giovedì 9 luglio 2015

L'Inno "cannibale"

Benché i testi egizi più antichi risalgono alle prime dinastie, alcuni riflettono nella loro composizione un'arcaicità che fa supporre una loro elaborazione in epoche preistoriche. L'inno cannibale è uno di questi.


Per gli egizi la parola aveva un valore magico. La sua forza agiva quando essa veniva pronunciata o scritta. Questa magia aiutava il defunto nel mondo ultraterreno sotto forma di scongiuri e testi funerari. Di questi ultimi, i più antichi sono i Testi delle Piramidi, riservati ai faraoni, ai quali consentivano di accedere al paradiso. Il più antico è quello della piramide di Unas, ultimo faraone della V dinastia; appare anche in tombe di alcuni faraoni della VI e delle loro regine. Tra le varie formule che compongono questi testi vi è il cosiddetto Inno cannibale, che si trova solamente nei Testi delle Piramidi di Unas e Teti (Manetone lo chiamò Otoes), primo faraone della VI dinastia. L'antichità di questo testo, redatto in stile oratorio, si riflette nella scrittura, molto arcaica, e negli dei che vi sono inclusi: elementi celesti, pianeti e Orione. La teofagia (ovvero l'atto del mangiare la divinità) è un altro di questi particolari aspetti arcaici.

Il contenuto dell'inno cannibale
Il destino dei faraoni dell'Antico Regno era l'ascesa al cielo, che consisteva in un assalto al paradiso degli dei; per raggiungerlo era necessaria la magia, poiché si dovevano superare tutti gli ostacoli che erano in agguato nell'aldilà. Il corpo degli dei era pieno di magia, cosicché, per ottenere tale forza, i faraoni dovevano divorarli. Questo tipo di "cannibalismo", praticato soltanto dai faraoni, è stato considerato una forma rituale per impadronirsi della forza degli dei. Divorando questi ultimi, la loro forza magica passava al faraone, che in tal modo si trasformava in una divinità. Alcuni ritengono che i testi facciano riferimento a un'epoca anteriore in cui si praticava il cannibalismo e prendono come esempio alcune società africane che compivano tale rito o risalgono agli inizi del regno egizio quando si effettuava forse qualche tipo di sacrificio umano a carattere rituale. Tuttavia queste restano solo ipotesi non suffragate da prove concrete.
Il tono dell' "Inno cannibale" è certamente pretenzioso; nel testo si ordina alle divinità di far entrare il faraone nel cielo per non essere divorate da lui:
"Unas è colui che si nutre della loro magia e inghiotte il loro spirito. Tra essi i grandi sono per la sua prima colazione, quelli medi per il suo pranzo, quelli piccoli per la sua cena, quelli vecchi per il suo incensamento. (...) Unas si alimenta con i polmoni dei saggi e si sazia con i loro cuori e la loro magia. (...) Egli si rallegra quando la loro magia è nel suo corpo. La dignità di Unas non si separerà da lui dopo aver inghiottito il sapere di ogni dio. La durata della vita di Unas è l'eternità, il suo limite è la perpetuità (...) Ecco che l'anima degli dei è nel corpo di Unas, (...) Unas possiede il loro spirito (...) Ecco che l'anima degli dei appartiene a Unas".

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