domenica 20 luglio 2014

Il villaggio di Deir el-Medina


Deir el Medina si trova in una stretta valle desertica non lontano dalla valle dei re e delle regine. La città ospitava gli operai, e le loro famiglie, impiegati nelle costruzione e decorazione delle tombe reali della valle dei re. Deir el Medina venne fondata da Thotmosis I e rimase abitata per più di 400 anni, fino a quando, all’inizio della XXI dinastia, venne definitivamente abbandonata. Nel corso della sua esistenza, la città fu ingrandita almeno 2 volte, sotto Thotmosis III e Ramses II.
La comunità degli operai era chiamata “Servitori della sede di Maat” (Maat è la Dea che personifica la verità) ed era formata da lavoratori specializzati, come carpentieri, scultori, pittori, cavapietre e manovali. Gli operai erano divisi in due squadre, ognuna con il suo caposquadra, che si davano il cambio ogni 10 giorni: erano inoltre controllati da uno scriba reale e dal Visir. Il caposquadra aveva invece il compito di tenere una lista aggiornata delle presenze giornalieri e delle eventuali assenze con relative giustificazioni: parto della moglie, ammalato, bisticci familiari e così via. Ovviamente i falsi malati o ritardatari erano sottoposti a sanzioni.
Poiché gli operai i luoghi segreti delle tombe dei faraoni, essi non godevano di piena liberà di movimento. La città era infatti racchiusa da un muro di cinta, per permettere così una più facile sorveglianza sulla comunità. Tuttavia, si trattava sempre di un gruppo di operai privilegiati con un buon tenore di vita. La comunità era alle dirette dipendenze del sovrano, che provvedeva al loro completo sostentamento. Essi erano pagati con beni di consumo distribuiti alla fine di ogni mese. Il salario consisteva per lo più in grano, ma potevano essere dati anche altri prodotti: carne, vino, sale, stoffe e legna. Gli operai ricevano poi ogni giorno, acqua, verdure fresche e pesce. Il sovrano forniva inoltre tutte le attrezzature necessarie al lavoro nelle tombe. Va comunque detto che gli operai non erano pagati tutti allo stesso modo, ma ricevano un salario in rapporto alla loro funzione.
 A Deir El Medina è attestato quello che può essere considerato il primo caso di sciopero storicamente avvenuto. Un papiro ci informa che durante il regno di Ramses III (XX Dinastia) gli operai ricorsero a vere e proprie dimostrazioni di protesta, rifiutandosi di lavorare a causa dei ritardi nel pagamento dei salari. Nel papiro gli operai affermano di essere affamati, di non avere cibo e vesti e di non ricevere pagamenti da parecchi giorni.

Le case degli operai di Deir El Medina erano abbastanza modeste, ma vanno considerate in funzione del clima di un Paese caldo, dove si trascorreva molto tempo all'aperto. Avevano pianta rettangolare ed erano composte da 4 o 5 stanze, situate una dietro l’altra; erano in genere costituite da un solo piano, anche se tutte avevano scale interne che conducevano alla terrazza sul tetto, dove si poteva eventualmente dormire nelle notti più calde. Le abitazioni erano costruite in mattoni, le porte e le finestre erano però inquadrate in cornici di pietra. La prima stanza, leggermente più bassa del piano stradale, era probabilmente un soggiorno con una curiosa costruzione in mattoni, forse una tavola o un letto. Seguiva poi la stanza principale, dove viveva la famiglia. Questa stanza, che era la più grande e la meglio decorata, aveva una panca in mattoni; al centro vi erano una o due colonne in legno, mentre addossato a una parete si trovava un piccolo altare per il culto degli antenati. Da qui si accedeva a una o due camere da letto. L’ultima stanza era la cucina, dove si trovavano un forno, un mortai e delle giare per l’acqua; dalla cucina si poteva scendere in una cantina sotterranea per la conservazione del cibo o degli oggetti preziosi della famiglia. I muri esterni delle case erano intonacati di bianco, mentre sopra le porte, dipende in rosso, era indicato il nome del proprietario. A Deir El Medina sono stati trovati gli archivi degli operai, costituiti da papiri e da testi scritti su schegge di calcare o cocci di vasellame (gli ostraka).
I testi su papiro, gli ostraka e le iscrizioni ritrovati all'interno delle case dimostrano come il numero delle persone che sapevano leggere e scrivere a Deir El Medina fosse abbastanza elevato; questi testi ci permettono inoltre di farci un’idea di quella che doveva essere la vita di una comunità al di fuori dell’ambito della corte e della nobiltà. C’è un testo, ad esempio, che descrive come un operaio di nome Menna abbia avuto grosse difficoltà per ottenere il pagamento di un vaso di grasso che aveva venduto al funzionario di Polizia Montumosi. I numerosi esercizi scolastici e letterari contenuti in questi testi ci suggeriscono che la comunità aveva una propria scuola. Sappiamo inoltre che nella città vi era un tribunale che risolveva le contese interne o di minore rilevanza. Alcune iscrizioni su ostraka contengono infatti la registrazione di cause portate davanti al tribunale, i cui membri erano gli stessi operai che lavoravano nelle tombe. Vicino alla città vennero costruite numerose cappelle, dedicate al culto di varie divinità, e una necropoli. Tra le divinità più venerate della popolazione si possono citare la Dea Hathor, il Dio Amon, e la Dea serpente locale chiamata Mertseger, cioè “Colei che ama il silenzio”. 
Le tombe degli operai erano formate da una parte sotterranea che ospitava il corpo del defunto con il suo corredo funerario, mentre al di sopra del suolo vi era una cappella dedicata al culto funerario e una piccola piramide.

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