domenica 27 maggio 2012

Le Steli


Le steli sono lastre monolitiche, generalmente di pietra calcarea ma anche di granito o di arenaria. Inizialmente erano di legno. Il nome egizio che indicava la ''stele'' era uedkh o aha. Su di esse ci sono rilievi spesso dipinti, e iscrizioni. Generalmente le dimensioni variano da uno a quattro metri di altezza. Questi monumenti possono avere diverse funzioni e forme. Le stele funerarie rappresentano, insieme al sarcofago, l'elemento più significativo della tomba egizia. Identificano il defunto, indicandone il nome e i titoli. Venivano poste nelle cappelle delle tombe e facevano in modo che il defunto ricevesse gli alimenti e gli oggetti necessari per la sua vita nell'aldilà. La stele a falsa porta è propria dell'Antico Regno (2686-2173 a.C.); attraverso la porta 'magica'', l'abitante dell'aldilà poteva avere contatti con il mondo dei vivi. Le stele cultuali o votive venivano solitamente collocate nei templi; erano dedicate agli dei, e in esse venivano incise scene di adorazione o offerte agli dei. Le commemorative possedevano una finalità propagandistica: in esse risaltano le vittorie di un re o le imprese di un nobile. Quelle di demarcazione, o limitrofe, segnavano i limiti di una città, o i confini del Paese.

Le stele reali della I dinastia, ad Abido, hanno la parte superiore arrotondata e si trovano in uno dei lati delle mastabe a coppie; esse contenevano solo il nome del faraone. Durante la III dinastia (2686-2613 a.C.) esistono già ''stele di nicchia'', situate nella sovrastruttura della mastaba. Le stele caratteristiche dell'Antico Regno (2686-2173 a.C) sono quelle a falsa porta, che iniziano a ingrandirsi a partire dall'antica ''facciata del palazzo'' e dalla sua stele di nicchia.
Solitamente erano di pietra talvolta di legno. Quelle di pietra sepolcrale sono tipiche della mastaba di Giza e si trovavano nel lato orientale della mastaba. Durante il Primo Periodo Intermedio (2173-2040 a.C.) furono utilizzate forme rettangolari piane, con semplice decorazione, si ritornò pertanto alla tradizione delle stele di nicchia. Quelle del Medio Regno (2040-1786 a.C.) sono rettangolari o arrotondate nella parte superiore. Le stele del Nuovo Regno (1552-1069 a.C.) hanno diverse forme. Sono caratterizzate dalla presenza di divinità, in particolar modo Osiride.
Questa linea continua anche nella Bassa Epoca, ma nelle stele c'e un sistema definito di relazioni nelle proporzioni della decorazione.

Stele di Demarcazione
Sebbene meno frequenti e poco note, in Egitto esistono anche stele che segnavano i confini. Alcuni esemplari furono ritrovati nell'antica Akhetaten. Servivano a segnalare i limiti territoriali della città che il re Akhenaten (Amenhotep IV) fece costruire nella zona dell'attuale Tell el-Amarna. Tra l'altro non avevano solo una funzione territoriale. In esse possiamo vedere il faraone, con la sua sposa Nefertiti, che venerano Aton, il disco solare. Queste stele, inoltre possiedono un carattere cultuale

Stele politica
Queste stele si trovano nella parete esterna del tempio di Abu Simbel. Il suo scopo era propagandistico, sebbene le scene possiedono un carattere rituale e archetipo. Da un lato, si vede Ramesse II che sacrifica i nemici, dall'altro, il faraone in adorazione. I testi geroglifici esaltano le vittorie del sovrano.

Stele a falsa porta (in alto a sinistra)
Questo tipo di stele funeraria era diffuso durante l'Antico Regno. La stele a falsa porta era situata tra la camera delle offerte e quella mortuaria. Era formata da un sistema di stipiti e di architravi eseguiti secondo il canone dell'architettura del palazzo reale.

