giovedì 20 febbraio 2014

Il mondo animale nell'Antico Egitto, parte 2: mammiferi

In questo secondo post andremo a parlare dei mammiferi, e in quello succissivo concluderemo con gli aracnidi e i rettili. Prima di avventurarci nella descrizione faunistica egizia, non bisogna dimenticare però l'importanza del concetto di animale domestico e di fauna selvatica o di importazione.
Già in età neolitica, gli egizi riuscirono ad addomesticare alcuni animali, come il gatto, di cui abbiamo già parlato in un post precedente (clicca qui per leggere l'articolo). Altri, come il cavallo, furono importati dall'estero.

Uno degli animali domestici più comuni in Egitto era il gatto. Discendeva da una specie selvatica (Felis silvestris lybica) dell'Africa settentrionale. La prima prova dell'esistenza del gatto domestico risale al 2100 a.C. Era diffuso soprattutto perché liberava le case dai roditori. I cacciatori lo facevano girare libero nelle paludi, affinché gli uccelli spiccassero il volo e potessero essere catturati più facilmente. Gli egizi avevano cani da caccia o da guardia. Vi era il chesem. Discendente dallo sciacallo, aveva la coda attorcigliata e le orecchie a punta. Nel Nuovo Regno, la parola chesem indicò un altro cane con le orecchie all'ingiù, le zampe corte e la coda attorcigliata. Molti cani venivano utilizzati durante la caccia. Altri animali che figurano nei monumenti fin dalle prime epoche erano le scimmie. Comuni infatti erano i babbuini, che venivano importati dalla Nubia per farli vivere nei templi. I macachi erano molto apprezzati ad esempio dalle donne egizie.

Il cavallo fu introdotto dagli hyksos alla fine del Secondo Periodo Intermedio e si adattò benissimo all'Egitto. Veniva allevato in stalle riservate al faraone e agli altri funzionari, dove veniva addestrato per la caccia o la guerra; si utilizzava, inoltre, per il trasporto. I sovrani davano ai propri cavalli preferiti nomi particolari. Ramses II ne chiamò due rispettivamente: "vittoria in Tebe" e "delizia di Mut". Gli asini erano animali da soma; per molto tempo furono l'unico mezzo di trasporto. La prima specie addomesticata fu l'Equus asinus africanus, utilizzata per le spedizioni nel Sinai, alle oasi dell'ovest e dalle carovane che andavano alle cave della Nubia. Ma questo animale non resisteva molto senza bere né mangiare, obbligando i viaggiatori che attraversavano il deserto a portare acqua e foraggio nei finimenti. Fu usato anche nei lavori agricoli. Anche i cammelli erano conosciuti. A Heluan c'è la tomba di un esemplare del Periodo Tinita e sono stati ritrovati vasi dell'Antico Regno a forma di questo animale. Ma i cammelli furono addomesticati successivamente. Non vi sono loro rappresentazioni ma sappiamo da alcuni testi che erano impiegati come animali da soma. Furono addomesticate anche varie specie di bovini. Vi erano greggi di pecore e capre e anche maiali. Fin dai tempi più antichi furono allevati anche uccelli da cortile, come oche e anatre. La gallina fu introdotta durante il Periodo Persiano.

