venerdì 14 aprile 2017

La morte di Lord Carnarvon

"Siamo stati molto in pensiero negli ultimi giorni per la malattia di Lord Carnarvon. Non... è ancora fuori pericolo. È difficile pensare che solo venerdì scorso abbiamo cenato insieme. Sarebbe terribile se - ma non voglio pensarci".
Alan Gardiner alla moglie Heddie


La morte inaspettata di Lord Carnarvon segnò la fine di un'epoca nella storia della tomba. Nel giro di una notte Carter divenne una celebrità e aggiunse alle gravose responsabilità dell'archeologo anche il peso delle pubbliche relazioni, che fino allora erano state magistralmente gestite da Carnarvon. Tutto questo sarebbe incominciato con la partenza di Carnarvon per Assuan il 28 febbraio, per qualche giorno di riposo  dopo l'apertura ufficiale della Camera Funeraria. Prima o dopo il suo arrivo ad Assuan, Carnarvon fu punto da una zanzara. Radendosi, inavvertitamente ferì la puntura, che si infettò nonostante le tempestive applicazioni di iodio. La febbre piuttosto elevata (38.3 °C) costrinse Carnarvon a letto, assistito dalla figlia Evelyn. Due giorni dopo stava meglio e decise di visitare la tomba, ma ebbe una ricaduta e la figlia lo fece trasportare al Continental-Savoy del Cairo, il 14 marzo. Ma era troppo tardi: dopo il suo incidente stradale, il cinquantasettenne Conte divenne di salute cagionevole; indebolito ulteriormente dall'infezione, quando ancora non esisteva la penicillina, fu facile vittima di una polmonite. La moglie arrivò in aereo dall'Inghilterra accompagnata dal medico di famiglia, dottor Johnson. In seguito arrivò anche il figlio, Lord Porchester, in tempo per assistere per poche ore il padre in delirio. Il mattino del 5 aprile Lord Carnarvon morì; Carter annotò nel suo diario: "Il povero Lord C. è morto nelle prime ore del mattino". La commozione dei familiari, degli amici e dei colleghi si espresse con un necrologio sulle pagine dei quotidiani del Cairo. Nonostante il chiasso suscitato dall'esclusiva con il Times, Carnarvon era molto amato e rispettato in Egitto. Si decise di preparare senza indugio il corpo del Conte per trasportarlo in Inghilterra e seppellirlo a Beacon Hill, vicino alla sua amata Highclere. Intanto, in Egitto, Carter si trovava al timone di quella che ormai era la "nave" di Lady Carnarvon. Purtroppo, si rivelò un marinaio inesperto. 
Arthur Weigall, ex Ispettore del Service des Antiquités, che lavorò anche come inviato speciale per il Daily Mail, osservando l'eccitazione di Carnarvon all'apertura della Camera Funeraria, si dice che Weigall abbia esclamato: "Se continua con questo ritmo, non gli dò più di sei settimane di vita". Poco più di sei settimane dopo Carnarvon era morto.

sabato 1 aprile 2017

Il mistero dell'origine della Sfinge

La parola "sfinge" deriva dall'egizio shesepankh, che significa "statua vivente". Durante la XVIII dinastia, invece, la sfinge di Giza veniva chiamata "l'Horus dell'orizzonte" o "l'Horus della necropoli", perché rappresenterebbe una forma del dio solare Ra-Horakhty.


Nel 450 a.C. lo storico greco Erodoto attribuì la costruzione della più antica piramide del sito di Giza a Cheope, faraone della IV dinastia: questi l'avrebbe fatta edificare nel 2650 a.C. per utilizzarla come sua futura tomba. La sfinge, secondo Erodoto, sarebbe stata terminata nello stesso periodo in cui fu costruita la piramide di Chefren, il faraone che regnò dal 2520 al 2494 a.C. Questa tesi è stata messa in discussione nel 1991 dalle ricerche dello scrittore ed egittologo John A.West, secondo cui la sfinge risalirebbe a un'epoca ben più antica di quella egizia, cioè addirittura a diecimila anni prima di Cristo. Per sostenere la sua tesi, West si basò sul lavoro di due geologi, K. Laì Gauri e Robert Schoch: questi avevano notato che la sfinge aveva subito l'erosione pluviale e non quella del vento, come era accaduto invece alle pareti delle tombe vicine, che risalivano all'Antico Regno ed erano state scavate nella stessa pietra calcarea dell'altopiano di Giza. Questa tesi era già stata avanzata da alcuni archeologi del XIX secolo, i quali, basandosi sulla velocità di erosione della pietra, avevano concluso che la costruzione della sfinge doveva essere di un'epoca più antica rispetto a quella delle piramidi che la circondano. In effetti, il corpo della sfinge e le pareti del fossato in cui è situata presentano i tipici segni dell'erosione dovuta all'azione dell'acqua. Se, dunque, l'erosione della sfinge non è dovuta al vento del deserto ma all'acqua piovana, questa apparterebbe alla più antica epoca di pioggia conosciuta in Egitto, ovvero alla fine dell'ultima glaciazione. Questo periodo abbraccia un arco di tempo compreso all'incirca tra il 18.000 e il 10.000 a.C.: le piogge torrenziali che lo caratterizzarono erano la conseguenza del riscaldamento del globo, fenomeno che provocò l'innalzamento del livello dei mari di un centinaio di metri. Proprio a quell'epoca risalirebbe il diluvio universale raccontato dall'Antico Testamento e da altri testi trovati in India e in Cina. Questa almeno è la teoria, l'egittologia ufficiale, invece, afferma che la sfinge fu fatta costruire durante l'Antico Regno, e, di certo, il faraone Chefren in particolare, forse avrebbe sostituito la testa leonina originaria con una a propria immagine e somiglianza.