venerdì 28 novembre 2014

La cronologia egizia

Per datare i fatti dell'antico Egitto, a volte, bisogna procedere per approssimazione anche di diverse decine di anni, e questo perché i documenti dell'epoca non sempre permettono di ricostruire l'esatto ordine di successione dei faraoni e la durata dei rispettivi regni... ma quali sono le certificazioni a cui si affidano gli egittologi?
Gli archeologi hanno potuto ricostruire la cronologia dei regni dell'antico Egitto grazie alle numerose liste di faraoni ritrovate nei diversi scavi. Tra queste, meritano una menzione particolare la "pietra di Palermo" e il "Canone reale" conservato a Torino. Si tratta di due tra gli elenchi più completi in nostro possesso.


La pietra di Palermo
A dispetto del suo nome, la pietra di Palermo è a tutti gli effetti un reperto di origine egizia. Gli egittologi ritengono che facesse parte di un unico blocco di diorite lungo oltre due metri e alto sessanta centimetri. Il frammento che prende il nome dal capoluogo siciliano, dove è custodito dal 1877, misura solo trenta centimetri di base per quarantatré di altezza; altre parti più piccole della stele originaria sono conservate al Museo Egizio del Cairo e presso la Collezione Petrie di Londra. Non si conosce l'esatta provenienza della pietra, che tuttavia rimane un documento estremamente importante perché riporta una lista dei re dell'Alto e del Basso Egitto, dal periodo predinastico fino alla V dinastia. Per ciascun sovrano sono riportati gli eventi salienti che ne caratterizzarono il regno, come le feste religiose, la costruzione di templi, le spedizioni militari e i livelli raggiunti dalla piena del Nilo. In alcuni casi, la cronistoria è molto dettagliata. Accanto al nome del faraone Snefru (2575-2551 a.C.), per esempio, la pietra riporta le cifre riassuntive di una spedizione (condotta probabilmente nel regno di Kerna) che fruttò all'Egitto settemila prigionieri e duecentomila capi di bestiame.

Un documento ricco, ma pieno di lacune
La pietra di Palermo è servita anche a svelare il mistero di alcuni rapporti di parentela. Per esempio, gli egittologi hanno potuto stabilire che Meresankh I, sposa di Huni, ultimo re della III dinastia, era probabilmente la madre del faraone Snefru. Purtroppo, a dispetto della ricchezza di certi dettagli, le liste reali trascritte sulla pietra di Palermo presentano parecchie lacune, dovute soprattutto alla frammentazione della stele in varie parti. Molti dei nomi della II dinastia, per esempio, sono scomparsi; inoltre, la cronologia descritta dalla pietra di Palermo si ferma al regno di Neferirkara (2446-2426 a.C.), terzo faraone della V dinastia. Ma, fortunatamente, si è riusciti a colmare questi vuoti facendo ricordo ad altre fonti, come il "Canone reale" di Torino.

Un papiro sorprendente
Scoperto a Menfi nel XIX secolo, il "Canone reale" custodito al Museo Egizio di Torino può a prima vista risultare deludente, a causa dell'imperfetto stato di conservazione. Chi lo immagina come un magnifico papiro colorato e illustrato, potrà rimanere piuttosto sorpreso nel trovarsi davanti un documento frammentario, simile a un grande puzzle: non vi sono disegni né decorazioni di alcun genere, ma solo testo, spesso reso illeggibile da numerosi buchi e lacerazioni.
Eppure, nonostante il suo aspetto così poco affascinante, il Canone di Torino è uno dei reperti più importanti del museo piemontese e un punto di riferimento irrinunciabile per ogni egittologo, poiché contiene una lista completa dei più grandi faraoni dell'antico Egitto.

L'emozione di Champollion
Nell'autunno del 1824, Jean-François Champollion si recò a Torino per procedere all'inventario delle collezioni appena arrivate dall'Egitto. Esaminando il "Canone reale", si rese conto di avere tra le mani un documento unico e di valore inestimabile, nonché un supporto indispensabile per ricostruire la cronologia della civiltà faraonica. In una lettera indirizzata al fratello, il sei novembre dello stesso anno, il grande egittologo francese descrisse con grandissima emozione il suo primo approccio al Canone: "Ho visto scorrere sotto le mie dita nomi e anni di cui si era completamente perso il ricordo, nomi di dei che non hanno più altari da quindici secoli; ho raccolto, trattenendo il fiato per paura di ridurlo in polvere, questo frammento di papiro, ultimo e unico ricordo di un re che, ancora in vista, si sentiva soffocare nell'immenso palazzo di Karnak".

