sabato 22 ottobre 2016

Le trentanove tombe di Beni Hassan

Situata sulla riva destra del Nilo, la necropoli di Beni Hassan conserva uno dei monumenti più preziosi dell'antico Egitto: trentanove tombe scavate in una falesia calcarea, a una ventina di metri sul livello del fiume. Alcune di esse appartenevano ai governatori della provincia dell'Orice, XVI "nomo" dell'Alto Egitto.


Come tutte le città egizie dell'epoca dei faraoni, Beni Hassan fu costruita lungo il Nilo, sulla riva orientale: si trova a circa 270 chilometri a su del Cairo, e fu la capitale della provincia dell'Orice durante tutto il Medio Regno. Il sito archeologico che domina la vallata ospita un complesso funerario scavato nella falesia. In questi luoghi sostò nel 1822 l'egittologo francese Jean-François Champollion: vi ritrovò numerosi affreschi, purtroppo in pessimo stato di conservazione.

La necropoli dei governatori
Come sappiamo, gli antichi egizi attribuivano quasi più importanza alla vita dopo la morta che non all'esistenza terrena. Per le concezioni religiose dell'epoca, vivere significava prima di tutto prepararsi ad accedere nell'aldilà. Anche per questo, gli uomini cercavano di lasciare di sé il miglior ricordo possibile, predisponendo sepolture adeguate al proprio rango. La tomba era per loro la "casa per l'eternità", e dunque doveva essere allestita in modo che il defunto si sentisse come nella propria abitazione. Chiaramente, i membri delle classi più abbienti erano più avvantaggiati in questo senso. Le sepolture di Beni Hassan, per esempio, sono veri e propri "palazzi" fatti costruire dai governatori locali, i "nomarchi": si tratta di almeno trentanove tombe, disposte lungo il fianco scosceso della falesia, a strapiombo sul villaggio. Uno dei nomarchi qui sepolti è Khnumhotep: morì intorno al 1990 a.C., dopo aver amministrato la provincia dell'Orice per molti anni; nell'esercizio del potere locale si era dimostrato un fedele servitore dei faraoni Amenemhat II e Sesostri II, sovrani della XII dinastia. Nella tomba che si era fatto preparare lo attendevano meravigliosi tesori, tra quei gioielli e altri preziosi che furono poi in gran parte trafugati; mi si trovavano anche mobili, stoffe, armi, cibo e bevande, cioè tutto quanto era necessario per affrontare la nuova vita nelle migliori condizioni possibili. Ricordiamo, infatti, che per gli antichi egizi la morte non poneva fine alla esistenza terrena. Si pensava invece che ogni essere vivente umano animale possedesse due anime: il ka, la forza vitale che caratterizza l'individuo e che dopo la morte torna nel mondo degli dei, e il ba, che in certe circostanze può rimanere legato alla terra. Proprio per questa ragione, le tombe erano sempre tenute in perfette condizioni e il defunto veniva commemorato una volta al giorno: si temeva, infatti, che il morto potesse lamentarsi con gli dei per essere stato trascurato, abbandonando e maledicendo la sua dimora.

