giovedì 15 marzo 2012

La Magia in Egitto

La magia è conosciuta sin dai tempi preistorici. In Egitto non esisteva la figura del mago che agiva da intermediario fra uomini e dei, che altrove era ritenuto possessore delle arti magiche. Per gli Egizi, infatti, tutti gli uomini potevano far uso della magia grazie alla facoltà di parola. La magia veniva personificata attraverso l'immagine del dio Heqa, che contribuiva a mantenere l'ordine nell'universo. Gli dei la utilizzavano per eliminare il caos e combattere contro i nemici. Durante l'Antico Regno (2686-2173 a.C.) , quando i faraoni accedevano all'aldilà, divoravano gli dei per alimentarsi della loro magia: ''Il re Onos mangia la sua heqa e divora il suo spirito''. Quindi gli dei decisero di donare la magia ai faraoni affinchè essi mantenessero l'ordine: ‘’(Dio) creò per essi la magia (heqa) come arma per rifiutare il corso degli avvenimenti sui quali si sorveglia notte e giorno’’. La magia risiedeva nelle parole; per questo motivo i sacerdoti ebbero, almeno all'inizio, funzioni simili a quelle dei maghi. Oltre alla declamazione della formula, l'atto era accompagnato da un preciso rituale. Il sacerdote si ungeva il corpo, faceva suffumigi, si metteva nella bocca cenere di cali, si purificava e ripeteva quattro volte la formula. Successivamente, le formule furuno trascritte in modo tale che colui il quale le avesse lette sarebbe stato in grado di creare la magia.
I meccanismi per far funzionare la magia erano diversi. La magia usata nell'ambito funerario si basava sui sostituti, e così amuleti, ushebti e teste diventavano oggetti reali. Se era necessario affrontare animali maligni, si ricorreva alla magia per analogia. Si confrontava il caso del malato con quello di un dio; e così come veniva guarito il dio, allo stesso modo veniva guarito il malato. Questa modalità veniva usata spesso per i cosiddetti ''termini di Horo'', ai quali si ricorreva in caso di morso di serpenti e scorpioni: il malato si identificava con Horo, che fu salvato dalla sua madre Iside e da Thot, poichè entrambi erano a conoscenza delle formule magiche. Se il dio si negava, si ricorreva alla forza intimidatoria. Inoltre esisteva la magia protettrice, che evitava morsi o disgrazie, come il malocchio, che si curava con l'amuleto udyat, l'occhio di Horo che Seth gli strappò durante un combattimento. Anche il faraone ricorreva al potere della magia. La magia ufficiale era raffigurata nelle scene di caccia sulle pareti dei templi. La caccia degli uccelli simboleggiava l'aiuto divino affinchè il faraone potesse sconfiggere i nemici. Contro gli attacchi degli stranieri venivano realizzate statuette di prgionieri e venivano scritti i ''testi di esecrazione'', perchè la magia della parola non gli permettesse di attaccare l'Egitto. Molte statuette venivano distrutte o sotterrate. Esisteva poi la magia malefica che veniva praticata dalla popolazione più umile: consisteva nella costruzione di statue di cera nelle quali venivano conficcati spilli allo scopo di danneggiare qualcuno.

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