lunedì 10 novembre 2014

I misteri della piramide di Cheope


Ancora oggi, la grande piramide di Cheope è una vera miniera di informazioni per gli storici. I suoi tanti misteri, in parte irrisolti, costituiscono un'attrattiva irresistibile anche per gli appassionati e continuano ad alimentare la loro immaginazione. 
I film e i romanzi a sfondo storico non sono stati i soli ad aver alimentato il mito della grande piramide di Cheope: persino i fumetti hanno contribuito a rendere immortale questo incredibile monumento con le avventure di Blake e Mortimer, famosissime in Francia e in Belgio e note anche nel nostro paese agli appassionati del genere. Al disegnatore belga Edgar Pierre Jacobs, infatti, si deve un'opera intitolata proprio Il mistero della grande piramide (pubblicato in Italia da Alessandro Editore). 
Tutta questa produzione artistica riflette l'interesse che da sempre circonda la piramide, i tesori in essa nascosti e le ragioni che portarono alla sua costruzione. Nel corso dei secoli, egittologi, esploratori, astronomi e cultori delle discipline esoteriche hanno formulato le più disparate teorie sulla possibile destinazione dell'edificio ipotizzando che si trattasse di un osservatorio astronomico, di un luogo di culto o, addirittura, della testimonianza lasciata da una civiltà extraterrestre. Ancora oggi, in molti sono convinti che all'interno della piramide esistano passaggi inesplorati e cavità segrete. Tutti, in ogni caso, sono incantati da questo prodigio dell'architettura, l'unica tra le "sette meraviglie" del mondo antico che sia giunta quasi intatta fino a noi. 
In effetti, la grande piramide che spicca nel deserto egizio possiede tutte le caratteristiche per stimolare la fantasia: la sua forma è perfetta, le sue proporzioni sono così precise ed equilibrate da sembrare frutto di un miracolo di precisione. Ciascuno dei lati della base misura 230 metri, con uno scarto che non supera i 20 centimetri. In alcuni punti, poi, i blocchi di pietra sono allineati con tale cura che neanche la lama di un coltello riuscirebbe a separarli. 
A distanza di secoli dalla sua costruzione, dunque, la piramide di Cheope colpisce l'immaginario del pubblico: basti pensare, del resto, che fino alla costruzione della Torre Eiffel, nel 1887-1889, è rimasta il monumento più alto costruito dall'uomo. Gli archeologi e gli avventurieri che si inerpicano sulle sue pareti nel corso del XIX secolo scoprirono un panorama mozzafiato, forse il più straordinario di tutto l'Egitto (ad oggi è proibito arrampicarsi sulle piramidi). Proprio gli archeologi che hanno studiato l'edificio hanno donato alla scienza una miniera di informazioni: prima che avvenisse la loro scoperta, le piramidi erano completamente sepolte dalla sabbia del deserto, e con esse i nomi e la storia di numerosi faraoni e regine. Alcuni misteri, però, e tra i più affascinanti, sono tutt'altro che risolti. 


Il sole o le stelle? 
La posizione della piramide di Cheope e il suo presunto perfetto allineamento con quelle di Chefren e di Micerino hanno portato alcuni studiosi a formulare le più svariate ipotesi, dalle più fondate alle più eccentriche. Uno dei quesiti fondamentali riguarda il motivo per cui l'edificio fu costruito. I primi cristiani credevano che le piramidi fossero i "granai dei faraoni", una spiegazione peraltro avvallata dalla Bibbia. Più tardi, alcuni astronomi hanno ipotizzato che la posizione delle tre piramidi di Giza fosse da mettere in relazione con quella dei corpi celesti. Guardando la piramide di Cheope da vicino, infatti, si nota che i suoi pozzetti di aerazione sono probabilmente allineati proprio come i principali astri, per esempio la Stella Polare o la Costellazione di Orione. Gli studi più recenti, tuttavia, sembrano confermare che la grande piramide fu costruita, come tutte le altra della regione, per consentire al re di intraprendere il suo ultimo viaggio, quello nell'aldilà. Simbolicamente, quindi, la forma piramidale doveva costituire una scala, una specie di trampolino per agevolare l'ascesa dell'anima del re defunto verso l'altro mondo. Più difficile è stabilire se la destinazione immaginata dagli egizi per lo spirito di Cheope fosse il sole, dominio di Ra, o una stella. Un versetto dei Testi delle piramidi recita infatti: "O re, sei la stella brillante, compagna di Orione". Nondimeno, bisogna aggiungere, che il cielo sopra la piana di Giza non è lo stesso di quattromila anni fa, poiché esiste in astronomia un fenomeno chiamato: moto stellare

