martedì 21 luglio 2015

I Testi dei Sarcofagi

I fatti accaduti durante il Primo Periodo Intermedio ebbero una chiara ripercussione sulle credenze funerarie degli egizi. In tempi di anarchia politica e crisi spirituale, la comparsa dei Testi dei Sarcofagi rappresentò in modo diretto un risveglio della cultura egizia.


I cosiddetti Testi dei Sarcofagi sono formule funerarie scritte in geroglifico sui sarcofagi di legno dal Primo Periodo Intermedio alla fine del Medio Regno. Si tratta di un insieme eterogeneo di rituali, inni, preghiere e formule magiche, derivati dai Testi delle Piramidi, il cui scopo era quello di assicurare al defunto il favore degli dei. Con il passaggio dei testi dai muri ai sarcofagi, questo tipo di formule non era più una prerogativa del faraone ed era alla portata di principi, nobili e, più tardi, di chiunque potesse permetterselo. Una delle caratteristiche fondamentali di questi testi era la manifestazione dei desideri e delle preoccupazioni dell'essere umano, in contrapposizione al tono dogmatico e regale dei Testi delle Piramidi.

La "democratizzazione" dei destini dell'oltretomba
Le agitazioni socio-politiche della fine dell'Antico Regno ebbero una chiara influenza sullo sviluppo della religione funeraria. Il potere del faraone si indeboliva e cresceva quello dei governatori di provincia. L'Egitto viveva una situazione di miseria, disordine collasso e crisi spirituale, che sfociò in una sorta di "rivoluzione democratica". Si ritenne allora che anche i semplici cittadini potessero godere nell'oltretomba di una vita fino ad allora riservata al sovrano e furono utilizzati anche per loro i testi funerari regali, al punto da identificare il comune defunto con Osiride. In tal modo tutti avrebbero avuto lo stesso destino e le stesse possibilità di raggiungerlo attraverso riti magici e funerari, che rimasero fissati nei Testi dei Sarcofagi. Innovativa fu la presenza di scene illustrative - che non sono presenti nei Testi delle Piramidi, riservati solo al re - e che ora erano riprodotte sui sarcofagi di defunti appartenenti anche alla classe media, prova evidente della "democratizzazione" del rituale funerario. In un capitolo scritto su sei sarcofagi di el-Bersha è affermata l'originaria uguaglianza di tutti gli uomini, ai quali il creatore ha concesso le stesse possibilità in un mondo perfetto. Inoltre, l'esistenza del male viene imputata alla colpa degli uomini, che hanno trasgredito il comando divino della fraternità.

Mura, papiri e sarcofagi... 
Non sempre questi testi si trovavano sui sarcofagi di legno: alcuni erano riprodotti sui muri della camera sepolcrale. Il colore dell'inchiostro sui muri era nero, a limitazione di manoscritti su papiro. Da Ermopoli proveniva una parte dei testi usati nella decorazione dei sarcofagi. Anche un papiro - oggi conservato a Torino - riproduce rituali utilizzati nei testi dei sarcofagi. Si tratta, dunque, di una letteratura abbastanza vasta, dotata di proprie caratteristiche; il linguaggio è meno classico e conciso di quello dei testi precedenti. Le idee sono confuse e, spesso, vengono utilizzati termini inadeguati e imprecisi ad una prima occhiata. I temi principali sono l'immortalità e il combattimento e la vittoria sul nemico nell'aldilà. Le allusioni alla realtà terrena vengono progressivamente abbandonate e sostituite da altre che fanno riferimento alla vita degli dei, da cui il defunto ottiene favori, nel suo desiderio di vivere eternamente con loro. Sebbene i Testi si basino sulla fiducia nella magia e nei riti, essi elogiano anche la virtù morale del defunto.


...le divinità
La mitologia raccolta in questi Testi è molto varia. Comprende passi tratti dalla dottrina eliopolitana, in cui è descritta la lotta tra Ra ed Apophis. Hathor, anche lei inserita in questa tradizione solare, era la dea principale del centro di Gebelein. Vi sono anche tracce della dottrina ermopolitana, che si riferiscono all'origine del mondo a partire dalle quattro coppie di divinità primordiali. Inoltre, troviamo contenuti a carattere naturalistico riguardo al ciclo della vita, composizioni poetiche adatte all'uso funerario, come La canzone dei quattro venti, o descrizioni introduttive al mondo dei defunti. Nei Testi si fa riferimento a Iside decapitata o alla resurrezione di Osiride. Questa divinità compare nei formulari delle offerte, un rituale di origine regia, che rappresentava in quel periodo una credenza viva che avrebbe ottenuto sempre più il favore del popolo. Nella tradizione funeraria dell'aldilà, il dio dell'oltretomba finirà per chiamarsi Osiride-Ra.

