vi è una dea che personifica una delle province egizie e che è diversa in ognuno dei gruppi conosciuti. Le figure sono frontali e ieratiche. Stanno in piedi ed escono dall'ampia lastra di pietra alle loro spalle. Il pilastro dorsale ha permesso allo scultore di realizzare in rilievo i motivi che ornano l'acconciatura sul capo e sulle spalle dei personaggi. Allo stesso modo le insegne delle divinità che indicano i nomoi sarebbero state molto complicate da scolpire a tuttotondo. Nel gruppo scultoreo vi è una relazione di interdipendenza tra il Micerino e la dea Hathor, uguale al legame tra uomo e donna. In quest'opera, dunque, viene messo in risalto il ragno divino del faraone. Questo è uno dei gruppi trovati a Giza da Reisner nel 1908, all’interno del ‘’covo del ladro’’ del tempio della valle del recinto funerario di Micerino; è conservato nel Museo del Cairo. Le triadi si trovavano nel coretile del tempio, dove furono rinvenuti anche altri frammenti. Il re, elevato a rango di dio, ha la gamba sinistra in avanti come se stesse camminando. Le sue mani sono attaccate al corpo. L’artista ha fatto un ritratto del faraone nel suo massimo splendore, dotandolo di eterna giovinezza. Alla sinistra c’è la del settimo nomos dell’Alto Egitto, Diospoli Parva, che personifica la fecondità della terra, base materiale del potere del re. Le dee, che esprimono per la prima volta la bellezza della donna nell'arte, indossano tuniche sottili che lasciano intravedere la loro femminilità.

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martedì 18 dicembre 2012

La Tomba di Sennedjem

Se la scoperta della tomba di Tutankhamon scatenò un'autentica passione per l'egittologia, un posto d'onore nell'archeologia merita quella di Sennedjem, che fu ritrovata intatta, con oggetti funerari, mummie e grandi ricchezze.
Thustmosi I, della XVIII dinastia, fondò, vicino alle necropoli tebane, la città di Deir el-Medina per alloggiare gli artigiani e gli architetti della sua tomba. Le colline circostanti si riempirono dei sepolcri di questi lavoratori e delle loro famiglie, che li costruirono nel tempo libero. Sennedjem fu un artigiano della Valle dei Re che visse durante la XIX dinastia al servizio di Sethi I e Ramses II. Nella sua tomba appare il titolo di ''servitore del luogo della verità''. Nel febbraio del 1886, quattro egiziani della città di Qurna trovarono il pozzo del suo sepolcro, che appariva intatto. Questo lavoro era seguito da un funzionario del Servizio di Antichità, che diede notizia del ritrovamento. Gaston Maspero, il direttore del Servizio di Antichità, affidò gli scavi allo spagnolo Toda, console in Egitto. Lo studio da lui realizzato su questi lavori è fondamentale per conoscere lo stato della tomba al momento della scoperta, poichè molti pezzi portati alla luce dopo circa 3000 anni furono rubati o si deteriorarono per le loro cattive condizioni di conservazione. Oltre a venti mummie, nel sepolcro furono rinvenuti anche numerosi Ushabti di pietra calcarea, fango e legno con i nomi dei proprietari.

Le tombe avevano un pilone di entrata e uno o due cortili terminanti in una cappella che finiva con una piramide. Alla camera sepolcrale si accedeva attraverso un pozzo verticale. Della parte esterna della tomba non resta nulla; si è conservata solo quella sotterranea. I quattro egiziani trovarono l'imboccatura quadrata del pozzo nel cortile esterno; essa misurava 1 metro di ampiezza per circa 4 metri di profondità. L'orientamento dei lati coincideva con i quattro punti cardinali. Alla fine del pozzo, al lato ovest, si apriva una galleria che conduceva a un'anticamera, anch'essa scavata nella roccia. Un'altra galleria portava alla camera sepolcrale. In quest'ultima la porta di legno che la chiudeva era rimasta intatta, così come l'aveva lasciata il sacerdote che si occupava del sepolcro dopo aver sepolto l'ultimo membro della famiglia. Quando fu scoperta la tomba, sul pavimento c'erano vasi, elementi di mobilia, fiori secchi, pane e frutta. La sala misura 5 metri di lunghezza per 2,5 di ampiezza e ha un soffitto a volta. Tutte le pareti, compreso il soffitto, presentano una ricca decorazione, con scene della vita quotidiana di Sennedjem e sua moglie Inyferti, e di mitologia egizia legate al passaggio nell'aldilà. Lo sfondo delle scene è di color ocra-oro.

venerdì 23 novembre 2012

La Maledizione di Tutankhamon su Facebook

Sulla scia della divertentissima pagina di Antonio Plescia: ''Apostrofare Catilina in Senato'', nasce un'esilarante pagina facebook sul mondo egizio, dove le storie dei faraoni, vengono riviste in chiave ironica e dissacrante. Sono sicura che troverete questa pagina non solo innovativa, ma anche accattivante, infatti è bello poter pensare che la storia può essere insegnata anche con sarcasmo.
E questa è una delle vignette più divertenti che ho trovato...
Non mi resta che augurarvi un buon divertimento lasciandovi il link della pagina: Maledire Tutankhamon mentre ci grattiamo gli zebedei

domenica 4 novembre 2012

Ramses IX e il saccheggio delle tombe

''Abbiamo saccheggiato le tombe, ma ci sono tanti altri che lo fanno!''. Con questa spiegazione i ladri di tombe processati al tempo di Ramses IX giustificavano azioni che risalivano all'inizio del regno egizio. Il saccheggio dei sepolcri reali fu solo uno dei moltissimi fatti che segnarono la fine dello splendore raggiunto durante il Nuovo Regno. Anche se il Nuovo Regno fu una delle epoche di maggior splendore della storia dell'Egitto, i governanti non si distinsero soltanto per le loro gesta. Uno dei faraoni della XX dinastia, Ramses IX (1127-1109 a.C.), che portava il nome di uno dei suoi predecessori, il grande Ramses II, ci è noto, infatti, per un processo avvenuto durante il suo regno. La ricchezza dei corredi con cui venivano sepolti i sovrani per gioire nell'aldilà attirava i ladri di tombe. Già all'epoca del faraone Cheope, della IV dinastia, si ha notizia del saccheggio del sepolcro di sua madre, Hetepheres. I cambiamenti del luogo di sepoltura o della struttura dell'edificio funerario nono ostacolarono i ladri. Il saccheggio di tombe, aumentato durante i periodi di instabilità o di debolezza della corona, raggiunse il punto critico nel regno degli ultimi ramessidi. La depredazione del sepolcro di Ramses VI, nel 16° anno di regno di Ramses IX, diede inizio al processo contro i ladri. Il regno di Ramses IX fu caratterizzato da una certa instabilità politica e sociale. Il clero di Amon, a Tebe, aveva aumentato il proprio potere. Il sommo sacerdote, Amenhotep, fu rappresentato grande quanto il faraone in alcuni rilievi di Karnak. I cattivi raccolti provocarono un'epoca di carestia, insieme ai disordini provati da mercenari stranieri e dalle incursioni dei libici nel Delta. Questa situazione creò scontento, che crebbe con l'antagonismo tra due alti funzionari tebani. Approfittando dell'aumento dei saccheggi nelle tombe, il sindaco di Tebe, Paser, accusò Pawraa, sovrintendente di Tebe ovest, di essere complice dei ladri. Iniziò un processo, con un tribunale formato dal visir, dal sommo sacerdote di Karnak e dal sacerdote funerario del faraone, più due maggiordomi reali, un generale dei carri, un portabandiera e Paser. Il processo è raccolto in diversi papiri, come quello Amherst. Alcune tombe erano intatte, ma la maggior parte era stata già saccheggiata: ''Ci appropriamo dell'oro che troviamo sulla nobile mummia di questo dio, sui suoi amuleti a occhio e sui suoi ornamenti, posti sulla nuca e all'interno delle bare in cui riposava''. Nonostante gli interrogatori e le confessioni, all'epoca degli ultimi rappresentanti della XX dinastia si arrivò a un saccheggio totale.
Il papiro Abbott Il processo iniziato da Ramses IX fu raccontato in diversi papiri, come il papiro Abbott, riprodotto nella foto. In questi testi è raccolto lo svolgimento degli interrogatori, torture comprese, e delle visite alle tombe, insieme alla descrizione dettagliata del loro stato. Delle dieci tombe esaminate dal visir che si occupava del processo, solo una, quella del faraone Amenhotep I, non era stata violata. Di seguito riporto un frammento del papiro in questione: ''Fu condotto lo scriba dell'esercito Ankhenefamon, figlio di Ptahemheb. Fu interrogato dopo essere stato bastonato e gli furono messe catene ai piedi e alle mani; gli fu imposto un giuramente sotto pena di mutilazione, affinché non dicesse il falso''.

sabato 20 ottobre 2012

L'antico Egitto nei colossal cinematografici

Nella storia del cinema non si contano le superproduzioni spettacolari, realizzate con incredibile dispendio di mezzi tecnici e artistici. Le molte pellicole di questo tipo ambientate nell'Egitto antico sono sia scadenti sia brillanti.

