mercoledì 23 maggio 2012

Il parto


Il momento del parto riguardava solo le donne, l’uomo non interveniva in nulla, il parto non era neanche un argomento medico, a meno che non subentrassero complicazioni, poiché il rischio di mortalità per la madre e per il neonato era alto e di conseguenza le donne temevano il parto; da ciò deriva l’importanza dei riti e degli scongiuri, trasformando il parto in un momento sacro. La donna si preparava massaggiandosi il ventre con olio per mantenere elastica la pelle, conclusi i mesi della gravidanza, la donna si isolava in un ambiente speciale della casa, denominato ‘’padiglione del parto’’ (soprattutto durante il Nuovo Regno); a Deir el-Medina sono state ritrovate decorazioni di stanze di questo tipo, con rappresentazioni delle divinità Tueris, Meretseger e Bes, tra le altre. In questa stanza la partoriente portava avanti il travaglio nuda e accovacciata sui cosiddetti ‘’mattoni del parto’’, oppure seduta su uno sgabello provvisto di un buco per il passaggio del neonato. Era accompagnata da altre donne della famiglia esperte in parti , e a volte erano presenti anche ostetriche esperte, che erano itineranti (come narra il Papiro Westcar quando racconta delle dee che andavano ad assistere a un parto facendosi passare per danzatrici). Queste immobilizzavano la partoriente e ricevevano il neonato. Non si utilizzavano strumenti chirurgici, se non un coltello di ossidiana per tagliare il cordone ombelicale. In caso di difficoltà, si bendava il basso ventre e si applicavano cataplasmi. Questi rimedi venivano accompagnati da un complesso formulario di riti il cui obiettivo era quello di facilitare il parto. La partoriente veniva identificata a tal fine con le dee Iside e Hathor e venivano invocate diverse divinità che potessero aiutare la dea/partoriente. Gli scongiuri erano una protezione per la futura madre e il bambino, infatti sono stati ritrovati diversi oggetti apotropaici per propiziare il parto, come un bastone, realizzato in genere con una zanna di ippopotamo (animale sacro a Tueris) sezionata trasversalmente, probabilmente veniva posato sul ventre della donna al momento del parto per allontanare il male; veniva decorato con immagini di divinità, armate di coltelli e del laccio sa (‘’protezione’’), o con iscrizioni relative alla sua funzione protettiva. I pericoli insiti nel parto erano numerosi, soprattutto in caso di nascita prematura, in cui la speranza di vita del bambino era quasi nulla; infatti la mortalità infantile era elevata anche a distanza dal parto. Le donne eseguivano sul neonato vari esami per il timore di perderlo: uno di questi consisteva nel fargli mangiare una quantità di placenta imbevuta nel latte; e il neonato vomitava, era segno che sarebbe morto. Si aspettava inoltre con impazienza il primo vagito: s ricordava la parola ‘’no’’, era presagio che il neonato sarebbe morto, se invece era simile a un ‘’si’’, significava che sarebbe sopravvissuto. Si ricorreva infine anche alla magia popolare con scongiuri del tipo: “ Per dare protezione al bambino nel giorno della sua nascita”. Durante il Nuovo Regno questi scongiuri venivano scritti su papiro e inseriti in una scatoletta cilindrica legata al collo del neonato. Vi sono pochi esempi di sepolture e mummificazione di bambini, il caso più famoso è sicuramente quello dei feti mummificati ritrovati nella tomba di Tutankhamon, forse perché i neonati non erano considerati membri della società con pieno diritto. In alcuni villaggi sono stati ritrovati bambini sepolti sotto le case, secondo la credenza popolare infatti lo spirito del neonato avrebbe favorito la nascita immediata di un altro figlio. Il parto non era meno pericoloso per la madre. Gli studi eseguiti su alcune mummie hanno messo in evidenza lacerazioni vaginali e individuato donne che avevano perso la vita durante il parto. Da una scena della tomba di reale di Tell el-Amarna si sa che la seconda figlia di Akhenaton morì di parto. La sposa di Horemheb, Mutnedymet, fu sepolta con i resti di un neonato o di un feto mummificati, morì anch'essa di parto.

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