Il "Canone reale": istruzioni per l'uso
Il "Canone reale" di torino riporta l'elenco dei faraoni che si sono succeduti sul trono d'Egitto all'era predinastica, vale a dire quella che precedette la I dinastia, fino all'inizio del Nuovo Regno. I primi nomi della lista corrispondono senza dubbio a figure mitiche di sovrani che avrebbero regnato sulla terra dopo gli dei: sono i cosiddetti "Servitori di Horus". L'ultimo faraone menzionato su questo papiro, invece, è Merenptah (1235-1224), figlio e successore di Ramses II: il prezioso documento fu redatto proprio durante il regno di quest'ultimo, quindi verso il 1250 a.C. Le informazioni raccolte dallo scriba sono numerose: per ogni sovrano sono riportati il nome, la durata del regno calcolata in anni, mesi e giorni, e le date dei giubilei (le feste Sed). Ogni tanto l'estensore del papiro si cimenta anche in qualche somma: per esempio, dal regno di Menes (o Narmer, 2920 a.C. circa) fino alla fine della VI dinastia, il documento riporta un totale di 955 anni di regni faraonici.

Quando gli dei regnavano sulla terra...
Secondo le credenze dell'epoca, all'alba dei tempi erano gli dei a regnare sulla terra d'Egitto. Lo stesso "Canone reale" si apre con i nomi di alcune tra le più importanti divinità egizie, integrando perfettamente il mito con il dato storico. In base a questo testo, "l'età dell'oro" si aprì con i regni di Ptah e di Ra, durati rispettivamente 9000 e 992 anni. Re, poi, cedette il trono a figlio Shu, il dio dell'aria che aveva separato il cielo dalla terra: questi regnò per 700 anni. Dopo di lui fu la volta di Gheb, re per 501 anni, e di Osiride, che guidò l'Egitto "solamente" per 443 anni. Dopo l'aspra e interminabile lotta con Seth, fu poi Horus a salire sul trono: il celebre "Mito di Horus" inciso sui muri del tempio tolemaico di Edfu colloca questo evento nell'anno "363 di Sua Maestà il re dell'Alto e del Basso Egitto Ra-Horakhty". Il canone cita poi altri tre dei: Thot, Maat e una forma di Horus il cui nome è andato perduto. A questi seguirono ancora nove dei, poi il potere passò in modo definitivo agli uomini. Il primo re umano citato dal papiro è Meni (il Menes degli storici greci Eratostene e Manetone), personaggio che secondo alcuni studiosi coincide con il celebre Narmer o con il re Scorpione. Secondo la pietra di Palermo, invece, il nome del primo sovrano che riunì l'Alto e il Basso Egitto era Aha.

Limiti e lacune
Accanto a molte preziose informazioni il "Canone reale" presenta anche delle lacune, che del resto si ritrovano in molti documenti analoghi e nella stessa cronologia di Manetone. Quest'ultimo, per esempio, attribuisce al regno di Sesostri II una durata di quarantotto anni, laddove il papiro di Torino parla di soli diciannove anni. In questo caso gli esperti sono propensi a ritenere più affidabile il "Canone reale", mentre più controversa è la questione che riguarda la XIII dinastia. Questa vide susseguirsi una sessantina di re lungo un periodo di circa centocinquanta (dalla morte di Sobekneferu, verso il 1785 a.C., e la prese di Mendi da parte degli Hyksos della XV dinastia, intorno al 1630 a.C:). Purtroppo, però, lacune ed errori del papiro non permettono di ricostruire l'esatta successione dei sovrani, e lo stesso accade per altri periodi storici citati dal documento. Ciononostante, il "Canone reale" di Torino rimane un documento insostituibile, poiché contiene le uniche tracce dell'esistenza di un gran numero di faraoni mai citati dalle iscrizioni dei monumenti. Nomi di sovrani come Sobkhotep, Neferhotep e Mentuemsaf sarebbero caduti per sempre nell'oblio se l'estensore di questo papiro non li avesse pazientemente trascritti.

Altre liste reali
Le liste reali venivano compilate regolarmente dall'amministrazione egizia. La pietra di Palermo e il "Canone reale" di Torino sono certamente tra i più celebri documenti di questo tipo, ma non sono gli unici di cui gli egittologi hanno tenuto conto. Ricordiamo, per esempio, la "Tavola di Karnak" conservata al Museo del Louvre di Parigi: risale al regno di Thutmosi III (XVIII dinastia) e riporta un elenco di 61 nomi. Molto importante è anche la "Tavola di Abydos", incisa sulle mura del tempio funerario di Sethi I (XIX dinastia): contiene i nomi e i cartigli di 76 faraoni, da Menes allo stesso Sethi I. Sempre ad Abydos, ma nel tempio di Ramses II, è stata ritrovata un'altra lista piuttosto frammentaria, oggi custodita al British Museum di Londra. Contemporanea di quest'ultima è la "Lista di Saqqara", che enumera 58 nomi di re: fu scoperta nella tomba dello scriba Turnai, vissuto ai tempi di Ramses II, ed è oggi conservata al Museo Egizio del Cairo.
In definitiva si può dire che molti dei progressi dell'egittologia sono nati dall'inseme delle diverse liste e dal confronto tra le stesse. In questo modo si è riusciti a mettere ordine nella cronologia dei faraoni, anche se molti misteri rimangono tuttora irrisolti.



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