A iniziare il filone fu Cecil B.De Mille con I dieci comandamenti del 1923 girato con budget di 600.000 dollari, fu un tale successo che nel 1956 ne usci un'altra versione, più rigorosa della prima. Il budget, superiore a 13 milioni di dollari, fu il più alto della storia della Paramount, ma in pochissimi mesi il film incassò 80 milioni, collocandosi al secondo posto in tutto il mondo dopo Via col vento. Fu girato in parte sul monte Sinai e in parte negli studi della Paramount e dell'RKO a Hollywood. Alcune delle scene più straordinarie e applaudite dal pubblico, furono la trasformazione dell'acqua in sangue, l'arrivo di Mosè a Menfi, la costruzione dell'obelisco nella città di Pi Ramesse e naturalmente la separazione delle acque. 
Il grande successo del cinemascope spinse la Fox a produrre il film Sinuhe l'egiziano (1954), diretto da un regista specializzato in western, il veterano Michael Curtiz, e tratto dal popolare romanzo omonimo di Mika Waltari. Raccontava la storia di Sinuhe, un giovane medico, interpretato da Edmund Pardom, che viene raccolto dalle acque del Nilo, come Mosé, e adottato da un modesto medico, che ignora il suo sangue reale. Da adulto ricerca la verità alla corte di Amenhotep IV, anche noto come Akhenaton, personaggio interpretato dall'attore Michael Wilding. I buoni propositi di Sinuhe vengono ostacolati da Nefer, una seduttrice babilonese, impersonata da Bella Darvi, che tenta di separarlo a ogni costo da Merit(Jean Simmons). L'attore Victor Mature interpreta il guerriero Horemheb, che poi salirà al trono d'Egitto inseguito al matrimonio con Baketamon(Gene Tierney, a lato), sorella del faraone eretico.

Le riprese del film Cleopatra, nella sua versione del 1963, furono così dure e laboriose che la loro spettacolarità e la loro durata lasciarono la compagnia Fox, una delle grandi case produttrici di Hollywood, in mezzo a un caos finanziario, aggravato dalle difficoltà provocate dalla salute e dai capricci della bellissima Elizabeth Taylor, che interpretava il ruolo della regina macedone. Con scene grandiose, il film costò 37 milioni di dollari e, come altri grandi colossal dell'epoca, fu girato nei paesi mediterranei. Le riprese di Cleopatra, diretto da Ruben Mamouilian, iniziarono a Londra, dove la scenografia occupava tre etteri. Interrotte per la malattia della protagonista, ricominciarono alcuni mesi più tardi a Roma, con Joseph Mankiewicz come regista, e dopo numerosi scandali(nacque su questo set il burrascoso amore tra la Taylor e Richard Burton, che interpretava Marco Antonio)e problemi finanziari, terminarono finalmente in Almeria, dove vennero girate le scene della battaglia di Farsalo. Le pellicole dedicate all'antica civiltà egizia non terminarono con questo grande colossal, negli ultimi anni abbiamo assistito a diverse pellicole ambientate in luoghi e tempi lontani, come il film d'avventura La Mummia, al quale seguì un secondo film, entrambi raccontano la rinascita del principe Imhotep(Arnold Vosloo). Esotismo, maestosità e miglia di comparse sono gli elementi di un cinema spettacolare che si ispira alla grandezza dell'antico Egitto.

sabato 6 ottobre 2012

Rahotep e Nofret



Uno dei gruppi scultori più noti della storia dell'Egitto è la coppia formata da Rahotep, sacerdote di Ra a Eliopoli, e Nofret, la ''conoscente del sovrano''. Sono due statue sedute, scolpite in blocchi di pietra calcarea come se fossero altorilievi, cioè come figure unite a uno schienale che serve da supporto, in questo caso i troni. La loro espressività, grazie al trattamento del volto, e i contrasti tra la figura maschile e quella femminile esaltano la bellezza del gruppo. Ai contorni più morbidi di Nofret si contrappone il corpo angoloso di Rahotep. La donna indossa un mantello bianco, mentre l'uomo mostra il torso nudo e ha la pelle di colore rossiccio, caratteristica delle raffigurazioni maschili nell'antico Egitto. Tutti questi elementi mettono in risalto la qualità artistica di questo gruppo scultorio. Il ritrovamento delle statue è avvenuto a nord della piramide di Maidum, durante gli scavi compiuti da Auguste Mariette nel 1871, e oggi è conservata al Museo egizio del Cairo. Rahotep era figlio del faraone Snefru, anche se altri ipotizzano che fosse figlio di Huni, fu sommo sacerdote di Eliopoli. Di Nofret non si conosce praticamente nulla, neanche i genitori, purtroppo i resti archeologici sono scarsi e a parte la mastaba(in pessime condizioni)o la statua, di lei non abbiamo nulla.

martedì 18 settembre 2012

Poesie d'amore e frammenti erotici

Nell'antico Egitto, la poesia d'amore era molto diffusa, sono giunti fino a noi molte testimonianze di questo genere; stessa condizione per la letteratura erotica. Ma per meglio comprendere lo stile e la scrittura, posto direttamente alcune poesie.

Se non ci sono abbracci e carezze
ogni volta che giungi a casa mia,
cosa significa per noi il piacere?
Se desideri carezzare le mie cosce e il mio seno,
non ti respingerò.
(La potenza dell'amore).



La più erotica delle poesie d'amore, con la evidente connotazione fallica del pesce rosso, è quella in cui la ragazza seminuda esce dall'acqua:

Mio dio, mio signore, t'accompagno.
Fai dolce l'andarsene verso la riva,
verso i fiori di loto [...]
Fai dolce il discendere nell'acqua
per fare il bagno davanti a te.
Lascio vedere la mia bellezza,
in una veste di bisso finissimo,
impregnato di essenza profumata,
intinto nell'olio odoroso.
Entro nell'acqua con te,
e, per amor tuo, esco tenendo un pesce rosso.
E' tranquillo fra le mie dita,
lo depongo sul mio petto.
O mio amato, vieni e guarda.
(Desideri d'amore).


Oppure questo bellissimo pezzo dei canti gioiosi e belli per ''La tua amata quando ritorna dai campi'':

La voce della colomba risuona e dice:
La terra si schiara, dov'è la tua strada?
No, o colomba, mi rimproveri,
ma io ho trovato il mio amato nel suo letto
e il mio cuore è molto felice.

sabato 8 settembre 2012

Pettinature e Parrucche

Gli egizi, sia uomini che donne, curavano molto il loro aspetto fisico. Questo faceva si che si preoccupassero anche dei capelli. Le pettinature e le parrucche aiutavano a mettere in risalto i gioielli e i vestiti, completando l'abbellimento del corpo.
Come regola generale, gli uomini di tutte le classi sociali preferivano portare i capelli corti, anche se esistevano diversi stili a seconda della posizione sociale. Una caratteristica comune degli alti dignitari era la pettinatura con piccoli ricci che coprivano le orecchie formando una curva dalle tempie alla nuca. Le donne seguivano la moda e, sebbene nell'Antico Regno si osservi una predilizione per i capelli corti o di media lunghezza, col passare del tempo aumentarono le chiome lunghe raccolte in treccine sottili. I testi parlano del lavaggio dei capelli come di una pratica essenziale. Sappiamo che gli egizi usavano oli e profumi per la cura dei capelli e tinture per nascondere i capelli bianchi. I capelli dei bambini erano raccolti in un ciuffo che ricadeva sulla spalla destra coprendo l'orecchio. Il ciuffo poteva essere intrecciato, tutto o solo in parte, oppure poteva consistere in una semplice coda di cavallo. Il resto dei capelli era tagliato molto corto o completamente rasato. All'età di dieci anni, con la circoncisione, il ciuffo veniva tagliato, segnando in questo modo il passaggio all'età adulta. Le bambine portavano di solito capelli molto corti, sebbene nel Nuovo Regno appaiano usanze differenti. Nell'Antico Egitto, non solo i sacerdoti si radevano completamente la testa, ma a volte, era una precauzione per i pidocchi. Durante le prime quattro dinastie, l'uso della parrucca era abbastanza raro, l'iconografia ci mostra che con il tempo divenne invece molto comune. Le poche parrucche che sono giunte fino a noi risalgono al Nuovo Regno e ci offrono una valida testimonianza, come quella in alto a sinistra, che apparteneva alla sposa di Thutmosi III.

