martedì 14 febbraio 2012

I Nani

I nani appaiono documentati nell'antico Egitto già a partire dal Periodo Tinita (3065-2686 a.C.); l'arte e i testi epigrafici lo testimoniano ampiamente. In alcune sepolture sono stati rinvenuti resti di ossa di persone affette da nanismo. A giudicare dalle statue e dalle rappresentazioni in rilievo di alcune tombe, in Egitto il rachitismo era abbastanza diffuso. Questo squilibrio congenito era una conseguenza della mancanza di sviluppo delle ossa lunghe del corpo, effetto, a sua volta, di una cattiva ossificazione delle cartilagini. Generalmente il termine egizio deneg indicava il ''nano'', ma veniva utilizzato anche per riferirsi al ''pigmeo'', sebbene la considerazione per ciascuna di queste categorie fosse considerevolmente differente. Il nano, all'interno della società egizia, riceveva un trattamento simile a una persona normale. I pigmei, che costituivano un'etnia a parte, furono importati dall'Africa tropicale, dove vivevano di caccia e della raccolta di frutti selvatici. A causa della loro evidente condizioni di stranieri, i pigmei non venivano considerati positivamente. Nonostante ciò questi ultimi erano soliti intervenire nelle danze che si eseguivano davanti agli dei. Sono noti i rapporti di alcuni nani con persone appartenenti alla nobiltà. Il nano Theos non avrebbe avuto un tal magnifico sepolcro se non fosse stato amico dell'ufficiale Tkhaiherpato. A cominciare dall'Antico Regno, diversi nani esercitarono la mansione di maggiordomo nelle dimore di alti dignitari. Un dipinto di Beni Hasan, della XII dinastia (1991-1786 a.C.) testimonia che l'aristocrazia egizia, in particolare agli alti ufficiali, si divertivano e trascorrevano il tempo contemplando i nani e altri esseri deformi. Tuttavia molti nani riuscirono a occupare incarichi veramente importanti e di responsabilità. Seneb era il capo dei nani del palazzo, capo del guardaroba reale e sacerdote dei culti funerari dei faraoni Cheope e Dedefra, ed ebbe perciò una tomba importante. La ricchezza e il prestigio ottenuti da Seneb, a giudicare dai titoli, dalla tomba e dal corredo funerario, non erano inconsueti. Non furono pochi coloro i quali raggiunsero anche un'alta posizione sociale. I nani che si trovarono a ricoprire un alto incarico nella corte o che lavorarono per i visir o per alti funzionari, poterono disporre di un magnifico corredo per le loro dimore dell'oltretomba.

I nani al lavoro
Nell'Antico Egitto, ai nani venivano affidati diversi incarichi. Molti di essi svolgevano lavori manuali.
Nelle scene raffigurate sulle tombe di nobili li vediamo raffigurate sulle tombe di nobili li vediamo impegnati in lavori agricoli: mentre lavorano la terra, raccolgono frutta o badano agli animali. In mastabe dell'Antico Regno sono stati rinvenuti rilievi con nani che cacciano uccelli con le reti.
Un altro tipo di occupazione erano i lavori artigianali, come la fabbricazione della ceramica o l'oreficeria, come ad esempio sulle pareti della tomba di Mereruka. Diversi nani svolgevano la mansione di servi in case private. Pare che alcuni fossero danzatori; altri giunsero persino a ricoprire il ruolo di sacerdote.


I nani in Occidente
La parola ''nano'' deriva dal latino nanus e dal termine greco nanos, che si riferiscono a una persona di statura eccezionalmente piccola. Nel corso di diversi secoli, i nani fecero parte del seguito di alcuni monarchi, a volte come buffoni di corte. Alcuni di essi, come quelli che facevano parte del seguito di Filippo IV, vennero immortalati nei dipinti di Diego Velàzquez. Altri ricoprirono mansioni di dignitari. Alcuni nani sono divenuti celebri come Nicolas Ferry, detto il ''Bebè'', nano del re Stanislao I di Polonia. Quando nacque misurava soltanto 21 centimetri e in età adulta raggiunse i 90.

I Pigmei
Originari dell'Africa tropicale, i pigmei venivano impiegati come ''danzatori davanti al dio'', ossia, come danzatori sacri, o acrobati al servizio di Ra. Nell'arte egizia vi sono sculture e bassorilievi di pigmei. Nella decorazione della tomba di Herkhuf, appartenente alla VI dinastia, a Qubbet el-Hawa, è inclusa la copia di una lettera che il giovane faraone Pepi II scrisse a Herkhuf, il quale ritornava da una spedizione; in essa gli veniva indicato che avrebbe avuto cura del pigmeo acquistato. Nel testo si possono leggere le stesse parole del re: ''La Mia Maestà desidera vedere questo pigmeo più di ogni altro regalo del Paese delle Minas (Sinai) e di Opone''.


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