Questo almeno per quanto riguardava gli animali domestici, ma com'era la fauna selvatica nell'antico Egitto?
All'epoca della formazione della civiltà egizia, la fauna era numerosa e varia, tipicamente africana. Nella valle e nelle vicine savane vivevano elefanti, giraffe, antilopi, daini, camosci, asini selvatici, struzzi e uri. Vi erano anche numerosi predatori, felini e canidi. Gli scimmioni, come il babbuino e il cercopiteco. Alcune specie che dipendevano meno dall'acqua rimasero nelle praterie e negli scarsi e radi boschetti, situati a lato del fiume, o nei deserti. Durante l'Antico Regno gli egizi tentarono di addomesticare alcune specie selvatiche, tra cui le gazzelle, le antilopi, i mufloni, i camosci, le gru, le manguste e persino le iene. I serpenti, come il cobra o la vipera cornuta, erano numerosi nella valle, così come gli scorpioni. Quindi, agli inizi della storia egizia, avremmo potuto incontrare in Egitto una moltitudine di animali, che scomparirono man mano che la desertificazione aumentava, o per altre ragioni naturali o umane. Ecco perché diversi faraoni decisero successivamente di intraprendere spedizioni commerciali. In particolare Thutmosis III, organizzò una spedizione militare in Siria, che finì poi per diventare "scientifica". La fauna e la flora di quelle terre attrassero tanto l'attenzione del re che, al suo ritorno, egli ordinò che fossero raffigurate sui muri del tempio di Karnak. Questi rilievi fanno parte del cosiddetto "orto botanico" di Thutmosis III, che da quella spedizione portò con sé campioni floreali e di fauna. Tuttavia, la principale fonte di rifornimento di prodotti esteri era la Nubia. Dall'Africa venivano importate scimmie, giraffe e leopardi. Infatti i contatti tra la Nubia e l'Egitto sono documentati sin dal Periodo Predinastico. Nelle tombe reali e di alti funzionari, in particolare del Nuovo Regno. Nondimeno, anche nel Medio Regno il commercio d'importazione ebbe un ruolo chiave. Infatti, i templi iniziarono a organizzare alcune spedizioni per importare prodotti specifici. Uno dei casi più noti è quello narrato nelle Disavventure di Unamone, quando il grande sacerdote di Amon invia Unamone a Biblo allo scopo di portare in Egitto del legno di cedro.

Ora passiamo all'analisi per specie:

Ariete
Nel geroglifico che rappresenta l'ariete, gli studiosi vi hanno identificato una rappresentazione dell'Ovis longipes paleoaegyptica, una razza ovina presente fin dalla preistoria in Egitto e scomparsa nel Medio Regno. Poco prima della sua estinzione fece la sua comparsa nella Valle del Nilo una nuova razza, destinata a soppiantare la più antica: l'Ovis platyura aegyptiaca, caratterizzata da una taglia inferiore, dalla grossa coda e, soprattutto, nei maschi, dalle spesse corna ricurve in avanti intorno alle orecchie. Sarà questo l'ariete che poi diventerà sacro ad Amon.

Asino
Benché operosa e paziente bestia da soma e da trasporto, essa fu oggetto dell'ancestrale repulsione degli egizi, sentimento che affonda in un complesso mitico difficile da districare, dove entrano elementi diversi, dagli aspetti sessuali (lussuria) alla condizione selvatica dell'onagro, abbondante nell'antico Egitto, ai collegamenti dell'asino con il mondo dei nomadi asiatici e altri ancora. Sta di fatto che l'asino è assai presto collegato all'animale del dio Seth e accomunato con questi in una furia iconoclastica: non di rado nei testi geroglifici il segno dell'asino è raffigurato con un coltello scaramantico conficcato nella schiena.

Babbuino
Sin dagli inizi della loro storia gli egizi conobbero e rappresentarono due varietà di scimmie africane, i cercopitechi (gef) e i cinocefali, dall'allungata testa canina e, nei maschi, il folto pellame sulle spalle e sul collo. Originario del Sudan e dell'Abissinia ma importato assai presto in Egitto, fu consacrato a Thot. Benché più compassato dagli agili e giocosi cercopitechi, anche il babbuino ebbe una parte molto importante nella vita quotidiana degli egizi ed è piuttosto in questa veste che viene rappresentato nei geroglifici. Gli egizi ne apprezzarono la pronta intelligenza, portata ad esempio agli scolari svogliati e la bramosia sessuale, utilizzandone gli escrementi, a mo' di unguento, in ricette afrodisiache; ma non dimenticarono altri aspetti della personalità di queste scimmie, come ad esempio: l'ira.


Capra
Gli egizi erano dei grandi osservatori, si accorsero infatti della naturale tendenza di questo animale a saltare, caratteristica dovuta forse alla preferenza per i fogliami di arbusti rispetto ai pascoli; e quindi osservata dagli egizi e riprodotta fedelmente in numerose scene. A differenza dei bovini, infatti, per lo più raffigurati in atteggiamenti placidi, al pascolo o nelle sfilate del bestiame, è tipico della rappresentazione delle capre nell'Egitto antico, la posa "rampante".

