giovedì 28 novembre 2013

Gli amuleti egizi: Introduzione

La magia rivestiva un ruolo di primo piano nella vita degli egizi e poteva manifestarsi in molti modi. Particolare importanza avevano gli amuleti, oggetti dai poteri magici che, posti come pendenti di una collana intorno al collo del defunto o tra le bende della mummia, fornivano protezione nell'aldilà.
Già prima dell’impero faraonico, la sepoltura prevedeva il corredo funerario. Oltre agli oggetti di ceramica utilizzati dal defunto in vita, ne venivano aggiunti altri di carattere magico: gli amuleti. Questi piccoli oggetti, durante il Periodo Predinastico erano realizzati con piccole parti del corpo umano o di animali; poi, a partire dal Medio Regno, vennero utilizzati altri materiali. Gli amuleti più antichi, avendo la funzione di restituire al defunto tutti i sensi nell’aldilà, ricordavano nella forma parti del corpo: bocca, orecchie, occhi, piedi, mani. Altri riproducevano emblemi degli dei, come il nodo di Iside, o il pilastro Djed, associato a Osiride. Quelli che rappresentavano parti del corpo animale, recavano anche incisi segno geroglifici. Il valore magico di un amuleto dipendeva dalla forma e dal colore del materiale utilizzato: il verde nell’amuleto del papiro simboleggiava la freschezza della vegetazione, mentre l’azzurro della ceramica invetriata era un chiaro riferimento al mare o al cielo. Il colore più utilizzato dai faraoni era l’oro, che simboleggiava la carne degli dei.


domenica 10 novembre 2013

L'ascesa del clero Eliopolitano

A causa di fattori interni, l’Antico Regno visse, nella sua fase finale, un regresso del potere reale. Mentre quest’ultimo diminuiva, i sacerdoti eliopolitani, devoti del dio Ra, pensavano ad accrescere il proprio e riempirono i templi e i monumenti funerari dei sovrani di attestazioni di culti legati al Sole.
Alla fine della V dinastia cominciò l’ascesa dei sacerdoti di Elipolis e dei nomarchi o governatori dei distretti. Mentre diminuiva il potere del faraone, le cariche dei nomarchi e degli alti funzionari divennero ereditarie. 
Questo processo creò vere e proprie dinastie in cui si concentrò il controllo del potere.  L’importanza di questi personaggi è attestata dalle loro ricche tombe situate a Saqqara, come per esempio quella di Ti (foto). Per la ricchezza della decorazione, questa mastaba è paragonabile a quella dei faraoni, sebbene sia diversa (soprattutto dal punto di vista architettonico) dai loro complessi funerari.

Il culto di Ra ebbe grande diffusione a partire dalla IV dinastia. Questo è visibile nella piramide di Djoser, autentica scala verso il cielo, e in quelle d Giza, le cui facciate lisce un tempo riflettevano i raggi solari. A Eliopoli, dove il culto del sole fu più significativo, il clero acquisì sempre maggiore importanza e potere. Il tempio aveva caratteristiche particolari, poiché l’adorazione del disco solare necessitava di spazi aperti per poter entrare in contatto diretto con i raggi. Per raffigurarli fu creato il benben, una colonna in pietra, di solito ricoperta di lamine dorate per creare l’effetto dei raggi solari, sormontata da un piramidion. La teologia eliopolitana, secondo la quale il creatore del mondo fu Atum, mise in relazione il benben con il monticello sacro sul quale, all'inizio dei tempi, si posò la fenice, simbolo del sole. L’ascesa del clero fu irresistibile, e mentre l’importanza del faraone (e, di conseguenza, anche la grandezza dei suoi monumenti) diminuiva, in modo proporzionale cresceva l’influenza dei sacerdoti e quindi, anche la maestosità dei templi. Di questa epoca è la comparsa del titolo, nel protocollo del sovrano di Figlio di Ra, che durò fino alla fine dell’Egitto faraonico, come accennato precedentemente nel post sui Titoli ed Epiteti dei Re.