Le tombe di Beni Hassan e il rispetto della tradizione
In base alle tradizionali credenze egizie, la tomba non serviva solo a soddisfare le esigenze della persona che vi veniva sepolta. Questa, infatti, divideva l'ambiente funebre con i vivi, che vi si recavano regolarmente per rendere omaggio al defunto. La zona riservata al culto, quindi, poteva essere costituita da ampie sale sotterranee, sorrette da colonne e ricoperte da affreschi dei colori vivaci; altari per l'offerte erano collocati davanti alla piccola nicchia che racchiudeva l'effige del defunto, e vi era sempre dell'incenso che bruciava. In altre tombe la struttura era più tradizionale e seguiva i canoni dell'architettura funeraria delle "mastaba" dell'Antico Regno. Queste si componevano di una cappella a volta in cui sacerdote officiava i riti funebri. Nella parte posteriore, ben nascosta e inaccessibile, si trovava una piccola stanza, il serdab, con una statua che rappresentava il ba del defunto. Una falsa porta munita di uno spioncino permetteva al morto di rimanere in contatto con il mondo dei vivi e di servirsi delle offerte. La parte più segreta della tomba, anch'essa ovviamente inaccessibile, custodiva la salma, trasformata nell'immagine di Osiride: vi si accedeva tramite un pozzo funerario abilmente dissimulato, che portava alla sala sotterranea contenente il sarcofago. A differenza di quanto previsto dal modello classico di sepoltura che fiorirà qualche secolo più tardi, la necropoli di Beni Hassan fu eretta in modo che l'ingresso fosse rivolto a ovest. Secondo le antiche credenze, infatti, la nuova vita del morto cominciava quando egli girava il volto verso il tramonto: con il termine "Amenti", infatti, si indicava sia l'occidente che la dimora dei defunto. Tuttavia, la gran parte dei sepolcri è orientata verso est, nella direzione del sole che sorge e, dunque, dell'immortalità. D'altra parte, più importante della direzione simbolica era quella astronomica che legava il defunto alle stelle: a questo proposito, già la mitologia egizia parlava di ascesa del corpo verso il cielo; a quest'idea era collegata la forma delle piramidi, come pure quella del pozzo verticale delle mastaba e delle cappelle funebri del Nuovo Regno: anche la forma architettonica dell'ultima dimora, insomma, doveva agevolare il cammino verso il cielo.

Decorazioni classiche
Gli affreschi delle tombe di Beni Hassan sono di stile classico e raffigurano scene di vita quotidiana all'epoca di Khnumhotep: si riconosco, tra l'altro, contadini impegnati nel lavoro dei campi, battute di pesca e di caccia nelle paludi, artigiani nei loro laboratori, un uomo che sorregge una sorta di boomerang, un altro che suona la lira, giovani atleti impegnati negli esercizi fisici e fanciulle che danzano. Nell'insieme, tutte queste scene restituiscono con molto realismo la vita della popolazione egizia nel periodo del Medio Regno. Champollion individuò anche delle immagini che ritraevano popolazioni nomadi dell'Asia. Rispetto ai temi tradizionali del periodo precedente, sembra esservi stata una certa evoluzione. Le scene sono distribuite lungo tutte le pareti: oltre a quelle che riprendono i diversi aspetti della civiltà del tempo, ve ne sono altre che raffigurano i riti funebri e le offerte riservate al defunto per garantirgli la sussistenza nell'aldilà; altri affreschi a tema mitologico, invece, sono accompagnati da formule che servivano a proteggere il morto durante il lungo viaggio nell'oltretomba. Sembrano scomparse le scene di guerra, indice forse di un periodo di calma o anche del carattere poco bellico del defunto. I primi re del Medio Regno, infatti, si erano prefissi di ricondurre l'Egitto verso l'ordine primordiale della creazione, dopo la travagliata fase del Primo Periodo Intermedio. Alcuni geroglifici incisi e dipinti sulle pareti fanno riferimento ai primi faraoni della XII dinastia: questi arrivarono nella regione per delimitare con precisione i confini tra la quindicesima e la sedicesima provincia "con la precisione del cielo", cioè seguendo la direttiva degli dei, per riprendere il controllo del paese.

A Beni Hassan non riposano solo notabili
Le tombe dei governatori locali sono certamente le più sontuose tra quelle ritrovate a Beni Hassan, ma non sono le uniche ad essere state studiate dagli archeologi. La maggior parte delle sepolture locali, infatti, apparteneva a membri del ceto medio e anche a persone di modesta condizione. Tra la necropoli "popolare" e le tombe dei notabili vi sono evidenti differenze, sia nelle dimensioni sia per il valore degli oggetti contenuti. Non a caso, le seconde sono rimaste indenni ai saccheggi: interessanti per gli studiosi delle antiche civiltà, lo erano certamente di meno per i ladri!

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