Cavallo
A partire dal Nuovo Regno, il cavallo divenne un vero e proprio status symbol: principi e nobili si contendevano i destrieri più belli, gli equipaggi più eleganti e non mancavano di magnificare le proprie doti di auriga nelle iscrizioni o di farsi rappresentare sul cocchio nella propria tomba. Secondo l'abitudine asiatica, infatti, non era ritenuto dignitoso montare l'animale e si preferiva esserne trainati su leggeri cocchi. Anche gli egizi si adeguarono all'usanza e bisogna attendere l'età ellenistica perché il re si faccia rappresentare in sella ad un focoso cavallo.

Elefante
Diffuso ancora in età preistorica nei dintorni della Valle del Nilo, in età storica per gli egizi è un animale semisconosciuto, talvolta rappresentato con tratti favolosi, benché l'avorio ricavato dalle sue zanne venisse largamente importato dal sud. Fino al Nuovo regno, quando le guerre di Thutmosis III portarono all'incontro con gli elefanti della valle alta dell'Eufrate e alle mirabolanti cacce del sovrano e dei suoi valorosi, il suo nome è più che altro ricordato in connessione con la città di Elefantina, l'Abu degli egizi, ossia, appunto: città degli elefanti. Era questo, infatti, il mercato per eccellenza dell'avorio africano, anch'esso, ma determinato con la zanna d'elefante, in parte, probabilmente, dal corno dei rinoceronti. Gli elefanti tornarono effettivamente sul suolo, e di conseguenza nei testi egizi nell'età ellenistica, quando, divenuti potente strumento di guerra, saranno catturati e importati dai Tolomei in Egitto.



Gatto
Il gatto domestico assai amato dagli egizi e, come tanti altri animali in quel paese, protetto da tabù potenti, accuratamente mummificato post mortem e divinizzato, per la gioia e il sussiegoso sdegno di tanti benpensanti greci e romani; tuttavia,  fa la sua comparsa in quella terra relativamente tardi. Il suo predecessore sembra essere stato un felino selvatico e aggressivo, probabilmente più simile alle rappresentazione del "gatto" di Eliopoli, che nel Libro dei Morti, uccide il malvagio Apofi. Le vivaci scene dell'Antico Regno, pure affollate di tanta e variegata fauna, non conoscono rappresentazioni del gatto domestico e bisogna spettare gli inizi del secondo millennio a.C., perché esso irrompa nella vita degli egizi, per occuparvi, naturalmente, subito un posto di rilievo. L'aspetto altero e indifferentemente assorto è quello fissato dal geroglifico e poi adottato nelle innumerevoli rappresentazioni di Bastet. Le scene delle tombe, con i loro quadretti di vita privata, ne mettono in risalto anche gli aspetti più giocosi e vitali, o rappresentato in scene di caccia e pesca.

Gazzella
La gazzella rappresentata nelle pitture egizie, o nei geroglifici, è la Gazella dorcas caratterizzata dalla coda assi corta e la doppia curva delle corna. Benché addomesticata assai presto, essa non fu mai considerata dagli egizi un vero e proprio animale domestico: come per la maggior parte della fauna che popolava il deserto, l'immaginario egizio ne ritenne l'aspetto selvatico e  quale elemento dell'ostile paesaggio desertico, e quindi, del mondo non civilizzato, essa fu assimilata alle forze maligne espresse nella figura del dio Seth. Solo nei luoghi dove il deserto acquisiva tutt'altra valenza economica e culturale, la gazzella ritrovava l'aura positiva, attribuita dagli egizi al mondo animale. Insieme ad altre antilopi diffuse nella Valle del Nilo, quali il bianco orice dalle lunghe corna, essa presenta così ai nostri occhi una duplice personalità.

Giraffa
Il determinativo di "giraffa" si usava nella scrittura geroglifica per parole come: ser, che significava "predire" o "avvistare", perché questo erbivoro si poteva scorgere da molto lontano. In età preistorica non era un animale insolito nelle savane che allora fiancheggiavano il Nilo, dove ora è solo deserto. In età storica le giraffe e le sue code sono materia di importazione dai paesi dell'entroterra africano e dalla favolosa Punt.