sabato 18 agosto 2012

Introduzione al Nuovo Regno

Il Nuovo Regno (1552-1069 a.C.) fu per l’Egitto il periodo di maggior splendore. I faraoni delle tre dinastie (la XVIII, la XIX e la XX)che si susseguirono in tale epoca sono i più noti. Nella XVIII dinastia (1552-1305 a.C.), si assistette alla riunificazione dell’Egitto e all’espulsione degli Hyksos. I faraoni, i cui nomi ricorrenti erano Amenhotep e Thutmosi, si assicurarono il controllo delle basi del crescente potere del sacerdozio di Amon, Questi sovrani ampliarono le frontiere verso le zone dell’Asia e della Nubia e furono, pertanto, gli autori delle conquiste più significative. La fine della dinastia fu caratterizzata da una crisi provocata dalla rivoluzione amarniana di Akhenaton, cui seguì il ritorno alla normalità con Horemheb. Senza dimenticare l'importantissimo contributo dato da Tutankhamon, figlio di Akhenaton, che con la scoperta della sua tomba, ha aiutato lo studio dell'egittologia e di conseguenza la comprensione dell'Antico Egitto.
La XIX dinastia (1305-1186) ha inizio con l’ascesa al trono di un generale, Ramses, il quale continuò la politica di potenziamento della casta militare e fece in modo che i sacerdoti di Amon fossero maggiormente controllati dai sovrani, favorendo il culto di altre divinità, in particolar modo di Osiride e di Seth. La florida situare ione generale del paese, testimoniata anche dal gran numero di monumenti edificati, nei regni di Sethi I e Ramses II. Quest’ultimo fu colui che affrontò gli ittiti a Qadesh.
Merenptah, invece, dovette affrontare un pericolo esterno che procedeva dalla Libia, tentando di invadere il Delta, rappresentato dai cosiddetti Popoli del Mare, le cui mire di conquista destabilizzarono tutto il Mediterraneo Orientale, ma le loro mire sull’Egitto furono inconcludenti. Il problema legato invece alla successione di Sethi II determinò la conclusione di questa dinastia, e un usurpatore, Sethnakht, fu il primo sovrano della XX dinastia (1186-1069 a.C.), l’ultima del Nuovo Regno.
I Popoli del Mare cercarono di invadere nuovamente l’Egitto, ma furono sconfitti da Ramses III. Non c’è molto da dire in merito ai deboli faraoni, appartenenti alle successive dinastie che lasciarono languire l’impero egizio. I cattivi raccolti, poi, diedero luogo a una situazione di precarietà tra la popolazione, che sfociò nella rivolta dei lavoratori di Deri el- Medina e il saccheggio delle tombe reali. Di questa situazione interna ne approfittarono sia i vicini asiatici, per rioccupare i loro territori, sia i Nubiani, i quali a poco a poco crearono un regno indipendente nel sud. I sacerdoti di Amon, intanto, la cui autorità si tramandava anch’essa per successione ereditaria, attuarono una divisione del potere: essi avrebbero comandato da Tebe, mentre i sovrani avrebbero governato dal Delta.

mercoledì 15 agosto 2012

Urbe Tour


Questo mese nasce Urbe Tour, un sito dedicato all'esplorazione archeologica privata. L'Archeologia e la storia sono ormai l'unico ponte verso il passato, queste discipline non solo ci insegnano a rispettare ciò che è stato ma anche noi stessi. Seguendo questo proposito abbiamo deciso di creare questa associazione. Ci occupiamo di seguire il turista passo per passo, dalla prenotazione degli alloggi alla visita di ogni singolo sito o museo. Le nostre tariffe sono personalizzabili. Per qualsiasi informazione basta contattarci all'indirizzo e-mail: urbetour@live.it

mercoledì 18 luglio 2012

I Libici sul trono d’Egitto

Durante gli ultimi anni della XXI dinastia crebbe il potere dei militari libici, noti come ‘’comandanti del ma’’. Questi si integrarono profondamente con la popolazione e le usanza egizie. Psusenne II, che non ebbe figli maschi, cedette il trono al gran re dei ma, Sheshonq I, che inaugurò l’epoca libica (945 – 715 a.C.), inizio del dominio dei popoli stranieri in Egitto. La capitale continuò a essere Tanis, che fu anche il luogo di sepoltura dei re libici. Shehonq I ristabilì il potere e l’unità del paese. Controllò il gran sacerdozio, così come le alleanze matrimoniali con le grandi famiglie di Tebe. Designò suo figlio Iuput gran sacerdote di Amon e capo dell’esercito e nominò suo figlio Nimlot generale di Eracleopoli. Condusse spedizioni militari in Israele, prese Gerusalemme (930 a.C.) e giunse fino a Megiddo. Instaurò con la Fenicia contatti diplomatici e commerciali mantenuti poi dai suoi successori.
Osorkon I proseguì la politica di controllo a Tebe. Nominò correggente suo figlio Sheshonq II, già gran sacerdote di Amon. Alla morte di Shehonq II, il trono passò al figlio Takelot I. Agli inizi del suo regno, Osorkon II (874-850 a.C.) designò gran sacerdote di Tebe Harsiesis, figlio di Sheshonq II, riconosciuto come correggente prima che venisse nominato gran sacerdote il figlio Nimlot. Harsiesis adottò un titolo reale e manifestò il desiderio di rendere indipendente la Tebaide delle truppe mercenarie libiche, i governatori locali conquistarono l’indipendenza dal potere centrale. Taklot II (850-825 a.C.) fu l’ultimo faraone della XXII dinastia riconosciuto come re dell’Altro e del Basso Egitto. Quando il successore Sheshonq III (825-773 a.C.) salì al trono, Petubasti I (818-793 a.C.) fondò la XXIII dinastia, con capitale Leontopolis (nel Delta orientale). Alto e Basso Egitto si divisero e nel paese si instaurò la cosiddetta ‘’anarchia libica’’. Osorkon III (777-749 a.C.), della XXIII dinastia, sottomise Eracleopoli e Tebe. La XXII dinastia mantenne il dominio del Delta. Due gerarchi del Medio Egitto, Peftauauybast e Nimlot, adottarono titoli reali rispettivamente a Eracleopoli e a Eremopoli Magna. Successivamente altri dinasti, come Tefnakht, affermarono la loro autonomia dalla XXIV dinastia, che si proclamò indipendente a Sais intorno all’anno 740. L’aristocrazia libica introdusse nel paese l’epoca feudale, e a lungo andare l’Egitto cadde nelle mani dei re etiopi della XXV dinastia.
I contatti con i Fenici
I re libici mantennero intensi contatti con l città fenicie, Sheshonq I condusse una politica espansionistica, mantenendo relazioni commerciali e diplomatiche durature con la Fenicia. A Biblo è stata ritrovata una statua si Sheshonq I accanto a quella di suo figlio Osorkon I. Sheeshonq rialacciò i contatti con questa città, mercato tradizionale per i prodotti egizi. Durante il regno dei monarchi libici è stata rilevata una cereta continuità nelle relazioni commerciali con le città fenicie. Vi sono anche dureante i regni TGakelot I e di Oresorkon II. Sono stati rinvenuti alcuni vasi di alabastro con il nome di Osorkon II in Oriente, nella Samaria, e in Occiedente, a Sexi, attuale Almunecar, colonia fenica a sud della penisola iberica. In questa colonia sono stati ritrovati anche vada di alabastro con il nome di Takelo I e un vaso di Sheshonq III.
L’apogeo delle relazioni commerciali tra Egitto e Fenicia coincide con l’intensa attività commerciale nel Mediterraneo occidentale. I Fenici fornivano agli Egizi argento e bronzo, metalli piuttosto scaersi in Egitto. Quando i Fenici transitavano in Egitto, raccoglievano manufatti che diffondevano poi in tutto il Mediterraneo. In questo periodo Menfi era il principale ‘’emporio’’ commerciale e industriale dell’Egitto.

lunedì 2 luglio 2012

Così si viveva nel Medio Regno


Nel Medio Regno l'Egitto recuperò la grandezza raggiunta durante quello Antico. Il potere dei primi governanti dell'XI dinastia abbracciava soltanto la zona di Tebe. Mentuhotep II unificò il paese (2040 a.C.) e fondò lì la capitale. I Faraoni dell'XI (2133-1991 a.C.) e della XII dinastia (1991-1786 a.C.) furono veri uomini di governo. Il loro nome di trono rifletteva quello degli dei che adoravano: Montu e Amon. Durante la XII dinastia la capitale fu trasferita a Ittauy, nel Fayum. Qui si concentrarono il potere politico e le costruzioni funerarie. Durante il Medio Regno, e soprattutto sotto la XII dinastia, l'Egitto si dedicò all'ampliamento delle frontiere. La zona del Deltaera stata occupata dai Libici; per evitare altre invasioni fu innalzata una muraglia, chiamata ''Muro del principe''. L'espansione avvenne verso sud, nella zona della Bassa Nubia, dove era fiorita una notevole civiltà, i faraoni della XII dinastia, soprattutto Sesostri III, costruirono fortezze e fissarono i limiti nella seconda cateratta. Lo sfruttamento delle miniere continuò e, con Amenemhet III, le relazioni commerciali con l'estero- e soprattutto con Biblo e Creta- si intensificarono. All'interno i normarchi furono privati delle cariche ereditarie, anche se non del potere. Le grandi opere di irrigazione mediante canali nella zona di el-Faiyum permisero di strappare terre al deserto. Nel campo religioso vi fu una ''democratizzazione'' dell'aldilà e la crescente ascesa del culto a Osiride; Busiris e Abido divennero i centri principali di pellegrinaggio.
La vita quotidiana trascorreva tranquilla durante il Medio Regno. All'inizio vi furono cattivi raccolti, per cui si soffrì la fame; ma, grazie ai piani di irrigazione di el-Faiyum, il cibo fu assicurato. La coltivazione dei cereali continuò a essere la più importante; l'eccedenza veniva conservata nei granai reali per compensare il raccolto dell'anno seguente.
A quest'epoca risalgono testimonianze di casi di fuga di contadini che non volevano svolgere il lavoro gratuito obbligatorio fissato dallo Stato. Con i cereali si preparava la pasta con cui si lavorava il pane, che in questo periodo era ancora fatto in casa. Questa stessa pasta veniva utilizzata per produrre la birra, che, insieme ai vari tipi di frutta e ortaggi, era alla base della dieta degli Egizi. Gli animali domestici, come la capra, la pecora e, in minor misura, il maiale, oltre ai vari uccelli cacciati, completavano la dieta. Anche se la maggior parte della popolazione era costituita da contadini, esistevano altri mestieri, come quello del falegname, tessitore o macellaio, come si vede nei modellini funerari. La gioielleria raggiunge l'apice. La letteratura visse un'epoca di splendore, con lo sviluppo del cosiddetto '' egiziano classico'' e veri e propri capolavori, come la Storia di Sinuhe.

