sabato 26 aprile 2014

Stele di Semna di Sesostri III


Quale sistema difensivo contro i Nubiani, che minacciavano l'Egitto da Sud, il faraone Sesostri III (circa 1877-1843), della XII dinastia, fece collocare una roccaforte militare in Nubia, all'estremità meridionale della seconda cateratta del Nilo.
Una catena di tre forti (a Semna, sulla riva occidentale del fiume, sull'isola di Uronarti, e a Kumma, sulla riva orientale) era completata da due muraglie: una a Nord, a Serra, e l'altra a Sud, a Sai.
Alcune iscrizioni, incise sulle rocce presso il fiume, ci danno testimonianza di questa attività del faraone. Una prima stele, risalente all'anno otto di regno, dimostra che erano state prese le più severe misure per impedire il passaggio dei Nubiani. Con tono più solenne e orgoglioso, la sottomissione della Nubia è commemorata in una seconda stele, dell'anno sedici, incisa su una roccia presso il forte di Semna e su di un'altra di identico contenuto, colloca nell'isola di Uronarti. 
In questo post si prenderà in considerazione solo la seconda stele, visto l'interessante descrizione che Sesostri III fa di se stesso.










Nell'immagine successiva potete notare a quali parti dell'iscrizione si fa riferimento. Affianco la stessa suddivisione su una copia in bianco e nero per facilitare il riconoscimento dei geroglifici.


Prima parte (gialla)

Seconda parte (verde)




Traduzioni di Alberto Elli

domenica 20 aprile 2014

Il Museo Egizio del Cairo: Statua di Tjay e Naia




I coniugi sono assisi su un sedile con schienale alto: l'uomo ha il palmo destro aperto poggiato sul ginocchio e la mano sinistra chiusa a pugno e appoggiata sulla coscia. La donna ha il palmo sinistro aperto sul ginocchio, mentre con la mano destra cinge la schiena del marito. Tra le due figure, sullo schienale è raffigurato Osiride in trono sotto un baldacchino; sulla parte inferiore del sedile stanno seduti, uno di fronte all'altra, odorando fiori di loto. Sul retro del sedile è scolpito un uomo assiso, che nella mano sinistra reca un drappo e un bastone-sekhem e nella destra un fiore di loto. I geroglifici incisi a bassorilievo sulla gonna di Tjay, sulla base d'appoggio dei piedi delle due statue, sopra la figura di Osiride e sul retro dello schienale contengono formule di offerta per Ra-Horakhti e per Ptah-Sokaris in favore del ka dei due coniugi. 

Dati 
Materiali: calcare
Altezza: 90 cm

Dati della scoperta
Luogo del ritrovamento: Saqqara
Epoca: Nuovo Regno (1550-1075 a.C.).
Archeologo: A. Mariette (1862).
Sala in cui è attualmente custodito: n°14

mercoledì 16 aprile 2014

Il fiore di Loto

In Egitto si trovavano due specie di ninfee, chiamate dai Greci e dai Latini "loti": il loto bianco e il loto azzurro. Il primo presenta delle foglie dal bordo dentellato, boccioli arrotondati e petali larghi e aperti; il secondo ha invece foglie dal bordo lineare, boccioli appuntiti e petali stretti. Il loto azzurro fu il più sacro e il più rappresentato nell'arte egizia. Poiché il fiore di loto alla sera si chiude e si immerge sotto la superficie dell'acqua, per poi risollevarsi e dischiudersi nuovamente al mattino, esso divenne facilmente un simbolo del sole e della creazione, oltre che della rinascita. Secondo un mito della città di Hermopolis, fu un grande loto che si sollevò dalle acque primordiali (Nun) e da cui, per la prima volta, sorse il sole. L'idea del giovane dio sole che appare come un fanciullo su un fiore di loto è ben descritta nel capitolo XV del Libro dei Morti e fu di frequente rappresentata nell'arte egizia. Questo giovane dio si chiamava Nefertum e portava spesso il titolo di ''signore dei profumi'', evidente allusione alla fragranza del loto stesso. Come simbolo di rinascita, il fiore venne anche strettamente associato al culto funerario. 
I quattro figli di Horus, che si prendevano cura del defunto, sono spesso raffigurati su un fiore che spunta da uno specchio d'acqua dinanzi al trono del dio Osiride, signore dei morti per eccellenza. Il Libro dei Morti contiene poi delle formule che permettevano al defunto di trasformarsi in un fiore di loto, al fine di resuscitare dopo la morte. Un piccolo busto di Tutankhamon (sopra) esprime questo concetto e mostra la testa del giovane faraone che si innalza sopra un fiore di loto a una nuova vita. Il loto appare in scene in cui esso viene offerto agli dei e, durante il Nuovo Regno, viene dipinto nelle tombe in scene di banchetto, sopra delle giare di vino (l'essenza del fiore di loto era forse usata nella preparazione del vino per le sure leggere proprietà narcotiche). Nello stesso periodo il loto divenne un simbolo dell'Alto Egitto. 

sabato 12 aprile 2014

Il trattato di pace tra egizi e hittiti: testo geroglifico dell'intestazione

Con una serie di post andrò a presentare l'intero testo del trattato di pace tra egizi e hittiti in seguito alla battaglia di Kadesh, il trattato risale al 1268 a.C circa; iniziamo con l'intestazione.

(clicca sull'immagine per ingrandirla)

Per avere una maggiore comprensione del testo è necessario suddividerlo in quattro parti e analizzare parola per parola, in modo che possiate individuarla nell'intestazione completa.  Nell'immagine vedrete la riga di riferimento, mentre sotto si trova la scomposizione in parole.

Riga 1:


Riga 2:


Riga 3:


Riga 4:


Per ingrandire i testi, basta semplicemente cliccare sull'immagine. Buona lettura.




Traduzioni di Alberto Elli