giovedì 31 luglio 2014

Amenhotep III e i suoi scarabei: matrimonio con la principessa mitannica Khilughipa


Dopo aver analizzato lo scarabeo di Ty, passiamo a quello del matrimonio con Khilughipa. È il più interessante tra gli scarabei di Amenhotep III, del quale sono noti cinque esemplari. Esso celebra il matrimonio, avvenuto nel'anno decimo di regno, tra Amenhotep III e Khilughipa, figlia di Shuttarna II, re di Mitanni. La giovane principessa era giunta in Egitto accompagnata da ben 317 damigelle d'onore. 

Comparazione del testo con l'originale:




Traduzione del testo: 


domenica 20 luglio 2014

Il villaggio di Deir el-Medina


Deir el Medina si trova in una stretta valle desertica non lontano dalla valle dei re e delle regine. La città ospitava gli operai, e le loro famiglie, impiegati nelle costruzione e decorazione delle tombe reali della valle dei re. Deir el Medina venne fondata da Thotmosis I e rimase abitata per più di 400 anni, fino a quando, all’inizio della XXI dinastia, venne definitivamente abbandonata. Nel corso della sua esistenza, la città fu ingrandita almeno 2 volte, sotto Thotmosis III e Ramses II.
La comunità degli operai era chiamata “Servitori della sede di Maat” (Maat è la Dea che personifica la verità) ed era formata da lavoratori specializzati, come carpentieri, scultori, pittori, cavapietre e manovali. Gli operai erano divisi in due squadre, ognuna con il suo caposquadra, che si davano il cambio ogni 10 giorni: erano inoltre controllati da uno scriba reale e dal Visir. Il caposquadra aveva invece il compito di tenere una lista aggiornata delle presenze giornalieri e delle eventuali assenze con relative giustificazioni: parto della moglie, ammalato, bisticci familiari e così via. Ovviamente i falsi malati o ritardatari erano sottoposti a sanzioni.
Poiché gli operai i luoghi segreti delle tombe dei faraoni, essi non godevano di piena liberà di movimento. La città era infatti racchiusa da un muro di cinta, per permettere così una più facile sorveglianza sulla comunità. Tuttavia, si trattava sempre di un gruppo di operai privilegiati con un buon tenore di vita. La comunità era alle dirette dipendenze del sovrano, che provvedeva al loro completo sostentamento. Essi erano pagati con beni di consumo distribuiti alla fine di ogni mese. Il salario consisteva per lo più in grano, ma potevano essere dati anche altri prodotti: carne, vino, sale, stoffe e legna. Gli operai ricevano poi ogni giorno, acqua, verdure fresche e pesce. Il sovrano forniva inoltre tutte le attrezzature necessarie al lavoro nelle tombe. Va comunque detto che gli operai non erano pagati tutti allo stesso modo, ma ricevano un salario in rapporto alla loro funzione.
 A Deir El Medina è attestato quello che può essere considerato il primo caso di sciopero storicamente avvenuto. Un papiro ci informa che durante il regno di Ramses III (XX Dinastia) gli operai ricorsero a vere e proprie dimostrazioni di protesta, rifiutandosi di lavorare a causa dei ritardi nel pagamento dei salari. Nel papiro gli operai affermano di essere affamati, di non avere cibo e vesti e di non ricevere pagamenti da parecchi giorni.