Dai testi dei Sarcofagi al Libro dei Morti
I Testi dei Sarcofagi, come insieme destinato a un uso funerario, in gran parte ispirarono e furono il punto di partenza del Libro dei Morti del Nuovo Regno. Sui sarcofagi di el-Bersha è riportata una mappa degli inferi, in cui sono indicate diverse entità demoniache e i precetti da seguire per superare i pericoli corrispondenti. Ciò costituisce una fase di transazione verso i testi del Libro dei Morti. Allo stesso modo, altri passi dei Testi dei Sarcofagi contengono un abbozzo della "confessione negativa", la stessa che si svilupperà in quelli dei papiri sacri del Nuovo Regno: il defunto doveva menzionare le mancanze di cui non si sentiva colpevole e nel testo si diceva che egli era puro, innocente e giusto nel palare, supponendo che avesse superato il giudizio del tribunale degli dei, che questi ultimi lo avessero riconosciuto innocente e che, quindi, potesse accedere all'aldilà.


  1. Un'offerta che il re dà a Osiride, signore di Djedu, Khentimentiu, il dio grande, signore di Abydos, affinché egli dia ogni cosa buona e pura: mille pani e birre, buoi e uccelli, (vasi di) alabastro e abiti, di cui vive un dio, per il Ka del venerato, Nakhtankh giustificato (presso Osiride).
  2. Il venerato presso Amset, Nakhtankh.
  3. Il venerato presso Shu, Nakhtankh, giustificato.
  4. Il venerato presso Geb, Nakhtankh, giustificato.
  5. Il venerato presso Duamutef, Nakhtankh, giustificato. 
Per un approfondimento sui geroglifici: 1; 2.

martedì 14 luglio 2015

La stele del sogno di Thutmosi IV

"Oh, figlio mio Thutmosi! Io sono tuo padre Horakhty, Khepri, Ra, Atum". Coì parlò la Sfinge a un giovane principe, spingendolo a rimuovere la sabbia che la copriva, in cambio del trono. Egli regnò in Egitto con il nome di Thutmosi IV.


Il regno di Thutmosi IV (1412-1402 a.C.) fu breve, ma segnò un'epoca di pace per l'Egitto. Suo padre, Amnehotep II, lo aveva associato al trono anche se non era il primogenito. I due fratelli maggiori erano morti prima del padre e così il regno spettò al più giovane. Per consolidare il suo trono, i sacerdoti tebani del dio Amon elaborarono una serie di predizioni dell'oracolo, che lo legittimavano come faraone. Nonostante tutto, secondo una leggende, Thutmosi IV doveva il trono alla Sfinge di Giza. Un giorno, mentre era a caccia, si sedette alla sua ombra. A quell'epoca la Sfinge era coperta di sabbia. Il giovane fece un sogno in cui essa gli parlò: "Io ti porrò a capo del regno dei viventi; tu porterai la corona bianca e quella rossa sul trono di Geb, principe degli dei. (...) Ora la sabbia del deserto mi tormenta, quella sabbia che un tempo era sotto di me. Occupati di me, affinché tu possa realizzare tutto ciò che desidero. Io so che tu sei mio figlio e mio protettore". Così, Thutmosi fece rimuovere la sabbia e restaurare la Sfinge. Tra le sue zampe fece erigere una stele sulla quale si raccontava il sogno. In cambio la Sfinge, come rappresentazione del dio Harmakhuis, lo trasformò nel faraone Thutmosi IV.
Così come risultava nella stele della Sfinge di Giza, Thutmosi favorì il culto di Eliopoli. Tolse al sommo sacerdote di Amon la carica di visir e di ministro delle finanze, e per evitare che aumentasse il suo potere lo nominò lui stesso. In politica estera, soffocò una ribellione nella Nubia con l'aiuto di Amon, con cui parlò a Konosso. Non abbiamo notizie di campagne militari in Asia, anche se Thutmosi conquistò una fortezza siriaca dove si limitò a esercitare funzioni di polizia. Conosciamo i rapporti tesi con i vicini asiatici grazie alla corrispondenza cuneiforme con i Mitanni. Per rafforzare l'alleanza con quest'ultimi, fu combinato un matrimonio con Mutemuya, una figlia di Artatama I, quando Thutmosi era ancora principe. Da questa unione nacque il suo erede: Amenhotep III.

