venerdì 20 marzo 2015

I monumenti del periodo Protodinastico ad Abydos

Abydos, la necropoli di This, si trova fra Assiut e Luxor, nell’Alto Egitto. La planimetria dell’abitato di This non è stato ancora chiaramente definita. Gli strati più antichi risalgono al Protodinastico, ma durante i secoli successivi la città conobbe una rapida espansione. A questo periodo risale la costruzione di due cinte murarie: quella del tempio consacrato alla divinità locale Khentymentiu, signore dei morti, e quella rettangolare in mattoni crudi che racchiude il centro abitato. Il prestigio di Abydos come centro religioso fu notevole. Secondo la tradizione, in questa località, si trovava la tomba del dio Osiride: essa pertanto ritenuta uno dei centri di culto più importanti del Paese. Durante la V e la VI Dinastia, Khentymentiu venne infatti identificato con il dio Osiride, la cui personalità andò costantemente affermandosi sino a quando cancellò quella del suo predecessore. Il pellegrinaggio ad Abydos divenne un rito importantissimo e le grandi cerimonie che vi si svolgevano erano considerate tra le principali dell’Egitto.


La madre dei vasi
Le tombe dei sovrani della I Dinastia si trovavano in una zona della necropoli oggi chiamata Umm el-Qaab (che significa “madre dei vasi”, dal gran numero di ceramiche qui rinvenute). Esse erano relativamente varie sia per forma che per dimensioni;  la più ampia copriva una superficie di circa 340 mq. Stando alla ricostruzione fornita dall'archeologo Inglese Friends Petrie, che scavò la necropoli fra il 1899 e il 1901, esse consistevano di camere scavate nel terreno e rivestite in mattoni crudi che servivano da supporto a un intelaiatura di pannelli in legno. All'epoca, le sovrastrutture delle tombe erano ormai distrutte; pare tuttavia che ognuna di esse fosse ricoperta da un basso tumulo di sabbia o ghiaia circondato da un muro di cinta di mattoni. Qui erano inoltre erette due stele in pietra recanti il “nome di Horus” del sovrano defunto. Oltre a questa stele i reperti ritrovati da Petrie includevano una serie di piccoli oggetti: frammenti di recipienti in pietra e di mobili, sigilli in argilla e piastrine in avorio o ebano.
I sigilli e le piastrine, oltre ad essere le più antiche iscrizioni che ci giungono dall'Egitto Dinastico, sono di importanza storica fondamentale, in quanto recano i nomi di alcuni sovrani regnanti e di diversi funzionari a loro contemporanei. Tutto questo materiale era stato gettato e disperso dagli archeologi francesi che avevano scavato nell'area tra il 1895 e il 1896, e che avevano deliberatamente distrutto la maggior parte degli oggetti trovati per aumentare il valore commerciale delle poche opere selezionate.
Grazie ad uno studio dei sigilli e delle steli, Petrie riuscì a stabilire il nome del proprietario di quasi tutte le tombe. Egli fu poi in grado di proporre una valida successione cronologica delle tombe e, di conseguenza, dei loro Re. Nelle tombe, comunque, non vi era nessuna traccia di resti umani, il che venne spiegato come il risultato di saccheggi sin dall’antichità e dall’attività di animali predatori. Petrie trovò solo il braccio di una mummia, la maggior parte degli oggetti rinvenuti si trovano oggi custoditi al Museo del Cairo, mentre quelli ritrovati dagli archeologi francesi furono venduti all’asta e finirono nelle collezioni di antichità Egizie del Louvre e soprattutto del Museo di Berlino.

