giovedì 26 maggio 2016

Il Museo Egizio del Cairo: Il diadema della principessa Sathathoriunet


La più importante collezione di pezzi dell'Egitto faraonico è conservata al Museo Egizio del Cairo. La piazza di el-Tahrir, centro nevralgico della vita del Cairo, si chiude sul lato nord con un palazzo della fine del XIX secolo, che dal 1902 ospita il Museo Egizio, per gli egiziani semplicemente el-mathaf, il museo per eccellenza. Questa istituzione fu il culmine degli sforzi di Auguste Mariette (1821-1881) per creare un museo che completasse la funzione svolta dal Servizio delle Antichità, da lui creato sotto gli auspici di Said Pascià, viceré d'Egitto.
Nel 1858 fu istituito il primo nucleo del museo nel quartiere di Bulaq; da lì, nel 1891, fu trasferito a Giza finché, all'inizio del XX secolo, trovò la sua collocazione definitiva nella piazza di el-Tahrir. Finoalla rivoluzione egiziana del 1952, il museo ha avuto direttori europei, tra i quali va menzionato almeno Gaston Maspero (1846-1916), successore di Mariette come direttore del Mueo di Bulaq e del Servizio delle Antichità. A Maspero si deve la sistemazione del Museo e l'organizzazione del catalogo scientifico che ne illustra i monumenti. I pezzi esposti sono oltre 6000, e quasi altrettanti sono conservati nei magazzini in attesa di una sistemazione definitiva.
I pezzi esposti nel Museo Egizio sono classificati per sezioni articolate indicativamente secondo un ordine cronologico. Il pianterreno presenta gli oggetti più significativi dall'inizio dell'epoca dai faraoni fino alla tarda epoca romana. Il primo piano contiene, come sezioni principali, la sala dedicata al Tesoro di Tutankhamon e la collezione di mummie di faraoni. Accanto a quest'ultima, sullo stesso piano, sono in mostra i sarcofagi di faraoni e di sacerdoti, oltre a diversi oggetti di uso domestico. 


Dati
Materiali: Oro, lapisalazzuli, cornalina, pasta vitrea.
Altezza: 44cm
Larghezza: 19,2 cm
Luogo del ritrovamento: El-Lahun, complesso funerario di Sesostri II, tomba di Sathathoriunet.
Epoca: XII dinastia, regno di Amenemhet III (1842-1794 a.C.).
Archeologo: W.M.F Petrie (1914).
Sala: n°4

Questo raffinato diadema è stato rinvenuto nella tomba della principessa Sathathorinunet, dentro un vano murato che custodiva un ricco corredo di gioielli. Il gioiello, destinato a cingere una parrucca, è costituito da una fascia d'oro decorata da quindici rosette e da un serpente ureo con intarsi di cornalina, lapislazzuli e pasta vitrea verde. Le bande d'oro sulla parte posteriore del diadema riproducono le due alte piume caratteristiche delle acconciature regali e divine, mentre le lamine mobili ai lati del volto e dietro alla nuca evocano i nastri ornamentali che venivano spesso applicati alle ghirlande floreali.

domenica 22 maggio 2016

Il busto di Nefertiti


Si tratta di uno dei capolavori dell'arte dell'antico Egitto; questa singolare rappresentazione di Nefertiti (''La bella è arrivata'')o Neferneferuaten (''La bella tra le belle di Aton'') è un paradigma del naturalismo dell'arte durante la breve epoca amarniana. L'artista, Thutmosi, riuscì a catturare la bellezza e l'energia della Grande Sposa del re eretico Akhenaton, faraone della XVIII dinastia.

Nel dicembre del 1912, l'archeologo tedesco Ludwig Borchardt scoprì a Tell el-Amarna un deposito in cui era custodito un gran numero di sculture:il famoso busto di Nefertiti era tra queste. Esso fu scolpito su pietra calcarea: l'altezza è di 48 centimetri, mentre la lrghezza, alla base è di 19,5 centimetri. La scultura è ricoperta da uno strato di gesso per facilitare l'adesione del colore. La regina sfoggia una corona azzurro acqua, appiattita nella parte superiore, e un'ampia collana con decorazioni vegetali. Fatta eccezione per alcune imperfezioni riscontrabili sulla corona e sulle orecchie, prive di piccoli pezzi, la figura si conserva in ottimo stato. La presenza di buchi sui lobi lascia supporre che la scultura fosse provvista di orecchini, consuetudine diffusa in epoca amarniana.
L'artista dedicò la sua abilità alle parti del viso, del collo e alle orecchie, trattando invece il resto in modo meno accurato. Il busto costituisce un caso piuttosto isolato nell'ambito dell'arte egizia, e tale rappresentazione appare sempre in contesti religiosi o di sepoltura. Tra l'altro, l'assenza di un nome scritto, evenienza rara nell'ambito dell'arte funeraria, lascia supporre che si tratti di un modello di laboratorio che doveva servire come riferimento per gli apprendisti dello sculture. Si tratta comunque di un ritratto naturalista, prototipo dell'arte amarniana.