mercoledì 20 giugno 2012

Gli umanisti e il linguaggio dei Geroglifici

Il passaggio dal Medioevo al Rinascimento fu reso possibile dalle conquiste dell'Umanesimo. La riscoperta e lo studio dell'antichità classica, iniziati nelle repubbliche dell'Italia del XV secolo, offrirono l'opportunità di un avvicinamento alla cultura geroglifica egizia, interpretata in modo immaginario. L'umanesimo fu un movimento culturale, consolidato e sviluppato principalmente in Italia durante il XV secolo, che intendeva recuperare il protagonismo dell'uomo attraverso i modelli letterari, filosofici e artistici dell'antichità. L'azione di recupero filologico della Grecia e da Roma, insieme allo studio dei resti archeologici, fornì nuovi mezzi per l'interpretazione dei geroglifici egizi. Testi antichi, copiati in monasteri medievali, come ''Hieroglyphica'' di Orapollo, ebbero un notevole successo negli ambiti umanistici e facilitarono la comparsa di opere in cui venivano decifrati geroglifici di nuova invenzione, anche se spacciati per egizi. La più importante di tutte fu ''Hypnerotomachia Poliphili'' (il sogno di Polifilo), di Francesco Colonna, pubblicata nel 1499. Quest'opera, riccamente illustrata, descrive il viaggio onirico di un giovane innamorato e il suo incontro con fantastici monumenti e iscrizioni ''geroglifiche'' da lui interpretate. La passione dell'Umanesimo per l'antichità, le arti decorative e gli enigmi fece si che questa strana opera avesse un successa senza precedenti. A parte l'interesse generale degli umanisti per l'antichità, si verificò un episodio di notevole importanza per la diffusione dei geroglifici durante il Rinascimento: il ritrovamento in Grecia, agli inizi del XV secolo, dell'opera di Orapollo ''Hieroglyphica'', un antico testo sui geroglifici. Nello stesso periodo in Germania venne scoperto un manoscritto dello storico romano di origine greca del IV secolo, Ammiano Marcellino, con descrizioni di geroglifici egizi. L'opera Hieroglyphica, scritta in egizio da Orapollo di Nilopoli intorno al V secolo d.C., venne tradotta in greco da un tale Filippo. Questo trattato ha un fondamento di verità, anche se mischiato a fantasia, che dimostra come l'autore dovesse conoscere relativamente bene la scrittura geroglifica egizia. In questo trattato i geroglifici non si combinano tra loro per formare concetti o frasi. Successivamente all'edizione dell'opera di Orapollo e alla pubblicazione del libro di Francesco Colonna, Pierius Valerianus (il cui vero nome era Giovan Pietro de la Fosse) pubblicò un nuovo trattato sui geroglifici, in cui forniva un metodo allegorico per l'interpretazione dei geroglifici copiato da Orapollo e da altri classici. Ad esempio, a fianco possiamo vedere come Pierius ricostruisce un iscrizione di Sais, presa da Plutarco.

giovedì 14 giugno 2012

La conquista Persiana dell'Egitto

L'Egitto era già stato minacciato da altre potenze asiatiche, quali gli Ittiti e gli Assiri. Nel VI secolo a.C. queste potenze erano rappresentate dalla Grecia e dalla Persia. I Persiani, che avevano deciso di annettersi l'Egitto, furono guidati attraverso il deserto del Sinai dai beduini shasu. Psammetico III (526-525 a.C.), ultimo monarca della XXVI dinastia, non poté frenare l'avanzata persiana. Sconfitto a Pelusio (525 a.C.) dal re persiano Cambise II, dovette ritirarsi a Menfi. Una volta catturato fu deportato a Susa. Cambise si incoronò faraone, inaugurando così la XXVII dinastia. Un sacerdote di Sais, Udaharresne, lo istruì sulle usanze egizie: '' Io composi il suo titolo, ossia il suo nome di re dell'Alto e del Basso Egitto, Mestyure''. Cambise morì in Persia nel tentativo di sconfiggere l'usurpatore Gaumata. Dario I (522-486 a.C.), suo successore, giunse in Egitto nel 518 a.C. Dario I realizzò grandi riforme economiche e portò a termine la costruzione del canale che collegava il Nilo al Mar Rosso attraverso lo Wadi Tumilat, progetto iniziato da Neco II. Quando lasciò l’Egitto, affidò il governo al satrapo Ariande, che venne poi destituito per abuso di potere. In questo periodo i Persiani subirono varie sconfitte per mano dei Greci, tra cui quella di Maratona (490 a.C.), che provò l’insurrezione del Delta. A soffocare questa ribellione giunse il figlio di Dario, Serse I (486-465 a.C.), che pose il fratello Achemene a capo del governo dell’Egitto.
Questo periodo fu caratterizzato dall’intransigenza dei Persiani, che abbandonarono la pratica seguita da Dario di adottare alcune usanze dei faraoni egizi. I Persiani furono sconfitti dai Greci a Salamina (480 a.C.) si sollevarono due principi egizi, Inaro e Amirteo. I Persiani riuscirono a soffocare anche questa rivolta, ma il loro potere era ormai in declino. Firmarono un armistizio con i Greci (449 a.C.), ma le rivolte di Cipro e dell’Egitto e la lotta per il potere in Persia misero fine al loro dominio. Successivamente ebbe inizio l’ultimo periodo di governo indigeno con la XXVIII dinastia (404-398 a.C.), il cui unico rappresentante fu Amirteo, e con le dinastie XXIX (359-341 a.C.), ultimo sovrano egizio, sconfitto dai Persiani nel 341 a.C.
La Seconda Dominazione Persiana
L’occupazione dell’Egitto da parte dei Persiani si sviluppò in due fasi diverse. La Prima Dominazione Persiana (525-404 a.C.) fu l’epoca dei grandi re, quali Cambise II, Dario I e Serse I. La Seconda Dominazione Persiana (343-332 a.C.) fu un brevissimo periodo di transizione al quale mise fine il Periodo Ellenistico Tolemaico. Il primo sovrano persiano di questa fase fu Artaserse III Oco (358-338 a.C.), che sconfisse Nectanebo II (341 a.C.) e riuscì a conquistare tutto il paese. Se i precedenti re persiani avevano rispettato i costumi egizi – e alcuni erano giunti addirittura a rappresentarsi come faraoni - i sovrani di questo periodo agirono in modo completamente diverso. Il dominio persiano è ricordato dagli egizi come un’epoca di trasgressioni religiose e politiche, con distruzioni e stragi. Le imposte furono molto elevate, le città vennero distrutte e l’instabilità era palpabile ovunque. In Persia l’eunuco Bagoa destabilizzò il potere, fece uccidere Artaserse e incoronò il figlio di questo, Arsete (338-336 a.C.). Nel frattempo in Egitto le ivolte si succedevano sobillate anche dai mercenari greci. I Persiani inoltre erano molto occupati nel tentativo di far fronte al nuovo e incalzante regno di Macedonia. I giorni dell’impero persiano erano contati. L’ultimo sovrano persiano, Dario III (336-330 a.C.), conservò del suo glorioso antenato solo il nome, dal momento che sconfitto da Alessandro Magno nella battaglia di Isso (333 a.C.). Le satrapie caddero una dopo l’altra; nel 332 a.C., fu la volta dell’Egitto.

domenica 27 maggio 2012

Le Steli


Le steli sono lastre monolitiche, generalmente di pietra calcarea ma anche di granito o di arenaria. Inizialmente erano di legno. Il nome egizio che indicava la ''stele'' era uedkh o aha. Su di esse ci sono rilievi spesso dipinti, e iscrizioni. Generalmente le dimensioni variano da uno a quattro metri di altezza. Questi monumenti possono avere diverse funzioni e forme. Le stele funerarie rappresentano, insieme al sarcofago, l'elemento più significativo della tomba egizia. Identificano il defunto, indicandone il nome e i titoli. Venivano poste nelle cappelle delle tombe e facevano in modo che il defunto ricevesse gli alimenti e gli oggetti necessari per la sua vita nell'aldilà. La stele a falsa porta è propria dell'Antico Regno (2686-2173 a.C.); attraverso la porta 'magica'', l'abitante dell'aldilà poteva avere contatti con il mondo dei vivi. Le stele cultuali o votive venivano solitamente collocate nei templi; erano dedicate agli dei, e in esse venivano incise scene di adorazione o offerte agli dei. Le commemorative possedevano una finalità propagandistica: in esse risaltano le vittorie di un re o le imprese di un nobile. Quelle di demarcazione, o limitrofe, segnavano i limiti di una città, o i confini del Paese.