Di seguito riporto la traduzione della Stele del Sogno di Breasted:

  1. Anno I, terzo mese della prima stagione, giorno diciannove, sotto la maestà di Horo, toro possente che genera splendore, le due dee, duraturo nella sovranità come Atum, Horo d’oro, potente di spada, che respinge i nove archi, Re dell’alto e del basso Egitto, MenkheperwRa, figlio di Ra, Tothmosis, splendente nelle sue corone, amato da ……, da vita, stabilità, soddisfazione come Ra per l’eternità.
  2. Vita al dio degli dei, figlio di Atum, protettore di Horhaket, immagine vivente del Signore dell’universo, sovrano generato da Ra, eccellente erede di Khepri, bello di viso come suo padre, che uscì dotato della forma di Horo su di lui, un Re che… gli dei, che …. il favore dell’enneade degli dei, che purifica Eliopoli; 
  3. Che soddisfa Ra, che abbellisce Menfi, che presenta la verità ad Atum, che la offre a colui che è a sud del suo muro (Ptah), che fa un monumento per fare offerta giornaliera ad Horo, che fa tutte le cose cercando benefici per gli dei del sud e del nord, che costruisce le loro case in calcare, che da in dotazione tutte le loro offerte, figlio di Atum, del suo corpo Tothmosis, splendente nelle sue corone come Ra; 
  4. Erede di Horo sul suo trono, MenkheperwRa, da vita. Quando sua maestà era un giovanetto come Horo, la gioventù in Khemmis, la sua bellezza come il “protettore di suo padre”, egli appariva come il dio stesso. L’esercito si rallegrava per amore verso di lui, i figli del Re e tutti i dignitari. A quel tempo la sua forza era straripante, ed egli
  5. Ripeteva il circuito della sua potenza come il figlio di Nut. Guarda! Egli fece una cosa che gli diede piacere sugli altipiani del distretto di Menfi, sulle sue strade del sud e del nord, tirando a bersaglio con frecce di rame, cacciando leoni e capre selvagge, correndo sul suo carro, essendo il suo cavallo più rapido
  6. del vento, insieme con due del suo seguito, mentre non una persona lo conosceva. Ora, quando venne l’ora di far riposare i suoi accompagnatori, era sempre sulla spalla di Harmakhis, accanto a Soqar in Rosetau, Renutet in …. nei cieli, Nut… del settentrionale… la Signora del muro del sud, Sekhmet
  7. che presiede su Khas… lo splendido posto della prima volta del tempo, di fronte ai signori di Kherakha, la sacra strada degli dei verso la necropoli ad ovest di On (Eliopoli). Ora, la grandissima statua di Khepri (la grande Sfinge - la sfinge è una incarnazione del sole e khepri è il nome del solo che viene in esistenza) riposa in questo posto, la grande in valore, la splendida in forza, sulla quale l’ombra di Ra indugia. I quartieri di Menfi e tutte le città che sono presso di lui (si riferisce a Khepri) vengono a lui, levando le loro mani per lui in preghiera al suo viso, 
  8. Portando grandi oblazioni per il suo Ka. Uno di questi giorni venne ad accadere che il figlio del re, Tothmosis, giunse correndo all’ora del mezzogiorno, ed egli si riposò all’ombra di questo grande dio. Una visione del sonno si impadronì di lui nell’ora di quando il sole è allo zenith, 
  9. ed egli trovò la maestà di questo riverito dio che parla con la propria bocca, come un padre parla con suo figlio, dicendo: Ascoltami! Guardami! Figlio mio Tothmosis. Io sono tuo padre, Horemhaket-Khepri-Ra-Atum, che darà a te il mio reame
  10. in terra alla testa dei viventi. Tu indosserai la corona bianca e la corona rossa sul trono di Geb, il principe ereditario. Il Paese sarà tuo nella sua lunghezza e larghezza, su quello che l’occhio del signore dell’universo risplende. Il cibo delle due terre sarà tuo, il grande tributo di tutti i paesi, la durata di un lungo periodo di anni. Il mio viso è tuo, il mio desiderio è verso di te. Tu dovrai essere verso di me un protettore
  11. per il mio stato che è di essere sofferente in tutte le mie membra… la sabbia di questo deserto sul quale io sono, mi ha raggiunto, datti da fare per me, in modo che sia fatto ciò che io ho desiderato, sapendo che tu sei mio figlio, il mio protettore, vieni qui, guarda, io sono con te, io sono
  12. la tua guida. Quando ebbe finito questo discorso, questo figlio di re si risvegliò udendo questo…; egli capi le parole di questo dio, ed egli tacque nel suo cuore. Egli disse: “Venite, affrettiamoci alla nostra casa nella città, saranno garantite le oblazioni per questo dio
  13. che noi portiamo per lui: bovini… ed ogni sorta di vegetali freschi, e noi adoreremo Uennefer… Khafra, la statua fatta per Atum Horemhakhet....
Purtroppo il testo leggibile finisce qui, ci sono ancora alcuni frammenti di righe successive, fino alla 19, ma si leggono solo poche parole sparse relative ad ulteriori offerte.



