lunedì 15 febbraio 2016

I giardini e gli orti nell'antico Egitto

Dipinti e bassorilievi ritrovati nelle tombe egizie dimostrano che gli egizi coltivarono la passione per i giardini fin dalle epoche più remote. Fiori e alberi ornamentali circondavano i palazzi reali e le residenze delle famiglie benestanti, che non esitavano a procurarsi le piante più rare facendole arrivare da paesi lontani.


Fin dagli albori della loro civiltà, gli egizi dimostrarono un vivo interesse per la cura dei giardini e degli orti. Il paese abbondava ovunque di fiori e piante, e persino le decorazioni dei monumenti erano spesso ispirate alla vegetazione. Nei templi si presentavano offerte floreali agli dei, e corone di fiori accompagnavano i morti nell'aldilà. Le abitazioni, infine, venivano adornate con ogni tipo di pianta. Per gli egizi più benestanti, i giardini rappresentavano un luogo dove trascorrere qualche ora di serenità e riposo, ma anche un simbolo della loro ricchezza e un modo per ostentare la raffinatezza del padrone di casa. Di fatto, le classi agiate erano le uniche a poter esibire questo amore per le piante. I meno fortunati, infatti, possedevano solo piccoli appezzamenti di terra, mentre gli abitanti più poveri delle città, che vivevano in umili casupole, erano gli unici a non poter godere di uno spazio verde tutto per loro. Le più antiche testimonianze relative alla pratica del giardinaggio tra gli egizi, un "hobby" che poteva rivelarsi anche molto dispendioso, risalgono addirittura all'inizio dell'Antico Regno. Un testo datato alla III dinastia, e più precisamente al regno del faraone Snefru, menziona un certo Meten, che acquistò diversi terreni; di questi, uno si estendeva per circa 10.000 metri quadrati e fu adibito in gran parte a giardino: il nuovo proprietario vi fece piantare moltissimi alberi, tra cui dei fichi, e una vigna, e vi fece scavare un lago artificiale di notevoli dimensioni.

L'organizzazione di un giardino
Numeroso sono le testimonianze che comprovano l'esistenza di giardini coltivati durante il Nuovo Regno. Si tratta soprattutto di affreschi e di testi ritrovati nelle tombe, grazie ai quali è possibile farsi un'idea circa la vera e propria passione nutrita dagli egizi per il piacere ispirato dai fiori e dall'ombra degli alberi. All'epoca, i giardini erano recintati da alte mura in cui si aprivano porte monumentali. All'interno, un reticolo di viali, dalla rigorosa geometria, creava ampie aiuole fiorite e alberate. Talvolta, sotto gli alberi venivano costruiti dei pergolati: qui i padroni di casa potevano riposare, godendo del paesaggio naturale e del clima rinfrescato da piccoli laghetti artificiali, di forma quadrata o rettangolare. Fiori di loto, papiri, anatre e pesci di vario tipo rendevano ancora più gradevoli alla vista questi piccoli specchi d'acqua. Per fare il bagno, bastava immergersi scendendo degli scalini; infine, se le dimensioni lo permettevano, il laghetto poteva ospitare anche una barca, attraccata in attesa di ospiti per cene e banchetti.  In una tomba del Nuovo Regno, è stata ritrovata un'immagine del defunto, presumibilmente molto ricco, in compagnia della moglie: i due si erano fatti ritrarre davanti al loro giardino, in cui vi erano quasi cinquecento alberi di ventotto specie diverse.

Gusti da Re
Anche i faraoni, ovviamente, apprezzavano i giardini curati, il profumo dei fiori e le fragranze delle piante più rare: palazzi e templi ne erano pieni. Anche in questo caso, le documentazioni più numerose risalgono al Nuovo Regno. Si è potuto appurare, per esempio, che Thutmosi III volle far riprodurre sulle pareti di un tempio di Karnak diversi tipi di piante esotiche, portate in Egitto dalle spedizioni militari di ritorno dall'Asia. Amenhotep III, invece, si fece costruire a Tebe un palazzo dotato di un immenso parco. Di Amenhotep IV (Akhenaton), rimane celebre il giardino fatto costruire nella sua nuova capitale, Amarna: lo percorreva un viale che, partendo dal palazzo del faraone, conduceva fino al punto d'approdo della nave reale, sul Nilo. Spesso citati nei testi dell'epoca sono anche i giardini che circondavano il tempio di Aton, sempre ad Amarna. Tra tutti i faraoni, però, a distinguersi nettamente dagli altri in fatto di passione per i fiori e le piante fu Ramses III. Negli anni di permanenza al trono, egli fece ristrutturare o creare ex novo numerosi giardini, dispose la sostituzione di piante e il risanamento di canali abbandonati, indispensabili per innaffiare la vegetazione. A Tebe, fece piantare alberi e aiuole di fiori, se necessario importandoli dall'estero.


La cura degli orti
Se nei giardini si trovavano le fragranze più rare, gli orti avevano certamente un aspetto meno appariscente, ma non per questo venivano trascurati. Ancora una volta, è grazie alle decorazioni delle tombe che possiamo farcene un'idea. Alcune sepolture di nomarchi del Medio Regno contengono immagini di giardini in mezzo ai quali spiccano dei filari di verdure, divisi in quadrati. Si riconoscono, tra l'altro, mazzetti di porri e qualcosa di simile a piante giovani n vaso, forse destinate a essere interrate. Si intravedono, inoltre, dei servitori intenti a curare e innaffiare l'orto. 

1 commento:

  1. Decisamente primaverile come argomento. Sicuramente uno degli ortaggi più coltivati era la cipolla, che assieme a pane e birra erano l'alimento principe dei contadini/operai.

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