Le stele reali della I dinastia, ad Abido, hanno la parte superiore arrotondata e si trovano in uno dei lati delle mastabe a coppie; esse contenevano solo il nome del faraone. Durante la III dinastia (2686-2613 a.C.) esistono già ''stele di nicchia'', situate nella sovrastruttura della mastaba. Le stele caratteristiche dell'Antico Regno (2686-2173 a.C) sono quelle a falsa porta, che iniziano a ingrandirsi a partire dall'antica ''facciata del palazzo'' e dalla sua stele di nicchia.
Solitamente erano di pietra talvolta di legno. Quelle di pietra sepolcrale sono tipiche della mastaba di Giza e si trovavano nel lato orientale della mastaba. Durante il Primo Periodo Intermedio (2173-2040 a.C.) furono utilizzate forme rettangolari piane, con semplice decorazione, si ritornò pertanto alla tradizione delle stele di nicchia. Quelle del Medio Regno (2040-1786 a.C.) sono rettangolari o arrotondate nella parte superiore. Le stele del Nuovo Regno (1552-1069 a.C.) hanno diverse forme. Sono caratterizzate dalla presenza di divinità, in particolar modo Osiride.
Questa linea continua anche nella Bassa Epoca, ma nelle stele c'e un sistema definito di relazioni nelle proporzioni della decorazione.

Stele di Demarcazione
Sebbene meno frequenti e poco note, in Egitto esistono anche stele che segnavano i confini. Alcuni esemplari furono ritrovati nell'antica Akhetaten. Servivano a segnalare i limiti territoriali della città che il re Akhenaten (Amenhotep IV) fece costruire nella zona dell'attuale Tell el-Amarna. Tra l'altro non avevano solo una funzione territoriale. In esse possiamo vedere il faraone, con la sua sposa Nefertiti, che venerano Aton, il disco solare. Queste stele, inoltre possiedono un carattere cultuale

Stele politica
Queste stele si trovano nella parete esterna del tempio di Abu Simbel. Il suo scopo era propagandistico, sebbene le scene possiedono un carattere rituale e archetipo. Da un lato, si vede Ramesse II che sacrifica i nemici, dall'altro, il faraone in adorazione. I testi geroglifici esaltano le vittorie del sovrano.

Stele a falsa porta (in alto a sinistra)
Questo tipo di stele funeraria era diffuso durante l'Antico Regno. La stele a falsa porta era situata tra la camera delle offerte e quella mortuaria. Era formata da un sistema di stipiti e di architravi eseguiti secondo il canone dell'architettura del palazzo reale.

mercoledì 23 maggio 2012

Il parto


Il momento del parto riguardava solo le donne, l’uomo non interveniva in nulla, il parto non era neanche un argomento medico, a meno che non subentrassero complicazioni, poiché il rischio di mortalità per la madre e per il neonato era alto e di conseguenza le donne temevano il parto; da ciò deriva l’importanza dei riti e degli scongiuri, trasformando il parto in un momento sacro. La donna si preparava massaggiandosi il ventre con olio per mantenere elastica la pelle, conclusi i mesi della gravidanza, la donna si isolava in un ambiente speciale della casa, denominato ‘’padiglione del parto’’ (soprattutto durante il Nuovo Regno); a Deir el-Medina sono state ritrovate decorazioni di stanze di questo tipo, con rappresentazioni delle divinità Tueris, Meretseger e Bes, tra le altre. In questa stanza la partoriente portava avanti il travaglio nuda e accovacciata sui cosiddetti ‘’mattoni del parto’’, oppure seduta su uno sgabello provvisto di un buco per il passaggio del neonato. Era accompagnata da altre donne della famiglia esperte in parti , e a volte erano presenti anche ostetriche esperte, che erano itineranti (come narra il Papiro Westcar quando racconta delle dee che andavano ad assistere a un parto facendosi passare per danzatrici). Queste immobilizzavano la partoriente e ricevevano il neonato. Non si utilizzavano strumenti chirurgici, se non un coltello di ossidiana per tagliare il cordone ombelicale. In caso di difficoltà, si bendava il basso ventre e si applicavano cataplasmi. Questi rimedi venivano accompagnati da un complesso formulario di riti il cui obiettivo era quello di facilitare il parto. La partoriente veniva identificata a tal fine con le dee Iside e Hathor e venivano invocate diverse divinità che potessero aiutare la dea/partoriente. Gli scongiuri erano una protezione per la futura madre e il bambino, infatti sono stati ritrovati diversi oggetti apotropaici per propiziare il parto, come un bastone, realizzato in genere con una zanna di ippopotamo (animale sacro a Tueris) sezionata trasversalmente, probabilmente veniva posato sul ventre della donna al momento del parto per allontanare il male; veniva decorato con immagini di divinità, armate di coltelli e del laccio sa (‘’protezione’’), o con iscrizioni relative alla sua funzione protettiva. I pericoli insiti nel parto erano numerosi, soprattutto in caso di nascita prematura, in cui la speranza di vita del bambino era quasi nulla; infatti la mortalità infantile era elevata anche a distanza dal parto. Le donne eseguivano sul neonato vari esami per il timore di perderlo: uno di questi consisteva nel fargli mangiare una quantità di placenta imbevuta nel latte; e il neonato vomitava, era segno che sarebbe morto. Si aspettava inoltre con impazienza il primo vagito: s ricordava la parola ‘’no’’, era presagio che il neonato sarebbe morto, se invece era simile a un ‘’si’’, significava che sarebbe sopravvissuto. Si ricorreva infine anche alla magia popolare con scongiuri del tipo: “ Per dare protezione al bambino nel giorno della sua nascita”. Durante il Nuovo Regno questi scongiuri venivano scritti su papiro e inseriti in una scatoletta cilindrica legata al collo del neonato. Vi sono pochi esempi di sepolture e mummificazione di bambini, il caso più famoso è sicuramente quello dei feti mummificati ritrovati nella tomba di Tutankhamon, forse perché i neonati non erano considerati membri della società con pieno diritto. In alcuni villaggi sono stati ritrovati bambini sepolti sotto le case, secondo la credenza popolare infatti lo spirito del neonato avrebbe favorito la nascita immediata di un altro figlio. Il parto non era meno pericoloso per la madre. Gli studi eseguiti su alcune mummie hanno messo in evidenza lacerazioni vaginali e individuato donne che avevano perso la vita durante il parto. Da una scena della tomba di reale di Tell el-Amarna si sa che la seconda figlia di Akhenaton morì di parto. La sposa di Horemheb, Mutnedymet, fu sepolta con i resti di un neonato o di un feto mummificati, morì anch'essa di parto.

mercoledì 9 maggio 2012

L'Interesse dell'Inghilterra vittoriana per l'Egitto



Durante l'epoca vittoriana, le numerose esposizioni di oggetti provenienti dall'Egitto affascinarono gli Inglesi; il loro interesse verso questo mondo pervase tutto ciò che li circondava. Edifici, statue, quadri e persino i vestiti vennero adornati con sfingi, faraoni, obelischi o piramidi.
Alla luce delle scoperte archeologiche del XIX secolo, gran parte dei musei europei acquistò oggetti provenienti dal paese dei faraoni. Tra i primi a venire in possesso di una collezione egizia fu il British Museum di Londra. L'interesse degli Inglesi per l'Egitto non si basava sull'attrazione culturale, ma riguarda piuttosto la relazione che questo paese aveva avuto con gli Israeliti. I temi in voga a quell'epoca erano tratti dall'Antico Testamento, e come sfondo, c'era l'Egitto, rappresentato come la terra in cui gli Ebrei avevano sofferto la schiavitù. Nell'intento di captare al massimo i dettagli e il realismo, i pittori riproducevano minuziosamente gli oggetti esistenti nei musei. Fu proprio nell'arte che questo interesse trasversale per la schiavitù ebraica in Egitto toccò l'apice, infatti molti pittori rappresentarono schiavi e schiave a lavoro per i loro padroni egizi, come si può notare nel dipinto in alto.
Le illustrazioni di questo periodo presentano alcune immagini dell'Egitto, dei conquistatori arabi e di harem. Anche se la morale fortemente puritana dell'epoca vittoriana inorridiva, questi temi erano ormai di moda. Il gusto per tutto quello che apparteneva all'Egitto giunse anche dentro le case, orologi, mobili, teiere e candelabri con temi egizi. Alcuni architetti arrivarono persino a progettare prigioni e tribunali seguendo lo stile degli edifici egizi, tentando di rammentare il concetto di maat o giustizia. Purtroppo, l'acceso interesse per l'Egitto portò a una serie di furti, e ciò indusse la scrittrice Amelia Edwards a fondare un'associazione con lo scopo di stimolare gli scavi in Egitto e limitare le spoliazioni di tombe e monumenti. La fondazione, nata da un interesse meramente artistico e dal gusto esotico, tipico dell'epoca, permise a egittologi come Flinders Petrie di realizzare importanti scavi scientifici. Sulla scia di questa ossessione inglese per l'Egitto, circa ventuno anni dopo la fine dell'epoca vittoriana, gli inglesi Howard Carter e Lord Carnarvon arrivarono nel 1922 alla scoperta della tomba di Tutankhamon, entrambi figli di quell'epoca.

venerdì 4 maggio 2012

Studio di una Mummia

Per il mio centesimo post ho deciso di iniziare una nuova rubrica dedicata alle Mummie, e il miglior modo per introdurvi questo argomento e spiegarvi come si procede allo studio di una mummia; per questo analizzeremo la cosiddetta ''Dama di Kemet''.

