martedì 1 novembre 2016

I primi geroglifici

L'invenzione della scrittura, avvenuta intorno al 3100 a.C., fu uno degli eventi più importanti nella storia dell'antico Egitto. Essa fu ispirata dalla necessità di comunicare ciò che non era possibile esprimere visivamente, come nomi propri, numeri e concetti astratti. L'avvento di questa forma di comunicazione fu preparato dall'uso continuato di diversi sistemi di segni grafici. Anche se per le decorazioni dei vasi e oggetti di uso comune di epoca predinastica non si può ancora parlare di una scrittura vera e propria, esse possono infatti già essere considerate forme di comunicazione visiva. In breve, la scrittura ebbe inizio quando a immagini simili a quelle che comparivano, per esempio, sui vasi furono aggiunti segni che implicavano la loro traduzione nei suoni della lingua: figure che si distinguevano chiaramente dalle rappresentazioni puramente pittoriche e che riproducevano oggetti materiali di ogni genere. Tali segno sono chiamati "geroglifici" (dal greco, "segni sacri"). In Mesopotamia, la scrittura era stata inventata e sviluppata soprattutto al fine di facilitare la contabilità dei templi e dei palazzi. Per quanto riguarda l'antico Egitto, invece, si può notare come l'evoluzione della scrittura sia stata strettamente legata alla rappresentazione del potere e delle sue esigenze pratiche: i sovrani avevano infatti bisogno di rendere più espliciti i cerimoniali legati alla loro persona, come anche di documentare gli avvenimenti importanti dei loro regni. Poiché non ci sono pervenuti testi scritti su papiro risalenti all'epoca Protodinastica (cioè al periodo delle prime dinastie), la più antica storia della scritture deve necessariamente basarsi sulle impronte di sigillo, etichettate e iscrizioni incise sui monumenti regali. Fino al regno di Den, quarto re della I dinastia, i sigilli recavano in genere soltanto il nome del re e dei suoi funzionari. Successivamente, iniziarono a comparirvi anche titoli e annotazioni burocratiche finché, verso la fine della I dinastia, intere frasi poterono essere formulate attraverso sequenze di segni, spesso accostati con il principio del rebus. 

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