Il braccio della mummia
Le tombe di Abydos presentano alcune differenze a seconda del periodo al quale risalgono. Le più antiche, per esempio, erano formate da una o più stanze, mentre le più tarde consistevano in una sala centrale circondata da magazzini. Per ragioni a noi ignote, la tomba di Djer, successore di Aha, fu in seguito considerata la tomba del dio Osiride. La sua importanza come centro di culto è testimoniata dal fatto che intorno a essa furono trovati vasi votivi deposti millecinquecento anni dopo. In questa tomba, Petrie trovò un braccio mummificato. L’archeologo ritenne che appartenesse alla sposa di Djer, poiché era adorno attorno al polso di braccialetti in oro, turchese, perline di ametista e amuleti. Tuttavia, è mia opinione, che non si può escludere che esso fosse invece il braccio del Re. L’arto era avvolto in parecchi strati di stoffa di lino e rappresenta il più antico esempio, datato con certezza, di una tecnica che potremmo definire “raffinata” di mummificazione in Egitto. Sfortunatamente, l’allora curatore del Museo del Cairo, E. Brugsch, conservò i braccialetti ma gettò via il braccio, ritenendolo del tutto privo di importanza dal punto di vista storico.


Tombe di pietra
A partire dal regno i Den si inaugurò l’uso di far precedere la sala sepolcrale da uno scalone intagliato nella roccia. Inoltre, nella tomba di questo sovrano, la sala sepolcrale era pavimentata con blocchi di granito provenienti da Assuan: è questo il primo esempio noto di impiego della pietra nella costruzione delle tombe, fino a quel tempo realizzate esclusivamente in mattoni. Nel complesso, queste tombe avevano dimensiono modeste, ed erano collocate l’una vicino all'altra. A questo proposito, vale la pena di sottolineare che la necropoli di Abydos risale ad un periodo precedente alla I Dinastia e forse ospitava le tombe dei Re predinastici. Pertanto è possibile che i Re della I Dinastia stimassero Umm el-Qaab  come un sito particolarmente sacro, in quanto luogo di sepoltura degli antenati.

Le mura di Khasekhemwy
Vicino alle coltivazioni, appena dietro il sito dell’antica città di This, ciascuno dei sovrani che vi furono sepolti eresse una cinta in mattoni crudi, a pianta rettangolare, al cui interno sorgevano forse edifici dedicati a cerimonie funebri in onore del sovrano defunto. Le cinte murarie in migliore stato di conservazione sono quelle fatte costruire dagli ultimi due Re della II Dinastia e in particolare la Shunet El-Zebib, appartenuta a Khasekhemwy. Si tratta di una massiccia cinta in mattoni che sorge nel deserto e può essere ritenuta una sorta di antenata del recinto della piramide a gradoni di Djoser a Saqqara.
La Shunet El-Zebib misura 122 x 65 metri all'esterno ed è circondata da un doppio muro in mattoni crudi. Quello interno, tuttora conservato per un altezza di circa 11 metri, è spesso 5,5 metri. Le superfici esterne di questo muro vennero decorate con delle nicchie al fine di rendere un effetto a pannelli. La facciata a pannelli sul lato di fronte alle coltivazioni era inoltre enfatizzata dall'inserzione, a intervalli regolari, di una profonda nicchia. L’interno della Shunet El-Zebib era completamente vuoto, eccetto per un edificio eretto vicino all'angolo est, che conteneva un insieme di camere dove erano conservate alcune giare in ceramica. Le facce esterne di questo edificio erano decorate con lo stesso stile a pannelli del grande muro di cinta.