sabato 14 maggio 2016

Le massime di Ptahhotep


Sappiamo che Ptahhotep fu visir di Djedkara Isesi, penultimo re della V dinastia. Divenne celebre per aver scritto un libro di insegnamenti, una raccolta di precetti che venne poi largamente usata nelle scuole del paese.
La solida morale contenuta nelle Massime di Ptahhotep insegna il rispetto per l'ordine costituito e la gerarchia, e doveva senz'altro convenirsi alla formazione dei futuri funzionari reali.
Il testo delle Massime ci è noto attraverso il papiro Prisse (Biblioteca Nazionale di Parigi).
In queste sentenze, scritte circa quattromilacinquecento anni fa, troviamo insegnamenti di valore universale:
''Segui il tuo cuore per il tempo della tua esistenza, non commettere eccessi rispetto a ciò che è prescritto, non abbreviare il tempo di seguire il cuore. Sprecare il proprio momento d'azione è l'abominio del Ka.
Non sviare la tua azione quotidiana in modo eccessivo per l'amministrazione della tua casa.Avvengono le cose, segui il tuore; le cose non gioveranno al negligente.''

oppure

" Non ti inorgoglire per quello che sai e non fondare la tua sicurezza sulla tua istruzione. Accetta i consigli dell'ignorante come del sapiente. Nessuno giunge all'apice della propria arte, nessun artista attinge alla perfezione.
Un saggio proposito è più raro di una pietra preziosa, ma si può imparare anche da servi costretti alla mola. Se sei saggio, costruisci una casa e fonda un focolare. Ama tua moglie come si conviene, nutrila e vestila. Obbedisci al tuo cuore quanto vuoi, non fare altro nel tempo consacrato al piacere, perché niente è più odioso per l'anima che privarla del suo tempo. Quanto accade è ciò che Dio ha voluto, non gli uomini".

Ma la frase che preferisco di Ptahhotep è ''La parola perfetta è più nascosta della pietra verde ma tuttavia la si trova anche nelle serve che macinano il grano alla mola''.

domenica 1 maggio 2016

Cleopatra, un mito portato al cinema


Le relazioni tra Roma e l'Egitto durante i decenni immediatamente anteriori alla nostra era, viste attraverso gli amori della grande regina Cleopatra con Giulio Cesare e Marco Antonio, hanno dato vita a varie opere cinematografiche. La figura della celebre regina ha ispirato opere letterarie, musicali e anche cinematografiche, che hanno basato la loro ricostruzione storica dell'Egitto su frammenti delle Vite Parallele di Plutarco. Cleopatra VII Filopatore, nata ad Alessandria, regnò in Egitto tra il 51 e il 30 a.C. Provvista di tutte le armi di una donna giovane e intelligente, dovette trattare con la potenza romana. La sua esuberante personalità fu ricreata già nel cinema muto dalla vampiresca Theda Bara. Negli anni trenta fu Cludette Colbert a prestare il volto alla regina egizia e, negli anni quaranta Vivien Leigh la interpretò in Cesare e Cleopatra. Tra il 1960 e il 1963, fu girata una spettacolare e famosa versione diretta dal regista Joseph L. Mankiewicz e interpretata dalla bellissima Elizabeth Taylor e Richard Burton. Nel 1971, Charlton Heston scrisse, diresse e interpretò Antonio e Cleopatra, tratto dall'opera di Shakespeare. Un'altra pellicola fu interpretata nel 1999 da Leonor Varela, con Billy Zane nel ruolo di Marco Antonio e per la regia di Franc Roddam. Prossimamente vedremo al cinema una nuova versione della vita di Cleopatra, diretta da James Cameron e con Angelina Jolie nel ruolo della regina. Ma la più importante rappresentazione, resta quella di Elizabeth Taylor.

Joseph Leo Mankiewicz era l'ultimo cui si sarebbe pensato per dirigere una pellicola epica. Il regista abbandonò il soggetto di Justine per l'avventura di Cleopatra, un film le cui riprese (effettuate a Cinecittà) sarebbero durate tre anni. Gli scandali che circondarono la lavorazione e il tempestoso flirt tra Burton e la Taylor esploso sul set, hanno aumentato il fascino di questo film, di cui restano oggi solo copie virate, per il deterioramento del colore Deluxe in rosa o azzurro. Ma la storia di Cleopatra continua a essere la stessa: l'influenza della politica nell'amore e viceversa, persino l'intimità dell'alcova proiettata nello spettacolo del mondo. Con le sue quattro ore di durata, nella pellicola si alternano scene geniali e cadute di ritmo. Per assicurare il lancio di questa superproduzione, la 20th Century Fox ritirò, poco dopo averlo presentato, Le legioni di Cleopatra (1960), di Vittorio Cottafavi, con Linda Cristal nel ruolo della regina. Ma la pellicola di Mankiewicz non ottenne comunque il risultato sperato. Elizabeth Taylor, scomparsa mercoledì 23 marzo 2011, all'età di 79 anni per complicazioni cardiache, ci ha lasciato un interpretazione straordinaria della personalità di una donna che si muoveva pericolosamente tra la passione amorosa e gli interessi di due regni. Così per tutti noi, Cleopatra avrà per sempre il volto della grande attrice inglese.