mercoledì 23 maggio 2012

Il parto


Il momento del parto riguardava solo le donne, l’uomo non interveniva in nulla, il parto non era neanche un argomento medico, a meno che non subentrassero complicazioni, poiché il rischio di mortalità per la madre e per il neonato era alto e di conseguenza le donne temevano il parto; da ciò deriva l’importanza dei riti e degli scongiuri, trasformando il parto in un momento sacro. La donna si preparava massaggiandosi il ventre con olio per mantenere elastica la pelle, conclusi i mesi della gravidanza, la donna si isolava in un ambiente speciale della casa, denominato ‘’padiglione del parto’’ (soprattutto durante il Nuovo Regno); a Deir el-Medina sono state ritrovate decorazioni di stanze di questo tipo, con rappresentazioni delle divinità Tueris, Meretseger e Bes, tra le altre. In questa stanza la partoriente portava avanti il travaglio nuda e accovacciata sui cosiddetti ‘’mattoni del parto’’, oppure seduta su uno sgabello provvisto di un buco per il passaggio del neonato. Era accompagnata da altre donne della famiglia esperte in parti , e a volte erano presenti anche ostetriche esperte, che erano itineranti (come narra il Papiro Westcar quando racconta delle dee che andavano ad assistere a un parto facendosi passare per danzatrici). Queste immobilizzavano la partoriente e ricevevano il neonato. Non si utilizzavano strumenti chirurgici, se non un coltello di ossidiana per tagliare il cordone ombelicale. In caso di difficoltà, si bendava il basso ventre e si applicavano cataplasmi. Questi rimedi venivano accompagnati da un complesso formulario di riti il cui obiettivo era quello di facilitare il parto. La partoriente veniva identificata a tal fine con le dee Iside e Hathor e venivano invocate diverse divinità che potessero aiutare la dea/partoriente. Gli scongiuri erano una protezione per la futura madre e il bambino, infatti sono stati ritrovati diversi oggetti apotropaici per propiziare il parto, come un bastone, realizzato in genere con una zanna di ippopotamo (animale sacro a Tueris) sezionata trasversalmente, probabilmente veniva posato sul ventre della donna al momento del parto per allontanare il male; veniva decorato con immagini di divinità, armate di coltelli e del laccio sa (‘’protezione’’), o con iscrizioni relative alla sua funzione protettiva. I pericoli insiti nel parto erano numerosi, soprattutto in caso di nascita prematura, in cui la speranza di vita del bambino era quasi nulla; infatti la mortalità infantile era elevata anche a distanza dal parto. Le donne eseguivano sul neonato vari esami per il timore di perderlo: uno di questi consisteva nel fargli mangiare una quantità di placenta imbevuta nel latte; e il neonato vomitava, era segno che sarebbe morto. Si aspettava inoltre con impazienza il primo vagito: s ricordava la parola ‘’no’’, era presagio che il neonato sarebbe morto, se invece era simile a un ‘’si’’, significava che sarebbe sopravvissuto. Si ricorreva infine anche alla magia popolare con scongiuri del tipo: “ Per dare protezione al bambino nel giorno della sua nascita”. Durante il Nuovo Regno questi scongiuri venivano scritti su papiro e inseriti in una scatoletta cilindrica legata al collo del neonato. Vi sono pochi esempi di sepolture e mummificazione di bambini, il caso più famoso è sicuramente quello dei feti mummificati ritrovati nella tomba di Tutankhamon, forse perché i neonati non erano considerati membri della società con pieno diritto. In alcuni villaggi sono stati ritrovati bambini sepolti sotto le case, secondo la credenza popolare infatti lo spirito del neonato avrebbe favorito la nascita immediata di un altro figlio. Il parto non era meno pericoloso per la madre. Gli studi eseguiti su alcune mummie hanno messo in evidenza lacerazioni vaginali e individuato donne che avevano perso la vita durante il parto. Da una scena della tomba di reale di Tell el-Amarna si sa che la seconda figlia di Akhenaton morì di parto. La sposa di Horemheb, Mutnedymet, fu sepolta con i resti di un neonato o di un feto mummificati, morì anch'essa di parto.

mercoledì 9 maggio 2012

L'Interesse dell'Inghilterra vittoriana per l'Egitto



Durante l'epoca vittoriana, le numerose esposizioni di oggetti provenienti dall'Egitto affascinarono gli Inglesi; il loro interesse verso questo mondo pervase tutto ciò che li circondava. Edifici, statue, quadri e persino i vestiti vennero adornati con sfingi, faraoni, obelischi o piramidi.
Alla luce delle scoperte archeologiche del XIX secolo, gran parte dei musei europei acquistò oggetti provenienti dal paese dei faraoni. Tra i primi a venire in possesso di una collezione egizia fu il British Museum di Londra. L'interesse degli Inglesi per l'Egitto non si basava sull'attrazione culturale, ma riguarda piuttosto la relazione che questo paese aveva avuto con gli Israeliti. I temi in voga a quell'epoca erano tratti dall'Antico Testamento, e come sfondo, c'era l'Egitto, rappresentato come la terra in cui gli Ebrei avevano sofferto la schiavitù. Nell'intento di captare al massimo i dettagli e il realismo, i pittori riproducevano minuziosamente gli oggetti esistenti nei musei. Fu proprio nell'arte che questo interesse trasversale per la schiavitù ebraica in Egitto toccò l'apice, infatti molti pittori rappresentarono schiavi e schiave a lavoro per i loro padroni egizi, come si può notare nel dipinto in alto.
Le illustrazioni di questo periodo presentano alcune immagini dell'Egitto, dei conquistatori arabi e di harem. Anche se la morale fortemente puritana dell'epoca vittoriana inorridiva, questi temi erano ormai di moda. Il gusto per tutto quello che apparteneva all'Egitto giunse anche dentro le case, orologi, mobili, teiere e candelabri con temi egizi. Alcuni architetti arrivarono persino a progettare prigioni e tribunali seguendo lo stile degli edifici egizi, tentando di rammentare il concetto di maat o giustizia. Purtroppo, l'acceso interesse per l'Egitto portò a una serie di furti, e ciò indusse la scrittrice Amelia Edwards a fondare un'associazione con lo scopo di stimolare gli scavi in Egitto e limitare le spoliazioni di tombe e monumenti. La fondazione, nata da un interesse meramente artistico e dal gusto esotico, tipico dell'epoca, permise a egittologi come Flinders Petrie di realizzare importanti scavi scientifici. Sulla scia di questa ossessione inglese per l'Egitto, circa ventuno anni dopo la fine dell'epoca vittoriana, gli inglesi Howard Carter e Lord Carnarvon arrivarono nel 1922 alla scoperta della tomba di Tutankhamon, entrambi figli di quell'epoca.