In passato lo studio delle mummie cominciava dall'eliminazione delle bende e ciò ne danneggiava l'integrità. Oggi, con le tecniche usate in medicina, si possono compiere studi estremamente precisi sulle mummie egizie, come quello compiuto appunto sulla Dama di Kemet, una mummia dell'epoca romana custodita nel Museo Egizio di Barcellona. Dal tempo dei cosiddetti "profanatori di mummie" la situazione è davvero mutata. Infatti, nel XVIII secolo essi strappavano le bende delle mummie non tanto per comprovare la veridicità dei racconti dello storico greco Erodoto, ma con la speranza di trovare oggetti di valore al loro interno; non furono i soli. Studiosi come Blumenbach, Pettigrew o Maspero sbendarono le mummie in modo tale da infliggere pesanti danni ai resti dei corpi. Ma a partire dal 1898, con il ricorso alle tecniche radiologiche per lo studio delle mummie, si verifica una vera e propria rivoluzione. L'analisi ai raggi X permette infatti di ottenere dati molto complessi sulle mummie (come età, sesso, statura, patologie, cause di decesso) senza con ciò rovinarle fisicamente. Questo metodo di studio non diviene però uno standard consolidato fino al XX secolo inoltrato, è solo negli anni ottanta che si mettono infatti decisamente a punto le tecniche e gli strumenti capaci di migliorare sensibilmente la conoscenza del corpo umano: La tomografia assiale computerizzata (TAC), la risonanza magnetica e i vari sistemi di endoscopia. Questi procedimenti, uniti alle raffinate analisi di oggi possibili grazie all'informatica, hanno dato un contributo determinante alla qualità e alla quantità di informazioni che è possibile ricavare dalle mummie, garantendone la totale integrità e la conservazione. La Dama di Kemet è stata oggetto di un progetto di ricerca organizzato dalla Fundaciò Arqueològica Clos, di Barcellona. Responsabili dell'èquipe medica erano i dottori Felix Escalas e Javier Lucaya. In una prima fase è stato compiuto uno studio morfologico e anatomico. L'impiego della tomografia assiale computerizzata elicoidale ha permesso di confermare il sesso della mummia e di fissare i parametri biologici e fisici, come l'età (15 anni) e l'altezza (1,65). Nel corso dell'esame non sono stati trovati traumi rilevanti, anche se è venuta fuori una perforazione occipitale realizzata per estrarre il contenuto craniale, normale durante le operazioni di mummificazione del periodo greco-romano. Successivamente, attraverso l'endoscopia, si è proceduto all'esame dell'interno del torace e dell'addome della mummia. Sono stati infine prelevati diversi campioni di tessuto per una serie di studi ulteriori. L'obiettivo dello studio era una ricostruzione morfologica e analogica del corpo della mummia. Uno dei banchi di prova, ad esempio, è stato la ricostruzione dei tratti facciali a partire dai dati craniometrici. Per riuscirci è stato importante comparare il risultato ottenuto con un ritratto esistente. Inoltre, campioni di capelli sono stati inviati al dottor Stephen A.Macko, dell'Università della Virginia, USA; uno specialista nel conseguimento di dati dietetici a partire dall'analisi scientifica di questo tipo di tessuti.



A partire dalla ricca messe di informazioni ottenute grazie alla tomografia è stato anche possibile stabilire la zona di accesso meno dannosa per la mummia. Ciò ha facilitato sia l'endoscopia che il prelievo di campioni. Con l'aiuto di alcune pinze da biopsia, sono poi stati prelevati campioni del tessuto osseo, muscolare e delle articolazioni. Lo studio di questi resti ha rivelato che la Dama di Kemet non ha sofferto in vita alcuna malattia grave; particolare curioso è che nel tessuto muscolare è stato ritrovato un parassita.

sabato 21 aprile 2012

Metropolitan Museum of Art

Sono recentemente stata a New York per lavoro, avendo un po di tempo libero ho potuto rigirare la città e fare un'altra visita al museo newyorchese.
Le sale della collezione egizia sono esattamente sulla destra appena si entra, ed occupano gran parte del museo, che vanta collezioni importantissime, come quella romana o dell'Arte Asiatica che si trova al secondo piano. Non starò qui a dilungarmi troppo su particolari che possono risultare noiosi e quindi vi lascio alle foto della collezione egizia.

Foto Metropolitan Museum of Art

domenica 8 aprile 2012

Così si viveva nel Secondo Periodo Intermedio


Per gli Egizi del Nuovo Regno (1552-1069 a.C.) , il Secondo Periodo Intermedio fu un'epoca di profonda umiliazione. Durante la XIII e XIV dinastia, i faraoni che governarono la zona di el-Faiyum (It-taui) o del Delta (Xois) erano Egizi. Ma la numerosa popolazione di Asiatici, in particolare i Cananei, che erano penetrati nel Delta sin dal regno di Amenemhet III, sottrasse il potere agli Egizi, dando vita alla XV e alla XVI dinastia. Ciò non determinò grandi mutamenti, giacché i nuovi faraoni vollero rispettare i costumi del Paese, adottando anche i nomi egizi per il loro titolo reale. Come si sarebbe verificato in seguito durante il Nuovo Regno, essi usurparono monumenti dei loro predecessori. I racconti riguardanti quest'epoca, custoditi nei papiri del Nuovo Regno, risultano senz'altro propagandistici. La XVII dinastia, di origine tebana, si oppose al dominio degli Hyksos, riuscendo ad allontanarli dall'Egitto e inaugurando uno dei periodi più favorevoli di tutta la storia egizia: il Nuovo Regno. I faraoni della XIII e XIV dinastia si limitarono a perseguire la stessa politica dei loro predecessori del Medio Regno, ma la perdita di potere risultò evidente. La frontiera a sud dell'Egitto fu ridotta fino a giungere a Elefantina, e nel Delta gli effettivi sovrani erano gli Hyksos, in quanto alcuni faraoni della XIV dinastia erano loro vassalli. In Nubia si sviluppò una civiltà che aveva come capitale Kerma, che si alleò con gli Hyksos. Tuttavia la popolazione si rese conto che, sebbene i faraoni egizi venissero sostituiti con altri stranieri, la loro vita e i loro costumi non subivano variazioni di rilievo. Accanto agli dei egizi, si veneravano anche quelli introdotti dai semiti, come Baal, che venne paragonato a Seth. Gli scribi si dedicarono a copiare testi egizi; in quest'epoca apparve per la prima volta il Canto dell'Arpista. Gli oggetti rinvenuti a Creta, in Libano e in Siria testimoniano che l'Egitto non si rinchiuse nelle proprie frontiere e pertanto la visione negativa del Secondo Periodo Intermedio necessita di una revisione.

