lunedì 1 maggio 2017

I greci in Egitto

Le prime testimonianze di una presenza greca in Egitto risalgono a ben prima del 332 a.C., anno in cui Alessandro conquistò la terra dei faraoni. Solo in Epoca Tolemaica, però, le due culture cominciarono a fondersi, almeno in determinati ambiti.


La civiltà dell'antico Egitto esercitò in ogni epoca un grande fascino nei confronti delle vicine popolazioni del Mediterraneo, attirate dalle ricchezze materiali e culturali che la terra dei faraoni poteva offrire. Tuttavia, è impossibile stabilire con certezza a quando risalgono i suoi primi contatti con la Grecia. Antichissimi testi egizi contengono riferimenti al popolo degli Haunebu, termine che potrebbe riferirsi proprio ai greci. L'episodio di Proteo, nell'Odissea, sembra confermare a sua volta che i marinai ellenici si avventurarono sulle coste egizie già in epoca remota. Anche nei secoli successivi, i greci continuarono a frequentare quelle sponde in cerca di lino, papiro, avorio e cerali da scambiare con le loro spezie, gli unguenti e gli oli.

Mercenari greci in Egitto
In Epoca Tarda, il faraone Psamatik I (663-610 a.C. circa), principe di Sais, lanciò una vera e propria campagna di arruolamento internazionale per rinforzare il proprio esercito. Per l'occasione, molti soldati greci giunsero in Egitto e aiutarono l'armata del faraone a respingere gli Assiri fino alla Palestina. Questi militari venivano pagarti dallo stato: un comandante vittorioso poteva ricevere come ricompensa un'intera città. Fu così che molti greci cominciarono a stabilirsi in Egitto e , in particolare, a Menfi, dove occuparono un quartiere chiamato Hellenion. Altri, accompagnati dalle rispettive famiglie, cominciarono in seguito a insediarsi nella nuova colonia di Naucratis, fondata a nordovest del delta del Nilo da Iahmose, penultimo sovrano saita. Questi, secondo Erodoto, "si dimostrò un grande amico della Grecia; tra gli altri benefici concessi alla sua popolazione, vi fu la città di Naucratis, donata a coloro che si trasferivano in Egitto; a chi era solo di passaggio e non voleva stabilirsi definitivamente, concesse degli spazi in cui innalzare altari e santuari agli dei".  Col passare degli anni, molti commercianti, ma anche semplici viaggiatori e studiosi provenienti dalla civiltà ellenica, raggiunsero i primi emigrati e si sparsero poi in tutte le città egizie. Negli ultimi anni di indipendenza dell'Egitto, ancora una volta fu l'appoggio dei mercenari greci  a permettere all'esercito del faraone di tenere testa al nemico persiano. Anche per questo motivo, Alessandro Magno e i suoi successori, i Tolomei, furono accolti favorevolmente dagli egizi, pur tra qualche dissenso.

Tra ironie a e malintesi...
Gli scambi tra le due civiltà si moltiplicarono con il passare del tempo, ma spesso si ebbero anche delle incomprensioni. I testi dei poeti e degli storici greci contengono preziose testimonianze in proposito. Nelle Supplici, Eschilo (525-456 a.C.), il più antico dei poeti tragici, descrive gli egizi come delle persone piuttosto strane: "Da dove spunta questa gente, questa parata che si pavoneggia in vesti non elleniche, in pepli e drappi barbari? Non è d'Argo questa moda delle donne, né d'altri paesi della Grecia". E più avanti: "Somigliate piuttosto a donne libiche, non a quelle del nostro paese; il Nilo educa genti simili a voi".
Quanto a Erodoto, pensava che gli egizi si comportassero a volte in maniera insensata, facendo le cose al contrario: "Negli altri paesi, i sacerdoti hanno i capelli; in Egitto, se li radono. Presso gli altri popoli, quando si entra in lutto, soprattutto i parenti più prossimi si fanno rasare; gli egizi, al contrario, si lasciano crescere capelli e barba dopo la morte dei loro cari, benché fino ad allora si siano regolarmente rasati. Gli altri popoli consumano i pasti in luoghi distinti da quelli riservati alle bestie; gli egizi mangiano insieme agli animali (...). Essi impastano la farina con i piedi, ma raccolgono il fango e il letame con le mani. Gli uomini delle altre civiltà, fatta eccezione per chi ha appreso da loro tale pratica, si tengono gli organi genitali così come sono; loro, invece, si fanno circoncidere. Gli uomini hanno due abiti a testa, le donne solo uno. Gli altri legano gli anelli delle vele e le sartie all'esterno, gli egizi all'interno. I greci scrivono e fanno di conto con dei sassolini , da sinistra verso destra; gli egizi portano la mano da destra verso sinistra, eppure affermano di scrivere e calcolare nel verso giusto, mentre i greci lo farebbero a rovescio. Hanno due modi di scrivere, quello sacro e quello popolare".