venerdì 4 maggio 2012

Studio di una Mummia

Per il mio centesimo post ho deciso di iniziare una nuova rubrica dedicata alle Mummie, e il miglior modo per introdurvi questo argomento e spiegarvi come si procede allo studio di una mummia; per questo analizzeremo la cosiddetta ''Dama di Kemet''.

In passato lo studio delle mummie cominciava dall'eliminazione delle bende e ciò ne danneggiava l'integrità. Oggi, con le tecniche usate in medicina, si possono compiere studi estremamente precisi sulle mummie egizie, come quello compiuto appunto sulla Dama di Kemet, una mummia dell'epoca romana custodita nel Museo Egizio di Barcellona. Dal tempo dei cosiddetti "profanatori di mummie" la situazione è davvero mutata. Infatti, nel XVIII secolo essi strappavano le bende delle mummie non tanto per comprovare la veridicità dei racconti dello storico greco Erodoto, ma con la speranza di trovare oggetti di valore al loro interno; non furono i soli. Studiosi come Blumenbach, Pettigrew o Maspero sbendarono le mummie in modo tale da infliggere pesanti danni ai resti dei corpi. Ma a partire dal 1898, con il ricorso alle tecniche radiologiche per lo studio delle mummie, si verifica una vera e propria rivoluzione. L'analisi ai raggi X permette infatti di ottenere dati molto complessi sulle mummie (come età, sesso, statura, patologie, cause di decesso) senza con ciò rovinarle fisicamente. Questo metodo di studio non diviene però uno standard consolidato fino al XX secolo inoltrato, è solo negli anni ottanta che si mettono infatti decisamente a punto le tecniche e gli strumenti capaci di migliorare sensibilmente la conoscenza del corpo umano: La tomografia assiale computerizzata (TAC), la risonanza magnetica e i vari sistemi di endoscopia. Questi procedimenti, uniti alle raffinate analisi di oggi possibili grazie all'informatica, hanno dato un contributo determinante alla qualità e alla quantità di informazioni che è possibile ricavare dalle mummie, garantendone la totale integrità e la conservazione. La Dama di Kemet è stata oggetto di un progetto di ricerca organizzato dalla Fundaciò Arqueològica Clos, di Barcellona. Responsabili dell'èquipe medica erano i dottori Felix Escalas e Javier Lucaya. In una prima fase è stato compiuto uno studio morfologico e anatomico. L'impiego della tomografia assiale computerizzata elicoidale ha permesso di confermare il sesso della mummia e di fissare i parametri biologici e fisici, come l'età (15 anni) e l'altezza (1,65). Nel corso dell'esame non sono stati trovati traumi rilevanti, anche se è venuta fuori una perforazione occipitale realizzata per estrarre il contenuto craniale, normale durante le operazioni di mummificazione del periodo greco-romano. Successivamente, attraverso l'endoscopia, si è proceduto all'esame dell'interno del torace e dell'addome della mummia. Sono stati infine prelevati diversi campioni di tessuto per una serie di studi ulteriori. L'obiettivo dello studio era una ricostruzione morfologica e analogica del corpo della mummia. Uno dei banchi di prova, ad esempio, è stato la ricostruzione dei tratti facciali a partire dai dati craniometrici. Per riuscirci è stato importante comparare il risultato ottenuto con un ritratto esistente. Inoltre, campioni di capelli sono stati inviati al dottor Stephen A.Macko, dell'Università della Virginia, USA; uno specialista nel conseguimento di dati dietetici a partire dall'analisi scientifica di questo tipo di tessuti.



A partire dalla ricca messe di informazioni ottenute grazie alla tomografia è stato anche possibile stabilire la zona di accesso meno dannosa per la mummia. Ciò ha facilitato sia l'endoscopia che il prelievo di campioni. Con l'aiuto di alcune pinze da biopsia, sono poi stati prelevati campioni del tessuto osseo, muscolare e delle articolazioni. Lo studio di questi resti ha rivelato che la Dama di Kemet non ha sofferto in vita alcuna malattia grave; particolare curioso è che nel tessuto muscolare è stato ritrovato un parassita.