I segreti della costruzione
La piramide di Cheope si sviluppa intorno a tre ambienti principali: la "camera del re", che corrispondeva alla sua stanza funeraria, una camera intermedia (detta impropriamente "della regina") e un locale sotterraneo, rimasto incompiuto. Alcuni degli avvenimenti che segnarono la realizzazione dell'edificio sono stati ricostruiti dagli storici: è stato stabilito, per esempio, che il progetto fu modificato in corso d'opera, dal momento che l'ingresso conduce inizialmente alla camera incompiuta. Sempre dall'ingresso, si diparte un corridoio ascendente, che poi si divide in due per giungere nella "grande galleria"; questa, a sua volta, conduce alla camera mortuaria. Altri cunicoli, molto più angusti, fungevano da pozzetti di aerazione collegando le due camere principali alla superficie esterna della piramide. 



A quanto sembra, la cosiddetta "camera della regina" ritrovata all'interno della piramide di Cheope non fu mai destinata a una sposa reale. I primi esploratori che la scoprirono vollero chiamarla in questo modo, ma oggi gli archeologi sono propensi a credere che la stanza non fosse mai stata utilizzata, e che i suoi lavori di costruzione rimasero incompiuti a causa di una modifica del progetto iniziale. 
La camera reale, apparentemente destinata ad accogliere le spoglie di Cheope, fu interamente realizzata in granito rosa di Assuan. Solamente sulla volta si contano nove lastre da cinquanta tonnellate ciascuna: per sostenere un simile peso, l'architetto progettò un soffitto ad arco. Su alcune di queste lastre gli esploratori hanno scoperto persino dei graffiti: si tratta di incisioni lasciate dagli operai che lavorarono nella piramide. Questi geroglifici, peraltro, costituiscono l'unica traccia conosciuta del nome di Cheope all'interno della piramide. All'interno dell'edificio è stato ritrovato anche il sarcofago di granito probabilmente appartenuto a Cheope. Il fatto che sia rimasto nella sua sede originale non è certo da attribuire al buon cuore dei saccheggiatori, bensì alle sue dimensioni: probabilmente, la costruzione della stanza fu portata a termine solo dopo avervi introdotto l'enorme bara di pietra. 

Il Cantiere
Quante persone lavorarono nel cantiere della grande piramide? È impossibile stabilire una cifra esatta, anche se alcuni egittologi parlano di centomila operai che sarebbero stati impiegati lungo un arco di circa venti anni. Contrariamente a quanto si può pensare, molti di loro non erano schiavi, ma contadini che venivano ingaggiati durante i tre mesi della piena del Nilo. Quattromila operai specializzati, invece, erano alloggiati per tutto l'anno vicino al cantiere. Vi è poi un mistero che per secoli ha costituito uno dei grandi enigmi della storia: come fecero gli egizi a spostare i blocchi di pietra necessari alla costruzione della piramide, la cui massa totale ammonta a ben sei milioni di tonnellate? Per decenni gli scienziati hanno immaginato ogni sistema possibile. A oggi, sembrerebbe da escludere l'ipotesi secondo cui gli egizi sollevassero le pietre per mezzo di pulegge. Si ritiene, invece, che avessero predisposto delle rampe, lungo le quali le pietre venivano fatte scivolare con delle specie di slitte. A supporto di questa teoria esiste anche un affresco datata al 1850 a.C. circa, ritrovato nella tomba di un certo Dehutihotep, a El Bersha: vi sono raffigurate diverse squadre di operai impegnate a trascinare una statua colossale. Si può immaginare, quindi, che questa tecnica fosse simile a quella utilizzata per spostare gli enormi blocchi della piramide di Cheope.
Un'ultima curiosità: all'interno della piramide, e più precisamente nei pozzetti di aerazione della camere "della regina", sono stati ritrovati una mola di granito e un gancio di ferro. Utensili dimenticati da un operaio distratto? Se la loro autenticità venisse confermata, si tratterebbe degli unici strumenti conosciuti tra quelli utilizzati nel cantiere originale.

