mercoledì 1 luglio 2015

I testi delle Piramidi

Il desiderio di avere accesso alla nuova vita nell'aldilà ha la sua più antica testimonianza nei Testi delle Piramidi, passaporto dei faraoni per l'eternità. Si tratta della raccolta di testi religiosi più importante dell'Antico Regno.
I testi delle Piramidi sono una raccolta di formule destinate a facilitare l'ascesa al cielo del defunto, grazie al potere magico della scrittura. Per il luogo in cui furono scritti - le piramidi - il privilegio doveva essere esclusivo del faraone. Questi testi, che non compaiono in tutte le piramidi, hanno il loro riferimento più antico nella piramide di Unas, ultimo faraone della V dinastia, ma vi sono testi anche in quelle di sovrani della VI e della VII, come Teti, Pepi I, Merenra I, Pepi II e tra regine spose di quest'ultimo. Si conoscono in totale 800 formule, anche se non sono state trovate tutte in un'unica piramide. La compilazione di questi testi indica che furono scritti in diversi periodi storici; lo stile arcaico della scrittura e l'uso della seconda o della terza persona sono testimonianze dell'evoluzione della lingua egizia. Vi sono formule risalenti ai primissimi tempi dell'Egitto faraonico, e anche precedenti, come nel caso dell'Inno Cannibale, databile al Periodo Predinastico. Poiché questi testi si trovano nelle piramidi , alcuni egittologi ritengono che i faraoni dubitassero della loro salvezza e cercassero, attraverso la magia della parola, di assicurarsi il cammino verso il cielo.
Sebbene la provenienza delle formule incluse nei Testi delle Piramidi sia varia e in esse si riflettano idee appartenenti a diverse teologie, nella redazione complessiva si nota l'influenza dei sacerdoti eliopolitani. La salvezza del sovrano si trova nel cielo, mentre i sudditi hanno un paradiso terrestre. Il destino finale del faraone poteva essere salire sulla barca di suo padre Ra, dio Sole, o trasformarsi in una stella e divenire eterno. Nei Testi di trova riflesse la politica del momento poiché, oltre al crescente potere dei sacerdoti, rappresentato dal culto di Ra, il defunto viene identificato con Osiride, dio dei morti, mentre il faraone regnante con Horus. Nei Testi delle Piramidi vengono menzionate alcune leggende che saranno sviluppate in seguito, come la morte di Osiride. Altri testi riguardano culti del faraone o rituali che venivano compiuti durante la vita del re, e scongiuri magici contro le forze del male che erano in agguato nell'aldilà.


I Testi della piramide di Pepi I
Nella zona a nord di Saqqara si trova la piramide di Pepi I, faraone della Vi dinastia. Questa tomba, successiva a quella di Unas, fu scoperta prima. Su tutte le pareti interne c'erano formule scritte con geroglifici verdi riguardanti appunto i sacri Testi. Alcune di esse figurano già nella piramide di Unas, ma altre apparivano per la prima volta. Il grande lavoro di Maspero e, più tardi, di Kurt Sethe, ha permesso di conoscerne il contenuto. Il testo, che probabilmente veniva recitato da un sacerdote durante la cerimonia funebre, aveva uno stretto legame con il luogo in cui veniva scritto. Secondo alcuni egittologi, i testi devono essere letti dalla camera sepolcrale verso l'esterno, a indicare la resurrezione del defunto che, uscendo dal sarcofago abbandonava il mondo sotterraneo attraverso un corridoio. Altri parlano di una processione fino al sarcofago, come nel caso della piramide di Pepi I. Il vestibolo assomiglia al tempio della valle, dove veniva accolto il sarcofago del defunto. Il corridoio si identifica con la stra maestra che saliva al tempio alto, qui identificato con l'anticamera, dove venivano compiuti diversi rituali; la sala del sarcofago è il recinto in cui solo il faraone o il sacerdote avevano l'autorità di celebrare il culto. Nonostante il lavoro di Maspero e Sethe, l'opera di copiatura e di traduzione dei Testi della piramide di Pepi I è ancora in fase di elaborazione e di studio.

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