giovedì 9 luglio 2015

L'Inno "cannibale"

Benché i testi egizi più antichi risalgono alle prime dinastie, alcuni riflettono nella loro composizione un'arcaicità che fa supporre una loro elaborazione in epoche preistoriche. L'inno cannibale è uno di questi.


Per gli egizi la parola aveva un valore magico. La sua forza agiva quando essa veniva pronunciata o scritta. Questa magia aiutava il defunto nel mondo ultraterreno sotto forma di scongiuri e testi funerari. Di questi ultimi, i più antichi sono i Testi delle Piramidi, riservati ai faraoni, ai quali consentivano di accedere al paradiso. Il più antico è quello della piramide di Unas, ultimo faraone della V dinastia; appare anche in tombe di alcuni faraoni della VI e delle loro regine. Tra le varie formule che compongono questi testi vi è il cosiddetto Inno cannibale, che si trova solamente nei Testi delle Piramidi di Unas e Teti (Manetone lo chiamò Otoes), primo faraone della VI dinastia. L'antichità di questo testo, redatto in stile oratorio, si riflette nella scrittura, molto arcaica, e negli dei che vi sono inclusi: elementi celesti, pianeti e Orione. La teofagia (ovvero l'atto del mangiare la divinità) è un altro di questi particolari aspetti arcaici.

Il contenuto dell'inno cannibale
Il destino dei faraoni dell'Antico Regno era l'ascesa al cielo, che consisteva in un assalto al paradiso degli dei; per raggiungerlo era necessaria la magia, poiché si dovevano superare tutti gli ostacoli che erano in agguato nell'aldilà. Il corpo degli dei era pieno di magia, cosicché, per ottenere tale forza, i faraoni dovevano divorarli. Questo tipo di "cannibalismo", praticato soltanto dai faraoni, è stato considerato una forma rituale per impadronirsi della forza degli dei. Divorando questi ultimi, la loro forza magica passava al faraone, che in tal modo si trasformava in una divinità. Alcuni ritengono che i testi facciano riferimento a un'epoca anteriore in cui si praticava il cannibalismo e prendono come esempio alcune società africane che compivano tale rito o risalgono agli inizi del regno egizio quando si effettuava forse qualche tipo di sacrificio umano a carattere rituale. Tuttavia queste restano solo ipotesi non suffragate da prove concrete.
Il tono dell' "Inno cannibale" è certamente pretenzioso; nel testo si ordina alle divinità di far entrare il faraone nel cielo per non essere divorate da lui:
"Unas è colui che si nutre della loro magia e inghiotte il loro spirito. Tra essi i grandi sono per la sua prima colazione, quelli medi per il suo pranzo, quelli piccoli per la sua cena, quelli vecchi per il suo incensamento. (...) Unas si alimenta con i polmoni dei saggi e si sazia con i loro cuori e la loro magia. (...) Egli si rallegra quando la loro magia è nel suo corpo. La dignità di Unas non si separerà da lui dopo aver inghiottito il sapere di ogni dio. La durata della vita di Unas è l'eternità, il suo limite è la perpetuità (...) Ecco che l'anima degli dei è nel corpo di Unas, (...) Unas possiede il loro spirito (...) Ecco che l'anima degli dei appartiene a Unas".