Ippopotamo
La società contadina dell'antico Egitto ne temeva la devastante voracità dell'ippopotamo, che ancora una volta associava alle forze maligne del mondo: "Non ti ricordi- si narra nei testi di lodi dello scriba - della triste sorte del contadino? Quando è l'ora di registrare il raccolto, il rettile ne ha preso la metà, l'ippopotamo ha mangiato l'altra".
La caccia all'ippopotamo, antico privilegio dei re, assumeva così un significato rituale, come atto di annientamento di una manifestazione del male. Nell'ippopotamo femmina, invece, il ventre prominente richiamava l'immagine della gravidanza e l'animale simboleggiava la fecondità femminile. Era, in questo aspetto benigno, differenziato dal geroglifico rappresentato in posizione eretta, sotto le sembianza delle dee-ippopotamo Tueris e Opet, che proteggevano e favorivano maternità e parti.

Leone
Assai diffuso nella preistoria e ancora presente in Egitto nell'età tarda della civiltà faraonica, il leone fu elemento di rilievo nel simbolismo regale e nell'iconografia divina, quest'ultima per lo più femminile. Gli egizi conobbero della Panthera leo le forme diffuse nel mondo africano e vicino-orientale: il leone berbero (leo barbarus), il senegalese (leo senegalensis) e il persiano (leo persicus) e le designarono dapprima con il nome comune di Ru, poi con Maì, quest'ultimo nome spesso più specificatamente qualificato come Maì hesa (leone feroce). Il re viene molto spesso raffigurato accanto ad un leone, quasi come se condividessero la forza e la fierezza, ma per taluni si trattava di veri e propri leoni addestrati dai faraoni. Sulla regalità dell'animale, gli egizi non nutrivano dubbi; sin dalla preistoria. Ricordiamo ad esempio il leone personale di Ramses II, che secondo alcune fonti, affiancò il re a Kadesh.

Lepre
Questo animale, assai comune in Egitto, è rappresentato frequentemente nelle scene con paesaggi desertici e in quelle di caccia alla selvaggina, tanto da essere rappresentata nel verbo: Un, "correre", scritto con il bilittero wn (la lepre).

Maiale
La natura ferina, unita alla feroce voracità, è probabilmente responsabile della quasi generalizzata avversione che gli egizi provavano per l'animale, visto come una bestia impura (Il legame del maiale con Seth). Nei miti tradizionali il maiale è costantemente rappresentato in atto di divorare: secondo una versione del mito dell'Occhio di Horus, questo sarebbe stato inghiottito periodicamente da un grande maiale nero (Seth). In un'altra diffusa leggenda cosmologica, la Grande Scrofa celeste divora all'alba i suoi porcellini: le stelle.

Sciacallo
Oltre ad Anubi e Upuaut, il nero sciacallo egizio prestò il suo aspetto a molte divinità, sia nell'ambito degli dei funerari che in quelli guerrieri. Tra gli esseri divini, una particolare categoria di sciacalli, che altro nome non ebbero se non quello generico della specie, Sab, è costituita dagli esseri che nell'oltretomba trainano la barca solare nel corso della notte. Nella mitologia e geografia del periplo solare gli sciacalli furono associati all'Occidente.

Toro
Quando osserviamo i vari geroglifici che ritraggono i tori, ci accorgiamo subito che le corna variano molto, spesso riformi e alte, talvolta più corte. Questa particolarità non è dovuta di certo a delle licenze artistiche, ma più che altro ai diversi tipi di tori che portano anche lo stesso nome e possono dunque ritenersi, ad ogni buon conto, appartenenti alla stessa specie, frutto questo degli incroci artificiali operati dagli stessi egizi. Non è certo, benché assai probabile e comunque sicuro per l'età tarda, se gli egizi avessero buoi nelle loro mandrie o solo tori; i testi menzionano talvolta la castrazione ma né le raffigurazioni né il geroglifico, anche negli esempi più dettagliati, lasciano trapelare la differenza tra animali castrati e tori.


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