Funerali e stragi
Tutte le cinte erette dai sovrani di Abydos, così come le tombe regie, erano circondate da sepolture più modeste. Le steli funerarie qui rinvenute indicano che i proprietari di queste camere sussidiarie erano membri del seguito del sovrano: donne dell’harem regale, funzionari di Palazzo di secondo rango, ma anche nani di corte e artigiani. In alcune di esse erano sepolti dei cani, presumibilmente i prediletti del sovrano quando costui era in vita. Sembra certa che alcuni di questi personaggi morirono poco prima che la tomba reale venisse definitivamente chiusa. Ciò potrebbe essere inteso come una prova a favore dell’ipotesi che essi venissero uccisi nel momento della morte del sovrano affinché continuassero a servirlo nell'aldilà. Se questa usanza era veramente praticata, essa raggiunse il suo apice durante il regno di Djer, il quale fu sepolto ad Abydos con tutto il suo seguito, composto da quasi seicento persone. Tuttavia, occorre sottolineare che non esiste nessuna prova definitiva a riguardo. Che i cortigiani fossero seppelliti assieme al sovrano non significa necessariamente che essi furono costretti a seguire il loro signore nell'oltretomba. E’ anche possibile, infatti, che durante la I Dinastia fosse stata inaugurata un usanza che avrebbe trovato piena espressione nelle necropoli delle epoche successive e che vedeva le tombe dei sovrani legate strettamente a quelle dei loro subordinati. Tuttavia, non esistono indizi che suggeriscano che i membri della famiglia reale o i funzionari di alto rango venissero sepolti ad Abydos. Ad esempio, fa eccezione Merneith, “l’amata da Neith”, che tuttavia fu forse una regina regnate. Diversamente dai loro predecessori, alcuni sovrani della II Dinastia si fecero seppellire a Saqqara. Non di meno, come già detto, Peribsen e Khasekhemwy tornarono a far costruire le loro tombe ad Abydos, forse per sottolineare l’autonomia del sud dell’Egitto da quella del nord, o forse a causa di disordini che si verificarono in Egitto verso la fine della II Dinastia. Va notato che in questa località il Re Khasekhemwy adottò la pietra da taglio per erigere le pareti della camera centrale della sua tomba: è questo, forse, il più antico esempio dell’utilizzo di pietre squadrate e disposte in file regolari conosciuto in Egitto e probabilmente nel mondo.

giovedì 12 marzo 2015

Il carro da guerra egizio

L'introduzione del carro da guerra provocò un'autentica rivoluzione nel campo della tecnologia militare ed ebbe importanti ripercussioni nel panorama politico del mondo antico.


Sembra che fu lungo le sponde del fiume Oxus, che separa l'Asia centrale dalla Persia e dal Medio Oriente, il luogo in cui l'uomo domò il cavallo, lo sellò, lo montò e lo mise a tirare il carro. Da lì, infatti, partirono i popoli conquistatori che formarono i cosiddetti "regni dei carri". Il carro apparve nella civiltà sumera, verso il 2800-2400 a.C., e fu portato in Egitto dagli hyksos, un insieme eterogeneo di semiti e asiatici che piombò nel paese del Nilo nel Secondo Periodo Intermedio, verso il 1644 a.C. 
Questi guerrieri erano in possesso di una tecnologia militare superiore a quella egizia, soprattutto per quel che riguarda l'uso del carro. La loro vittoria fu totale ma, col tempo, i vinti seppero fare propria la nuova arma per poi rivolgerla vittoriosamente contro gli stessi che l'avevano introdotta. 
Il carro da combattimento era un arma tattica che sul campo di battaglia aveva funzioni molto precise: attaccare frontalmente la fanteria o aggirarla, romperne l'ordine, affrettarne la fuga e, infine, mettersi all'inseguimento dei fuggitivi. Il successo di questa "macchina da guerra"  si basava sulla creazione di una piattaforma di tiro che si muoveva a grande velocità e che si combinava con unità simili fino a formare un rullo in grado di schiacciare la fanteria. Contro i carri esistevano poche difese: un uso intelligente del terreno, la costruzioni di fossi e ostacoli e l'azione di soldati specializzati  nell'atterrare i cavalli nemici. Potevano essere utilizzati anche carri per fermare altri carri, ma la loro efficacia risultava dubbia. La prima battaglia di carri documentata è quella di Megiddo, nel nord della Palestina, combattuta nel 1468 a.C. tra il faraone Thutmosi III e un'alleanza capitanata dagli hyksos.