Le case degli operai di Deir El Medina erano abbastanza modeste, ma vanno considerate in funzione del clima di un Paese caldo, dove si trascorreva molto tempo all'aperto. Avevano pianta rettangolare ed erano composte da 4 o 5 stanze, situate una dietro l’altra; erano in genere costituite da un solo piano, anche se tutte avevano scale interne che conducevano alla terrazza sul tetto, dove si poteva eventualmente dormire nelle notti più calde. Le abitazioni erano costruite in mattoni, le porte e le finestre erano però inquadrate in cornici di pietra. La prima stanza, leggermente più bassa del piano stradale, era probabilmente un soggiorno con una curiosa costruzione in mattoni, forse una tavola o un letto. Seguiva poi la stanza principale, dove viveva la famiglia. Questa stanza, che era la più grande e la meglio decorata, aveva una panca in mattoni; al centro vi erano una o due colonne in legno, mentre addossato a una parete si trovava un piccolo altare per il culto degli antenati. Da qui si accedeva a una o due camere da letto. L’ultima stanza era la cucina, dove si trovavano un forno, un mortai e delle giare per l’acqua; dalla cucina si poteva scendere in una cantina sotterranea per la conservazione del cibo o degli oggetti preziosi della famiglia. I muri esterni delle case erano intonacati di bianco, mentre sopra le porte, dipende in rosso, era indicato il nome del proprietario. A Deir El Medina sono stati trovati gli archivi degli operai, costituiti da papiri e da testi scritti su schegge di calcare o cocci di vasellame (gli ostraka).
I testi su papiro, gli ostraka e le iscrizioni ritrovati all'interno delle case dimostrano come il numero delle persone che sapevano leggere e scrivere a Deir El Medina fosse abbastanza elevato; questi testi ci permettono inoltre di farci un’idea di quella che doveva essere la vita di una comunità al di fuori dell’ambito della corte e della nobiltà. C’è un testo, ad esempio, che descrive come un operaio di nome Menna abbia avuto grosse difficoltà per ottenere il pagamento di un vaso di grasso che aveva venduto al funzionario di Polizia Montumosi. I numerosi esercizi scolastici e letterari contenuti in questi testi ci suggeriscono che la comunità aveva una propria scuola. Sappiamo inoltre che nella città vi era un tribunale che risolveva le contese interne o di minore rilevanza. Alcune iscrizioni su ostraka contengono infatti la registrazione di cause portate davanti al tribunale, i cui membri erano gli stessi operai che lavoravano nelle tombe. Vicino alla città vennero costruite numerose cappelle, dedicate al culto di varie divinità, e una necropoli. Tra le divinità più venerate della popolazione si possono citare la Dea Hathor, il Dio Amon, e la Dea serpente locale chiamata Mertseger, cioè “Colei che ama il silenzio”. 
Le tombe degli operai erano formate da una parte sotterranea che ospitava il corpo del defunto con il suo corredo funerario, mentre al di sopra del suolo vi era una cappella dedicata al culto funerario e una piccola piramide.

sabato 12 luglio 2014

Gli epiteti degli Dei

Così come i re e le regine, nell'antico Egitto, anche gli dei avevano titoli ed epiteti che venivano a loro associati. Questi "riconoscimenti" molto spesso sono simili tra di loro, servivano quindi come preambolo al nome della divinità, oltre che per uno scopo puramente rituale. 
I titoli dei vari dei ci permettono anche di capire le loro funzioni, così Anubis è chiamato Imy Wt (quello delle bende) proprio per indicare il ruolo primario del dio nella mummificazione. 
Harpocrates è definito Tepy-en Asir (Primo degli Osiris) per rammentarci che ogni re vivo era Horus e da morto diventava Osiride, oltre ad indicare lo stretto legame fra il giovane Horus e suo padre.
Tra gli epiteti di Thot troviamo Neb Khemnu (Signore di Ermopolis), questo titolo oltre a rinsaldare il legame tra il dio ibis e la città di Ermopolis, l'antica Khemnu, ci rammenta anche che Thot è chiamato: "quello dell'otto", poiché il nome di Ermopolis in antico egizio è scritto con otto linee, una per ogni creatura primordiale che generò il sole (quattro rane e quattro serpenti).
Così facendo ogni divinità ha titoli personali, ma tuttavia ci sono titoli comuni che si ripetono spesso per ogni dio.



Ci sono poi titoli che possono essere legati solo ad un gruppo di divinità o a più di una, esempio è il titolo che condividono Bastet e Sekhmet, entrambe infatti erano un occhio del dio Ra. Anche se questo titolo con il tempo è stato associato anche ad altre divinità. 


Facciamo ora qualche esempio di titolatura completa, di seguito riporto i titoli della dea Uadjet, patrona del Basso Egitto, rappresentata da un cobra e signora di Buto.