giovedì 15 marzo 2012

La Magia in Egitto

La magia è conosciuta sin dai tempi preistorici. In Egitto non esisteva la figura del mago che agiva da intermediario fra uomini e dei, che altrove era ritenuto possessore delle arti magiche. Per gli Egizi, infatti, tutti gli uomini potevano far uso della magia grazie alla facoltà di parola. La magia veniva personificata attraverso l'immagine del dio Heqa, che contribuiva a mantenere l'ordine nell'universo. Gli dei la utilizzavano per eliminare il caos e combattere contro i nemici. Durante l'Antico Regno (2686-2173 a.C.) , quando i faraoni accedevano all'aldilà, divoravano gli dei per alimentarsi della loro magia: ''Il re Onos mangia la sua heqa e divora il suo spirito''. Quindi gli dei decisero di donare la magia ai faraoni affinchè essi mantenessero l'ordine: ‘’(Dio) creò per essi la magia (heqa) come arma per rifiutare il corso degli avvenimenti sui quali si sorveglia notte e giorno’’. La magia risiedeva nelle parole; per questo motivo i sacerdoti ebbero, almeno all'inizio, funzioni simili a quelle dei maghi. Oltre alla declamazione della formula, l'atto era accompagnato da un preciso rituale. Il sacerdote si ungeva il corpo, faceva suffumigi, si metteva nella bocca cenere di cali, si purificava e ripeteva quattro volte la formula. Successivamente, le formule furuno trascritte in modo tale che colui il quale le avesse lette sarebbe stato in grado di creare la magia.
I meccanismi per far funzionare la magia erano diversi. La magia usata nell'ambito funerario si basava sui sostituti, e così amuleti, ushebti e teste diventavano oggetti reali. Se era necessario affrontare animali maligni, si ricorreva alla magia per analogia. Si confrontava il caso del malato con quello di un dio; e così come veniva guarito il dio, allo stesso modo veniva guarito il malato. Questa modalità veniva usata spesso per i cosiddetti ''termini di Horo'', ai quali si ricorreva in caso di morso di serpenti e scorpioni: il malato si identificava con Horo, che fu salvato dalla sua madre Iside e da Thot, poichè entrambi erano a conoscenza delle formule magiche. Se il dio si negava, si ricorreva alla forza intimidatoria. Inoltre esisteva la magia protettrice, che evitava morsi o disgrazie, come il malocchio, che si curava con l'amuleto udyat, l'occhio di Horo che Seth gli strappò durante un combattimento. Anche il faraone ricorreva al potere della magia. La magia ufficiale era raffigurata nelle scene di caccia sulle pareti dei templi. La caccia degli uccelli simboleggiava l'aiuto divino affinchè il faraone potesse sconfiggere i nemici. Contro gli attacchi degli stranieri venivano realizzate statuette di prgionieri e venivano scritti i ''testi di esecrazione'', perchè la magia della parola non gli permettesse di attaccare l'Egitto. Molte statuette venivano distrutte o sotterrate. Esisteva poi la magia malefica che veniva praticata dalla popolazione più umile: consisteva nella costruzione di statue di cera nelle quali venivano conficcati spilli allo scopo di danneggiare qualcuno.

giovedì 1 marzo 2012

Mostra Champollion

Oggi sono stata al Museo Archeologico di Napoli, dove è allestita una mostra sul celebre egittologo francese. Seguendo questo link, potete vedere le foto che ho scattato in questa occasione..Buona visione!

Foto Mostra Champollion

mercoledì 15 febbraio 2012

L'ultima dimora della regina Neithhotep



Nel 1897 l’archeologo Jacques de Morgan, scoprì a 3 km dal moderno villaggio di Naqada, una grande tomba, che fu riconosciuta come l’ultima dimora di Narmer. La tomba consiste in una tipica mastaba, la cui soprastruttura era circondata da un accumulo di sabbia. La soprastruttura misurava approssimativamente circa 52 x 27 m, le cui camere erano protette da una cinta muraria. La tomba fu soggetta ad un nuovo scavo nel 1904 dall’archeologo John Garstang.
La tomba fu saccheggiata nell'antichità, tuttavia ci sono pervenuti una serie di reperti, come cosmetici, vasi, avorio e sigilli in argilla che recano il nome di Narmer, di suo figlio e successore Aha, e di Neithhotep.
Altri riferimenti a Neithhotep furono ritrovati ad Abydos e a Helwan, tuttavia non ci si riferisce mai a lei con il titolo di ‘’Moglie del Re’’ o ‘’Madre del Re’’, poiché furono usati solo a partire dalla II dinastia. In un avorio ritrovato nella tomba di Djer ad Abydos lei è descritta come ‘’Consorte delle due Signore’’, un epiteto che può essere considerato una forma antica di ‘’moglie’’. In un sigillo ritrovato a Naqada il suo nome è all’interno di un serekh , si solito sormontato dal falco Horus, ma in questa occasione è sostituito dal simbolo della dea Neith. Sulla base di questo elemento, si suppone che la regina Neithhotep sia sopravvissuta alla morte del marito e fu sepolta dal figlio Aha nella tomba del padre. Altri studiosi hanno addirittura ipotizzato che il serekh potrebbe indicare che Neithhotep avrebbe potuto governare l’Egitto in vece del figlio.

martedì 14 febbraio 2012

I Nani

I nani appaiono documentati nell'antico Egitto già a partire dal Periodo Tinita (3065-2686 a.C.); l'arte e i testi epigrafici lo testimoniano ampiamente. In alcune sepolture sono stati rinvenuti resti di ossa di persone affette da nanismo. A giudicare dalle statue e dalle rappresentazioni in rilievo di alcune tombe, in Egitto il rachitismo era abbastanza diffuso. Questo squilibrio congenito era una conseguenza della mancanza di sviluppo delle ossa lunghe del corpo, effetto, a sua volta, di una cattiva ossificazione delle cartilagini. Generalmente il termine egizio deneg indicava il ''nano'', ma veniva utilizzato anche per riferirsi al ''pigmeo'', sebbene la considerazione per ciascuna di queste categorie fosse considerevolmente differente. Il nano, all'interno della società egizia, riceveva un trattamento simile a una persona normale. I pigmei, che costituivano un'etnia a parte, furono importati dall'Africa tropicale, dove vivevano di caccia e della raccolta di frutti selvatici. A causa della loro evidente condizioni di stranieri, i pigmei non venivano considerati positivamente. Nonostante ciò questi ultimi erano soliti intervenire nelle danze che si eseguivano davanti agli dei. Sono noti i rapporti di alcuni nani con persone appartenenti alla nobiltà. Il nano Theos non avrebbe avuto un tal magnifico sepolcro se non fosse stato amico dell'ufficiale Tkhaiherpato. A cominciare dall'Antico Regno, diversi nani esercitarono la mansione di maggiordomo nelle dimore di alti dignitari. Un dipinto di Beni Hasan, della XII dinastia (1991-1786 a.C.) testimonia che l'aristocrazia egizia, in particolare agli alti ufficiali, si divertivano e trascorrevano il tempo contemplando i nani e altri esseri deformi. Tuttavia molti nani riuscirono a occupare incarichi veramente importanti e di responsabilità. Seneb era il capo dei nani del palazzo, capo del guardaroba reale e sacerdote dei culti funerari dei faraoni Cheope e Dedefra, ed ebbe perciò una tomba importante. La ricchezza e il prestigio ottenuti da Seneb, a giudicare dai titoli, dalla tomba e dal corredo funerario, non erano inconsueti. Non furono pochi coloro i quali raggiunsero anche un'alta posizione sociale. I nani che si trovarono a ricoprire un alto incarico nella corte o che lavorarono per i visir o per alti funzionari, poterono disporre di un magnifico corredo per le loro dimore dell'oltretomba.

I nani al lavoro
Nell'Antico Egitto, ai nani venivano affidati diversi incarichi. Molti di essi svolgevano lavori manuali.
Nelle scene raffigurate sulle tombe di nobili li vediamo raffigurate sulle tombe di nobili li vediamo impegnati in lavori agricoli: mentre lavorano la terra, raccolgono frutta o badano agli animali. In mastabe dell'Antico Regno sono stati rinvenuti rilievi con nani che cacciano uccelli con le reti.
Un altro tipo di occupazione erano i lavori artigianali, come la fabbricazione della ceramica o l'oreficeria, come ad esempio sulle pareti della tomba di Mereruka. Diversi nani svolgevano la mansione di servi in case private. Pare che alcuni fossero danzatori; altri giunsero persino a ricoprire il ruolo di sacerdote.


I nani in Occidente
La parola ''nano'' deriva dal latino nanus e dal termine greco nanos, che si riferiscono a una persona di statura eccezionalmente piccola. Nel corso di diversi secoli, i nani fecero parte del seguito di alcuni monarchi, a volte come buffoni di corte. Alcuni di essi, come quelli che facevano parte del seguito di Filippo IV, vennero immortalati nei dipinti di Diego Velàzquez. Altri ricoprirono mansioni di dignitari. Alcuni nani sono divenuti celebri come Nicolas Ferry, detto il ''Bebè'', nano del re Stanislao I di Polonia. Quando nacque misurava soltanto 21 centimetri e in età adulta raggiunse i 90.

I Pigmei
Originari dell'Africa tropicale, i pigmei venivano impiegati come ''danzatori davanti al dio'', ossia, come danzatori sacri, o acrobati al servizio di Ra. Nell'arte egizia vi sono sculture e bassorilievi di pigmei. Nella decorazione della tomba di Herkhuf, appartenente alla VI dinastia, a Qubbet el-Hawa, è inclusa la copia di una lettera che il giovane faraone Pepi II scrisse a Herkhuf, il quale ritornava da una spedizione; in essa gli veniva indicato che avrebbe avuto cura del pigmeo acquistato. Nel testo si possono leggere le stesse parole del re: ''La Mia Maestà desidera vedere questo pigmeo più di ogni altro regalo del Paese delle Minas (Sinai) e di Opone''.


lunedì 23 gennaio 2012

Le Tombe di Horemheb

Horemheb è considerato l'ultimo re della XVIII dinastia, in realtà vi è collegato solo grazie a Manetone e agli storici moderni. Infatti egli non deve nulla a questa dinastia, alla quale non appartiene né per sangue né per parentela; anche se probabilmente sua moglie aveva un qualche legame con Amenhotep IV, il futuro Akhenaton, quindi egli non aveva certo diritto alla corona; Horemheb prese il potere grazie a un oracolo di Amon. Discendente di una famiglia di nomarchi, sembra che si sia specializzato molto presto nella carriera militare diventando capo degli arcieri sotto Akhenaton e poi comandante dell'esercito durante i regni di Tutankhamon e Ay, ordinò la costruzione di una tomba per sé e per la propria famiglia a Saqqara. In seguito, divenuto faraone, ne volle un'altra nella Valle dei Re.