mercoledì 1 luglio 2015

I testi delle Piramidi

Il desiderio di avere accesso alla nuova vita nell'aldilà ha la sua più antica testimonianza nei Testi delle Piramidi, passaporto dei faraoni per l'eternità. Si tratta della raccolta di testi religiosi più importante dell'Antico Regno.
I testi delle Piramidi sono una raccolta di formule destinate a facilitare l'ascesa al cielo del defunto, grazie al potere magico della scrittura. Per il luogo in cui furono scritti - le piramidi - il privilegio doveva essere esclusivo del faraone. Questi testi, che non compaiono in tutte le piramidi, hanno il loro riferimento più antico nella piramide di Unas, ultimo faraone della V dinastia, ma vi sono testi anche in quelle di sovrani della VI e della VII, come Teti, Pepi I, Merenra I, Pepi II e tra regine spose di quest'ultimo. Si conoscono in totale 800 formule, anche se non sono state trovate tutte in un'unica piramide. La compilazione di questi testi indica che furono scritti in diversi periodi storici; lo stile arcaico della scrittura e l'uso della seconda o della terza persona sono testimonianze dell'evoluzione della lingua egizia. Vi sono formule risalenti ai primissimi tempi dell'Egitto faraonico, e anche precedenti, come nel caso dell'Inno Cannibale, databile al Periodo Predinastico. Poiché questi testi si trovano nelle piramidi , alcuni egittologi ritengono che i faraoni dubitassero della loro salvezza e cercassero, attraverso la magia della parola, di assicurarsi il cammino verso il cielo.
Sebbene la provenienza delle formule incluse nei Testi delle Piramidi sia varia e in esse si riflettano idee appartenenti a diverse teologie, nella redazione complessiva si nota l'influenza dei sacerdoti eliopolitani. La salvezza del sovrano si trova nel cielo, mentre i sudditi hanno un paradiso terrestre. Il destino finale del faraone poteva essere salire sulla barca di suo padre Ra, dio Sole, o trasformarsi in una stella e divenire eterno. Nei Testi di trova riflesse la politica del momento poiché, oltre al crescente potere dei sacerdoti, rappresentato dal culto di Ra, il defunto viene identificato con Osiride, dio dei morti, mentre il faraone regnante con Horus. Nei Testi delle Piramidi vengono menzionate alcune leggende che saranno sviluppate in seguito, come la morte di Osiride. Altri testi riguardano culti del faraone o rituali che venivano compiuti durante la vita del re, e scongiuri magici contro le forze del male che erano in agguato nell'aldilà.


I Testi della piramide di Pepi I
Nella zona a nord di Saqqara si trova la piramide di Pepi I, faraone della Vi dinastia. Questa tomba, successiva a quella di Unas, fu scoperta prima. Su tutte le pareti interne c'erano formule scritte con geroglifici verdi riguardanti appunto i sacri Testi. Alcune di esse figurano già nella piramide di Unas, ma altre apparivano per la prima volta. Il grande lavoro di Maspero e, più tardi, di Kurt Sethe, ha permesso di conoscerne il contenuto. Il testo, che probabilmente veniva recitato da un sacerdote durante la cerimonia funebre, aveva uno stretto legame con il luogo in cui veniva scritto. Secondo alcuni egittologi, i testi devono essere letti dalla camera sepolcrale verso l'esterno, a indicare la resurrezione del defunto che, uscendo dal sarcofago abbandonava il mondo sotterraneo attraverso un corridoio. Altri parlano di una processione fino al sarcofago, come nel caso della piramide di Pepi I. Il vestibolo assomiglia al tempio della valle, dove veniva accolto il sarcofago del defunto. Il corridoio si identifica con la stra maestra che saliva al tempio alto, qui identificato con l'anticamera, dove venivano compiuti diversi rituali; la sala del sarcofago è il recinto in cui solo il faraone o il sacerdote avevano l'autorità di celebrare il culto. Nonostante il lavoro di Maspero e Sethe, l'opera di copiatura e di traduzione dei Testi della piramide di Pepi I è ancora in fase di elaborazione e di studio.