domenica 14 maggio 2017

Il saggio e divino Imhotep

Visir, architetto geniale, uomo dalle conoscenze smisurate e dalle enormi capacità in ogni campo: Imhotep, il "figlio di Ptah", ha lasciato un'impronta indelebile nella storia dell'antico Egitto, al punto da essere adorato alla stregua di un dio.


Del grande Imhotep, il cui nome significa "colui che viene in pace", sappiamo che visse ai tempi della III dinastia, quindi intorno al 2500 a.C. In particolare, fu visir e ispettore dei grandi lavori durante il regno di Djoser. Si ritiene che sia stato lui a ispirare la costruzione delle nuove tombe faraoniche di forma piramidale, convincendo Djoser a non accontentarsi della semplice mastaba che il re si stava facendo costruire a Bet Khallaf, vicino ad Abydos. Imhotep fece così erigere un grandioso complesso funerario, culminante nella piramide di Saqqara: una costruzione che avrebbe fatto scuola. Dopo quasi 4500 anni, questo monumento rimane uno dei più incredibili dell'antico Egitto. La fama di Imhotep, comunque, non è legata solo a questo aspetto: gli smisurati consensi che egli seppe guadagnarsi contribuirono a consegnare alla storia egizia la figura immortale di un uomo buono, saggio e ispirato.

Imhotep il saggio
A riprova delle doti di saggezza attribuite a Imhotep anche dopo la sua morte, ecco il celebre canto di un arpista della XVIII dinastia: "Esistono ancora uomini come Hordjesef? O come Imhotep? Le testimonianze, le predizioni pronunciate dalle loro bocche sono state accettate come sentenze". Un'iscrizione ritrovata a Uadi Hammamat e datata alla XVII dinastia farebbe supporre che lo stesso Imhotep lasciò una traccia delle sue immense conoscenze nel cosiddetto "Libro del dio di Eliopoli". È lecito supporre, inoltre, che i suoi scritti abbiano contribuito a formare le basi della saggezza e dalla morale degli egizi.

Un sacerdote illustre
Imhotep era noto anche in veste di gran sacerdote: nonostante la sua natura umana, era considerato il confidente di grandi divinità, come confermano alcune iscrizioni. Un testo conservato al Museo di Brooklyn, datato alla XXX dinastia, lo definisce "Principe, unico amico, confidente del Signore (Osiris) dell'Alto Egitto, uomo in diretto contatto col dio. Sacerdote delle dee Neith e Amonet di Karnak, estensore della parola divina". Non solo, quindi, Imhotep avrebbe stabilito un contatto diretto con gli dei, ma ne avrebbe anche trascritto le parole.

"Uomo dio" venerato in tutto l'Egitto
Per molto tempo, Imhotep fu considerato una sorta di guida spirituale, ma pur sempre un semplice mortale. A partire dal Nuovo Regno, invece, si sviluppò un vero e proprio culto nei confronti della sua figura. In quel periodo, infatti, furono costruiti in tutto il paese cappelle e luoghi di culto a lui consacrati: i più conosciuti erano quelli di Ermant e di Tebe. In Epoca Tarda, poi, in quasi tutti i grandi templi d'Egitto vi erano epitaffi e massime che glorificavano Imhotep, ormai divinizzato: da Alessandria a Mendes, da Dendera a Karnak, fino a Edfu e a File. In quest'ultima località gli venne addirittura consacrato un tempio, non lontano da quello di Iside. Il culto si propagò anche in Nubia e fino al Sudan; durante il regno di Tolomeo, inoltre, fu ospitato in uno dei più celebri templi d'Egitto: quello di Deir el-Bahari, costruito mille anni prima dalla regina Hatshepsut. In questo santuario vennero costruite due nuove cappelle: la prima era dedicata a Imhotep, la seconda al ministro Amenhotep (figlio di Hapu), vissuto durante il regno di Amenhotep III e divinizzato a sua volta.

Imhotep, figlio di Ptah
Una stele proveniente da Saqqara, oggi conservata a Marsiglia, attesta le origini divine anticamente attribuite a Imhotep. Nel bassorilievo si riconoscono il dio Ptah, Imhotep in posa da scriba e, davanti a lui, il dio Apis- Osiride che riceve le offerte del gran sacerdote. Dopo aver citato Apis-Osiride, le iscrizioni definiscono Imhotep "figlio di Ptah, il dio sublime, colui che dà vita all'umanità", spiegando in tal modo l'origine della natura divina del gran sacerdote.

Imhotep medico
Numerose iscrizioni offrono testimonianze circa le capacità di Imhotep come medico. A Esna, nell'anticamera della sala del tesoro del tempio di Horus, Imhotep è menzionato con l'appellativo di "colui che guarisce i malati". Un'altra citazione si trova sul pilone del tempio di File, dove si legge che "il figlio di Ptah, il dio benevolo e caritatevole, nato dal Tatenen, il Signore della vita" è anche il "Signore della salute, che guarisce tutte le membra che animano il corpo umano che sembrano ormai morte". Imhotep, quindi, proteggeva, guariva, leniva la sofferenza degli uomini: "Sapiente come il grande dio Thot, vivace di cuore, valuta ogni cosa. Conosce il percorso delle stelle, sa misurare il grano, mitiga la carestia [...]. Saggio nelle parole, conosce la parola del dio. Rianima gli uomini e protegge le donne gravide. Feconda la sterile dandole un figlio che rallegra la vecchiaia".

Il mistero della sua tomba
Le tradizioni vogliono che il grande Imhotep sia stato sepolto a Saqqara, benché gli archeologi non siano ancora riusciti a trovare alcuna conferma a tale ipotesi. Scavi condotti negli anni sessanta in questa zona hanno riportato alla luce una vasta necropoli sotterranea, ma per il momento non vi sono tracce delle spoglie del celebre visir. Attualmente a Saqqara è presente una missione polacca che si spera prima o poi riuscirà a risolvere questo affascinante dilemma. 

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