Infine bisogna aggiungere che molto spesso i vari epiteti possono essere scritti con grafie diverse. In geroglifico non ha importanza se la lettera A è scritta con l'avvoltoio egiziano o l'avambraccio, quindi di conseguenza possiamo ritrovarci spesso davanti a variazioni di ogni sorta, che tuttavia non cambiano il significato del titolo divino. Di seguito è riportata la titolatura di Sobek.





domenica 6 luglio 2014

I generi letterari egizi

Spesso per l'antichità il termine "letteratura" racchiude l'intera produzione scritta di una lingua. Di fronte all'abbondanza dei testi egizi, si possono definire alcune grandi categorie che compongono questa letteratura: religiosa, profana e tecnica.
Una questione rimane da chiarire: quanti egizi sapevano leggere e scrivere? Purtroppo non è possibile determinare con precisione la percentuale di alfabetizzati sull'intera popolazione. Tuttavia è ipotizzabile che le classi che sapessero scrivere e leggere fossero tutte quelle implicate nei lavori amministrativi, escludendo quindi contadini e servi.

I testi religiosi
I testi funebri furono i primi ad essere prodotti. Alla fine dell'Antico Regno (fine della V e della VI dinastia), i Testi delle Piramidi, che decorano gli appartamenti funebri, costituiscono il più antico esempio di scrittura funebre e mitologica. Queste scritture sono riservate esclusivamente al faraone: ne assicuravano la sopravvivenza dopo la morte in compagnia di Ra e degli dei.


Testi rituali
Esistono anche alcuni testi rituali che ci sono pervenuti più o meno completi (Rituale per respingere il male, Rituale dell'imbalsamazione, Rituale dell'apertura della bocca, ecc.). All'inizio erano scritti in ieratico su papiro e venivano usati dai sacerdoti durante le cerimonie. Tuttavia i muri dei templi tolemaici riprendono in molti punti la trascrizione su pietra di alcuni rituali o testi mistici.

Inni e preghiere
È soprattutto a partire dal Medio Regno che si sviluppano gli inni e le preghiere in onore degli dei. Si ritrovano fino alla fine della storia dell'antico Egitto su differenti supporti: pareti delle tombe e dei templi, steli, papiri e ostraci (pezzi di pietra o di coccio che venivano utilizzati come supporto per scrivere).


Testi profani
Accanto all'abbondante produzione dei testi religiosi esistevano anche opere profane costituite essenzialmente da favole e insegnamenti. Tutte le composizioni letterarie avevano lo scopo di istruire il lettore. Le favole lo facevano in modo ricreativo, riprendendo situazioni e personaggi dal quotidiano. Esse rivelano una costruzione letteraria piuttosto articolata, il che va a suffragare l'idea che fossero tratte dalla tradizione orale. Pochissime erano le opere di finzione.

Le favole
Appaiono nel Medio Regno: i grandi classici sono Le avventure di Sinuhe, Il naufrago, Cheope e i maghi, Il paesano eloquente. Nel Nuovo Regno ricordiamo: I due fratelli, Horus e Seth, Verità e menzogna, La presa di Joppe.

Gli insegnamenti
Gli insegnamenti erano testi che si presentavano spesso sotto forma di precetti da parte di un uomo maturo nei confronti di un giovane (il padre al figlio, il maestro all'allievo). Venivano usati per formare i giovani scribi, dal Medio Regno fino all'epoca tolemaica.



Testi tecnici
Non erano i più numerosi. Fra questi i papiri medici erano i più importanti, in quanto descrivevano i rimedi da utilizzare per guarire diversi malanni. Fra  i testi di matematica, il papiro Rhind è il più completo: contiene 87 problemi di aritmetica e di geometria, di cui vengono riportate le rispettive soluzioni. Infine, fra i testi più curiosi e interessanti, è da segnalare un trattato di storia naturale che fornisce da una parte la descrizione di molti rettili (precisando l'eventuale pericolosità dei loro morsi) e dell'altra la preparazione dei rimedi per guarire dai morsi stessi.


Le scritture egizie ci permettono di raccogliere informazioni e di sapere come gli egizi concepivano il mondo in cui vivevano; come ad esempio il Papiro Erotico di Torino. È anche grazie a questi testi, spesso alquanto frammentari, che noi storici possiamo ricostruire la piccola e la grande storia dell'Egitto.