...le due culture si avvicinano
L'immagine che gli egizi avevano dei greci era strettamente legata a quella dei soldati che lottavano al loro fianco contro il dominatore persiano. D'altra parte, l'idea che i greci si erano fatti degli egizi, sebbene fosse talvolta velata d'ironia o di un vago disprezzo, non era del tutto negativa. La cultura ellenica, di fatto, non rimase impermeabile a quella egizia; non solo: ai tempi di Alessandro Magno come sotto i Tolomei, nessuno osò lanciarsi in un'opera di "ellenizzazione" forzata del popolo egizio. Ovviamente, il greco fu imposto come nuova lingua ufficiale nella terra dei faraoni, ma rimase sempre affiancato dall'idioma locale, come dimostrano le numerose stele dell'epoca redatte in greco, in demotico e in geroglifico (ad esempio la famosa stele di Rosetta). In Egitto, i greci si distribuirono in modo non omogeneo: pochi di stabilirono nelle cittadine e nei villaggi, dove più facilmente assorbivano usi e costumi locali; molti, invece, scelsero di vivere nelle grandi città, contribuendo a diffondere la propria cultura. Fu così che sorsero i primi teatri, le cappelle, i bagni pubblici e i ginnasi: questi erano degli edifici che includevano una palestra (un largo cortile porticato, di forma quadrata) con tanto di panche destinate agli esercizi fisici, spogliatoi, sale per le conferenze e biblioteche. Inizialmente, i ginnasi erano riservati all'educazione dei giovani greci, ma un po' alla volta anche gli egizi furono ammessi, a dispetto della loro avversione per gli esercizi sportivi, giudicati inutili. Per converso, le biblioteche delle "case della vita" egizie si arricchirono di papiri redatti in greco. I matrimoni misti rimasero vietati ai greci, almeno nelle grandi città come Naucratis. Al contrario di Alessandro, i Tolomei diedero l'esempio evitando di prendere in moglie le donne provenienti dalla famiglia reale egizia, benché questo tipo di unione avrebbe potuto contribuire a legittimare il loro dominio. Anche gli egizi, dal canto loro, vietarono il matrimonio con gli stranieri. Ma quel che in città era legge, non lo era per forza nelle periferie: qui, probabilmente, si ebbero molti matrimoni misti, come sembrano dimostrare i doppi nomi greci ed egizi citati in alcuni documenti dell'epoca.

Il sincretismo religioso e artistico
La fusione delle due culture fu particolarmente accentuato in ambito religioso. Fin dall'inizio, Alessandro Magno dimostrò un grande rispetto per le divinità egizie e per le tradizioni locali, tanto da farsi incoronare faraone dai sacerdoti di Menfi. Alla sua morte, Tolomeo I, nuovo governatore d'Egitto, arrivò a creare un dio comune alle due civiltà: nella figura di Serapis, infatti, si mescolavano tratti di Osiride con altri di Zeus. Il nome di questo dio "ibrido" derivava dalla contrazione di Osiris e Apis, il toro sacro di Menfi; il modo di raffigurarlo, invece, era di matrice greca. Fedeli di entrambe le culture, dunque, affollavano il Serapeum, il più grande tempio di Alessandria a lui consacrato. Lo stesso culto di Osiride attirò l'interesse di molti greci: a partire dal regno di Tolomeo II, la festività del 20 del mese di Athyr, durante la quale si svolgeva il simbolico incontro tra Iside e Osiride, fu celebrata sia dagli egizi sia dai greci, che pure non smisero di adorare le proprie divinità. Elementi greci ed egizi confluirono anche nell'arte del periodo tolemaico. Sulle monete e su alcuni monumenti i Tolomei si fecero raffigurare secondo la tradizione greca, mentre nei santuari delle divinità egizie apparivano vestiti e acconciati come i faraoni egizi. A eccezione della numismatica, peraltro, tutte le opere artistiche egizia rientravano in un ambito religioso. Quel che si può constatare è che i templi innalzati durante la dominazione greca continuarono a seguire gli schemi architettonici della tradizione egizia. A grecizzarsi, invece, fu il modo di rappresentare alcune divinità. Iside, per esempio, cominciò a essere raffigurata con i capelli raccolti, invece che con la classica parrucca, e con indosso una tunica e un mantello di foggia greca. A sua volta, l'arte egizia non mancò di influenzare gli artisti greci, in uno scambio continuo di stili e motivi d'ispirazione. 

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