Il carro egizio
In Egitto esistevano due tipi di carri: quelli destinati al trasporto di persone importanti (dal faraone ai nobili più in vista), che fungevano in combattimento da postazione mobile di comando, e quelli comuni, che formavano un corpo a parte all'interno dell'esercito. Il carro da combattimento portava due uomini: un auriga o conduttore, armato solo di una frusta e che a volte è raffigurato mentre impugna uno scudo, e il combattente armato di arco. Le armi del combattente erano principalmente un arco e un giavellotto; era più raro l'uso di pugnali, ace o spade. Non si utilizzava l'elmo né altra protezione, tranne un piccolo scudo leggero. L'uso del carro richiedeva forza e destrezza, che si acquistavano durante l'addestramento ma anche con la pratica della caccia, che era nello stesso tempo passatempo e allenamento.
I carristi costituivano un corpo nobile ed erano ufficiali che raggiungevano i gradi più alti nell'esercito. Il carro costituiva un elemento di prestigio sociale.
Persino i figli del sovrano si fregiavano di titoli come "primo conduttore del carro del faraone" o "conduttore dei cavalli". Il faraone si poneva alla guida delle truppe sul suo carro; quando il re-dio moriva, questo stesso carro veniva smontato e collocato nella sua tomba perché il defunto potesse utilizzarlo nell'aldilà.  Esistono raffigurazioni di carri (sia pitture che rilievi) che illustrano per lo più una battaglia oppure una sfilata dopo la vittoria. Ne sono esempi le molteplici raffigurazioni della battaglia di Kadesh o le diverse immagini di Ramses II su un carro, con le redini fermate alla vita e le mani libere per maneggiare l'arco.  


Poiché il carro, così come il cavallo, fu introdotto in Egitto in un secondo momento, fu necessario creare un vocabolo per designare questa nuova invenzione, e così fu introdotta nella lingua la parola: wrrt. Il simbolo che la rappresenta è un disegno molto vicino alla realtà. 



domenica 8 marzo 2015

Chi riposa ancora nella Valle dei Re?

Spesso, quando si affrontano questioni riguardanti l'antico Egitto, il punto di partenza è dato da una situazione non chiara o da una situazione paradossale; ma infondo, è proprio questo che amiamo dell'archeologia. Quella sensazione che il passato sia da scoprire con la stessa trepidazione ed enfasi del nostro futuro: nulla è certo, nulla è scontato e tutto può essere scritto, o in questo caso, riscoperto.
La Valle dei Re non fa certo eccezione a questa regola. Sembra quasi incredibile, ma di questo sito archeologico si sa ancora relativamente poco, nonostante le ricerche siano iniziate da oltre due secoli. I ricercatori non escludono che nuove sepolture possano ancora essere riportate alla luce. D'altra parte, molte tombe erano già state individuate e violate nell'antichità: soprattutto durante il periodo ramesside, la profanazione e il saccheggio delle sepolture reali divenne un'attività molto praticata.


Uno dei paradossi a cui si accennava prima è che nella Valle non sembra esserci traccia della tomba di Amenhotep I, la cui mummia fu ritrovata nel 1881 nel nascondiglio di Deir el-Bahari. In passato, alcuni egittologi hanno ritenuto di poter attribuire a questo faraone la tomba classificata con la sigla KV 39 (dove KV sta per Kings Valley), ma non è stato possibile verificare questa ipotesi. La prima sepoltura della Valle dei Re certamente appartenuta a un sovrano della XVIII dinastia, quindi, è la tomba KV 20, fatta costruire per Thutmosi I; di conseguenza, dove è sepolto Amenhotep I?