La Tomba di Saqqara





La tomba di Horemheb a Saqqara venne depredata nel XIX secolo. Durante i saccheggi furono estratti dalle due corti interne alcuni blocchi con rilievi. In seguito la tomba rimase sepolta sotto la sabbia per essere riportata alla luce nel 1975 da una spedizione anglo olandese. Presenta una sovrastruttura con sale ben conservate di mattoni crudi e calcare e una sottostruttura scavata nella roccia, con gallerie e sale. La tomba fu costruita con materiali presi dalla piramide di Djoser, la prima corte è circondata da colonne papiriformi disposte su due file, ha un pavimento in calcare con la parte centrale affossata. Tra le due corti, decorate con rilievi di ottima fattura, vi è un magazzino, dove furono ritrovate alcune statue di Horemheb. I rilievi delle due corti sono ormai dislocati nei musei di tutto il mondo. Nelle scene viene posto l'accento sull'aspetto militare. Il generale Horemheb riceve delegati forestieri o prigionieri e il faraone lo ricompensa con collane d'oro per le sue imprese. Vengono inoltre trattati altri temi quali il rituale funerario, scene domestiche e di offerte. Lo stile raffinato dei rilievi civili rivela l'influenza dell'arte amarniana. Si notano rilievi di carattere religioso nelle decorazioni delle pareti, ma anche sulle stele sui vasi sei capitelli delle colonne e sulle false porte. La rappresentazioni di stranieri nella tomba è di eccellente fattura. L'artista è riuscito a riprodurre fedelmente le caratteristiche fisionomiche. Sono raffigurati alcuni prigionieri nubiani che presentano tratti molto realistici: si notano in modo particolare le rughe, i menti, l'abbigliamento e la grande varietà di posizioni. La policromia è parzialmente conservata. Un frammento di un rilievo della tomba di Horemheb a Saqqara mostra l'accoglienza riservata ai delegati dei Paesi stranieri assoggettati all'Egitto. Horemheb indossa numerose collane d'oro, segno del coraggio dimostrato nelle imprese belliche. Questo frammento è conservato nel Museo di Leida (Paesi Bassi).In un altro rilievo, Horemheb appare inginocchiato e con le mani rivolte verso l'alto in sergno di lode e di adorazione. Questo rilievo non è dotato delle medesime qualità ritrattistiche notate invece in altri rilievi. La tomba è stata anche oggetto di restauro.




La tomba della Valle dei Re: la KV57





Fu scoperta nel 1908, dall'egittologo britannico Edward Ayrton e ha la stessa struttura di ipogei precedenti della Valle dei Re, ma sono state aggiunte diverse caratteristiche uniche. Una rampa discendente di scale è stata tagliata tra i pilastri della camera sepolcrale, una seconda serie di scale successive. Entrambi portano a una cripta a un livello inferiore. Inoltre, una camera laterale inferiore è stata ricavata negli annessi del lato sinistro della seconda camera con pilastri.




La decorazione della tomba non è finita, e molte parti sono state lasciate in varie fasi di lavoro, permettendo agli studiosi di studiare i processi coinvolti nella preparazione dei rilievi. Nelle decorazioni della tomba della Valle dei Re è stato introdotto il bassorilievo, che va a sostituire i semplici disegni pittorici delle decorazioni murali. Per la prima volta vengono introdotte scene del Libro delle Porte nella camera funeraria. Tra gli oggetti del corredo funebre, vi erano resti di tessuti, feretri ecc; mentre i resti di Horemheb non sono stati trovati, ma esistono prove che la tomba era una volta sigillata. Il coperchio del sarcofago rotto trovato disteso sul pavimento, così come i canopi e gli arredi, suggeriscono che la sepoltura è stato depredata.


La terza tomba...
Esiste anche un'altra tomba di Horemheb a Tell el-Amarna, di minore importanza, fatta costruire quando era ancora a servizio di Akhenaton, prima che venisse iniziata la costruzione della tomba di Saqqara.

sabato 14 gennaio 2012

Eduardo Toda

L'attività di Eduardo Toda in Egitto fu breve ma diede ottimi risultati. I suoi lavori sulla tomba intatta di Sennedjem hanno permesso di conoscere i riti funebri della fine del Nuovo Regno.
Eduardo nacque a Reus (Spagna) nel 1855. Studiò diritto a Madrid e di laureò nel 1873. L'anno dopo arrivò in Egitto come console spagnolo al Cairo, dove fece amicizia con il francese Gaston Maspero, allora direttore del Servizio di Antichità. Si interessò di egittologia e imparò a decifrare i geroglifici. Toda rimase in Egitto solo due anni, ma, spinto dalla passione per l'avventura, viaggiò per tutto il paese. Visitò le rovine di Menfi e Saqqara, le grotte di Asyut e i templi di Dendera, e si fermò diversi giorni a Tebe. Si imbarcò sulla nave Bulaq con la squadra di Maspero. Durante la sua permanenza a Luxor giunse la notizia della scoperta di una tomba a Deir el-Medina. Maspero affidò a Toda l'apertura di questo sepolcro, che iniziò gli scavi nel febbraio del 1886. La tombe apparteneva a Sennedjem; secondo l'avventuriero, non era posteriore alla XX dinastia. L'importanza di questo ritrovamento stava nel fatto che il sepolcro era intatto. Toda continuò il suo viaggio fino alla Nubia, poi tornò a Luxor e poi nel marzo del 1886 tornò in Europa.
L'attività di Eduardo Toda nel campo dell'egittologia consistette nello scavare e far conoscere la tomba di Sennedjem e nel raccogliere un'importante collezione di antichità che poi cedette al Museo Archeologico Nazionale di Madrid e al Museo Victor Balaguer de Vilanova I la Geltrù. La maggior parte del corredo funerario rinvenuto nella tomba di Sennedjem e scrisse una serie di monografie per la raccolta ''Studi Egittologici'', in cui espose i risultati delle sue ricerche. I suoi documenti manoscritti sul soggiorno in Egitto sono conservati al Consiglio Superiore di Ricerche Scientifiche di Madrid. Toda morì il 26 aprile 1941 e fu sepolto nel monastero cistercense di Poblet (Terragona).

domenica 8 gennaio 2012

Le domande di Gennaio 2012

Sono molti mesi che non aggiorno questa rubrica, quindi inauguro questo 2012 con la promessa di scrivere più post e pubblicare nuove teorie personali; soprattutto di affrontare argomenti sempre diversi e numerosi.


La papirologia consiste nell'imparare i geroglifici?
Daniela da Youtube


-No la papirologia non consiste nell'imparare i geroglifici, poiché la papirologia è la scienza che decifra e studia i testi greci e latini pervenuti su papiro, su legno, su frammenti di ceramica e, in senso più lato, su pergamena. In un arco cronologico che va dal IV secolo a.C. al XI secolo d.C., tale disciplina interpreta sia i testi di carattere documentario sia letterario prevalentemente, anche se non solo, provenienti dall'Egitto. Io ho conseguito una seconda laurea in archeologia classica, da qui ho preso le specializzazioni in papirologia ed epigrafia. Nel mio caso avendo studiato egittologia, io applico queste discipline allo studio dei papiri egizi, quindi di papirologia egizia. Naturalmente è fondamentale avere le basi di queste lingue: geroglifico e le sue varianti e derivati(ieratico, demotico, copto), greco e latino; altrimenti ci limiteremmo solo ad un analisi scientifica e no storiografica e letterale.Inoltre i papiri scritti in geroglifico, sono percentualmente meno numerosi di quelli scritti nelle altre sue varianti, poichè il geroglifico era una scrittura non quotidiana e usata in alcuni frangenti, ad esempio nei templi et ecc..


Cos'è l'epigrafia romana? e perché ha deciso di specializzarsi in tale disciplina? Pamela da Twitter

-Le iscrizioni hanno costituito nell'antichità, e in particolare nel mondo romano, uno dei principali strumenti attraverso i quali si è compiuto il processo di acculturazione delle popolazioni che entravano nell'orbita di Roma. Leggere quanto era scritto sugli edifici pubblici, sui cippi posti ai lati delle strade, sulle basi del foro e sulle tombe costituiva per il cittadino uno strumento di eccezionale efficacia per conoscere la realtà politica, culturale e sociale nella quale era immerso. L'epigrafia, sia romana che greca, o degli altri popoli in cui questa disciplina ormai è fondamentale per decifrare usi e costumi dell'antichità, è per me una vera passione e con la conoscenza di questa disciplina io ho un quadro più chiaro del periodo in cui l'Egitto è stato legato ai greci o ai romani.

domenica 1 gennaio 2012

Buon 2012 da Kemet...

Auguro a tutti i miei lettori di Kemet e degli altri canali di collegamento al sito un ottimo 2012, con la speranza che vi porti tutto ciò che desiderate.. Ginevra (Kemet)