Passaggi verso l'aldilà
Uno dei misteri che circondano la grande piramide riguarda i cunicoli riportati alla luce dai ricercatori già nel XIX secolo. Nessun'altra piramide possiede passaggi di questo tipo, e le diverse ipotesi sulla loro funzione hanno catturato l'attenzione di molti specialisti. Nella concezione dell'epoca, si trattava forse di passaggi che dovevano agevolare il cammino verso l'aldilà di due incarnazioni divine del faraone Cheope, vale a dire il dio del sole e il falco Horus, dio del cielo e della luce. Di fatto, Cheope aveva una filosofia religiosa particolare: si proclamava dio del sole già da vivo, contrariamente ai suoi predecessori che acquisivano questa nuova natura solo dopo la morte.
Due dei tre cunicoli individuati sboccano all'aria aperta, mentre un altro ha delle caratteristiche davvero singolari e misteriose. È largo appena venti centimetri, lungo circa 60 metri e inclinato di quanta gradi. Dalla "camera della regina" procede verso sud ma, a differenza dei due condotti che si dipartono dalla "camera del re" (orientati a nord e a sud), non sfocia all'esterno della piramide: termina, invece, su una pesante porta dalle maniglie di bronzo. Cosa nasconde? Per svelare questo mistero, nel settembre del 2002, è stato impiegato un piccolo robot chiamato "Pyramid Rover". Davanti alla telecamere della televisione egiziana, il dispositivo si è introdotto nel cunicolo, ha percorso i sessanta metri in pendenza ed è arrivato davanti alla misteriosa porta. Dopodiché, ha praticato un foro per introdurre una telecamera, ma sfortunatamente il mistero è rimasto irrisolto: ciò che Pyramid Robot si è ritrovato davanti era... un'altra porta! Il nuovo ostacolo è stato testato con gli ultrasuoni: a quanto pare, è spesso ben nove centimetri e custodisce gelosamente i suoi segreti.

Dove è finita la mummia di Cheope?
La madre di Cheope, Hetepheres, ebbe la fortuna di essere seppellita nell'unica tomba rimasta intatta dell'Antico Regno: essendo stata risparmiata dai saccheggiatori, la tomba di Hetepheres, ha restituito tesori di inestimabile valore, gioielli, arredi e persino organi umani imbalsamati e conservati nei tradizionali vasi canopi. Anche in questo caso, però, resta da chiarire un mistero, dato che il sarcofago della regina è stato ritrovato vuoto. Dov'è finita, quindi, la mummia di Hetepheres? Quanto a Cheope, non si sa molto di più. Senza dubbio il faraone fu mummificato, proprio come ogni altro personaggio di alto lignaggio, ed è molto probabile che la grande piramide sia stata la sua ultima dimora. Ma dove sono le sue spoglie mortali?
Solo all'interno della Piramide di Menkaura (Micerino) fu ritrovata la mummia (andata perduta nel naufragio della Beatrice, la nave che dall'Egitto doveva trasportare il corpo del re fino in Inghilterra), sappiamo che i predatori dell'antichità erano interessati all'oro del corredo funerario, mentre le salme dei defunti venivano lasciate al loro posto. Ma allora, che ne è stato della mummia di Cheope? E supponendo che la grande piramide non abbia mai contenuto la sua mummia, a cosa serviva? La ricerca rimane aperta, e così le ipotesi degli scienziati e degli appassionati... ma c'è un'ultima domanda che bisogna porsi: e se il corpo di re Cheope si trovasse ancora nella Grande Piramide? 

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