martedì 8 marzo 2016

Gli scavi di Ernesto Schiaparelli

Grazie all'opera instancabile dell’archeologo torinese allievo del grande Gaston Maspero, il museo Egizio di Torino può vantare oggi una raccolta di antichità che abbraccia tutte le epoche della civiltà faraonica.


Il museo Egizio di Torino deve una buona parte della sua fama internazionale agli scavi condotti da Ernesto Schiaparelli agli inizi del Novecento. Fu fondato, infatti, nel 1824, quando Carlo Felice di Savoia acquistò la magnifica collezione Drovetti: una raccolta unica, ma anche incompleta, dal momento che comprendeva pochissimi reperti dell’antico e del medio regno. Consapevole di questa lacuna, Schiaparelli decise di porvi rimedio conducendo personalmente numerose missioni archeologiche in terra d’Egitto. 

Il fiuto di un grande egittologo
Ernesto Schiaparelli (1856-1928) intraprese i suoi studi di archeologia a Torino, con Francesco Rossi, poi li completò a Parigi con Gaston Maspero fra il 1877 e il 1880. Il talento di ricercatore e l’intuito di cui era dotato gli valsero ben presto incarichi molto ambiti, in particolare a Firenze: nel 1880, fu incaricato di trasferire e riordinare le antichità Egizie nella nuova sede del museo Egizio toscano, che era stato istituito nel 1855. Pochi anni dopo, Ernesto compì la sua prima missione in Egitto. Ne sarebbero seguite molte altre: tra 1903 e il 1920 l’egittologo condusse almeno dodici campagne di scavi. Si recò così ad Assist, a Gebelein e nella Valle delle Regine. Fu anche a Giza e a Deir el Medina, nell'antico villaggio degli artigiani reali, dove riportò alla luce la bellissima tomba dell’architetto Kha e di sua moglie: ritrovata intatta e colma di decorazioni e oggetti dell’antichità, fu immediatamente trasportata e ricostruita nel Museo di Torino, dove è tuttora esposta. Proprio nella città piemontese Schiaparelli concluse la sua brillante carriera, costellata di meravigliose scoperte.

Da Gebelein e Assiut…
Tra le spedizioni più importanti di Ernesto Schiaparelli, merita di essere menzionata quella condotta a trenta chilometri a sud di Tebe, nella località di Gebelein. Anticamente, questa era una città di provincia ma conobbe una certa prosperità durante il Primo e Secondo Periodo Intermedio, quando il potere centrale dei faraoni andò allentandosi. Gli scavi cominciarono nel 1910, e portarono alla scoperta di ciò che rimane del tempio di Hathor. Questo monumento era stato fondato ai tempi della Prima Dinastia, poi fu rimaneggiato durante l’XI Dinastia e da Thutmosi III nella XVIII Dinastia; probabilmente, proprio durante il regno di quest’ultimo fu scolpita una vasca cerimoniale in pietra calcarea, dedicata alla dea: per quanto incompleta, costituisce ancora oggi uno dei pezzi forti della collezione torinese. In alcune tombe di Assiut, invece, Schiaparelli ritrovò delle magnifiche sculture in legno, datate al I Periodo Intermedio.

…a Dei el Medina
A Deir el Medina, Schiaparelli ebbe modo di venire a contatto con le vestigia del Nuovo Regno e, in particolare, della XVIII Dinastia. Il sito archeologico era stato individuato già da Drovetti nei primi anni dell’Ottocento, ma fu Schiaparelli ad avviare gli scavi, nel 1904. Oltre al celeberrimo villaggio degli artigiani della Valle dei Re, riemersero anche magnifiche sepolture, tra queste la cappella di Maya, magnificamente affrescata. 

Giza e la Valle delle Regine
Sull'altopiano di Giza la missione archeologica Italiana contribuì agli scavi dell’immensa necropoli: riemersero numerose tombe e mastabe datate all’Antico Regno. All'attenzione dell’egittologo piemontese non sfuggirono neanche le sepolture della Valle delle Regine: in questo corridoio di roccia, che accoglieva le spoglie delle grandi spose reali della XIX e della XX Dinastia, Schiaparelli ritrovò nel 1904 circa ottanta tombe; tra queste le più belle sono quelle di Kaemwaset e Amonherkopeshef, figli di Ramses III. Ciononostante la scoperta più importante di tutte fu quella del ritrovamento della tomba di Nefertari, grande sposa reale di Ramses II. Purtroppo, non ritrovò la mummia della regina, ma portò in Italia il coperchio in granito rosa del sarcofago, circa una trentina di Ushabti, altri oggetti funerari e i sandali della regina. Ancora oggi, questi reperti sono esposti al Museo Egizio di Torino.

Schiaparelli e il Museo Egizio di Torino
Se oggi il Museo Egizio di Torino può raccontare quattromila anni di storia dell’antico Egitto, come si è detto, lo si deve in buona parte al contributo di questo straordinario archeologo che con intelligenza e perspicacia, riuscì a completare la collezione arricchendola con reperti di grande valore. Tra questi, ricordiamo ancora la “finta porta” della mastaba di Uehem-Neferet, sorella del faraone Snofru e, ancora, il sarcofago di granito di Duaenra, figlio di Cheope e visir di Macerino: tutti pezzi che ancora oggi fanno della raccolta di antichità torinese un punto di riferimento per gli appassionati e gli studiosi; soprattutto dopo le ultime innovazioni scaturite dal lavoro del Dottor Christian Greco, attuale direttore del Museo.



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