Ipotesi I: KV 39
L'archeologo John Rose, che scavò in questa tomba per circa cinque anni, si convinse che questo sepolcro potesse effettivamente essere l'ultima dimora di Amenhotep I. Rose era convinto che ogni nuovo faraone facesse scavare la propria tomba a sud-ovest di quella del suo predecessore. Questa teoria regge a tastoni solo per le sepolture dei primi re della XVIII dinastia. Di conseguenza, se dovessimo prenderla per buona e considerassimo come attendibile questa idea, dovremmo considerare l'ipotesi che la tomba di Ahmosi (predecessore di Amenhotep I) è probabilmente collocata nei pressi delle rampe dei templi di Deir el-Bahari.
Ipotesi II: K93.11
Questa sepoltura, che si trova a nord-ovest dalla tomba di Shuroy (TT 13), nella necropoli di Dra Abu el-Naga, è stata candidata dall'archeologo Daniel Polz come probabile sepoltura di Amenhotep I. A sostegno della sua ipotesi, sono state ritrovate alcune ceramiche databili all'inizio della XVIII dinastia. Inoltre, nel papiro Abbott, la tomba di Amenotep, viene indicata con il termine: 'kai, che alcuni hanno tradotto con: "l'alto luogo"; in effetti, la K93.11, si trova in posizione elevata.
Ipotesi III: AN-B
Questa tomba è incastonata nella montagna tebana, alle spalle della collina di Dra Abu el-Naga, non lontanissimo da Deir el-Bahari. Quando nel 1914 Howard Carter sostenuto da Lord Carnarvon, era ancora sulle tracce della tomba di Tutankhamon, scrisse un articolo poi edito nel 1916, in cui sosteneva che tale sepoltura non solo era lo stereotipo di tutte le tombe della XVIII dinastia, ma che doveva per forza appartenere ad Amenhotep I. Carter si convinse di questo anche in seguito alla misurazione della tomba, che corrisponde esattamente alle misure date nel papiro Abbott. Inoltre sono state ritrovate delle ceramiche che riportano diversi nomi di personaggi illustri dell'inizio della XVIII dinastia.

Infine, potremmo anche arrivare a prendere in considerazione una quarta ipotesi: e se l'ultima dimora eterna di Amenhotep I è ancora là fuori da qualche parte? Questo al momento non ci è dato saperlo. Tuttavia, ci sono diverse tombe che mancano all'appello, come quella di Ramses VIII, per approfondire segnalo un articolo precedente: L'enigmatico Ramses VIII.
Nondimeno, in archeologia, la ricerca è altrettanto importante. Molti dei cantieri di scavo e di restauro della Valle dei Re resteranno aperti ancora a lungo. Dopo oltre due secoli di ricerche, infatti, c'è ancora tanto da fare. Non si tratta solo di portare alla luce nuove tombe, poiché la Valle non potrà mai essere considerata una "storia finita", come erroneamente si pensava all'inizio del XX° secolo; ma anche di salvare quelle a rischio di deterioramento o di distruzione. Tra i lavori ancora in corso, ricordiamo quelli della tomba KV 56, la famosa "tomba d'oro", ma anche quelli della KV 5, l'enorme sepoltura dei figli di Ramses II.
Quanto alla tomba stessa di Ramses, la KV 7, una squadra di egittologi francesi è all'opera dal 1993 per renderla più stabile (fu costruita su una falda acquifera) e ripulirla dai sedimenti che si sono depositati sulle ricche decorazioni murali, una parte delle quali è purtroppo andata distrutta. Una cosa è certa: la Valle dei Re ha ancora tanto da rivelare agli studiosi e agli appassionati. È lecito chiedersi, semmai, se tutti i suoi segreti verranno mai svelati. Ma proprio in questo aspetto, forse, risiede il fascino di questa necropoli, in grado di tenere vivo l'interesse di generazioni di archeologi e ricercatori.

Per approfondire: 
G.L.Franchino - Alla ricerca della tomba di Amenhotep I - Ananke
N.Reeves/R.H.Wilkinson - The Complete Valley of the Kings - Themes & Hudson - pag.88-91